fabrizio guinzio ha scritto:Passando dalle vicende del titolo a quello delle famiglie coinvolte; una domanda: il marito della sorella era di famiglia nobile?
Sì, faceva parte del ramo cadetto di una importante famiglia di Baroni.
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fabrizio guinzio ha scritto:Passando dalle vicende del titolo a quello delle famiglie coinvolte; una domanda: il marito della sorella era di famiglia nobile?
GENS VALERIA ha scritto:antonio33 ha scritto:Per analogia con le norme di diritto privato in vigore quasi ovunque, non dovrebbe essere applicato l'ordinamento vigente al momento della morte del marchese?
Antonio
Caro Antonio , sono laureato "solo" in Farmacia, tuttavia, secondo un principio cardine della giurisprudenza sono i singoli provvedimenti che saranno sottoposti alla legge, ovvero:
“ tempus regit actum “ cioè i provvedimenti, anche le nobilitazioni ed i riconoscimenti ( nel caso trattato la concessione del titolo marchionale ) presi in un determinato periodo vengono sottoposti alla legge in vigore nel momento nel quale furono emanati.
Se il titolo di marchese fosse stato personale oppure fosse stato concesso con discendenza esclusivamente maschile , il titolo sarebbe stato avocato al sovrano alla morte del titolato, e... non saremmo qui a discuterne.
GENS VALERIA ha scritto:Sempre ragionando per ipotesi e considerando la validità storico-morale dello status ed del titolo nobiliare , se il "marchese" fosse morto nel 2004 quale sarebbe stato il diritto nobiliare vigente ma soprattutto valido al momento della morte ?
Se ben ragioni occorre rapportarsi all'epoca della concessione.
LeSaboteur ha scritto:Nel 1815, un Barone molto importante nella mia città, esponente della più antica e prestigiosa famiglia della stessa, ricevette per dei meriti il titolo di Marchese "per sè, eredi e successori, in perpetuo".
Il problema nacque alla sua morte, in quanto non avendo figli si aprì una lunga e controversa situazione per la successione ai suoi titoli.
Da un lato troviamo schierato il figlio della sorella, un tal Giuseppe, che li rivendicò;
antonio33 ha scritto:
...ho un piccolo dubbio.
Se si discute del primo marchese, e della validità del titolo anche per i discendenti e/o eredi, indubbiamente dobbiamo rifarci alle norme dell'epoca dell'originaria concessione.
Ma se, per caso, con una legge dello stato (fons?) in seguito, si fossero cambiate le condizioni successorie?
Sempre astrattamente, non si dovrebbe far riferimento all'ultimo ordinamento che regolò validamente in materia successoria?
Antonio, penso che in ossequio al principio " Tempos regit actum", il ricoscimento dello "status" o di un titolo nobiliare e la relativa ereditarietà conservano intatta la loro validità storico-morale e nobiliare, indipendentemente da ogni rivolgimento politico e l’ingerenza dei nuovi Stati succeduti .
Inoltre, per ragionare su quanto accada ai giorni nostri e praticamente in assenza di leggi e di diritto in merito ai titoli, se al cognome della nobile famiglia fosse legato un predicato non trascritto, il fatto di poter aggiungere il secondo cognome non implicherebbe necessariamente la discendenza dal titolato ed il "diritto astratto" al titolo?
E, a questo punto, oggi si potrebbe impedire ad altri l'uso improprio del secondo cognome?
Oggi l'aggiunta di un secondo cognome non è affatto agevole, la legge dice che:
"Qualsiasi cittadino che intende aggiungere un secondo cognome deve essere autorizzato dal Prefetto e dal MInistero degli Interni.
Le richieste devono rivestire carattere eccezionale e sono ammesse esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni.
In nessun caso può essere richiesta l'attribuzione di cognomi di importanza storica o comunque tali da indurre in errore circa l'appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova registrato l'atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza."
Saluti cordiali
M.Brivio ha scritto:LeSaboteur ha scritto:Nel 1815, un Barone molto importante nella mia città, esponente della più antica e prestigiosa famiglia della stessa, ricevette per dei meriti il titolo di Marchese "per sè, eredi e successori, in perpetuo".
Il problema nacque alla sua morte, in quanto non avendo figli si aprì una lunga e controversa situazione per la successione ai suoi titoli.
Da un lato troviamo schierato il figlio della sorella, un tal Giuseppe, che li rivendicò;
Scusate ma...il figlio della sorella NON è discendente diretto del primo insignito. La successione, salvo che il Sovrano disponga diversamente con un proprio atto, non spetta ai soli discendenti diretti?
GENS VALERIA ha scritto:Nonostante le modifiche apportate al regolamento, come il Capitolo “Si aliquem” di Re Giacomo di Sicilia che estese, in mancanza di eredi, la successione ai trinipoti figli del defunto intestatario, anche se non discendente dal primo "quesitore" sino al sesto grado, si doveno ammettere alla successione tutte le persone congiunte in simile grado all'intestario defunto e venne riconfermata la possibilità di successione in linea femminile.
Il nipote era parente di 2° i cugini di 3°
fabrizio guinzio ha scritto: Post scriptum, alla luce del tuo ultimo post: ma allora il caso non si è già risolto durante il Regno di Sicilia? il titolo di marchese in oggetto che è appoggiato a predicato(il nome de feudo) sembrerebbero essere stati entrambi sottratti a Giuseppe e Giorgio, non sono quindi automaticamente passati al cugino antenato del tuo amico? Intanto un grazie a te per il caso che hai portato alla luce!
LeSaboteur ha scritto:fabrizio guinzio ha scritto: Post scriptum, alla luce del tuo ultimo post: ma allora il caso non si è già risolto durante il Regno di Sicilia? il titolo di marchese in oggetto che è appoggiato a predicato(il nome de feudo) sembrerebbero essere stati entrambi sottratti a Giuseppe e Giorgio, non sono quindi automaticamente passati al cugino antenato del tuo amico? Intanto un grazie a te per il caso che hai portato alla luce!
Alla luce di questo post sembrerebbe di sì ma rimane di fatto che il titolo fu utilizzato da loro,quindi da ci si è causata un po' di confusione..
Cordialmente,
Giancarlo
fabrizio guinzio ha scritto:Una domanda: la norma di attenersi alla legislazione vigente al momento dell'atto e del documento medesimo, per esistere in concreto, non deve essere una delle norme araldico - nobiliari in vigore nello Stato di appartenenza, per poter pubblicamente fregiarsi di qualità e titolatura nobiliari?
Se mi indichi quali " norme araldico - nobiliari in vigore nello Stato di appartenenza " sono in vigore nella nostra Repubblica Italiana, per poter pubblicamente fregiarsi di “ qualità e titolatura nobiliari”...
Che io sappia all'annessione della Liguria l'aristocrazia locale venne ripristinata(era stata abolita nel 1797) ma con la plurisecolare legislazione(e con grandissima quantità di leggi) degli Stati sabaudi(Regno di Sardegna).
Invece, nato lo Stato(con le ulteriori annessioni degli altri Stati italiani) del Regno d'Italia, abrogata tutta la normativa antecedente(anche quella sabauda), ne venne redatta una nuova in base alla quale la nobiltà venne pubblicamente riconosciuta.
In Liguria i nobili di antica distinzione avevano preso il vezzo e l'abitudine di farsi appellare col titolo marchionale all'estero ( oltre giogo ), con l'annessione la Consulta Araldica ne riconobbe solo una percentuale minima , scontentando i più.
Con l'art.79 dello Statuto lo Stato avrebbe dovuto rispettare leggi e consuetudini nobiliari pre-unitarie, cosa che evitò ben presto. Le leggi nobiliari italiane seguirono la falsariga di quelle piemontesi , nulla di particolarmente originale, tranne lo sfoltimento a colpi di machete delle nobiltà delle regioni annesse, le realtà nobiliari del ex Regno di Sardegna rimasero singolarmente e stranamente indenni. La giurisprudenza nobiliare regnicola fu “rinnovata” dopo la marcia su Roma , fino alla caduta del regime ( leggi nobiliari del 1924,1926,1927,1929, 1943 ).
Al momento tutto il diritto nobiliare italiano, nella Repubblica italiana, è stato abrogato e la normativa araldica vigente è quella del Decreto 28 gennaio 2011 che, in caso di riconoscimento della titolatura nobiliare, andrebbe integrato con norme che disciplinino il ripetuto riconoscimento. In quale altro modo potrebbe mai trovare soluzione pubblica, giuridica, il caso in topic? (...)
Decreto 28 gennaio 2011 ???? Non comprendo cosa intendi.
Una soluzione pubblica del caso del topic , e non solo, oggi in Italia è inconcepibile.
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