Fabio Cassani Pironti ha scritto:A Bologna, nell’ambito del 7° Colloquio Internazionale di Genealogia, Don Antonio ha presentato una magnifica relazione dal titolo: “Le genealogie episcopali, migrazioni diocesane e i loro riflessi nell’uso araldico”. È stato, come di consueto, un resoconto preciso, esauriente ed illuminante, nel quale egli ha messo in evidenza l’uso, da parte dei neo vescovi, di incorporare nel proprio stemma elementi del blasone del principale consacrante. Neanche una domanda faziosa, circa il pastorale velato degli abati abbaziali, ha scalfito il suo aplomb, rispondendo in modo esauriente, ratificando la profonda conoscenza che il nostro Don Antonio ha dell’araldica ecclesiastica.
Non so se la domanda fosse faziosa, più che altro mi pareva fuori tema rispetto alla relazione di quel giorno. Ma a prescindere da questo, la rilancio qui con due osservazioni, riferite all'uso reale, da cui poi si è sviluppato quello araldico:
1. il pastorale velato non è/era solo degli "abati abbaziali" (il che è ovvio e quasi tautologico), ma anche degli abati mitrati, cioè degli arcipreti (secolari) di "illustri collegiate" del passato che ne hanno/avevano il titolo onorifico (documentazione fotografica non sottomano in questo istante)
2. probabilmente, per la sua origine funzionale (così la risposta di don Antonio alla domanda: il velo era per non sporcare il pastorale col grasso delle mani, e rimase poi in uso anche dopo l'adozione dei guanti episcopali e abbaziali), almeno prima del Tridentino era proprio anche dei vescovi, come pare di poter dedurre da questa rappresentazione di San Nicola (a Venezia, S. M. del Carmine, pala di Lorenzo Lotto, S. Nicolò tra il Battista e S. Lucia, 1529)

Ulteriori notizie o precisazioni?






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