Carissimi,
è da molto tempo che non frequento il forum e ieri notte nell'accedervi mi sono imbattuto in questa conversazione...essa tocca la mia amata "Piccola Patria"; (chissà quante altre mi sono perso nei mesi passati!) avendo letto molti interventi e molte informazioni interessanti mi sento di dire anche la mia.
Vorrei iniziare il mio ragionamento citando una frase dell'amico Sergio de Mitri:
"Che la classe dirigente civica, ereditaria venisse dichiarata nobile dal sovrano o si autodefinisse nobile, come nel caso di Venezia, dove non si conosceva nessuna sovranità esterna, nemmeno quella imperiale, fu il frutto di una evoluzione che si verificò in molti luoghi, in vari tempi, forme e gradazioni."Concordo in pieno con questa frase e potrei dire che essa identifica, bene, le varie situazioni presenti in Friuli.
In vari interventi si asseriva che in Friuli non esistessero le così dette "nobiltà civiche" come quelle identificate in Toscana; siamo d'accordo sul fatto che la nascita dei consigli nobili friulani e toscani sia sotto molti aspetti diversa, ma i tratti che identificano una nobiltà civica sono abbastanza codificabili e si riscontrano all'interno dei consigli friulani così come in quelli toscani: ricordiamo la separazione dei ceti, la cooptazione, la richiesta distinta civiltà, il non aver praticato arti meccaniche (per "n." generazioni - situazione da valutare nei singoli casi), l'avere abitazione o residenza nella città medesima, l'aver contratto matrimoni con famiglie della nobiltà civica....ed infine il riconoscimento da parte di un'istituzione (sia il "Duca" o il "Doge"). Oltre a questi "oneri-onori" i "nobili cittadini" friulani (come già specificato in Friuli si parla solamente di nob. e non di patriziato) avevano il privilegio di rappresentare la propria città all'interno del parlamento della Patria che non era un grande crogiuolo di tutte le famiglie nobili friulane, anzi, vi erano molte famiglie nobili cittadine che non ebbero mai un loro componente quale rappresentante presso il Parlamento della Patria.
Riassumendo, in Friuli vi erano varie città con ceto nobile (Udine aveva tre classi: popolari, cittadini, nobili), Gemona del Friuli o Cividale del Friuli, alcune non riconosciute dalla consulta (per vari motivi) come Tolmezzo (perdita di buona parte della documentazione) o San Daniele e San Vito... Altre che per un certo periodo furono soggette all'Impero e successivamente alla Repubblica (Pordenone) altre ancora con regime "patriziale" diverso da quelle soggette alla Serenissima come Gorizia città nella quale vi era un patriziato, ma l'ammissione a tale corpo era sempre perfezionata dall'Imperatore dopo attenta ricognizione di suoi fidati consiglieri per la zona.
Proseguendo nel mio ragionamento, sperando comprendiate il mio tono leggero, vorrei soffermarmi su altri due o tre punti senza sembrarvi prolisso:
Una precisazione sul Morando: l'archivio Liruto è invece "archivio Liruti seu Lirutti".
Riporto lo stemma Monaco che si trova sul Blasonario delle famiglie friulane del conte Enrico del Torso, Udine, 1900 (per completezza): MONACO. Spaccato: nel primo d'azzurro a tre gigli d'oro posti in fascia; nel secondo bandato di rosso e di argento di sei pezzi, al sinistrocherio armato impugnante una picca d'argento che passa la partizione e s'insinua tre il primo e il secondo giglio. (assai simile alle descrizioni precedenti).
Vorrei infine riportarvi una serie di mie considerazioni in merito alle città, del territorio friulano (inteso in termini contemporanei) che ebbero nobiltà civica, gentilissimo dott. Benucci data la mia pigrizia

mi permetto di citare alcune sue considerazioni per esporvi i miei ragionamenti.
"Aquileia era pure territorio imperiale (una grande enclave in territorio veneto), quindi se ha avuto nobiltà civica questa va ricercata da quel lato, ma era pure sede di una Giurisdizione parlamentare (del Parlamento della Patria in Udine) ecclesiastica, di cui erano titolari le monache locali". Verissimo concordo con quanto detto e a tale riprova porto ad esempio questo: "Con diploma 15 aprile 1779 il conte Francesco Adamo di Lamberg, governatore e capitano di Gorizia e Gradisca nomina cittadini e nobili della città di Aquileia Giovanni Battista e suo fratello don Leonardo Zanutta, figli del fu Giovanni Battista, per i meriti acquisiti con la "navigazione"; in questo caso ad Aquileia vi erano i nobili di nomina imperiale che alla fin fine ottenevano solamente il titolo nobiliare (e non erano "nobili cittadini-decurionali") e le suore che detenevano (come altre comunità religione) un seggio nel Parlamento della Patria.
"Cividale era un territorio separato dalla Patria, sede di Provveditorato direttamente soggetto a Venezia. Niente Consiglio civico, niente nobiltà civica neanche lì". Qui dissento e ricordo che a Cividale vi fu consiglio nobile e nobiltà cittadina (riconosciuta dalla Repubblica di Venezia) fra i cui membri venivano scelti dei rappresentanti che a turno sedessero nel seggio parlamentare di spettanza alla città. A Cividale vi era anche separazione di ceti: popolari e nobili (anche se verso la fine della dominazione austriaca per la carenza di componenti nel consiglio "nobile" furono ammessi, anche solo personalmente, dei rappresentanti del ceto popolare-cittadino).
"Gemona (I Quartiere della Contadinanza di qua (=est) dal Tagliamento) era sede di una piccola Comunità parlamentare, le cui famiglie nobili sedevano nel Parlamento di Udine: nobiltà civica? sì per le origini, no nel senso di Consiglio. Nobiltà (o notabilità) parlamentare più che civica". A Gemona in base alle mie ricerche ed a quanto ha anche stabilito la consulta vi era nobiltà civica ed anche qui, oltre alla separazione dei ceti vi erano dei determinati uffici che caratterizzavano le cariche nobili distinguendole da quelle "civili" (vedasi la carica di massaro della comunità e di cameraro del duomo). Anche qui, la città, aveva un seggio nel Parlamento e quindi a turno dei membri della nob. civica rappresentavano la città.
"Pordenone fino a Cambrai era feudo imperiale: una volta conquistato da Venezia esso fu inizialmente concesso a Batolomeo d'Alviano e eredi, e poi trasformato in territorio separato dalla Patria, anch'esso sede di Provveditorato direttamente soggetto alla Dominante. Le famiglie emergenti si rapportavano direttamente col Rettore veneto, ma non mi pare che ci fosse Consiglio né quindi nobiltà civica in senso stretto". Come nei casi precedenti sotto la dominazione veneta (ed anche prima ma con gli usi e metodi imperiali) vi era nobiltà civica; Pordenone aveva un seggio nel Parlamento della Patria; si veda a tale proposito l'interessante pubblicazione "La Nobiltà civica a Pordenone. Formazione e sviluppo di un ceto dirigente (sec. XIII-XVIII)", a cura di Gilberto Ganzer edito dalla Provincia di PN, 2006.
"S. Vito al Tagliamento e Venzone erano sedi di Comunità escluse dai Quartieri della Contadinanza, quindi con territorio proprio e propri rappresentanti al Parlamento di Udine: ciò avrà certamente generato un notabilitato locale, ma non direi a nobiltà civica in senso stretto. Venzone del resto è forse anche stata oggetto di concessioni feudali, da parte dell'imperatore, almeno in epoca patriarchina." Queste due città non possono essere in tutto e per tutto eguagliate per quanto riguarda il consiglio cittadino e la relativa nob. civica. A Venzone vigevano le medesime regole di Gemona (quindi vi era nob. civica) anche se come si ricordava in passato era stata infeudata (come peraltro Gemona del Friuli). A S. Vito (non riconosciuto dalla consulta) vi erano delle famiglie che governavano ed amministravano la cosa pubblica, famiglie notabili o di così detta nob. generica che però non ebbero, tutte, un riconoscimento....si ricordi per esempio i nobili Zuccheri che legarono gran parte della loro esistenza e fortuna alla città di San Vito ma che ebbero il riconoscimento di nobiltà generica dall'Austria e dal Regno sabaudo poi, avendo avuto precedentemente la concessione del titolo nob. derivata da una patente concessa dal Patriarca Dolfin che li ascriveva alla nobiltà della città di San Vito...ecco, forse si potrebbe considerare questa nobiltà "non civica" ma come quella di Aquileia... Al caso sanvitese potrebbe essere paragonato quello della città di San Daniele del Friuli...
"Tolmezzo, capoluogo della 'provincia' della Carnia e relativi quartieri, era Città parlamentare, con suoi rappresentanti a Udine: anche qui nobiltà parlamentare più che civica stricto sensu".
Per Tolmezzo vale quanto detto per Udine, Gemona o Venzone...solamente che per una mancanza di documentazione provante non venne riconosciuta dalla consulta. Voci contraddittorie sulla possibilità della formazione di un ceto nobiliare sono state avanzate da vari studiosi ed un quale dubbio rimane anche a me che vi scrivo dato il fatto che negli atti comunali e nell'amministrazione i componenti della maggiori famiglie tolmezzine si qualificavano Nobili, ma per esempio nelle comunicazioni (non in tutte ma in buona parte) da parte della Serenissima venivano appellati Signori, Eccellentissimi....ma mai Nobili...ma forse qui stiamo badando a sottigliezze dato che, come è ovvio, molte famiglie considerate nobili o tali a tutti gli effetti...per esempio di Gemona del Friuli, se si spostavano a Firenze, Napoli, Roma era più difficile venissero riconosciute come tali vigendo dei canoni di riconoscimento molto diversi.
Quindi, (mio parere personale, lo ribadisco) non sono d'accordo su quanto si afferma e cioè che nella Piccola Patria non vi fossero nobiltà civiche e che tutte le varie nobiltà potessero essere considerate "nobiltà udinese". In Friuli vi erano sia titolati e nobili feudali, poche famiglie con anche il titolo di Patrizio Veneto, molti nobili cittadini (nobiltà decurionale o di consiglio), molte famiglie di nobiltà generica riconosciute da patriarchi (i Gismani) o da Venezia (cito le famiglie della Chiave, Paderni et cetera) e una nuvola di famiglie notabili-nobili non riconosciute e di distinta civiltà che forse in altre regioni avrebbero a buon grado ottenuto un riconoscimento di nobiltà generica ma che in Friuli...terra da sempre rigida nel concedere onori...rimasero nella classe borghese. Varie città fra le quali Udine e Tolmezzo all'inizio prima che si costituissero come centri urbani sede di uffici e mercati erano per lo più piccoli borghi raccolti attorno ad un castello; all'interno del castello vi erano delle persone (abitatori) di nomina patriarcale che avevano il compito di mantenere e governare il i beni ed il sito fortificato per conto ed in nome del Patriarca...da queste persone, cito il caso emblematico di Udine, nacque il gruppo "primigenio" del consiglio cittadino che successivamente con varie norme, "chiusure" e regole si formò e tramutò nel consiglio nobile del Settecento. (Si legga a tal proposito la "Cronaca della famiglie Udinesi" di Nicolò Monticoli con l'introduzione del conte Enrico del Torso, Udine, 1911).
Caro Marco, per sapere a chi spettasse la rappresentanza nel Parlamento della Patria puoi trovare facilmente una fotografia o riproduzione di un bel dipinto che raggruppa tutti i castelli (e quindi famiglie ad essi legati) abbazie ed enti religiosi, comunità cittadine che avessero seggio nel Parlamento. Ricordo che molte famiglie feudali che possedendo un castello avevano seggio nel Parlamento, oggi, hanno riconosciuto il titolo di "nob. (m.f.)" con la specifica di "Nobiltà Parlamentare del Friuli".
Concludo con la frase di Michele, che condivido e cito: " Non necessariamente poi le famiglie nobili in un posto erano famiglie nobili di quel posto. Per esempio anche in regime di patriziati c'erano famiglie nobili e basta e famiglie nobili "patrizie" di quel posto. Addirittura l'Ordine di Malta ha riconosciuto, anche nei secoli passati, elementi di nobiltà generosa in famiglie che erano residenti in un feudo di proprietà di altra famiglia."
Che ne dite?... Un buona giornata a tutti e buon inizio settimana!
Federico