Spilimbergo e la nobiltà civica friulana

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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Franco Benucci » giovedì 22 settembre 2011, 12:19

Ecco il testo, tratto da vari luoghi dell'Atlante della Repubblica Veneta, già citato sopra:
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Franco Benucci
 

Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Franco Benucci » giovedì 22 settembre 2011, 12:42

Ed ecco la carta, a pezzi (meglio di così non si può, sorry):
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Ultima modifica di Franco Benucci il giovedì 22 settembre 2011, 13:06, modificato 2 volte in totale.
Franco Benucci
 

Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Franco Benucci » giovedì 22 settembre 2011, 13:03

E per il Friuli in particolare:
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Attenzione: nella legenda dei "Limiti interni delle divisioni" i colori vanno slittati in giù di un posto:
azzurro i Quartieri di Carnia e le Banche di Schiavonia
rosa i Quartieri della Contadinanza
giallo le Giurisdizioni Savorgnane nella Patria
Franco Benucci
 

Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 22 settembre 2011, 16:58

Wow , molto interessante ! Con confini simili la perenne conflittualità veneto-austriaca era più che giustificata.

Merci bien ! [thumb_yello.gif]
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Federico B. G. » lunedì 26 settembre 2011, 13:38

Carissimi,

è da molto tempo che non frequento il forum e ieri notte nell'accedervi mi sono imbattuto in questa conversazione...essa tocca la mia amata "Piccola Patria"; (chissà quante altre mi sono perso nei mesi passati!) avendo letto molti interventi e molte informazioni interessanti mi sento di dire anche la mia.
Vorrei iniziare il mio ragionamento citando una frase dell'amico Sergio de Mitri:
"Che la classe dirigente civica, ereditaria venisse dichiarata nobile dal sovrano o si autodefinisse nobile, come nel caso di Venezia, dove non si conosceva nessuna sovranità esterna, nemmeno quella imperiale, fu il frutto di una evoluzione che si verificò in molti luoghi, in vari tempi, forme e gradazioni."
Concordo in pieno con questa frase e potrei dire che essa identifica, bene, le varie situazioni presenti in Friuli.

In vari interventi si asseriva che in Friuli non esistessero le così dette "nobiltà civiche" come quelle identificate in Toscana; siamo d'accordo sul fatto che la nascita dei consigli nobili friulani e toscani sia sotto molti aspetti diversa, ma i tratti che identificano una nobiltà civica sono abbastanza codificabili e si riscontrano all'interno dei consigli friulani così come in quelli toscani: ricordiamo la separazione dei ceti, la cooptazione, la richiesta distinta civiltà, il non aver praticato arti meccaniche (per "n." generazioni - situazione da valutare nei singoli casi), l'avere abitazione o residenza nella città medesima, l'aver contratto matrimoni con famiglie della nobiltà civica....ed infine il riconoscimento da parte di un'istituzione (sia il "Duca" o il "Doge"). Oltre a questi "oneri-onori" i "nobili cittadini" friulani (come già specificato in Friuli si parla solamente di nob. e non di patriziato) avevano il privilegio di rappresentare la propria città all'interno del parlamento della Patria che non era un grande crogiuolo di tutte le famiglie nobili friulane, anzi, vi erano molte famiglie nobili cittadine che non ebbero mai un loro componente quale rappresentante presso il Parlamento della Patria.
Riassumendo, in Friuli vi erano varie città con ceto nobile (Udine aveva tre classi: popolari, cittadini, nobili), Gemona del Friuli o Cividale del Friuli, alcune non riconosciute dalla consulta (per vari motivi) come Tolmezzo (perdita di buona parte della documentazione) o San Daniele e San Vito... Altre che per un certo periodo furono soggette all'Impero e successivamente alla Repubblica (Pordenone) altre ancora con regime "patriziale" diverso da quelle soggette alla Serenissima come Gorizia città nella quale vi era un patriziato, ma l'ammissione a tale corpo era sempre perfezionata dall'Imperatore dopo attenta ricognizione di suoi fidati consiglieri per la zona.
Proseguendo nel mio ragionamento, sperando comprendiate il mio tono leggero, vorrei soffermarmi su altri due o tre punti senza sembrarvi prolisso:

Una precisazione sul Morando: l'archivio Liruto è invece "archivio Liruti seu Lirutti".

Riporto lo stemma Monaco che si trova sul Blasonario delle famiglie friulane del conte Enrico del Torso, Udine, 1900 (per completezza): MONACO. Spaccato: nel primo d'azzurro a tre gigli d'oro posti in fascia; nel secondo bandato di rosso e di argento di sei pezzi, al sinistrocherio armato impugnante una picca d'argento che passa la partizione e s'insinua tre il primo e il secondo giglio. (assai simile alle descrizioni precedenti).

Vorrei infine riportarvi una serie di mie considerazioni in merito alle città, del territorio friulano (inteso in termini contemporanei) che ebbero nobiltà civica, gentilissimo dott. Benucci data la mia pigrizia :P mi permetto di citare alcune sue considerazioni per esporvi i miei ragionamenti.

"Aquileia era pure territorio imperiale (una grande enclave in territorio veneto), quindi se ha avuto nobiltà civica questa va ricercata da quel lato, ma era pure sede di una Giurisdizione parlamentare (del Parlamento della Patria in Udine) ecclesiastica, di cui erano titolari le monache locali".
Verissimo concordo con quanto detto e a tale riprova porto ad esempio questo: "Con diploma 15 aprile 1779 il conte Francesco Adamo di Lamberg, governatore e capitano di Gorizia e Gradisca nomina cittadini e nobili della città di Aquileia Giovanni Battista e suo fratello don Leonardo Zanutta, figli del fu Giovanni Battista, per i meriti acquisiti con la "navigazione"; in questo caso ad Aquileia vi erano i nobili di nomina imperiale che alla fin fine ottenevano solamente il titolo nobiliare (e non erano "nobili cittadini-decurionali") e le suore che detenevano (come altre comunità religione) un seggio nel Parlamento della Patria.

"Cividale era un territorio separato dalla Patria, sede di Provveditorato direttamente soggetto a Venezia. Niente Consiglio civico, niente nobiltà civica neanche lì". Qui dissento e ricordo che a Cividale vi fu consiglio nobile e nobiltà cittadina (riconosciuta dalla Repubblica di Venezia) fra i cui membri venivano scelti dei rappresentanti che a turno sedessero nel seggio parlamentare di spettanza alla città. A Cividale vi era anche separazione di ceti: popolari e nobili (anche se verso la fine della dominazione austriaca per la carenza di componenti nel consiglio "nobile" furono ammessi, anche solo personalmente, dei rappresentanti del ceto popolare-cittadino).

"Gemona (I Quartiere della Contadinanza di qua (=est) dal Tagliamento) era sede di una piccola Comunità parlamentare, le cui famiglie nobili sedevano nel Parlamento di Udine: nobiltà civica? sì per le origini, no nel senso di Consiglio. Nobiltà (o notabilità) parlamentare più che civica".
A Gemona in base alle mie ricerche ed a quanto ha anche stabilito la consulta vi era nobiltà civica ed anche qui, oltre alla separazione dei ceti vi erano dei determinati uffici che caratterizzavano le cariche nobili distinguendole da quelle "civili" (vedasi la carica di massaro della comunità e di cameraro del duomo). Anche qui, la città, aveva un seggio nel Parlamento e quindi a turno dei membri della nob. civica rappresentavano la città.

"Pordenone fino a Cambrai era feudo imperiale: una volta conquistato da Venezia esso fu inizialmente concesso a Batolomeo d'Alviano e eredi, e poi trasformato in territorio separato dalla Patria, anch'esso sede di Provveditorato direttamente soggetto alla Dominante. Le famiglie emergenti si rapportavano direttamente col Rettore veneto, ma non mi pare che ci fosse Consiglio né quindi nobiltà civica in senso stretto".
Come nei casi precedenti sotto la dominazione veneta (ed anche prima ma con gli usi e metodi imperiali) vi era nobiltà civica; Pordenone aveva un seggio nel Parlamento della Patria; si veda a tale proposito l'interessante pubblicazione "La Nobiltà civica a Pordenone. Formazione e sviluppo di un ceto dirigente (sec. XIII-XVIII)", a cura di Gilberto Ganzer edito dalla Provincia di PN, 2006.

"S. Vito al Tagliamento e Venzone erano sedi di Comunità escluse dai Quartieri della Contadinanza, quindi con territorio proprio e propri rappresentanti al Parlamento di Udine: ciò avrà certamente generato un notabilitato locale, ma non direi a nobiltà civica in senso stretto. Venzone del resto è forse anche stata oggetto di concessioni feudali, da parte dell'imperatore, almeno in epoca patriarchina."
Queste due città non possono essere in tutto e per tutto eguagliate per quanto riguarda il consiglio cittadino e la relativa nob. civica. A Venzone vigevano le medesime regole di Gemona (quindi vi era nob. civica) anche se come si ricordava in passato era stata infeudata (come peraltro Gemona del Friuli). A S. Vito (non riconosciuto dalla consulta) vi erano delle famiglie che governavano ed amministravano la cosa pubblica, famiglie notabili o di così detta nob. generica che però non ebbero, tutte, un riconoscimento....si ricordi per esempio i nobili Zuccheri che legarono gran parte della loro esistenza e fortuna alla città di San Vito ma che ebbero il riconoscimento di nobiltà generica dall'Austria e dal Regno sabaudo poi, avendo avuto precedentemente la concessione del titolo nob. derivata da una patente concessa dal Patriarca Dolfin che li ascriveva alla nobiltà della città di San Vito...ecco, forse si potrebbe considerare questa nobiltà "non civica" ma come quella di Aquileia... Al caso sanvitese potrebbe essere paragonato quello della città di San Daniele del Friuli...

"Tolmezzo, capoluogo della 'provincia' della Carnia e relativi quartieri, era Città parlamentare, con suoi rappresentanti a Udine: anche qui nobiltà parlamentare più che civica stricto sensu".
Per Tolmezzo vale quanto detto per Udine, Gemona o Venzone...solamente che per una mancanza di documentazione provante non venne riconosciuta dalla consulta. Voci contraddittorie sulla possibilità della formazione di un ceto nobiliare sono state avanzate da vari studiosi ed un quale dubbio rimane anche a me che vi scrivo dato il fatto che negli atti comunali e nell'amministrazione i componenti della maggiori famiglie tolmezzine si qualificavano Nobili, ma per esempio nelle comunicazioni (non in tutte ma in buona parte) da parte della Serenissima venivano appellati Signori, Eccellentissimi....ma mai Nobili...ma forse qui stiamo badando a sottigliezze dato che, come è ovvio, molte famiglie considerate nobili o tali a tutti gli effetti...per esempio di Gemona del Friuli, se si spostavano a Firenze, Napoli, Roma era più difficile venissero riconosciute come tali vigendo dei canoni di riconoscimento molto diversi.

Quindi, (mio parere personale, lo ribadisco) non sono d'accordo su quanto si afferma e cioè che nella Piccola Patria non vi fossero nobiltà civiche e che tutte le varie nobiltà potessero essere considerate "nobiltà udinese". In Friuli vi erano sia titolati e nobili feudali, poche famiglie con anche il titolo di Patrizio Veneto, molti nobili cittadini (nobiltà decurionale o di consiglio), molte famiglie di nobiltà generica riconosciute da patriarchi (i Gismani) o da Venezia (cito le famiglie della Chiave, Paderni et cetera) e una nuvola di famiglie notabili-nobili non riconosciute e di distinta civiltà che forse in altre regioni avrebbero a buon grado ottenuto un riconoscimento di nobiltà generica ma che in Friuli...terra da sempre rigida nel concedere onori...rimasero nella classe borghese. Varie città fra le quali Udine e Tolmezzo all'inizio prima che si costituissero come centri urbani sede di uffici e mercati erano per lo più piccoli borghi raccolti attorno ad un castello; all'interno del castello vi erano delle persone (abitatori) di nomina patriarcale che avevano il compito di mantenere e governare il i beni ed il sito fortificato per conto ed in nome del Patriarca...da queste persone, cito il caso emblematico di Udine, nacque il gruppo "primigenio" del consiglio cittadino che successivamente con varie norme, "chiusure" e regole si formò e tramutò nel consiglio nobile del Settecento. (Si legga a tal proposito la "Cronaca della famiglie Udinesi" di Nicolò Monticoli con l'introduzione del conte Enrico del Torso, Udine, 1911).

Caro Marco, per sapere a chi spettasse la rappresentanza nel Parlamento della Patria puoi trovare facilmente una fotografia o riproduzione di un bel dipinto che raggruppa tutti i castelli (e quindi famiglie ad essi legati) abbazie ed enti religiosi, comunità cittadine che avessero seggio nel Parlamento. Ricordo che molte famiglie feudali che possedendo un castello avevano seggio nel Parlamento, oggi, hanno riconosciuto il titolo di "nob. (m.f.)" con la specifica di "Nobiltà Parlamentare del Friuli".

Concludo con la frase di Michele, che condivido e cito: " Non necessariamente poi le famiglie nobili in un posto erano famiglie nobili di quel posto. Per esempio anche in regime di patriziati c'erano famiglie nobili e basta e famiglie nobili "patrizie" di quel posto. Addirittura l'Ordine di Malta ha riconosciuto, anche nei secoli passati, elementi di nobiltà generosa in famiglie che erano residenti in un feudo di proprietà di altra famiglia."

Che ne dite?... Un buona giornata a tutti e buon inizio settimana!

Federico
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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Michele Baroncini » lunedì 26 settembre 2011, 15:41

Caro Federico,

permettimi, da Mezzotoscano (come i sigari :P ) naturalizzato Friulano, di congratularmi per la tua brillante disamina del problema della nobiltà civica nelle terre patriarcali e per l'accurato confronto che operi con la realtà toscana nella ricerca di quei caratteri di concreta analogia che, pur non attestando in senso proprio la presenza di nobiltà civica in talune terre friulane, consentono tuttavia di parlare di qualcosa di sostanzialmente assai simile.

un saluto

MB
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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 26 settembre 2011, 16:55

Federico B. G. ha scritto:Carissimi,
è da molto tempo che non frequento il forum e ieri notte nell'accedervi mi sono imbattuto in questa conversazione...essa tocca la mia amata "Piccola Patria" (... ) Che ne dite?... Un buona giornata a tutti e buon inizio settimana!

Meno male,Federico carissimo , che ieri notte non riuscivi a prendere sonno ! :D
Grazie per il dotto contributo
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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda M.Brivio » giovedì 29 settembre 2011, 20:54

Nuove sui Contardo:

Domina Marzia Contardo, figlia del notaio Rutilio e sorella dell'Alessandro e del Gian Giuseppe di cui abbiamo già discorso, sposa nel 1643 il "reverendissimus (?) et excellentissimus dominus" Girolamo Fabris, abitante a Spilimbergo. Qualcuno ha idea da quale famiglia Fabris provenga? La famiglia Fabris di Udine non godeva ancora di nobiltà nel 1643, se non erro (e l'appellativo con cui è chiamato Gerolamo mi fa pensare al fato che fosse nobile, visto che non era semplicemente dominus), ma esiste una famiglia Fabris di Tolmezzo che nel 1677 ottenne il titolo di Marchesi (informazioni tratte dallo Schroder) http://books.google.com/books?id=hMMOAA ... ia&f=false
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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 29 settembre 2011, 21:24

Nel succitato volumetto " Araldica del Friuli..." del Geromet è rappresentata l'arma gentilizia dei Fabris Isnardis di Tolmezzo

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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda M.Brivio » giovedì 29 settembre 2011, 21:34

se quella raffigurata alla sinistra araldica è una civetta (ho da poco appreso che lo stemma dei Contardo parrebbe contenere proprio una civetta!), direi che si può trattare della stessa famiglia De Fabris [cheers.gif]
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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 29 settembre 2011, 22:23

Temo sia una colomba

Questo è quello che riporta il buon Crollalanza sui (de ) Fabris friulani :

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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Moscjon » sabato 1 ottobre 2011, 16:27

Fabris di Udine ..... Fabris di Tolmezzo ..... ??
Mi pare che non stiamo seguendo la “retta via”: antiche famiglie “Fabris” sono attestate in ogni paese o città del Friuli. Infatti si tratta della forma latinizzata della parola “fabbro” , ma anche della traduzione in latino del friulano “favris” =
“ i fabbri ”.
Non serve recarsi a Udine o Tolmezzo, perché a Spilimbergo i “fabri / fabris” erano numerosi già nel ’400 e ’500 ( vedi le pergamene on line del Fondo Linzi).
Le formule onorifiche “Eccellentissimo, Reverendissimo”, ecc. potevano anche essere riferite ad un membro dei “Fabris” arricchitosi, ad esempio, con la professione del notaio: Gio. Francesco Fabris, notaio a Spilimbergo nel 1663.
E la "Domina Marzia Contardo, figlia del notaio Rutilio", potrebbe aver sposato un notaio oppure un figlio di un notaio.


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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda M.Brivio » domenica 2 ottobre 2011, 10:58

mmm, quindi esisteva una famiglia Fabris a Spilimbergo, ovviamente non lo sapevo [arf2.gif]

Grazie mille :) è che da noi in Lombardia formule del genere (anche nel '600) non significavano notaio, quindi non sono abituato a vedere un notaio appellato così :)
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Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Franco Benucci » lunedì 3 ottobre 2011, 0:28

Federico B. G. ha scritto:In vari interventi si asseriva che in Friuli non esistessero le così dette "nobiltà civiche" come quelle identificate in Toscana ecc. Che ne dite?

Definitivamente rientrato da un turbiglione di convegni e impegni vari, riesco finalmente a leggere con attenzone quel lungo intervento, e prendo atto con piacere del fatto che la situazione era assai più variegata e articolata di come l'avevo rappresentata io, sulla base di notizie forse un po' troppo 'scolastiche' e a volte sorprendenti anche per me che le riportavo.
Indubbiamente l'articolazione del corpo sociale di antico regime era assai maggiore di come possiamo immaginarla ora, e quindi in effetti c'era spazio per consigli civici anche in piccole realtà. Mi chiedo però in che misura questi consigli locali, di cui non si ha molta contezza, erano veramente organi permanenti di autogoverno delle comunità, e quindi fonte di nobiltà civica stricto sensu, e quanto invece mero punto di saltuario incontro dei notabili locali in vista della designazione dei loro rappresentanti al Parlamento (in termini moderni, una specie di 'collegio elettorale' convocato solo a ogni scadenza di mandato).
Resta poi il fatto che tutta la nobiltà friulana, grande e piccola, 'civica' e di feudo, è normalmente elencata in modo indistinto alla voce Friuli, senza distinzioni di luogo o di rango (Savorgnan compresi e anche senza prendere in considerazione il post-1797). Ma ovviamente la parola più certa è quella dei locali che hanno direttamente in mano le fonti...
Franco Benucci
 

Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Federico B. G. » lunedì 3 ottobre 2011, 15:53

Gentilissimo Franco ed amici,
vado a risponderti, sperando di darti, più nello specifico, un quadro della situazione friulana...anche se mi sono dilungato un po' :P il concetto è che: si, in Friuli si può tranquillamente parlare di nobiltà cittadina, di Consiglio nobile-cittadino e di amministrazione e cariche specifiche riservate ai suoi membri.

Per spiegare, spero in maniera compiuta, la situazione delle nobiltà civiche in Friuli riporterò parte della "Nota" fatta dal Conte Enrico del Torso, Nobile di Udine alla pubblicazione del 1911 della "Cronaca delle famiglie udinesi" di Nicolò Monticoli, che avevo citato nel mio precedente intervento.

"La cronaca che oggi si pubblica, fu dal Monticoli compilata qualche anno dopo la riforma del 1513, che aveva dato al governo di Udine un assetto aristocratico. Prima di tale epoca, come è noto, il reggimento della comunità si svolgeva tutto in seno all'arengo, [...]."
Commistione fra appartenenti alla classe popolare, notabile e nobile.
"Invece in realtà, sia che il popolo stretto dalle necessità della vita, non volesse partecipare largamente alla vita pubblica, sia che riconoscesse nelle classi agiate una maggior attitudine al governo, sta il fatto che il consiglio da quando se ne hanno i primi verbali (dal 1343) fu sempre composto di persone appartenenti per la massima parte al ceto più elevato, a quella classe cioè che in seguito doveva divenire il corpo chiuso della nobiltà. [...]. Ci si contenta di riassumere brevemente le vicende. Udine, di cui le prime memorie non risalgono oltre il 983 di Cristo, alla metà del secolo XII non era che un grosso villaggio, o meglio un gruppo di piccoli villaggi sparsi intorno al castello, e si reggeva come tutti gli altri numerosi comuni rustici del Friuli a mezzo della vicinia, presieduta dal decano scelto dal gastaldo patriarcale. Come comune urbano essa non si presenta che un secolo più tardi; quando per la sua felice posizione centrale il patriarca Bertoldo di Merania ne fece la propria abituale dimora. Favorita da parte di questo e dei suoi successori di opportune concessioni di mercati, di sollievi di gabelli, e di rendite, essa divenne ben presto un centro di attrazione oltre che per i contadini fuggenti alle angherie dei castellani, anche per numerose famiglie benestanti dei dintorni e forestiere, che vi convenivano attratte dall'interesse e dalla protezione del governo. Tal che già alla fine del secolo XIII era sorta in seno alla popolazione una classe di abitanti che dedita ai commerci, alle industrie, al notariato aveva acquistato nel giovine comune la preponderanza nel maneggio della cosa pubblica, e che forte dell'appoggio patriarcale, seppe ben presto imporre al Parlamento generale della Patria una rappresentanza della comunità (2° metà del sec. XIII)."
"Accanto a questo forte gruppo di famiglie eravene un altro meno numeroso, che pur avendo col primo origini comuni, per la qualità dei privilegi di cui era investito, formava una classe distinta e quasi nobile. Vi appartenevano le famglie dette degli habitatores castri Utini, e cioè quelle che i patriarchi Bertoldo e Raimondo avevano investito di alcuni spazi sul colle all'intorno del castello in feudo d'abitanza, obbligandole a custodirlo e difenderlo, ed a servire nell'esercito in tempo di guerra. Questi due gruppi, che per le cariche che sostenevano assieme e nella pubblica amministrazione, e per i frequenti reciproci rapporti di affari e maritaggi, non avevano mai avuto fra di loro una marcata distinzione, in processo di tempo si fusero e formarono un'unica classe. [...]"
"Da quanto abbiamo brevemente esposto appare chiaramente che a Udine prima del cinquecento una vera classe nobile, chiusa nelle sue prerogative e divisa profondamente da tutte le altre classi sociali non esisteva affatto. C'erano bensì delle famiglie nobili, che si vantavano tali alcune per la loro origine feudale, altre perchè già nobili nei loro paesi d'origine, altre ancora per aver ottenuti dei feudi o dei titoli dal governo patriarcale o dalla Repubblica, o dal vicino Impero. Assieme a queste e con eguali diritti, prendeva parte al governo della cosa pubblica una moltitudine di altre famiglie non ancora nobili, ma già notabili, che col continuo contatto colle prime, coi frequenti rapporti d'affari, e colle relazioni di parentela finirono per fondersi con quelle; di modo che la riforma del 1513, che divise la cittadinanza in due classi ben distinte, non fece che riconoscere un fatto compiutosi già da lungo tempo. La riforma era dunque maturata, e l'occasione d'imporla alle classi popolari fu facilmente trovata. Durante la guerra fra Venezia e l'Impero, che ebbe il suo inizio nel 1508, gli arenghi e i consigli erano frequentemente teatro di violenti lotte fra i due partiti in cui era divisa la cittadinanza. Il luogotenente Andrea Trevisan nella convocazione 28 marzo 1513 fatti considerare i pericoli che potevano derivare dall'ordinamento della città, nel quale il basso popolo cominciava a far sentire in modo allarmante la sua voce, propose che fosse nominato un consiglio di 150 nobili e 80 popolari, che l'arengo fosse abolito, le votazioni fatto con bossoli e palle, e l'elezione di pubblici ufficiali con un nuovo metodo come usavasi a Venezia. Il giorno 11 aprile 1513 adunatosi il consiglio, la proposta fu approvata, nonostante che il popolo chiedesse il ristabilimento dell'arengo. Fu questa"la prima volta che in un atto ufficiale anzi fondamentale della costituzione del Comune si trova proclamata la distinzione e stabilita una aliquota fra i due ceti della nobiltà e del popolo; ma si comprende che è un frutto maturato nella pratica da molto tempo prima, qui come altrove." Stabilita così una netta distinzione fra nobiltà ed il popolo, ne venne di conseguenza che ad ogni nuova aggregazione di famigli alla cittadinanza udinese, si dovesse specificare a quale delle due classi esse venissero ammesse. E gli Annales e gli Acta della città riboccano di suppliche presentate dai postulanti, e delle relative deliberazioni del consiglio. Il nuovo ordinamento durò senza interruzione e con insignificanti modificazioni sino al 28 maggio del 1797, quando caduta la repubblica di Venezia, anche Udine fece la sua piccola rivoluzione, e dichiarò abolite le antiche forme di governo e la divisione di classi nel popolo. [...]."
Questo quanto riporta Enrico del Torso per quanto riguarda la formazione del "ceto di nobiltà cittadina" ad Udine. Il Consiglio cittadino, così chiamato, eleggeva quindi al suo interno tutte le cariche necessarie dagli amministratori dei beni comunali a quelli ecclesiastici, alla giustizia, ai rappresentanti il consiglio in ambascerie presso la Dominante o altre Comunità o Signori.
Allo stesso modo si svilupparono i Consigli cittadini di Gemona del Friuli e di Tolmezzo com'anche quello di Pordenone, Cividale del Friuli, Venzone ed altri.

Citando la pubblicazione di Claudio Puppini su Tolmezzo riporterò un piccolo passaggio che descrive sommariamente il Consiglio nobiliare della cittadina carnica in cui la gestione effettiva degli affari della Comunità era svolta da un Consiglio di 20 persone, Nobili, presieduto da un gastaldo di nomina luogotenenziale.

"[...] Potevano venir nominati consiglieri quelli che non esercitavano arti meccaniche, e sono creduti capaci ed idonei a sostenere gli offizij, o siano cariche della Comunità (notai, avvocati, medici et cetera). [...] La carica di Consigliere era una carica vitalizia e dava diritto al titolo ereditario di Nobile; alla morte del consigliere, gli altri membri nominavano il successore con il complicato sistema della palle d'oro. In un bossolo venivano poste tante balle quanti erano i consiglieri presenti; tre di esse erano d'oro; i consiglieri cui toccava la sorte di estrarre una balla d'oro, avevano la facoltà di proporre il nome di un candidato; la terna dei nomi veniva successivamente "ballottata"; risultava eletto colui che raccoglieva più voti. Si trattava dunque di un meccanismo di cooptazione, che avveniva sempre all'interno dello stesso gruppo sociale e famigliare. All'interno del Consiglio, vi era un vero e proprio "comitato d'affari": venivano eletti il capitano, il cameraro, i tre giudici, i tre provveditori, i due vicegiurati, il cancelliere delle chiese, i soprafuoghi ed i due sindaci che venivano nominati dal popolo."

Anche a Tolmezzo quindi vi erano cariche riservate agli appartenenti al Consiglio Nobile ed a quello popolare.
A Gemona del Friuli parimenti, consiglio cittadino che conosco molto bene, vi era un Consiglio di Nobili all'interno del quale venivano suddivise le varie cariche di amministratori dei beni comunali, religiosi, comuni, di rappresentanza presso Comunità, Principi ed altro. Nello specifico l'amministrazione era composta da tre consigli: quello dell'Arengo, formato dai capi famiglia, da quello Maggiore, formato da 40 membri, 25 nobili e 15 popolani e dal Minore dormato da 15 membri tutti nobili. I consigli erano presieduti da un capitano n rappresentanza del patriarca (o di Venezia, poi), mentre le Amministrazioni sia Civile che Ecclesiastiche erano tenute rispettivamente da un Massaro e da un Cameraro i quali venivano nominati dal Consiglio Maggiore.

Questi tre esempi, superficialmente trattati, fanno comprendere come i vari Consigli cittadini delle città (cittadine) friulane non fossero di certo diversi (a grandi linee) nella struttura e nelle cariche rispetto a quelli del resto d'Italia...ovviamente si dovrà discutere poi per ogni singolo consiglio sulle "regole di accesso", cariche possedute et cetera...

Cito l'ultima parte del tuo intervento per specificare una cosa, riportando anche qui la mia esperienza ed il mio parere:
"Resta poi il fatto che tutta la nobiltà friulana, grande e piccola, 'civica' e di feudo, è normalmente elencata in modo indistinto alla voce Friuli, senza distinzioni di luogo o di rango (Savorgnan compresi e anche senza prendere in considerazione il post-1797). Ma ovviamente la parola più certa è quella dei locali che hanno direttamente in mano le fonti..."
Non mi sembra, in ogni repertorio (o nella maggior parte) le famiglie vengono indicate come "nobile di udine" "conte di" "signore di"...ad ogni famiglia è attribuito un titolo e per quelle "cittadine" viene sempre specificato a che Consiglio appartenessero. Prova a vedere: elenco ufficiale nobiliare italiano del 1922, libro d'oro, annuari vari e elenchi preunitari. ;)

Caro Franco, spero di averti risposto...o almeno messo ancor di più carne al fuoco! ;)
Buon pomeriggio!
F.
“Perseverantia ad metam”
Federico B. G.
 
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