Franz Joseph von Trotta ha scritto:sottolineavo il fatto che il campo con il palazzo ducale fosse il meno riuscito: la nota difficoltà a tradurre in modo coerente allo stile araldico ciò che araldico non è - ovvero il prospetto architettonico di un preciso edifico - unito al tratto grafico incerto e alla foggia complessa del palazzo con la colorazione marrone e bianca, rendono quel quarto certo il "meno bello" e indovinato. Il rischio di cadere nel "cartoon" tra araldica e architettura è più evidente che per altri oggetti da "tradurre" araldicamente.
Opinione rispettabile la tua, caro Franz. Ma la mia è diversa. L'ho espressa sopra rispondendo al mio gentile omonimo. E penso sia anch'essa rispettabile.
Quanto al rischio di cadere nel "cartoon", secondo me è alle porte sempre, non solo per soggetti architettonici. Soprattutto nella realizzazione di figure animali, ho visto in giro stemmi realizzati da disegnatori contemporanei, che sembrano vere e proprie produzioni disneiane... E non sono l'unico ad avere questa impressione tra quanti nel nostro Istituto si interessano di araldica.
Della "bulimia simbolica" di molta araldica ecclesiastica già si è detto, spetterebbe all'araldista tentare di arginarla se possibile, ma sono anche molto consapevole, come già scrivevo ieri, che ferree convinzioni e desiderata del Committente possono renderne vana l'opera : qui c'è davvero tutto, troppo verrebbe da dire: Urbino, i paesaggi del Montefeltro, la chiesa romana, l'Adriatico, S. Teresa, Sant'Angelo in Vado e tante altre cose. È sempre utile rammentare che in araldica, inevitabilmente, una parte deve alla fine simboleggiare il tutto. Salva il complesso insieme la colorazione che fortunatamente aiuta a districarsi tra le tante figure.
Se non nello stemma considerato nel suo insieme, mi sembra - leggendo la spiegazione simbolico-teologica riportata dal sito ufficilae diocesano - che per i singoli quarti questo principio significativo (comunque mai dogmatizzato da nessuno) della parte che deve simboleggiare il tutto, sia stato abbondantemente salvaguardato. Basti l'esempio - sopra ricordato dal caro Antonio - dell'ombrello pontificale che richiama allo stesso tempo Urbania, la Chiesa di Roma e il Pontificio Seminario Romano Maggiore.
Se dovessimo prendere i due stemmi a confronto anch'io non posso che ritenere esemplare il primo, nella la sobrietà e nell'originalità grafica di come sono stati resi inusualmente l'intreccio di tralci e spighe, un insieme più semplice (ma espressivo comunque di significati profondi e significativi) reso anche da un tratto più incisivo, dotato di un suo vigore proprio.
De gustibus...
In ogni caso complimenti all'Autore del disegno.
F.
Penso che l'autore sarà onorato dei tuoi complimenti.



) non hanno lo scopo di convincere, tanto meno offendere (mi pare), ma solo di alimentare la riflessione el la conoscenza. Io del resto, con un po' di anni di assenza da queste piazze ho un bel po' da recuperare
.
. Sì, le colline di quella magnifica regione fanno da ponte tra Urbino e Sogliano, un paese, quest'ultimo davvero a un passo dal Montefeltro storico.
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