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MMT ha scritto:Tre casi (che chiaramente non sono tre e basta) in un arco storico che comprene l'intero medioevo fino al Concilio di Trento per tutto l'Orbe sino ad allora conosciuto mi sembrano in effetti pochini! Ma il discorso in effetti non può esser statistico: di fatto ci sono stati questi casi irregolari e contra legem. Sarebbe interessante approfondire cosa potevano e non potevano fare in astratto i figli illegittimi e vedere poi nella prassi chi se ne infischiava chi veniva graziato dal padre sovrano e via dicendo.
Sì sì, assolutamente d'accordo. Non pretendevo certo di comprendere una situazione che dall'alto medioevo si spinge fino al Concilio di TrentoAnzi, in realtà più che "astrarre" il discorso, mi interessava solo capire il fatto concreto da me riportato (poichè, appunto, non ho certo la pretesa di voler sapere come si comportasse tutto il clero dal medioevo al periodo post tridentino), o comunque di rimanere in ambito cinquecentesco pre-tridentino
Ai fini della successione testamentaria il de cuius istituiva chi voleva erede e aveva la facoltà di riconoscere i propri figli. In questo caso però il prete non poteva lasciare dei beni che non aveva nella propria disponibilità, poichè di proprietà della parrocchia, altro diverso ente, al figlio.
M.Brivio ha scritto:MMT ha scritto:Tre casi (che chiaramente non sono tre e basta) in un arco storico che comprene l'intero medioevo fino al Concilio di Trento per tutto l'Orbe sino ad allora conosciuto mi sembrano in effetti pochini! Ma il discorso in effetti non può esser statistico: di fatto ci sono stati questi casi irregolari e contra legem. Sarebbe interessante approfondire cosa potevano e non potevano fare in astratto i figli illegittimi e vedere poi nella prassi chi se ne infischiava chi veniva graziato dal padre sovrano e via dicendo.
Sì sì, assolutamente d'accordo. Non pretendevo certo di comprendere una situazione che dall'alto medioevo si spinge fino al Concilio di TrentoAnzi, in realtà più che "astrarre" il discorso, mi interessava solo capire il fatto concreto da me riportato (poichè, appunto, non ho certo la pretesa di voler sapere come si comportasse tutto il clero dal medioevo al periodo post tridentino), o comunque di rimanere in ambito cinquecentesco pre-tridentino
Ai fini della successione testamentaria il de cuius istituiva chi voleva erede e aveva la facoltà di riconoscere i propri figli. In questo caso però il prete non poteva lasciare dei beni che non aveva nella propria disponibilità, poichè di proprietà della parrocchia, altro diverso ente, al figlio.
Quindi Lei mi sta dicendo che il figlio del prete poteva essere riconosciuto dal padre stesso, anche se il concubinato era contra legem? Non era necessaria una dispensa, o un atto sovrano, o qualcosa del genere? Non sono per nulla informato su questa situazione.
Riguardo al trasferimento di beni della parrocchia, probabilmente è per questo che nel 1571, alla morte del figlio del prete, cerca di reimpossessarsi dei beni che gli furono sottratti in precedenza.
MMT ha scritto:M.Brivio ha scritto:MMT ha scritto:Ai fini della successione testamentaria il de cuius istituiva chi voleva erede e aveva la facoltà di riconoscere i propri figli. In questo caso però il prete non poteva lasciare dei beni che non aveva nella propria disponibilità, poichè di proprietà della parrocchia, altro diverso ente, al figlio.
Perchè non poteva lasciare beni?? con quale presupposto? non stiamo parlando di francescani che hanno fatto voto di povertà, ma si parla di rettori e canonici e questi facevano parte del clero secolare. Ovviamente non potevano alienare i beni della parrocchia (anche se alcuni lo fecero) quali terre, mobili o immobili, però potevano acquistare e vendere. E dettavano anche testamento. E potevano lasciare a chi volevano, fosse una camicia, o interi edifici.Il padre riconosceva che il figlio era il proprio e che era nato extra matrimonium per cui rimaneva illegittimo;
M.Brivio ha scritto:La famiglia godeva di una nobiltà non titolata, e (per quanto l'uso degli appellativi iniziò ad essere meno rigido vicino a Milano nella seconda metà del '500, e non possa più quindi essere d'aiuto nell'identificare un ceto sociale rispetto ad un altro, secondo quanto scrive il Manaresi) il figlio del prete appariva sempre e comunque come "dominus", ma probabilmente questo capitava sempre per gli illegittimi. Purtroppo non mi risulta che suoi discendenti abbiano cercato di accedere a qualche ordine cavalleresco. So però di un ramo che, verso il 1770, ottenne l'ascrizione al patriziato milanese presentando tutta la linea di agnazione dai Redaelli che effettivamente erano stati membri del patriziato in epoche passate. Sarebbe interessante vedere, qualora fosse lo stesso ramo, cosa fosse riportato nel processo a proposito del figlio del prete.
corbus ha scritto:Perchè non poteva lasciare beni?? con quale presupposto? non stiamo parlando di francescani che hanno fatto voto di povertà, ma si parla di rettori e canonici e questi facevano parte del clero secolare. Ovviamente non potevano alienare i beni della parrocchia (anche se alcuni lo fecero) quali terre, mobili o immobili, però potevano acquistare e vendere. E dettavano anche testamento. E potevano lasciare a chi volevano, fosse una camicia, o interi edifici.
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