da Salvennor » venerdì 8 luglio 2011, 21:10
A proposito di matrimoni, concubine e di ecclesiastici con figli, nei secoli passati, specie tra X e XV secolo, anche nella mia regione tali fenomeni erano abbastanza diffusi. Anzi erano molto diffusi, e ciò si evince da documenti anche molto antichi.
Tra le varie testimonianze relative già al periodo dell'Inquisizione, eccone una:
Certamente non si trattava di matrimoni in chiesa o davanti a esponenti religiosi dato che questo non fu considerato un sacramento sino al Concilio di Trento del 1570. Ma certamente appare affascinante immaginare il rito, confermato da un passo del Condaghe di S. Pietro di Sorres nella formula “a cclaru et a facke”, che sembra dividere questa cerimonia in due fasi distinte: una alla luce del giorno con la firma del contratto matrimoniale (a cclaru) e una notturna (et a facke) con l’accompagnamento notturno della sposa alla casa del marito. Una prassi conservata anche nei secoli successivi se in un documento più tardo, datato Sassari 20 settembre 1568, scritto da uno scandalizzatissimo gesuita, padre Baldassarre Piñas, si parla con dovizia di particolari di preti sposati e della cerimonia del matrimonio, in uso in Sardegna: “si accasano con determinate cerimonie, e i genitori e i parenti della donna la accompagnano fino a casa sua, ed essa è la più onorata del villaggio e si accasano mediante scrittura, la quale, dicono,
stabilisce che i beni che
acquisteranno li divideranno a metà”.
Cmq nei centri rurali il fenomeno era certamente più marcato.
Quanto alle differenze di età nel matrimonio, accedeva che non raramente lo sposo, in genere vedovo, avesse una differenza di età con la sposa anche di 30 o 35 anni, o forse più. Per esempio la sposa 21 anni e lo sposo 40, o 50. O anche la sposa 13 o 14 (giovanissima) e lo sposo 25, ma anche 35 o più.
E mi riferisco anche a casati molto importanti di origine iberica.