Figlio...di un prete

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda pierluigic » venerdì 8 luglio 2011, 14:11

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io dico sempre che si deve dare rigore storico alla storia familiare perche’ la microstoria puo’ contribuire in maniera determinante a rendere vera la grande storia
Oggi come oggi la grande storia e’ costruita in maggior parte su stereotipi irreali ma comodi

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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda M.Brivio » venerdì 8 luglio 2011, 14:18

perfettamente d'accordo.

E aggiungo che quei piccoli fatti che solitamente passano inosservati dai cultori della "grande" storia sono quelli che più apprezzo.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda pierluigic » venerdì 8 luglio 2011, 14:53

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questi fatti ci colpiscono ( anche a me capita cosi ) proprio perche sono reali e quindi spesso fuori dallo stereotipo di una storia edulcorata.

In realta’ quella era la vita...............quelle le azioni diverse da quelle che ci aspettavamo ……………..chissa’ poi perche’ non ci aspettavamo, visto che come dice anche l’Ecclesiaste “non c’e’ nulla di nuovo sotto il sole”



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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda corbus » venerdì 8 luglio 2011, 16:14

In casi come questi, l'unico vero problema per il ricercatore è ricostruire il filo genealogico nonostante il cambio di cognome (nel caso si fosse già formato all'epoca) ma mi pare che lo scoglio sia stato superato brillantemente ! :D


Ma per quale motivo ci sarebbe dovuto essere il cambio di cognome?
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 luglio 2011, 17:12

corbus ha scritto:
In casi come questi, l'unico vero problema per il ricercatore è ricostruire il filo genealogico nonostante il cambio di cognome (nel caso si fosse già formato all'epoca) ma mi pare che lo scoglio sia stato superato brillantemente ! :D


Ma per quale motivo ci sarebbe dovuto essere il cambio di cognome?


Per opportunità. In questi casi ai bambini veniva dato il cognome della madre oppure uno di fantasia, il riconoscimento del "frutto della colpa" comportava il riconoscimento della "colpa" ciò poteva portare a sanzioni da parte del vescovo e di un suo incaricato, perfino alla riduzione allo stato laicale, ma come abbiamo visto all'epoca ( Sec. XVI ) il concubinaggio dei sacerdoti era abbastanza tollerato.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda adj » venerdì 8 luglio 2011, 17:22

Tenete conto che prima del cosiddetto decreto Tametsi del Concilio di Trento, anche i matrimoni dei laici non erano privi di problemi. Erano assai comuni (e pienamente validi) i matrimoni clandestini, ossia contratti segretamente, con tutti i possibili abusi che ne potevano derivare, per esempio il contrarre da parte di uno dei coniugi un successivo matrimonio pubblico, vivendo di fatto in condizione di adulterio.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 luglio 2011, 18:08

Confermo ! Ho trovato una situazione di questo genere nel Goriziano ancora alla fine del Sec. XVII .
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda pierluigic » venerdì 8 luglio 2011, 19:22

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La cosa mi interessa molto perche' uno dei miei pb attuali e' un figlio naturale nel 1468
Il padre il 1 luglio 1468 battezza un primo figlio dandogli il suo cognome il 13 settembre ne battezza un secondo dandogli il medesimo cognome
sono sicuro che il padre sia lo stesso perche' non poteva esistere un omonimo e quindi sono curioso di capire quello che era il trattamento riservato ai figli "strani" e per ora mi pare non si possano stabilire per quegli anni regole

Fatta questa premessa
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Bravissimo Corbus secondo me ci hai preso tutti in castagna !

Credo che non ci fosse nella societa’ di allora alcuna percezione del frutto della colpa e nemmeno della colpa

I costumi allora erano assai poco schematizzati : la distinzione tra figlio legittimo e figlio naturale dipendeva da persona a persona e da circostanza a circostanza
Non credo fosse un problema molto sentito
Papa Clemente VII era figlio illegittimo di Giuliano de Medici allevato pero’ gelosamente da Lorenzo come un figlio proprio e divenne Papa nonostante l’illegittimita’ della sua nascita che avrebbe dovuto essere d'impedimento
Il duca Alessandro si dice con buona ragione essere il figlio illegittimo di Clemente VII e di una serva , Caterina regina di Francia lo considerava un bastardo ( un mulo mediceo )

Tutti quei lavoranti stagionali la cui unica ricchezza erano le braccia e che si spostavano qui e la per lavoro potevano aver tutte le mogli che volevano : esistevano ben scarsi modi di smascherarlo
I contadini che andavano d’estate in Maremma per esempio avevano talvolta una famiglia per l’inverno e una per l’estate
la cosa credo fosse accettata senza fare particolari drammi

Poveri preti se avevano a che fare con uno che veniva di fuori potevano fare ben poco

Invece tra la gente ricca e tra i contadini e gli artigiani stanziali i figli erano spesso considerati come un bene , quasi una proprieta’ personale del maschio
I mercanti fiorentini si portavano spesso dietro nel ritorno a casa uno o piu’ figli nati fuori del matrimonio e molto spesso davano loro il cognome…………………….salvo dimenticarsene qualcuno a balia per tutta la vita

Dipendeva molto dai personali scrupoli religiosi come veniva poi trattato il figlio naturale
Taluni lo comparavano a un figlio legittimo altri marcavano la differenza
Molto ovviamente credo dipendesse dalla moglie
Se la moglie aveva dietro una famiglia importante ………. ,era difficile che accettasse il tradimento del marito senza reazioni

Nei battesimi fino penso al concilio il nome della madre non compariva

In realta’ anche allora il rapporto uomo donna era complicato cosi troviamo le cronache piene di storie di unioni difficili con divisioni e fughe di mogli


A complicare le cose ci si mettevano pure nelle case dei ricchi storie di amori ancillari o con schiave



Credo che noi che ci occupiamo di raccogliere documenti si debba prendere semplicemente atto che queste cose erano (e sono ) ovviamente possibili
Che ( nel nostro caso ) in molti paesini il fatto che un prete avesse mogli e figli era per i paesani un fatto normalissimo
Che in certi ambienti sociali le regole erano piu’ rigide che in altri




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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda M.Brivio » venerdì 8 luglio 2011, 20:40

Il discorso è interessante

Riguardo la mia esperienza, è vero che spesso i nomi delle mogli erano tralasciati (per trovare le mogli, di frequente è opportuno cercare lo strumento dotale), ma mi è capitato di trovare molti battesimi nella seconda metà del '500 recanti anche il nome e cognome della donna, soprattutto se di famiglia importante.

Sui figli illegittimi, altro discorso interessante e molto complesso. In un testamento del 1515 o 1516 (non ce l'ho sottomano) di un nobile brianzolo, compaiono eredi pure i due figli illegittimi, ma sono espressamente chiamati "bastardi" e hanno un trattamento molto diverso da quello degli altri fratelli. Nell'esempio con cui ho introdotto il topic, invece, come abbiamo visto era il contrario (ma il figlio non compare mai come illegittimo, anzi, è riconosciuto da tutta la comunità, ed è paradossalmente tra le persone più in vista della stessa, da una famiglia potente ed influente e sposato con una appartenente ad un'altra famiglia altrettanto potente ed influente).
Poi, beh, c'erano altre cose curiose. Un mio antenato diretto aveva sposato in prime nozze una vedova di 10 anni più vecchia di lui, e, in seconde una ragazza che avrebbe potuto essere sua figlia in quanto a data di nascita, in clima post-tridentino.
Forse questo accadeva anche perchè, nelle piccole comunità isolate, certi "valori" o "freni inibitori" della società cittadina e (fortemente) cristiana erano meno presenti, penso. Quel che sappiamo, comunque, è che spesso e volentieri le norme sociali e religiose venivano ignorate.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda Salvennor » venerdì 8 luglio 2011, 21:10

A proposito di matrimoni, concubine e di ecclesiastici con figli, nei secoli passati, specie tra X e XV secolo, anche nella mia regione tali fenomeni erano abbastanza diffusi. Anzi erano molto diffusi, e ciò si evince da documenti anche molto antichi.
Tra le varie testimonianze relative già al periodo dell'Inquisizione, eccone una:

Certamente non si trattava di matrimoni in chiesa o davanti a esponenti religiosi dato che questo non fu considerato un sacramento sino al Concilio di Trento del 1570. Ma certamente appare affascinante immaginare il rito, confermato da un passo del Condaghe di S. Pietro di Sorres nella formula “a cclaru et a facke”, che sembra dividere questa cerimonia in due fasi distinte: una alla luce del giorno con la firma del contratto matrimoniale (a cclaru) e una notturna (et a facke) con l’accompagnamento notturno della sposa alla casa del marito. Una prassi conservata anche nei secoli successivi se in un documento più tardo, datato Sassari 20 settembre 1568, scritto da uno scandalizzatissimo gesuita, padre Baldassarre Piñas, si parla con dovizia di particolari di preti sposati e della cerimonia del matrimonio, in uso in Sardegna: “si accasano con determinate cerimonie, e i genitori e i parenti della donna la accompagnano fino a casa sua, ed essa è la più onorata del villaggio e si accasano mediante scrittura, la quale, dicono,
stabilisce che i beni che
acquisteranno li divideranno a metà”.

Cmq nei centri rurali il fenomeno era certamente più marcato.
Quanto alle differenze di età nel matrimonio, accedeva che non raramente lo sposo, in genere vedovo, avesse una differenza di età con la sposa anche di 30 o 35 anni, o forse più. Per esempio la sposa 21 anni e lo sposo 40, o 50. O anche la sposa 13 o 14 (giovanissima) e lo sposo 25, ma anche 35 o più.
E mi riferisco anche a casati molto importanti di origine iberica.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda pierluigic » venerdì 8 luglio 2011, 21:39

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un amico mi ha fornito un matrimonio del 1632 dove Lucia ha 12 anni e Luca 15 anni. Lucia muore poi a 17 anni



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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda M.Brivio » venerdì 8 luglio 2011, 22:00

questo non mi è mai capitato. Anzi, alcune generazioni della famiglia si sposavano relativamente tardi, e addirittura morivano anche dopo i 70 anni, spesso e volentieri (e la cosa più strana è che succedeva dal '400 al '600, diminuendo in seguito)
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda adj » venerdì 8 luglio 2011, 22:09

Salvennor ha scritto:Certamente non si trattava di matrimoni in chiesa o davanti a esponenti religiosi dato che questo non fu considerato un sacramento sino al Concilio di Trento del 1570.

In realtà il matrimonio era considerato un sacramento almeno già dal XII secolo e una dichiarazione formale è presente nel Concilio di Lione II del 1274, poi ribadita e precisata nel 1439 al Concilio di Firenze.
Trento non dice nulla di nuovo, ma si limita a precisare la forma richiesta.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 luglio 2011, 22:40

Nella regione da me ( troppo poco ) “sondata” ,il Friuli, la visita pastorale era lo strumento , anche prima del Concilio di Trento, con il quale l'arcidiacono mandato dal vescovo controllava e vigilava sulla vita, usi ed i costumi del clero e dei fedeli della pieve per correggere eventuali “ passi falsi ”.
Tutti i capifamiglia erano convocati nei “placiti di cristianità” per rispondere alle domande dell'arcidiacono in visita ( gli assenti ingiustificati incorrevano in scomunica e multa).

Venivano chieste notizie, oltre dell'amministrazione delle proprietà materiali, decime ed affitti, della condotta morale del clero e dei fedeli , eventuali punti di frizioni tra le norme della Chiesa e la pratica seguita che poteva essere di inciampo ( leggi scandalo ) alla vita spirituale.
Venivano indagati su : bestemmia, eresia, usura, adulterio, concubinaggio, credenze eterodosse , pratiche magiche .
Questi placiti erano momenti di registrazione della vita del clero e dei fedeli ma anche occasione di pacificazione familiare e di superamento di contese tra clero e fedeli.

Ovvie resistenze si verificavano all'ingiunzione del vescovo ai concubini di allontanare da sé le donne … tanto che il vicario temeva di venire aggredito e malmenato quando usciva di notte per portare urgentemente il conforto dei sacramenti.

E' giusto, tuttavia, considerare che “disordini” di cui stiamo parlando anche se abbastanza diffusi dovevano essere considerate eccezioni alla generale accettazione delle regole, specialmente in quei secoli, considerando il sentimento religioso delle nostre popolazioni e l'attaccamento alla Chiesa , cultura e punto di riferimento che accompagna il fedele dalla nascita alla morte.



L'abitudine di sposare donne giovanissime era dovuta da due esigenze :
la prima, per l'uomo, era quella di sistemarsi ed avere casa propria prima del matrimonio , la seconda era quella di assicurarsi abbastanza figli ( viventi ) ovvero braccia da lavoro prima che la moglie morisse di parto e/o di malattie.

Abitudine /necessità ben viva nelle nostre campagne fino all'inizio del XX° secolo.
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Re: Figlio...di un prete

Messaggioda Salvennor » sabato 9 luglio 2011, 0:06

Per adj: Si, probabilmente i ricercatori che hanno elaborato tali studi intendevano dire che prima veniva stipulato il contratto matrimoniale, e dopo si aveva la benedizione nuziale in chiesa o cmq davanti a un'ecclesiastico. Ma con modalità abbastanza diverse dalle cerimonie matrimoniali cattoliche più recenti, perlomeno in certe zone.
Dai documenti si rileva che nei secoli passati vigeva una mentalità alquanto diversa da quella più recente, e non era raro nei Capitoli delle Diocesi assistere anche a contrasti violenti tra membri del Capitolo e il Vescovo, e all'interno del Capitolo stesso. E parte di tali ecclesiastici erano per così dire con moglie e figli; parlo in particolare del periodo tra 300 e prima metà 500.
Per contrasti anche violenti intendo per esempio aggressioni tra fazioni, con coinvolgimento di parenti, o anche nel Duomo durante il Capitolo l'alzarsi di un Canonico dallo scranno per lanciare la spada contro un collega (nonostante alcune disposizioni molti ecclesiastici erano armati ). E il fatto che l'azione disciplinare, quando c'era, consistesse in ammonizioni e multa pecuniaria (solo a volte pene più gravi) dimostra che tali prassi erano molto frequenti.
Spesso la vera vittima era il Vescovo, che veniva ostacolato dai Capitoli, anche per quanto riguardo la lotta contro certe usanze, tipo quelle già citate nei post precedenti. E ciò è documentato in varie fonti della mia regione.
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