Franco Benucci ha scritto:Eeeehhh, prego, come dice? Non colgo. Ma forse il problema è solo quello che dicevo sopra: solo da quelle parti toma vuol dire formaggio (o il formaggio si chiama toma): un problema di lingua, non di referenzialità, formaggi coi vermi ce ne sono/erano un po' dappertutto, compreso nella Patria, come ben sapeva il buon Domenico Scandella già nel 1532.
Toma è piuttosto un tipo di formaggio, tipico delle vallate piemontesi (e ogni valle ha la sua, o le sue, toma/e), però il termine in sé appartiene alla lingua italiana e non solo dialettale.
Certo, con "anticipazione dei tempi della proliferazione" intendevo la produzione di formaggi brulicanti di ospiti striscianti (e saltellanti): non so se sia abitudine culinaria coltivata anche altrove.
Fatto sta che tutti i formaggi, lasciati al loro destino per un opportuno lasso di tempo, finiscono col raggiungere questo stadio diciamo... vitale, per cui: tom(b)a dell'uno, vita dell'altro.