da Fabio Cassani Pironti » mercoledì 29 giugno 2005, 0:10
Carissimo Michele,
Il linguaggio televisivo non è, certamente, privo di imprecisioni. Io sono la persona meno indicata a pontificare (mai aggettivo è stato così opportuno) sulla lingua italiana, ma di sicuro non si può prenderla ad esempio.
La corrispondenza “ufficiale” rivolta al Santo Padre conserva, tuttora, una forma irreprensibile, basta leggere i discorsi che gli ambasciatori rivolgono al Papa nell’Udienza per la presentazione delle Lettere Credenziali.
Personalmente, credo che anche un semplice cattolico che desidera scrivere al successore di Pietro, possa utilizzare uno stile formale che non è segno di leziosità ma semplice rispetto verso il Capo della Chiesa.
In ogni caso, l’esperienza mi ha insegnato che, nella Santa Sede, la forma è tenuta in considerazione soltanto se proviene da chi dovrebbe farlo. Se un buon cristiano si rivolge ad un cardinale chiamandolo monsignore, ne sarà lieto. Se lo fa un capo di stato, o un ambasciatore, è un altro discorso.
Per ciò che riguarda il “plurale majestatis”, esso è prerogativa del Pontefice, non dei suoi interlocutori. Il Papa si rivolge con detto plurale ad indicare la doppia natura delle sue parole. Oggigiorno si tende ad utilizzare la prima persona, ma di frequente è il frutto delle traduzioni, anche ufficiali. Se leggi il testo in latino è spesso usato il “plurale majestatis”. Un esempio recente è il Primo Messaggio di Sua Santità Papa Benedetto XVI al termine della Concelebrazione Eucaristica con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina (20 aprile 2005), nel quale, scritto in latino, dice: “…Duo animum Nostrum discordes sensus hoc tempore una simul subeunt…” E tradotto in “Nel mio animo convivono in queste ore due sentimenti contrastanti.”
In altri casi, invece, è tradotto correttamente, come nel caso della Lettera Apostolica con la quale il Sommo Pontefice ha iscritto nell’albo dei Beati le Serve di Dio: Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope (14 maggio 2005). “Nos, vota Fratrum Nostrorum Ferdinandi Sebastián Aguilar, Archiepiscopi Pampilonensis, et Iacobi Michaelis Moynihan, Episcopi Syracusensis, necnon plurimorum aliorum Fratrum in Episcopatu multorumque christifidelium explentes, de Congragationis de Causis Sanctorum consulto, Auctoritate Nostra Apostolica facultatem facimus ut Venerabiles Servae Dei Ascensio Nicol Goñi et Maria Anna Cope Beatarum nomine in posterum appellentur, earumque festum…” tradotto “Noi accogliendo il desiderio dei Nostri Fratelli Fernando Sebastián Aguillar, Arcivescovo di Pamplona, e James Michael Moynihan, Vescovo di Syracuse, e di molti altri Fratelli nell'Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che le Venerabili Serve di Dio Ascensión Nicol Goñi e Marianne Cope d'ora in poi siano chiamate Beate e che si possa celebrare la loro festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno…”
Cordiali saluti,
Fabio