fabrizio guinzio ha scritto: (... ) Per Sergio:
de jure condendo (e in dottrina giuridica e filosofia del diritto etc.) potresti avere ragione, ma lo jus conditum del nostro Stato, sia all'epoca monarchica per la titolatura nobiliare che attuale repubblicana per i meri predicati nobiliari non ha attualmente recepito proposte innovative, anche nel puro e semplice campo prettamente stemmografico (l'ultima regolamentazione degli stemmi dell'Ufficio Araldico statale, quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è quasi fotocopia della normativa regnicola; e per quanto ne sappia, in caso di riconoscimento anche dei titoli, con piccola modifica di disposizione transitoria e/o finale della Costituzione, la "nuova" normativa in merito seguirebbe i medesimi criteri). Certo che si potrebbe cambiare indirizzo dottrinario legislazione e via proseguendo giurisprudenza, ma al momento non ne vedo i presupposti. L'unica associazione nobiliare italiana (CNI) recepita nell'organizzazione nobiliare di riferimento europea (CILANE) vive secondo la legislazione regnicola. E questi sono fatti. Ciao,
Faccio un filino di sforzo per seguire il filo del tuo discorso e, francamente, non so neppure se sono in grado di recepirlo appieno ( o forse, solo intuirlo ).
Probabilmente sarebbe superfluo inscenare il solito teatrino ( pro / contro CNI ) in quanto il nostro forum è stracolmo delle nostre amichevoli schermaglie e rischiamo il linciaggio ( spero solo ) morale; tuttavia, mio malgrado , mi calo nella parte per l’ennesima volta a beneficio dei nuovi utenti:
Il Corpo della Nobiltà Italiana è un’autorevole ma privatissima associazione che rappresenta un gruppo di nobili attualmente accreditata in una privatissima commissione di informazione e collegamento C.I.L.A.N.E. ( fatti o parole ?
Ma fai tu ).
Lasciando perdere le pretenziose prerogative ricognitive del sodalizio, quello che è totalmente inaccettabile è il criterio usato, mutuato dalle leggi antistoriche ed anticostituzionali del regno d’Italia, con il quale viene trattata la materia nobiliare ( come se appena un’ottantina d’anni di regno unitario avessero la pretesa di dettar legge su secoli di diritto e diritti nobiliari ).
Fabrizio, mi scrivi che non vedi i presupposti per cambiare indirizzo dottrinario, io si, senza ombra di dubbio :
1) Ho già evidenziato l’inadeguatezza di una legislazione antistorica ed incostituzionale alla base di criteri di individuazione di un tradizionale “status” nobiliare.
2) Fermo restando il carattere privato e riservato dei trattamenti di storica ed indiscussa consuetudine nobiliare, da tempo considero quale criterio più equo e rispettoso della tradizione storica in grado di riconoscere e , se vogliamo, “ catalogare “ le aristocrazie italiane, questo :
“Per correttezza , rispetto storico-familiare e legislativo, devono venir presi in considerazione “status” e trattamenti nobiliari secondo il diritto e le consuetudini vigenti sul territorio nel periodo nel quale gli stessi ebbero origine, spesso molto prima della formazione dello Stato precedente all’unità nazionale”.
( Perdona l'autocitazione ).
Ti saluto cordialmente





