Salve
fonte: Storia della borghesia Italiana - La età liberale di A.M.Banti
Non tutti immaginavano la necessità di una totale identificazione con i modelli nobiliari che avevano di fronte.
Non tutti si spingevano fino al punto di chiedere la concessione di un qualche titolo onorifico o nobiliare.
Anzi in qualche caso ci furono persino rifiuti clamorosi, segno di un inattaccabile orgoglio per la propria condizione di "borghese".
Il caso più clamoroso è quello di Giuseppe Verdi. Secondo quanto racconta Ferdinando Martini, tutto nacque da un equivoco che capitò dopo la rappresentazione del Falstaff a Milano nel 1893. Martini era ministro della Pubblica Istruzione. Andò a Milano alla prima e incontrò Verdi per il quale ebbe calde parole di elogio, poi, il giorno dopo, a Roma, trovò questo inaspettato telegramma: Leggo "Perseveranza" annunzio titolo di Marchese. Mi rivolgo a lei come artista perchè faccia tutto il possibile onde impedirlo: Ciò non toglie mia riconoscenza che sarà maggiore se nomina non avviene. Cordiali saluti, Verdi".
Il commento di re Umberto I, a colloquio con Martini, sarebbe stato: "Come si può (......) immaginare una cosa simile? Come si può al nome di Verdi appiccicare il titolo di Marchese di Busseto?
Come si può credermi capace di una tale profanazione?. Profanazione mi par proprio la parola che ci vuole. Il prestar fede a questa stoltezza è un offesa per Verdi e per me.".
(F.Martini, Confessioni e ricordi 1859-1892, Milano 1929,pp 228-35)
Un caso esemplare di un grande per propri meriti in un mare magno di postulanti, servi e mandarini di tutte le razze.
Cordialmente


