Nobili poveri

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Nobili poveri

Messaggioda Vincenzo Loffreda » lunedì 24 gennaio 2011, 18:55

Buonasera a tutti,

Leggendo 'Il Risorgimento Italiano' di Stuart J.Woolf mi sono imbattuto in questo passaggio molto interessante nel quale si accenna a delle famiglie nobili 'povere'.
La cosa mi ha lasciato un pò perplesso, nonostante sia per me noto che vi sono state nobili famiglia cadute in povertà nel corso dei decenni e dei secoli, tuttavia vorrei chiedervi di poter argomentare un pò il dato in questione e, se possibile, citare esempi in merito.



"La società italiana era tanto imbevuta di ideali aristocratici come forse solo quella spagnola. La nobiltà dei vari Stati manteneva il potere accogliendo nelle proprie file i membri più opulenti della borghesia urbana. L'unico Stato che cercò di conservare il potere nell'ambito di una casta chiusa, Venezia, fu costretto a cambiar politica verso la metà del Seicento. Ai nobili poveri erano fornite istruzione gratuita ed aiuti affinchè non perdessero il loro status. La conservazione del patrimonio familiare divenne un affare di importanza preponderante, da perseguire mediante la sanzione legale dell'inalienabilità del patrimonio ereditario , l'astinenza sessuale imposta ai figli cadetti, maschi e femmine, l'oculata accumulazione di fondi per le doti."


Grazie e cordiali saluti.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 21:26, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Pantheon » lunedì 24 gennaio 2011, 19:38

A Genova, a partire dal 1575, si assistette ad una sorta di contrapposizione tra nobili ricchi e poveri (una suddivisione attribuita dai livelli di ricchezza essenzialmente dovuta ai contatti commerciali con la Spagna). Dopo alterne vicende, Le cose cambiarono: nel 1583 la "fazione dei poveri" riuscì ad introdurre una politica estera più indipendente dalla Spagna e dalla Chiesa.
Saluti.

PS
Vecchie riminiscenze di Storia del Pensiero Politico...Dovrei rispolverare ! Questo è un ottimo spunto... ;)
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 24 gennaio 2011, 19:57

«Una distinzione più decisa era quella di nobili ricchi e nobili poveri: e questi ultimi detti dal volgo Barnabotti, perché abitavano il quartiere di San Barnaba, erano ad una condizione peggiore della plebe: perché la povertà loro non potendo aspirare alle prime cariche del patriziato, e per essere patrizi a quelle de' cittadini, erano ridotti ad umili impieghi disdegnati dagli altri nobili, o a vivere quasi di mendicità, o nel grado di clienti di chi più poteva. Quindi sarebbono stati autori di innovazioni, se la bassezza del loro stato glielo avesse permesso, e se la ponderosa influenza degli altri nobili e cittadini interessati a quel sistema, e lo stesso poco conto che ne faceva la plebe, non gli avesse tenuti a freno. Del resto il governo aveva fondato utili istituti per l'accasamento delle loro figliuole, dotandole, o monacandole. E non essendo vietati i matrimoni tra patrizi e cittadini, accadeva spesso che un cittadino dovizioso, per accrescersi col parentado le aderenze nei consigli, accasasse le figlie con nobili poveri; come accadeva ancora che donzelle patrizie si maritassero a cittadini opulenti, essendovi tra questi assai famiglie che per ricchezze e relazioni avevano nulla da invidiare ai patrizi. tali matrimoni li procura talvolta il Governo medesimo o per sollevare un nobile povero, o per lusingare l'orgoglio di un ricco cittadino. È vero che figliuoli nati da questi connubii non erano patrizi: legge necessaria, senza la quale in poche generazioni i due ordini si sarebbero confusi, ma non meno perciò tali parentele valevano a mantenere la concordia e una specie di eguaglianza.»

A. BIANCHI, Biografia di Frà Paolo Sarpi: teologo e consultore di stato della repubblica Veneta, Como 1836, p. 216

«Veniva infine la terza classe dei patrizii, detta dei Barnabotti, tenuta a vile per la scarsezza o mancanza totale del censo, e cui -tuttavia, benché fossero aperti impieghi anche di grande autorità, non si conferivano d'ordinario quelli, che sebbene più lucrativi, in compenso esigevano molte spese e sontuoso vivere, come di ambascierie, di generalati e baliaggi, e delle primarie cariche in Terraferma. Invidiosa quindi del fasto dei patrizii che vedeva fra le dovizie e nei piaceri, mentre ad essa gettavano come per carità una tenue annua pensione; scontenta perciò e sediziosa; ignorante per la maggior parte, avveniva che quelli tra essa a'quali s'erano aperti i gratuiti posti nell'Accademia de'nobili alla Giudecca, od aveano potuto profittare altrove dell'istruzione e sviluppare ménte colta e arguto ingegno, aspirassero a balzar di seggio coloro che negli eminenti posti poggiavano. Nel Maggior Consiglio, a cui tutt'i nobili aveano accesso, la classe de' Barnabotti veniva a costituire la parte più turbolenta, del che avea dato non guari un esempio nella Correzione promossa dal Contarini e dal Pisani, e tra essa cercavano i grandi patrizi! e gli ambiziosi i suffragi.»

S. Romanin, Storia documentata di Venezia, Venezia, 1860
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Re: Nobili poveri

Messaggioda contegufo » lunedì 24 gennaio 2011, 22:02

Salve

A proposito dell'argomento vorrei citare che è stato trattato in un saggio di cui sotto riporto gli estremi:


L’Ordine di Santo Stefano nella Toscana dei Lorena. Atti del convegno di studi, Pisa, 19-20 maggio 1989, Roma 1992, pp. 338 (Saggi, 21).

Fondato nel 1562 da Cosimo I de’ Medici con lo scopo di combattere sul mare i nemici della fede cristiana, l’Ordine di Santo Stefano aveva acquisito nei due secoli successivi un ruolo preminente di istituto nobiliare dotato di grande rilevanza sia politica e sociale che economica e finanziaria. A partire dall’investitura del Granducato di Toscana a Francesco Stefano di Lorena nel 1737, la riforma dell’Ordine divenne quindi un nodo importante della politica lorenese non solo nei confronti dei sudditi del Granducato, ma anche per le relazioni con l’Oriente. All’approfondimento di tali tematiche è stato dedicato il convegno di cui si pubblicano gli atti in questo volume, realizzato con la collaborazione di Roberto Pertici; hanno organizzato l’incontro di studio il Comune di Pisa, l’Istituto dei cavalieri di S. Stefano e l’Archivio di Stato di Pisa che conserva l’archivio dell’Ordine, costituito da circa 7.600 unità. (Sullo stesso argomento vedi anche Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 44)


Giovanna Tanti, Presentazione

Franco Angiolini, L’Ordine di S. Stefano negli anni della Reggenza (1737-1765): urti e contrasti per l’affermazione del potere lorenese in Toscana
Danilo Marrara, L’Ordine di S. Stefano nell’età della Reggenza. Le riflessioni critiche di Pompeo Neri e la legge sulla nobiltà
Franz Pesendorfer, Il granduca Ferdinando III: la rinascita dell’Ordine di S. Stefano
Romano Paolo Coppini, L’Ordine di S. Stefano nella Toscana di Leopoldo II
Cesare Ciano, L’Ordine di S. Stefano e la ristrutturazione delle forze navali toscane nell’età lorenese
Danilo Barsanti, L’Ordine di S. Stefano nell’età di Pietro Leopoldo: le vicende delle fattorie del Pisano
Ivo Biagianti, L’Ordine di S. Stefano nell’età di Pietro Leopoldo: le vicende delle fattorie della Valdichiana
Zeffiro Ciuffoletti, L’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano nella storiografia
Calogero Piazza, L’Ordine di S. Stefano in età lorenese ed i paesi barbareschi
Renzo Mazzanti, La rappresentazione cartografica del litorale toscano nel periodo dei combattimenti sul mare dell’Ordine di S. Stefano (1563-1716)
Rodolfo Bernardini, Considerazioni sui risultati della ricerca per la realizzazione della bibliografia antica e moderna sull’Ordine e sui Cavalieri di S. Stefano
Rodolfo Bernardini – Laura Zampieri, Bibliografia antica e moderna sull’Ordine e sui Cavalieri di S. Stefano. Primo tentativo di catalogazione
Roberto Pertici, Cosimo Andrea Sanminiatelli e il legittimismo italiano dell’età della Restaurazione
Paolo Castignoli, Strutture al servizio dei Cavalieri di S. Stefano a Livorno

Giovanna Tanti, Per una riflessione sul declino della nobiltà in Toscana: i soccorsi agli ex-nobili poveri a Pisa in età napoleonica

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Re: Nobili poveri

Messaggioda contegufo » lunedì 24 gennaio 2011, 22:27

Salve

E' meritevole anche quanto sotto riportato

"La società veneziana era poi composta da altre classi sociali: il clero, i cittadini originari (da cui proveniva la burocrazia, e che erano registrati nel Libro d'argento) e il popolo.

All'interno delle famiglie nobili vi era poi una distinzione in cinque classi, in base alla loro origine e alla loro aggregazione alla classe nobiliare:

Classe prima - le Case vecchie (chiamati comunemente i longhi). In tutto ventiquattro famiglie, dodici delle quali chiamate Apostoliche, che nel 697 avevano partecipato all'elezione del primo doge Paoluccio Anafesto. Altre quattro erano chiamate Evangeliste, perché nel 725 avevano fondato il monastero di San Giorgio;

Classe seconda - le Case nuove (comunemente chiamati i curti). Costituite dalle famiglie che avevano fatto parte del Maggior consiglio fin dall'VIII secolo. Di queste sedici erano chiamate Ducali, perché dal 1414 al 1612 elessero sempre il doge dal loro interno, escludendo i membri della Case vecchie. Poi un gruppo di famiglie aggregate in occasioni straordinarie, dal 1229 al 1311;

Classe terza - le Case nuovissime; aggregate nel 1381 in occasione della Guerra di Chioggia;

Classe Quarta - le famiglie aggregate dal 1646 al 1669, in occasione della Guerra di Candia e dal 1684 al 1718 per la guerra in Morea;

Classe Quinta - le famiglie della nobiltà di terraferma aggregate dal 1775 al 1790. Queste ultime tre aggregazioni vennero fatte previo esborso di notevoli somme di denaro, che servivano per poter finanziare le necessità dello stato in periodi particolarmente gravi;

Ad honorem - erano queste delle famiglie appartenenti alla più prestigiosa nobiltà italiana ed europea, che avevano chiesto di poter entrare nella nobiltà veneta per motivi di prestigio. Tra queste ricordiamo i Borbone, i Borgia, i Chigi, poi i Colonna, i Farnese, i Gonzaga, e ancora i Lussemburgo, i Medici, gli Orsini, i Richielieu, e anche i Savoia, gli Sforza ecc1

Questi titoli nobiliari cessarono praticamente di essere validi il 12 maggio 1797, con la fine della Repubblica. Nel corso della prima dominazione austriaca, le nuove autorità imperiali stabilirono che i nobili veneziani "possidenti" potevano fregiarsi del titolo di conte, trasmissibile secondo gli usi ai legittimi discendenti maschi e alle femmine. Si doveva pagare una sostanziosa tassa, che in tal modo escludeva tutti i nobili poveri o con scarse fortune. La maggior parte dei patrizi ricchi raccolse l'invito. Solo alcuni idealisti non accettarono, come i Michiel, discendenti di tre dogi. Un paio di queste famiglie, gli Erizzo e i Giovannelli, previo esborso di una salatissima imposta poterono fregiarsi del titolo di principe."

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Re: Nobili poveri

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 24 gennaio 2011, 23:04

Vincenzo Loffreda ha scritto:"(...) L'unico Stato che cercò di conservare il potere nell'ambito di una casta chiusa, Venezia, fu costretto a cambiar politica verso la metà del Seicento. Ai nobili poveri erano fornite istruzione gratuita ed aiuti affinchè non perdessero il loro status. La conservazione del patrimonio familiare divenne un affare di importanza preponderante, da perseguire mediante la sanzione legale dell'inalienabilità del patrimonio ereditario , l'astinenza sessuale imposta ai figli cadetti, maschi e femmine, l'oculata accumulazione di fondi per le doti."


Difficile provare a trattare l'argomento in poche parole.

L'immobilismo politico, la piatta oligarchia, garantiva integrità e la ricchezza dello Stato e questo veniva a sua volta garantito dal predomionio assoluto, trasmissibile ereditariamente del patriziato veneziano, classe detentrice del potere: aristocrazia ovvero governo dei migliori .
Ai "migliori" cioè ai patrizi membri del Gran Consiglio non veniva richiesta la ricchezza ma la non contaminazione del sangue e l'assoluta assenza di attività lavorativa meccanica .

I patrizi doviziosi avrebbero provveduto ( direttamente o attraverso a istituzione statali) al sostentamento dei barnabotti, meno fortunati , una sorta di "aristosocietà di mutuo soccorso" ante litteram..

[hmm.gif] Mi accorgo, tuttavia, che l'equazione nobiltà=ricchezza è un luogo-comune più tenace di quella dell'assenza delle mezze stagioni... :D
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 25 gennaio 2011, 9:44

GENS VALERIA ha scritto: [hmm.gif] Mi accorgo, tuttavia, che l'equazione nobiltà=ricchezza è un luogo-comune più tenace di quella dell'assenza delle mezze stagioni... :D


Si tra le pagine del più facile "luogocomunario" si ritrova ben solida questa errata equiparazione smentita però dalle fonti coeve. Ma il fenomeno non è solo italico o veneziano; "nobiltà povere" sono comuni a tutt'Europa in specifici contesti propri; si pensi alle Spagne degli Hidalgos, ai celebri ma spiantati Guasconi, alle Highlands scozzesi, all'Irlanda, sino alla prolifica nobiltà polacca...

Tornando alla Penisola, mi piace ricordare anche le parole del Mecatti: «Così potranno consolarsi quelle famiglie, le quali si vedranno notate in questo Priorista, se decadute sono presentemente, e mancanti di beni e fortuna; mentre che tutto il Mondo farà loro giustizia, che benché povere; sono però nobili, ed antiche, e in conseguenza degne di tutta la considerazione; non essendo al parere de' più savi le sole ricchezze quelle che costituiscono le Famiglie nobili e grandi»
G.M. Mecatti, Notizie istorico-genealogiche appartenenti alla nobiltà e cittadinanza fiorentina (1754)
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Re: Nobili poveri

Messaggioda contegufo » martedì 25 gennaio 2011, 21:32

Salve

Mi accorgo, tuttavia, che l'equazione nobiltà=ricchezza è un luogo-comune più tenace di quella dell'assenza delle mezze stagioni...


Non credo che alla classe eletta ovvero la nobiltà sia mancato di che vivere e casi sporadici anche se diffusi di qua e di là non fanno testo.
Prima di essere poveri ci dovrà essere stata una condizione di agiatezza se non di ricchezza e d'altra parte quello che si tocca con mano e cioè le tasse pagate e i beni immobili mostrati non possono che far pensare a situazioni di benssere abbondante e prolungato.

Far passare la nobiltà quasi come dei mentecatti è un insulto alla stessa classe che non ha bisogno di "ausili e protesi" tantomeno borghesi.
Circa l'aiuto che pare esserci stato nei confronti di "decaduti" bisogna anche vedere fino a che punto era scaturito dal profondo dell'animo e quanto interessato ovvero da carità pelosa.

Ti aiuto perchè sei dei nostri ma soprattutto perchè le nostre strade non si incrociano ma se succedesse il contrario non sarei sicuro di tanta benevolenza controllata.
Quando celebriamo un avversario che non c'è più il coro è al completo ma prima?

Per la bandiera degli ideali il vento spira vivace ma chi tiene l'asta ha sempre un occhio aperto e uno chiuso!

Salutissimi
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Re: Nobili poveri

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 25 gennaio 2011, 23:04

contegufo ha scritto:
Non credo che alla classe eletta ovvero la nobiltà sia mancato di che vivere e casi sporadici anche se diffusi di qua e di là non fanno testo.
Prima di essere poveri ci dovrà essere stata una condizione di agiatezza se non di ricchezza e d'altra parte quello che si tocca con mano e cioè le tasse pagate e i beni immobili mostrati non possono che far pensare a situazioni di benssere abbondante e prolungato.

Far passare la nobiltà quasi come dei mentecatti

[eek.gif]

è un insulto alla stessa classe che non ha bisogno di "ausili e protesi" tantomeno borghesi.

Circa l'aiuto che pare esserci stato nei confronti di "decaduti"

[wheelchair.gif]

bisogna anche vedere fino a che punto era scaturito dal profondo dell'animo e quanto interessato ovvero da carità pelosa.

Nessuna carità pelosa , capisco che il concetto non sia di immediata comprensione: "L'immobilismo politico, la piatta oligarchia che garantiva integrità e la ricchezza dello Stato" non andava turbato.
Il patriziato , rinchiuso a riccio difendeva il proprio mondo ed il proprio modo di concepire la "politica" che permise a Venezia di essere lo Stato più ricco e potente del mondo allora conosciuto


Ti aiuto perchè sei dei nostri ma soprattutto perchè le nostre strade non si incrociano ma se succedesse il contrario non sarei sicuro di tanta benevolenza controllata.
Quando celebriamo un avversario che non c'è più il coro è al completo ma prima?

Per la bandiera degli ideali il vento spira vivace ma chi tiene l'asta ha sempre un occhio aperto e uno chiuso!

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contraccambio i saluti
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Tilius » martedì 25 gennaio 2011, 23:32

contegufo ha scritto:Prima di essere poveri ci dovrà essere stata una condizione di agiatezza se non di ricchezza e d'altra parte quello che si tocca con mano e cioè le tasse pagate e i beni immobili mostrati non possono che far pensare a situazioni di benssere abbondante e prolungato.


Mai sentito parlare di declino delle fotune familiari?
Quando si vive esclusivamente di rendita (e accadeva spessissimo nella categoria menzionata) bisogna sapere essere amministratori attentissimi dei propri beni.
Non sempre lo si era.
E questo é solo un esmpio della tipologia di "rovesci" finanziari in cui poteva incorrere una famiglia nobile.
Ergo di casi di nobili immiseriti (o anche solo ridotti a condizione che é un pallido ricordo dei fasti del passato...) ve ne sono moltissimi.
Oggi come in passato.
E il titolo non é che ne risente più di tanto.
Anche i Barbabotti (ma qui vado a memoria... qualcuno mi corregga se fallo) conservavano il loro voto in Maggior Consiglio.
Esattamente come tutti gli altri.
Che poi non ricevessero incarichi prestigiosi, é altro discorso (capitava che anche patrizi ricchi venissero regolarmente trombati nelle elezioni alle magistrature, per semplici intrighi di palazzo...)

Ergo, non vedo il motivo di questo stracciarsi le vesti... :roll:
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Re: Nobili poveri

Messaggioda contegufo » martedì 25 gennaio 2011, 23:51

Salve

L'interpretazione immediata e analitica sono le facce della stessa medaglia, però della medaglia si preferisce mostrare una parte piuttosto che l'altra.
E' l'uomo che agisce e per quanto dia una giustificazione al suo operato ne esiste una più remota che solo volendo può apparire........ma solo volendo.

Saluti e grazie per le spiritose interpunzioni.

PS: Una ragazza un giorno mi regalò un salvadanaio........chi sa cosa voleva dire?
Ultima modifica di contegufo il mercoledì 26 gennaio 2011, 0:44, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobili poveri

Messaggioda contegufo » mercoledì 26 gennaio 2011, 0:37

Salve

A Lucca repubblica oligarchica e indipendente fino all'arrivo dei napoleonici 1799 il patriziato era costituito da mercanti che avevano girato l'europa con i loro banchi, mercanti che L-A-V-O-R-A-V-A-N-O mancando da casa anche per 20/30 anni e sognando con nostalgia il momento del ritorno in patria.
Col denaro ricavato diventarono anche banchieri con tutti i rischi del caso (vedi topic sui Bottini) costruirono Palazzi e Ville tenuti insieme anche grazie ad una legge per quanto iniqua come quella del maggiorascato.

Come in altri casi le divisioni ereditarie hanno frammentato patrimoni colossali messi insieme da quei mercanti che i soldi li avevano fatti lavorando senza esser servi di nessuno in libero et populare stato.
Dopo il '500 è subentrata progressivamente l'attività della rendita agricola e immobiliare oltre che di banchieri di quanto messo insieme e tenuto anche per una manodopera a costo prossimo allo zero.

Qualche famiglia ha conservato la smodata apparenza dell'apparire finendo a poco a poco quanto era in cassa senza capire che i tempi erano cambiati mentre le loro teste non erano cambiate per nulla.
Ci sono voluti, in quei casi sporadici, almeno 400 anni questo per dire che razza di patrimoni erano.

Un po' come nel racconto di Edgar Allan Poe "La rovina di casa Usher" dove tutto crolla senza esser capaci di rimediare: ovvero "tutto bene madama la Marchesa" con la nave che affonda.
Tuttavia la parsimonia e l'avvedutezza dei lucchesi ha permesso loro di mantenersi a galla con tutti i limiti detti prima ma senza decadenze particolarmente evidenti, insomma nessun nobile povero a Lucca.

Saluti
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Re: Nobili poveri

Messaggioda bardo » mercoledì 26 gennaio 2011, 14:41

Giovanni Antonio Rigazzi, nella sua Cronica, parlando delle famiglie nobili riminesi, la chiama l'inquietà volubilità della Fortuna. Anche a Rimini i tracolli economici e l'assottigliamento dei patrimoni fanno sì che in famiglia, per non smembrare il patrimonio, si concepiscano meno figli, la maggior parte dei quali comunque destinati alla carriera ecclesiastica. In tal modo nel giro di qualche generazione non era infrequente che la stessa famiglia si estinguesse, e il Rigazzi puntigliosamente elenca le famiglie estinte e quelle che lo saranno a breve.

Monsignor Angelo Ranuzzi, Governatore di Rimini nel biennio 1659-1660, così osserva:

"Vi sono molte famiglie antiche e nobili che fanno risplendere la Città, trattandosi i Gentiluomini con decoro et honorevolezza, con vestire lindamente, far vistose livree et usar nobili carrozze, nel che tale è la premura et il concetto fra di loro, che si privano talvolta de' propri stabili, né si dolgono di avere le borse essasute di denari per soddisfare a così fatte apparenze".

Nel 1762 e nel 1764 il Consiglio riminese discute anche di una sorta di soglia minima di ricchezza per le nuove aggregazioni di Nobili e Cittadini. Variano le cospicue elargizioni al Pubblico se si tratta di Nobile o di Cittadino, mentre per accedere al grado di Consigliere nobile né il padre né il figlio devono aver esercitato arte meccanica né Bottega.

un saluto ;)

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Re: Nobili poveri

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 26 gennaio 2011, 14:57

Riporto, a favore dei nuovi utenti, un brano significativo che avevo già postato tempo fa

da “Le Nobiltà Europee” di Jean Pierre Labatut:

“Molti nobili polacchi vivevano allo stesso modo dei contadini e, tuttavia, non si poteva affatto eccepire sulla loro qualità di nobili, perché della nobiltà conservavano certi segni caratteristici, come quello di portare i capelli corti , mentre i contadini li portavano lunghi. Inoltre le loro donne portavano scarpe, mentre quelle contadine avevano ai piedi dei sandali fatti di strisce di cuoio intrecciate e , cosa indubbiamente più eloquente, qualora fossero stati condannati a pene corporali, li si frustava facendoli stendere su un tappeto e non sulla nuda terra come avveniva per i contadini, Ma soprattutto conta il fatto che essi avessero piena consapevolezza di far parte della nobiltà: il tipo di vita che essi conducevano non alterava l’unità dell’ordine nobiliare.”
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobili poveri

Messaggioda bardo » mercoledì 26 gennaio 2011, 16:05

Un interessante articolo circa la società veneziana, Dal patriziato alla nobiltà. Aspetti della crisi dell'aristocrazia veneziana nella prima metà dell'Ottocento
di Renzo Derosas, con accenno ai barnabotti, può essere letto qui:

http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/ ... bilt%C3%A0

un saluto ;)

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