Franco Benucci ha scritto:L'uso del termine in sè stesso, come etichetta per quel tipo di scaccato, mi pare del tutto legittimo una volta riconosciuto l'oggetto di base e il motivo grafico ispiratore, che certo era ben presente (in una qualche sua versione e realizzazione, magari su carta o pergamena, non necessariamente in tassellato litico) anche a chi ideò lo stemma trentino oggetto dei nostri crucci.
Poi è vero, è rimasta aperta la discussione sull'aspetto 'definitorio', cioè blasonico, tra ondato e grembiato, doppio- e contro-, ecc. In un certo senso ci siamo paracadutati sull'obiettivo finale senza aver del tutto chiarito il percorso da fare per raggiungerlo via terra...
L’arma, piuttosto insolita, è descritta per la prima volta da Konrad FISCHNALER
Tirolisch-Vorarlberg'scher Wappenschlüssel[/i], Innsbruck [1937]-1951, vol. II, 1-2, p. 149 come un partito che ha nel 2° una serie di 9 file di elementi, “simili a clessidre”, disposti 2,1. La ricava non dai sepolcri del Duomo di Trento ma dal sigillo di un
Odoricus Murlin Sohn des † Wilhelm de Pretio zu Arz in Nonsberg, Notar in Trient, s. 1468 August 6. Si tratta del notaio Odorico da Brez (anche de Brecio, de Bretio, de Brezio, de Pretio) figlio di Guglielmo, documentato a Trento già nel 1463, morto di peste nel 1485. Notai anche il fratello Eleuterio (1482) ed i figli Giacomo e Giovanni (+1523). Con Giovanni, che si sottoscrive anche col cognome Vicari, si estingue il ramo di Trento. Notai anche Giacomo 1327 e Zenone 1326 che si sottoscrivono “da Brez” nome del paese di origine della famiglia in Val di Non (Trentino).
Si tratta dunque di una antica famiglia di notai. I notai in Trentino (Tirolo) erano considerati nobili anche senza aver ottenuto privilegi nobiliari dall’Imperatore, dall’arciduca d’Austria o dal Vescovo di Trento e utilizzavano quasi sempre uno stemma leggittimamente assunto “propria auctoritate” (Cfr. Bartolo da Sassoferrato nel trattato
De insignis et armis, cap. 3 e 4) necessario per l’uso del sigillo legato alle funzioni della professione, così come doganieri, dazieri, capitani, ecc. Cfr. Karl AUSSERER,
Le famiglie nobili nelle valli del Noce …, Malè (Trento) 1985, p. 49: “Una posizione del tutto particolare l’avevano i notai, il cui officio era per lo più ereditario. Il loro titolo era ser anche quando il notaio apparteneva a una famiglia ai cui membri ci si rivolgeva soltanto con dominus o nobilis vir come ad esempio i Cles, i Thun, gli Arsio, ecc. I notai godevano di un’alta considerazione e venivano sempre annoverati fra i nobili: il loro numero era limitato da apposite leggi imperiali. Quando la loro famiglia non apparteneva già alla nobiltà, il che era quasi sempre il caso, entravano automaticamente a farne parte”. Forse sulla nobiltà dei notai e sugli stemmi assunti “propria auctoritate” sarebbe necessario aprire topic dedicati.
Probabilmente nel ‘300 un notaio della famiglia utilizza come stemma il tema figurativo principale del suo “signum tabellionis”. Per i non addetti ai lavori si tratta di un disegno a penna, di solito molto elaborato, che poteva contenere un monogramma con le iniziali del notaio, la croce e altri simboli e che fungeva in qualche modo da sigillo apposto sul documento per autenticarlo, un vero e proprio logo talvolta dalla grafica raffinatissima. La complessa elaborazione del disegno era in qualche modo una firma, una garanzia contro le falsificazioni. Se avete presente questi disegni riterrete anche voi presumibile che l’origine dello stemma sia proprio un tabellione. Ho cercato inutilmente negli archivi trentini documenti di questi notai da Brez. Ma conosco tabellioni di altri notai che comprendono lo stemma di famiglia o in nuce quello che sarà il loro stemma. Un notaio della Val di Fiemme si fa affrescare il tabellione accanto allo stemma di famiglia. Un padovano del XIV secolo se lo fa incidere sulla lastra sepolcrale. Inauguriamo un topic anche su questo argomento?