Cavalieri d' Israele

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda Fulvio Poli » martedì 13 maggio 2008, 13:13

si è spenta ieri all'età di 98 anni Irena SENDLER che salvò oltre 2500 bambini ebrei

l'Onnipotente la possa accogliere fra i Suoi Giusti

di seguito alcune note biografiche sull'eroina

SENDLER, Irena alias JOLANTA (1910-)

Before the war Irena Sendler lived with her parents in Otwock. Her father was a physician whose main clients were poor Jews. Early in life she learned respect for people and the duty toward those who are in need. During the occupation she lived in Warsaw working in the city Social Welfare Department. She started helping Jews from the beginning of the ghetto. In the second part of 1942 the newly created Zegota named her chief of its Children's Bureau. She and Irena Schultz (q.v.) had a special permit to enter the ghetto, where she wore the Star of David. She cooperated with the Children's Section of the Municipal Administration, linked with the RGO (Central Welfare Council), a Polish Relief Organization tolerated by the Germans under their supervision. She also worked secretly with the above-mentioned Zegota. She placed the Jewish children with substitute Polish families or in orphanages and convents, the Warsaw orphanage of the Sisters of the Family of Mary, with its superior Mother Matylda Getter, q.v.). Other children were placed at Turkowice and Chotomowo convents of the Sisters Little Servants of the Immaculate Conception of the Blessed Mary, where the superior was Sister Polechajllo. (q. v.) . In 1943 the Gestapo arrested Irena, tortured her severely and sentenced her to death. When driven to the shooting place, she was liberated thanks to a hefty bribe given to a Gestapo man by Zegota, but officially it was unnounced that she was executed. From a new address, this time in hiding, she continued her work for the Jewish children. In 1983 she was decorated in Jerusalem as "Righteous". On that occasion Dr. Teresa Kerner, with tears in her eyes, related how Irena accompanied her several times to a safer place and how, as a Jewess, she remained in her house for two years after the war. See: Bartoszewski & Lewin, op. cit., Grynberg, op. cit., Lukas, Did the Children Cry?, op. cit., Paldiel, op. cit. Prekerowa, op. cit. In the USA there exists an organization of young people named for Irena Sendler, who is still today in contact with her.
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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 13 maggio 2008, 13:16

Per quel che so, nella tradizione ebraica i giusti sono presenti in ogni generazione, fino all'avvento dell'era messianica(per i cristiani i venerabili-beati-santi). Sia nel popolo israelita(per la verità discendente da Giacobbe detto Israele figlio di Isacco, fratello minore di Ismaele padre degli arabi, nipote di Abramo) che negli altri popoli. Nei testi di Singer ci sono pagine bellissime su questo argomento. Qui noi parliamo di un segno d'onore, che non si può non considerare splendido, per persone che hanno difeso altre da orribili persecuzioni. A proposito, è stato recentemente pubblicato in Israele(e da un israeliano) un libro su un fatto storico: nei territori occupati dalle regie forze armate italiane durante la seconda guerra mondiale, queste hanno impedito persecuzioni/deportazioni all'alleato tedesco in tutti i territorii sotto controllo italiano. Questa era la volontà dei capi di allora, fino al massimo vertice. Dopo l'8 settembre sono state possibili solo azioni di singoli:giova ricordare il caso Perlasca. Al comandante sommergibilista italiano repubblichino Grossi i nazisti volevano deportare la moglie ebrea! Penso si possa affermare che gli italiani, a parte minoranze di fanatici hitleristi o stalinisti, erano(e sono!) contrari all'antisemitismo. Fulvio, Ti fa onore quello che hai postato; cerca di sapere, la memoria di fatti edificanti è preziosa! Un caro saluto, Fabrizio
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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 13 maggio 2008, 13:43

nicolad72 ha scritto:Con il mio tono polemico volevo solo suscitare un po' di seria discussione... noto di aver centrato l'obiettivo...

sulla storia del "Giusto" ho chiesto consiglio ad un mio amico biblista... non fidandomi molto di wikipedia, e mi ha confermato ciò che poi ho scritto...

ritengo che nella semantica (poi si dovrebbe vedere il termine che usa il vangelo, ed in che lingua è stato scritto) quando si riferisce a S. Giuseppe come uomo giusto, non abbia la stessa valenza di Giusto...

... il problema è che abbiamo a che fare con delle traduzioni...

Caro Nicola,
circa la tua affermazione, comprovata dal tuo amico biblista:

L'antico testamento utilizza il titolo di Giusto per indicare i non ebrei che hanno rispetto per Dio...


avrei qualche riserva.

Ho paura ci sia qui un po' di confusione con il termine "timorato" (di Dio). Anche il NT registra il fatto che i gentili che aderivano alla sinagoga erano chiamati "timorati di Dio" (At 10,2; Fil 2,12).
Il termine "Giusto" aveva chiaramente valore morale (come sottoliena Marco), ma prima di tutto teologico.
Il Giusto per eccellenza è Dio, il fedele all'alleanza, colui che continua costantemente il suo progetto salvifico nonostante le smagliature in esso introdotte dall'infedeltà umana. L'uomo giusto, di riflesso, è colui che, come Abramo (padre dei credenti), accoglie nella fede il piano di Dio e ad esso collabora ("Abramo credette e ciò gli fu computato a giustizia" Gn 15,6).
Di Giuseppe, nel NT, l'evangelista Matteo afferma che fosse "giusto" (qui il termine gr. dikaios traduce esattamente l'ebr. saddiq), perchè egli si fida di Dio e opera in modo coerente al suo disegno salvifico.
Se possiamo parlare nell'AT di un legame tra il "giusto" e le nazioni, questo è da ricercarsi piuttosto nei testi del Deutero-Isaia (la seconda parte del libro profetico, scritta in tempo successivo a quello in cui visse e operò Isaia di Gerusalemme). Ad esempio in Is 42,1 si parla del "servo" del Signore come di colui che porterà "il diritto alle nazioni". Ma si parla qui di un giusto che porta la giustizia ai popoli stranieri, non del "timore" di Dio vissuto al di fuori di Israele. Si tratta di testi letti dalla tradizione abraica post-anticotestamentaria e anche dalla tradizione cristiana in chiave messianica.
Ad ogni modo mi sembra bellissimo il parallelo intravisto da Marco: tra l'essere Cavaliere, con ciò che questo comporta a livello di rettitudine morale, e la testimonianza dinanzi al mondo del credente, definito "giusto" dalla tradizione biblica.
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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda nicolad72 » martedì 13 maggio 2008, 14:57

Il mio amico bibilista ma risposto con un "ad occhio e croce si" ad una veloce richiesta di informazioni telefonica in ordine a quanto riportato su wikipedia... giusto per non svilire il valore accademico di alcuno...

Devo dire caro don Antonio che la tua spiegazione è molto esaustiva e illuminante... che arricchisce molto l'oggetto della presente discussione...

Ti ringrazio molto.

Aggiungo le mie scuse a marco per aver peccato di superbia...
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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 13 maggio 2008, 15:01

Grazie a te, caro Nicola.
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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda marcoluca » martedì 13 maggio 2008, 15:35

In effetti quanto spiegato da Antonio deve esere preso anche come fondamento storico e culturale di un Popolo dal quale non può, a larghe linee, prescindere l'istituzione di un Sistema premiale di un Popolo e di uno Stato.
Quanto alle scuse, Nicola... io non mi sono offeso, avevo capito il tuo intento... non era saccenza la tua!
Nessuno dice la verità su di sé, perciò ciò che conta davvero è quello che le persone mostrano con le proprie azioni. (Sherry Argov)
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Re: Cavalieri d' Israele

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 5 gennaio 2011, 16:42

Un nostro lettore mi ha chiesto di inserire un suo intervento a riguardo della discussione, anche se un po' datata.

Posso aggiungere che il concetto di "giusto" nel mondo ebraico è diverso da quello cristiano ed è codificato nel Libro del Talmud, che un mio amico di religione mosaica mi definì tempo addietro la "critica" alla Bibbia. Io conosco la definizione di "giusto" ma per timore di sbagliare posso indicare un volume dove l'argomento è trattato proprio a proposito dell'istituzione del Tribunale dei Giusti di tutte le Nazioni: PINCHAS E. LAPIDE, Roma e gli Ebrei, Milano, 1967. Suggerisco di leggere la parte relativa a papa Pio XII.
Conosco l'argomento perché nel lontano ottobre 1993 mi sono laureato trattando i rapporti diplomatici tra la Santa Sede e i paesi Balcanici durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre negli anni successivi ho dato alle stampe alcuni saggi sull'azione diplomatica della Santa Sede durante la guerra, apparsi su riviste specializzate, tra cui anche Nuova Storia Contemporanea.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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