Enigma trecentesco

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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Guido5 » lunedì 27 dicembre 2010, 21:56

Cari amici,
mi sembra che a una soluzione condivisa si debba comunque arrivare, anche se Franco Benucci sembra stanco del “topic”
Mi pare che adesso stiamo lambiccandoci per niente: adottiamo labricato e morta là...

e, anche se me ne piace l’originalità, lascerei perdere l’ascia di Tilius che
in greco si dice labrys. Chiamiamo quindi labricato lo scaccato a barilotti biconcavi/biconvessi

I nostri tasselli ricordano sì le asce bipenni ma – senza manico – non mi sembra che si possano prendere in mano (e in considerazione), così come i neologismi.
L’input di Carlo Tibaldeschi e la messa a punto di Fra Eusanio mi hanno dato un’idea, quella di aggiungere una T al “doppio-ondato” per arrivare a “scacchi uguali doppiotondati di... e di...”.
Mi sembra superfluo, in uno scaccato, indicare la simmetria orizzontale e verticale (per escludere la parte destra del mio schizzo), mentre l’aggettivo uguali elimina la modifica fatta da Tilius. Altre soluzioni grafiche, sulla base di questa descrizione, non le vedo: provare per credere.

Ciao a tutti!
Guido5
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » lunedì 27 dicembre 2010, 23:22

Mon cher Guide,
a parte il fatto che quel doppiotondato in sé dovrebbe racchiudere tutta una serie di concetti che sono, nell'ordine, l'arrotondamento simmetricamente(1) concavo(2) e convesso(3) su lati opposti(4) delle caselle... e questo sovraccarico semantico lo vedo difficile anche corredando il tutto dell'ambiguo aggettivo eguali (considerato che eguali non sono, visto che diventano tali solamente ruotandoli di 90°, il che non mi pare una distinzione da poco)... a parte quanto sopra, dicevo, rimane il fatto che per descrivere una figura araldica tutto sommato "semplice" ricorri qui a tre (dicasi t-r-e) aggettivi (doppio, tondato, uguali) senza per'altro centrare l'obiettivo di dare una descrizione concisa, chiara e univoca della pezza in questione.
Descrizione che, in ultimo, non menziona nemmeno quella che é la peculiarità più evidente di questo particolare stemma, e cioé il nascere dalla intersezione di linee ondate in palo con analoghe linee ondate in fascia.


[thumbdown.gif]

Forse é meglio inventarsi un termine convenzionale (analogamente a quanto accaduto secoli addietro col vaio coi suoi campanellini...) e convenzionalmente usare quello.

O, se proprio (perché poi? in un contesto trecentesco vocaboli come biconcavo & biconveso - che in termini meramente descrittivi sono la meno peggio cosa uscita sino ad ora - non sono meno assurdi di qualsiasi neologismo moderno che si volesse ora coniare) si vuole mantenersi fedeli a un approccio descrittivo dell'araldica, teniamoci allora ben stretti sia lo scaccato sia l'aggettivo ondato.

Infine, una nuova proposta fra il serio e il faceto (che però é concisa, chiara e univoca ;) ): scaccato di pavesini (o scaccato pavese... espressione che ha una falsa patina di antico mica male... :D )
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » martedì 28 dicembre 2010, 0:52

Guido5 ha scritto:Franco Benucci sembra stanco del “topic”
Mi pare che adesso stiamo lambiccandoci per niente: adottiamo labricato e morta là...

Non ero stanco del topic in sè, avevo solo fame (ora di pranzo anche per me), ma soprattutto mi pare che stiamo rifacendo per l'ennesima volta tutto il giro della discussione e argomentazione, tra simmetrie, antisimmetrie, descrizioni più o meno moderne e neologismi convenzionali da adottare, col rischio di perdere sempre di vista quello che invece appare chiarissimo in alcuni passaggi della discussione. Adesso ho pranzato e cenato e riprendo volentieri

lascerei perdere l’ascia di Tilius che
in greco si dice labrys. Chiamiamo quindi labricato lo scaccato a barilotti biconcavi/biconvessi

I nostri tasselli ricordano sì le asce bipenni ma – senza manico – non mi sembra che si possano prendere in mano (e in considerazione)

a ferri di asce bipenni?

così come i neologismi.

perché poi non si possono prendere in considerazione i neologismi? o si trova il termine storico e se ne verifica l'applicabilità (e chi lo ha nel cassetto è pregato di tirarlo fuori), oppure se l'oggetto è 'nuovo' serve anche un nome nuovo, descrittivo o analogico che sia. In questo senso mi pare che labricato andrebbe benissimo perché è conciso e univoco, ha sufficiente patina di antichità, anche linguistica, e rende bene l'idea. Basta darne la corretta definizione ('biconcavo e biconvesso, doppioondato in palo e in fascia, alternanza di 90°, ecc.') in sede di lessico e poi utilizzarlo correttamente solo nei casi in cui serve. Lascerei invece perdere lo scaccato pavese, almeno finché non abbiamo sentito il parere di quelli di Pavia, che magari hanno qualcosa da (ri)dire ;)



fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Franco Benucci ha scritto:'Contromerlato' non vuol dire merlato solo sotto, ma merlatura sopra e sotto (...)

...ahia! [hmm.gif]
E allora, perchè dire "Appunto, esattamente come qui" in risposta a
fra' Eusanio da Ocre ha scritto: doppiomerlata è la pezza merlata sia superiormente che inferiormente, ma in maniera simmetrica (ossia a un merlo su un lato corrisponde un merlo sull'altro lato).

Fra contromerlato e doppiomerlato, insomma, non ci sarebbe più la differenza che era stata notata tre righe più sopra...!?

Sono entrambi merlati sia sopra che sotto, il problema sta nella presenza o meno di simmetria, ovvero di fasi o sfasature, ovvero di come corrono le onde. Ma appunto, a forza di girare sempre intorno allo stesso problema, alla fine gira la testa e nessuno capisce più bene cosa sta dicendo e cosa stanno dicendo gli altri
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda carlo tibaldeschi » martedì 28 dicembre 2010, 1:08

Ah, se la discussione era prevista! Suppongo che abbiate tutti colto l’ironia di quel “se ce ne sarà bisogno”. E aspettavo esattamente QUESTA obiezione dal parte del coltissimo e raffinato frate – cui rinnovo il saluto – dato che i problemi linguistici ed espressivi di questo tipo ci hanno cimentati lungamente.
Tutto è causato dall’ambiguità e, insieme, dalla imprecisione del prefisso “contro”, né pare che ci sia verso di uscirne.
Figuriamoci poi se non ho considerato più che attentamente, anche in questa occasione (e qui rispondo con piacere alla intelligente obiezione di Franco Benucci) l’uso ormai tradizionalmente impreciso del contro.
Tutti i tratti non rettilinei possono costituire in araldica (ma anche in pista: le corse si vincono in curva) materia scivolosissima che richiede una puntualità terminologica spesso messa in crisi da usi distorti, ormai inveterati ed incancreniti.
Il prefisso “contro” ha dunque una duplice possibilità di applicazione riguardando comunque, per ciò che attiene al problema che stiamo trattando, il bordo inferiore di una pezza. Prendiamo la fascia e la sua tipologia merlata come elemento di riferimento. Fascia merlata è quella che vede la merlatura alterare il bordo superiore. Fascia contromerlata è quella che vede la merlatura al bordo inferiore. La doppiomerlata lo è in ambedue i bordi con merli sullo stesso asse. La controdoppiomerlata vede uno sfasamento degli assi dei merli, ossia una rientranza là dove sull’altro versante sta una sporgenza. Come si vede dall’esempio, il prefisso “contro” assume qui due significati diversi.
Ciò che finora è accettato come espressone corrente del linguaggio araldico e che si attaglia a molti altri “accidenti” dei bordi delle pezze, non funziona più con l’ ondato e con l’increspato. Cosa intendo dire? Che a nessuno verrebbe in mente di definire diversamente che “ondata” una fascia le cui sinusoidi dei bordi siano in fase, ancorché – come sottilmente e correttamente rilevano Franco Benucci e altri – si osservi esattamente il contrario di quanto detto a proposito della fascia merlata. Altrettanto si dica della fascia increspata ove l’increspatura è simmetrica nei due bordi.
Ma allora come la mettiamo con la proposta di accogliere il controondato, ammesso che esista?
Già, esiste?
E se non esistesse ci sarà sempre qualche demiurgo araldico capace di dargli vita. Senza andare troppo lontano ma restando in casa nostra. In innumerevoli esemplari ho visto fasce o altre pezze ondate, e da sempre tutto l’ondato con cui sono venuto in contatto appare così come noi lo conosciamo.
La famiglia Archinto alza d’argento, a tre fasce ondate di verde. (il Libro d’Oro dice di verde, a tre fasce ondate d’argento). Lo Stemmario Bosisio (autore anonimo, fine XVIII secolo) ci regala, numero e alternanza di smalti a parte, un bel “controondato” reso dall’artista così come mostra la figura 1. Nonostante ciò il blasonista, stimabilissimo per la sua preparazione e per la profonda conoscenza dell’araldica lombarda, parla tranquillamente di ondato.
L’ondato realizzato in questo modo (fig. 1) percorre peraltro tutto lo stemmario, alternato – e ciò mi lascia basito – all’ondato realizzato nel modo per noi consueto e sempre blasonato così. Ondato che è sempre tale, bellissimo nella la specificazione “ad onde grosse”, quando la fase anacrotica e quella catacrotica dell’onda mostrano tratti paralleli ed un’ampiezza dell’onda particolarmente accentuata.
Una tipologia, quest’ultima, che viene gabellata erroneamente come “nebuloso” o, peggio, come “innestato” (in francese “enté” usato dal Rietstap giusto per blasonare l’arma Archinto), bruttissimo termine ancorché usatissimo, che dice nulla poiché anche una fascia dentata è tecnicamente innestata. Il termine va lasciato al solo assicellato innestato, all'innestato a coda di rondine ed all'innestato in punta.
A conclusione del mio intervento (troppo lungo per non avere scocciato se non pochissimi di voi), poiché gli accidenti occorribili allo scaccato sono l’ondato e l’increspato (la fig. 2, tratta dallo stesso Stemmario Bosisio, mostra un pregevole “increspato in palo”), dichiaro – sostenuto anche dall’ultimo intervento di Tilius che sottolinea la peculiarità nell’esemplare in discussione dell’intersezione di linee ondate in palo e in fascia – la mia definitiva affezione al controondato, ma rimettendomi a chi (uso Menestrier, Ginanni, Crollalanza, Manno ecc.) ne sa più di me.
Un caro saluto a tutti. Carlo Tibaldeschi

Immagine Immagine

.................................. Fig. 1........................................................................... Fig. 2
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » martedì 28 dicembre 2010, 1:51

Tilius ha scritto:Infine, una nuova proposta fra il serio e il faceto (che però é concisa, chiara e univoca ;) ): scaccato di pavesini (o scaccato pavese... espressione che ha una falsa patina di antico mica male... :D )


Rivendico il copyright dei pavesini: :mrgreen:
adj ha scritto:A me ricordano dei "pavesini" squadrati, ma sarà che ormai è tarda ora... pavesinato... senz'altro un neologismo araldico. [arf2.gif]
adj
 

Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » martedì 28 dicembre 2010, 16:01

carlo tibaldeschi ha scritto:Tutto è causato dall’ambiguità e, insieme, dalla imprecisione del prefisso “contro”, né pare che ci sia verso di uscirne. [...]
Ciò che finora è accettato come espressone corrente del linguaggio araldico e che si attaglia a molti altri “accidenti” dei bordi delle pezze, non funziona più con l’ ondato e con l’increspato. Cosa intendo dire? Che a nessuno verrebbe in mente di definire diversamente che “ondata” una fascia le cui sinusoidi dei bordi siano in fase, ancorché si osservi esattamente il contrario a proposito della fascia merlata. Altrettanto si dica della fascia increspata ove l’increspatura è simmetrica nei due bordi. [...]
Le figure seguiranno appena sarò riuscito a postarle.

Peccato che le figure non ci siano ancora, ma spero di aver capito bene lo stesso.
Pare in effetti che siamo in presenza di una incongruenza linguistica, sia nella terminologia in se stessa che nell'aderenza tra 'cosa' e 'parola'.
Per il merlato si assume che la configurazione base (merlato tout court) sia quella merlata solo nel bordo superiore e che ci siano in totale 4 possibili varianti distinte come specificato (merlato, contromerlato, doppiomerlato,controdoppiomerlato), con conseguente uso ambiguo del prefisso contro-: in effetti nella discussione di ieri avevo perso di vista la variante con merlatura solo nel bordo inferiore e quindi la necessità del controdoppio-, che è appunto foriera di ambiguità.
Devo però dire che in effetti nella casistica e terminologia più frequentemente impiegata le cose stanno proprio così e che la variante con merlatura al bordo inferiore è detta merlato rovesciato. Se adottiamo questa terminologia l'ambiguità semantica del contro- sparisce e si semplifica anche l'aspetto derivazionale, eliminando il controdoppio-, di per sè non bellissimo e forse discutibile anche nell'ordine dei morfemi.

Passando invece all'ondato (di cui nebuloso, 'innestato' e increspato sono di fatto solo varianti legate alla 'lunghezza d'onda' e alla 'intensità' della medesima), in effetti si assume che la configurazione base (ondato tout court) sia quella con entrambi i bordi ondulati e con ondulazione in fase (su-su, giù-giù). Cioè ondato non corrisponderebbe a merlato ma a contromerlato (versione semplice) o controdoppiomerlato (versione complicata che ritrerrei opportuno evitare). Di più, le altre varianti sembrerebbero non esistere, o almeno non essere contemplate dalla terminologia, da cui gran parte della difficoltà di cui si è dibattuto in questo topic.
Però di fatto esistono, sebbene rari, i casi di ondulazione solo di uno dei bordi, oppure di entrambi ma non in fase (su-giù, giù-su). Oltre al caso Archinto richiamato da Carlo Tibaldeschi, vi propongo questo caso Transalgardi (arma originaria, prima della concessione del cervo rosso, che già compare nella bandiera):
http://padovacultura.padovanet.it/homep ... tto%20.jpg
Se il caso Archinto (e di conseguenza il nostro scaccato trentino) fosse controondato (corrispondente però al doppiomerlato: spero appunto di aver capito bene in assenza di figure), questo Transalgardi cosa dovrebbe essere: semiondato? E nel caso in cui l'ondulazione fosse solo al bordo inferiore: controsemiondato o semiondato rovesciato?
Ma perché differenziare ulteriormente onde da merli e caricare il povero contro- di una nuova ambiguità semantica? Assumiamo pure che l'ondato standard, di base, sia quello con entrambi i margini ondulati in fase, perché così ce l'ha consegnato la tradizione (e l'uso prevalente), troviamo come definire i casi di semiondato (oppure accontentiamoci della descrizione 'ondato al margine sup./inf.'), ma almeno evitiamo di ricreare l'ambiguità di contro- appena risolta e uniformiamo quindi doppioondato a doppiomerlato.
Come è noto "lunga è la foglia e stretta la via..."
Franco Benucci
 

Re: Enigma trecentesco

Messaggioda carlo tibaldeschi » martedì 28 dicembre 2010, 23:45

Vedo con tantissimo piacere comparire le immagini che l’amabilità del mio amico Guido 5 ho sapientemente inserito e che, a mio sommesso parere, portano buona acqua al mulino del mio ragionamento. Grazie Guido!
Sottoscrivo peraltro a quattro mani (!) le argomentazioni di Franco Benucci il quale, da doctor subtilis, interpreta tutti i maldipancia miei e di ogni bennato studioso di araldica. Va detto tuttavia che il linguaggio è una convenzione e nessuno vieterebbe di chiamare porco il leone se tutti fossimo d’accordo sulla cosa.
La terminologia araldica è frutto di una lunga elaborazione linguistica che ha sofferto di apporti molteplici, non ultimi quelli generati da cattive interpretazioni o da franca ignoranza. La pulizia del linguaggio auspicata da tutti i “bennati studiosi di araldica” si muove fra i perigliosi scogli della tradizione e spesso si vede costretta ad accettare incongruenze e talvolta vere e proprie castronerie. Queste ultime vanno stigmatizzate e colpite duramente; in altre occasioni occorre invece cedere alla saggezza ed accettare per convenzione ciò che ragione rifiuterebbe.
Come se non bastasse va rimarcato che sovente pezze e figure vengono “interpretate” dall’artista che riproduce l’arma e che, vuoi per incapacità, vuoi per cattiva interpretazione, vuoi per scadimento del modello, espone figurazioni strampalate sulla cui interpretazione e denominazione gli araldisti poi si cimentano lacerandosi le vesti, lanciandosi a vicenda contumelie di ogni sorta e disorientando i “bennati studiosi di araldica”.
Il bel richiamo alla figura del Codice padovano BP 954 con quella sua dannata fascia mezzo-nebulosa – argomento che avevo in serbo e che intendevo proporre nel corso della discussione – getta una specialissima luce su ciò che il linguaggio araldico è capace di dire o di far intendere. Frà Eusanio ed io (lo ricordavo in un precedente intervento) ci siamo macerati a lungo sul tema, e non è ancora finita.
Faccio tuttavia rilevare alcune cose a Franco Benucci: ondato e nebuloso sono figurazioni assai differenti, anche se strettamente legate. L’increspato è invece cosa affatto diversa, trattandosi di una giustapposizione di segmenti rettilinei con direzioni divergenti. Il termine “rovesciato” è di figura che, contrariamente alla norma, si presenta rivolta verso la punta. Un “contromerlato” è figura regolare anche se rara, ma non contraria alla norma.
Un’ultima considerazione. Abbiamo continuato ad accapigliarci sugli accidenti di una pezza (nella fattispecie la fascia ha valore esemplificativo). Nessuno però rileva come nello scaccato ciascuna linea verticale od orizzontale che delimita i diversi pezzi (Tilius però ne aveva colto la sostanza) abbia una funzione comparabile ad una linea di partizione e perciò a sé stante, sua propria, indipendente da ciò che gli sta attorno. Se ne cava che quando una sua linea si fa ondata ed è parallela (ossia in fase) alle linee vicine, determina la condizione di “scaccato ondato”. Se sfasata rispetto alle linee viciniori, quale miglior modo per definire la situazione se non come “scaccato controondato”? Poiché infine per scaccato ondato si intende ondato in fascia (mentre l’ondato in palo va blasonato), il nostro controondato si presenta sia in palo che in fascia e pertanto va blasonato in questo modo. Che poi per effetto dello speciale andamento delle linee verticali ed orizzontali si produca un cambiamento alternato di forma di ciascuno scacco rientra nella natura delle cose. E di fronte alla pur attraente e colta proposta di dare un nome grecizzante alla nuova forma dello scacco, ritengo di opporre l’antico adagio scolastico “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”, perché tirare in ballo concetti e nomi nuovi quando già disponiamo di concetti e di nomi già esistenti e solidamente acquisiti?
Un bel saluto. Carlo Tibaldeschi
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 29 dicembre 2010, 1:06

carlo tibaldeschi ha scritto:Vedo con tantissimo piacere comparire le immagini
Anch'io, almeno sappiamo di cosa stiamo parlando: in casi così complessi il supporto visivo è necessario anche se non risolutivo

Il linguaggio è una convenzione e nessuno vieterebbe di chiamare porco il leone se tutti fossimo d’accordo sulla cosa.
Ovvio, l'arbitrarietà dell'associazione significato-significante è tra gli elementi distintivi del linguaggio umano. Ma appunto per questo bisogna trovare un accordo, anche con neologismi se servono

Ondato e nebuloso sono figurazioni assai differenti, anche se strettamente legate.
Varianti, appunto, legate alla lunghezza, intensità e conformazione periferica dell'onda. Ma rispetto ai merli di cui si parlava appartengono alla stessa famiglia degli oggetti arrotondati

L’increspato è invece cosa affatto diversa, trattandosi di una giustapposizione di segmenti rettilinei con direzioni divergenti.
D'accordo, in questa accezione (altrimenti detto spina di pesce o zigzag) è piuttosto parente del cuneato o del dentato, di cui pure si potrebbe parlare, ma che per il momento è meglio lasciar da parte per non incasinarsi ullteriormente

Il termine “rovesciato” è di figura che, contrariamente alla norma, si presenta rivolta verso la punta. Un “contromerlato” è figura regolare anche se rara, ma non contraria alla norma.
E' comunque contrario a una norma architettonica costruire merli rivolti verso il basso, ma a parte questo qui quello che ci serve è il termine più adatto e meno ambiguo, non l'aderenza a norme astruse

Nello scaccato ciascuna linea verticale od orizzontale che delimita i diversi pezzi abbia una funzione comparabile ad una linea di partizione e perciò a sé stante, sua propria, indipendente da ciò che gli sta attorno. Se ne cava che quando una sua linea si fa ondata ed è parallela (ossia in fase) alle linee vicine, determina la condizione di “scaccato ondato”.
Abbastanza vero, ma anche la scacchiera nel suo complesso si presenta alora 'a onde': il termine tradizionale infatti è scacchiera (schacheria) non tanto scaccato, cioè conta l'oggetto nel suo complesso, quindi la forma degli scacchi e delle loro sequenze, non tanto l'andamento della singola linea di (simil)partizione

Se sfasata rispetto alle linee viciniori, quale miglior modo per definire la situazione se non come “scaccato controondato”?
Domanda retorica per una risposta scontata: scaccato doppioondato...

Poiché infine per scaccato ondato si intende ondato in fascia (mentre l’ondato in palo va blasonato), il nostro controondato si presenta sia in palo che in fascia e pertanto va blasonato in questo modo.
Su in palo e in fascia siamo tutti d'accordo fin dall'inizio, semplicemente lo si da qui per scontato per far prima. E' sul controondato che non c'è accordo

E di fronte alla pur attraente e colta proposta di dare un nome grecizzante alla nuova forma dello scacco, ritengo di opporre l’antico adagio scolastico “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”, perché tirare in ballo concetti e nomi nuovi quando già disponiamo di concetti e di nomi già esistenti e solidamente acquisiti?
Proprio perché qui sarebbe necessario per evitare ogni volta la lunga e pignola descrizione: la si stabilisce una volta per tutte e poi l'oggetto così risultante riceve il suo nome e lo si chiama con quello senza possibilità di equivoci: esattamente come il porco è un 'suino domestico maschio adulto onnivoro con la coda a ricciolo ecc.' ma lo chiamo porco e non ogni volta con tutta la sua definizione e comunque non ci sono equivoci possibili col leone o con l'ornitorinco
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Tilius » mercoledì 29 dicembre 2010, 14:02

carlo tibaldeschi ha scritto:Se ne cava che quando una sua linea si fa ondata ed è parallela (ossia in fase) alle linee vicine, determina la condizione di “scaccato ondato”. Se sfasata rispetto alle linee viciniori, quale miglior modo per definire la situazione se non come “scaccato controondato”?


Allego illustrazione dello "scaccato ondato" secondo quando sopra esplicitato in ultimo dal professor Tibaldeschi.

Immagine

Come si vede, il risultato di questo scaccato "in fase" é molto più caotico, mutevole, guizzante e sfuggente dello scaccato realizzato "in opposizione di fase".
Ergo, mi stanno sorgendo dubbi sull'opportinità di riservare aggettivi quali contro/doppio alla variante che, in buona sostanza, é la più "ordinata", ergo "naturale", ergo "normale", fra quelle possibili... [hmm.gif]
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » mercoledì 29 dicembre 2010, 14:41

Tilius ha scritto:Come si vede, il risultato di questo scaccato "in fase" é molto più caotico, mutevole, guizzante e sfuggente dello scaccato realizzato "in opposizione di fase".
Ergo, mi stanno sorgendo dubbi sull'opportinità di riservare aggettivi quali contro/doppio alla variante che, in buona sostanza, é la più "ordinata", ergo "naturale", ergo "normale", fra quelle possibili... [hmm.gif]


Però questo ondato "in fase", proprio per il suo essere guizzante ricorda molto di più un movimento ondoso (o anche una bandiera scossa dal vento) che non la variante argomento di questa discussione, che nel suo maggior ordine appare più statica.
adj
 

Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » mercoledì 29 dicembre 2010, 14:47

carlo tibaldeschi ha scritto: Che poi per effetto dello speciale andamento delle linee verticali ed orizzontali si produca un cambiamento alternato di forma di ciascuno scacco rientra nella natura delle cose.

Resta sempre il fatto che ci sono due possibili differenti modi di combinare lo "scaccato controondato" in fascia con quello in palo (vedasi l'illustrazione datane da Tilius): bisogna in qualche modo specificare se la prima sinusoide (sia in fascia che in palo) inizia muovendosi in positivo o in negativo (ovvero se si parte con una concavità o convessità).
adj
 

Re: Enigma trecentesco

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 29 dicembre 2010, 15:35

adj ha scritto:Però questo ondato "in fase", proprio per il suo essere guizzante ricorda molto di più un movimento ondoso (o anche una bandiera scossa dal vento) che non la variante argomento di questa discussione, che nel suo maggior ordine appare più statica.

Dici molto bene, mio :P eccellente amico: "...appare più statica..."
Questa tua considerazione è la chiave per avvicinare la mentalità del tempo in cui nacque lo stemma trentino.
I parametri mentali cambiano molto in fretta (qui stiamo addirittura parlando di sette secoli fa).

Cambiano, ad esempio, nelle consuetudini applicate al vestiario: le magliette a strisce oggi sono normalissime (e non solo le magliette).
Nel medioevo chi vestiva a strisce era ritenuto un perturbato/perturbatore: le strisce erano "riservate" a giullari, buffoni, prostitute, vagabondi, ecc.
Le strisce non rette erano addirittura ritenute qualcosa di affine al diabolico.
La normalità era "ordinata".

Giriamo il concetto ai nostri lidi: anche uno stemma doveva essere "ordinato", affinchè non trasmettesse valenze inesatte.
Il disegno ultimo allegato dal sempre puntuale Tilius è ordinato, ma secondo i canoni di noi contemporanei che siamo abituati (ad esempio) alla cosiddetta "armonia dei frattali".

Ma secondo i canoni medievali, è molto più disordinato del bassorilievo trentino.
Infinitamente più disordinato.

Ecco quello che dovrebbe essere il discriminante da tener sempre presente: il senso di "ordine" che emana da quel disegno scolpito su marmo.

In generale, il vecchio frate reputa fortemente che il blasone di quella figura non debba partire dalle linee che tagliano il tutto, ma dalla fisionomia del singolo pezzo.

L'armonia del singolo componente dà ordine all'insieme.

Proviamo a sviluppare un ragionamento in merito.

Premessa: l'araldica è armonica simmetria, soprattutto negli stemmi più antichi e puramente geometrici.

Osservazione 1: lo stemma trentino è antico e puramente geometrico.
Quindi chi l'ha pensato non poteva non crearlo secondo il criterio di armonica simmetria.

Osservazione 2: ...e ci è riuscito perfettamente! Perchè ha creato una composizione simmetrica bidimensionale, ossia: da qualunque lato la guardi, è armoniosa.

Osservazione 3: una cosa del genere veniva ricercata in ogni ambito della vita quotidiana. Esempio: nel vestiario, dove il vajo (quello "vero") dava alternanza cromatica alla giustapposizione delle pelli, aggiungendo un tocco estetico e un'armonia formale alla praticità del pararsi dal freddo.

Osservazione 4: ma il vajo araldico è asimmetrico, perchè deriva da un prodotto della "vita reale" nato in base a esigenze estranee alla simmetria dell'araldica.

Osservazione 5: lo scaccato ha la sua armonica simmetria, ovviamente: ma è "statico", rigido, squadrato. La curva, si sa, "muove e smuove". Come smuovere la compostezza dello scaccato classico, se non arrotondandolo?

Osservazione 6: lo scaccato è concettualmente alla pari del vajo: un tutto formato dalla giustapposizione di singoli senza soluzione di continuità. E così come le varianti del vajo giobbano su un modo diverso di considerare il singolo elemento, idem per le varianti dello scaccato.

Osservazione 7: ma come si curva uno scacco?
Se ne "gonfiamo" in pari modo i quattro lati diventa un cerchio, o quasi.
E giustapporre cerchi (o quasi-cerchi) senza soluzione di continuità è operazione impossibile.

Deduzione finale: meglio "gonfiare" due lati opposti dello scacco, e "sgonfiare" gli altri.
Così gli scacchi "ricurvi" si giustappongono bene, e senza soluzione di continuità.

E le esigenze dell'araldica medievale (armonia e simmetria) sembrano assolutamente soddisfatte dal concetto di scaccato ricurvo: una coppia di termini blasonici noti, semplici, facili.

Optime :P vale
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Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 29 dicembre 2010, 17:58

fra' Eusanio da Ocre ha scritto: reputo fortemente che il blasone di quella figura non debba partire dalle linee che tagliano il tutto, ma dalla fisionomia del singolo pezzo. L'armonia del singolo componente dà ordine all'insieme.

Su questo siamo abbastanza sulla stessa 'lunghezza d'onda': il singolo pezzo e le sequenze che i singoli pezzi formano nel costituire l'insieme.

un tutto formato dalla giustapposizione di singoli [pezzi] senza soluzione di continuità.

appunto

meglio "gonfiare" due lati opposti dello scacco, e "sgonfiare" gli altri.
Così gli scacchi "ricurvi" si giustappongono bene, e senza soluzione di continuità.
E le esigenze dell'araldica medievale (armonia e simmetria) sembrano assolutamente soddisfatte dal concetto di scaccato ricurvo: una coppia di termini blasonici noti, semplici, facili.

Sì, ma attenzione: non cè solo il ricurvo alias convesso (altrimenti sarebbe come il 'movimento' in fascia della tibaldeschiana fig. 2 qui sopra), c'è anche il ricurvo rovesciato alias concavo (controricurvo?), anzi ogni pezzo preso in se stesso e nella continuità con gli altri presenta due lati ricurvi e gli altri due controricurvi, cioè due convessi e due concavi, con i rispettivi diversi orientamenti. Alla fine dell'ennesimo lungo giro, anche interessante per carità, siamo tornati grossomodo al punto di partenza: biconvesso e biconcavo, sebbene guardando le cose da un altro punto di vista (e forse con minor precisione terminologico-descrittiva). Ci portiamo appresso tutta sta discussione ogni volta (e anzi la stampiamo e la affiggiamo nel Duomo di Trento a erudizione dei visitatori... ;)) o troviamo un termine che la riassuma in maniera sintetica e inequivoca?
Franco Benucci
 

Re: Enigma trecentesco

Messaggioda adj » mercoledì 29 dicembre 2010, 20:25

Tanto per riassumere tute le situazioni possibili, se si eccettuano le configurazioni ottenibili da altre per simmetria o rotazione, esistono 4 possibili modi di tassellare una superficie piana con delle tessere quadrate incurvandone in modo concavo o convesso tutti e quattro i lati:
1) Alternanza di tessere con tutti e 4 i lati concavi a tessere con tutti e 4 i lati convessi: questa configurazione deriva da delle onde che si susseguono contrapposte (o sinusoidi sfasate di 180 gradi), sia in fascia che in palo.
2) Tessere con due lati concavi e due convessi, alternati (è il caso in esame): questa configurazione deriva da delle onde che si susseguono contrapposte (o sinusoidi sfasate di 180 gradi), sia in fascia che in palo, con fase iniziale tra fascia e palo sfasata di 180 gradi rispetto al caso di sopra.
3) Tessere con due lati concavi e due convessi, non alternati (cioè due lati concavi e poi due convessi): questa configurazione deriva da delle onde che si susseguono parallele sia in fascia che in palo.
4) Alternanza di tessere con 3 lati concavi e uno convesso a tessere con 3 lati convessi e uno concavo: questa configurazione deriva da delle onde che si susseguono parallele in fascia e contrapposte (o sinusoidi sfasate di 180 gradi) in palo, o viceversa (sarebbero due disposizioni diverse, ma sovrapponibili tramite rotazione di 90 gradi).
Nei casi 2 e 3 le tessere che si ottengono sono tutte uguali fra loro, sovrapponibili tramite rotazione. Nei casi 1 e 4 si alternano due morfologie diverse di tessere, con superfici differenti (ma sempre con uguale perimetro).
adj
 

Re: Enigma trecentesco

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 29 dicembre 2010, 22:46

adj ha scritto:Tanto per riassumere tute le situazioni possibili, se si eccettuano le configurazioni ottenibili da altre per simmetria o rotazione, esistono 4 possibili modi di tassellare una superficie piana con delle tessere quadrate incurvandone in modo concavo o convesso tutti e quattro i lati:
1) Alternanza di tessere con tutti e 4 i lati concavi a tessere con tutti e 4 i lati convessi...
2) Tessere con due lati concavi e due convessi, alternati (è il caso in esame)...
3) Tessere con due lati concavi e due convessi, non alternati...
4) Alternanza di tessere con 3 lati concavi e uno convesso a tessere con 3 lati convessi e uno concavo...

Ergo, a noi serve il caso 2): biconcavo e biconvesso o se proprio qualcuno ci tiene biricurvo e bicontroricurvo o bicurvato e bicontrocurvato. Lo definiamo così e basta o gli diamo anche un nome (con tutte ste curve e controcurve: scaccato slalomato? ;)). Ricordo che convexus vuol dire 'ricurvo', quindi non è che col neologismo (del resto tutto relativo) andremmo tanto lontano, solo miglioreremmo un po' (tanto) l'estetica...
Franco Benucci
 

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