adj ha scritto:Però questo ondato "in fase", proprio per il suo essere guizzante ricorda molto di più un movimento ondoso (o anche una bandiera scossa dal vento) che non la variante argomento di questa discussione, che nel suo maggior ordine appare più statica.
Dici molto bene, mio

eccellente amico: "...
appare più statica..."
Questa tua considerazione è la chiave per avvicinare la mentalità del tempo in cui nacque lo stemma trentino.
I parametri mentali cambiano molto in fretta (qui stiamo addirittura parlando di sette secoli fa).
Cambiano, ad esempio, nelle consuetudini applicate al vestiario: le magliette a strisce oggi sono normalissime (e non solo le magliette).
Nel medioevo chi vestiva a strisce era ritenuto un perturbato/perturbatore: le strisce erano "riservate" a giullari, buffoni, prostitute, vagabondi, ecc.
Le strisce non rette erano addirittura ritenute qualcosa di affine al diabolico.
La normalità era "ordinata".
Giriamo il concetto ai nostri lidi: anche uno stemma doveva essere "ordinato", affinchè non trasmettesse valenze inesatte.
Il disegno ultimo allegato dal sempre puntuale Tilius è ordinato, ma secondo i canoni di noi contemporanei che siamo abituati (ad esempio) alla cosiddetta "armonia dei frattali".
Ma secondo i canoni medievali, è molto più disordinato del bassorilievo trentino.
Infinitamente più disordinato.
Ecco quello che dovrebbe essere il discriminante da tener sempre presente: il senso di "ordine" che emana da quel disegno scolpito su marmo.
In generale, il vecchio frate reputa fortemente che il blasone di quella figura non debba partire dalle linee che tagliano il tutto, ma dalla fisionomia del singolo pezzo.
L'armonia del singolo componente dà ordine all'insieme.
Proviamo a sviluppare un ragionamento in merito.
Premessa: l'araldica è armonica simmetria, soprattutto negli stemmi più antichi e puramente geometrici.
Osservazione 1: lo stemma trentino è antico e puramente geometrico.
Quindi chi l'ha pensato non poteva non crearlo secondo il criterio di armonica simmetria.
Osservazione 2: ...e ci è riuscito perfettamente! Perchè ha creato una composizione simmetrica bidimensionale, ossia: da qualunque lato la guardi, è armoniosa.
Osservazione 3: una cosa del genere veniva ricercata in ogni ambito della vita quotidiana. Esempio: nel vestiario, dove il vajo (quello "vero") dava alternanza cromatica alla giustapposizione delle pelli, aggiungendo un tocco estetico e un'armonia formale alla praticità del pararsi dal freddo.
Osservazione 4: ma il
vajo araldico è asimmetrico, perchè deriva da un prodotto della "vita reale" nato in base a esigenze estranee alla simmetria dell'araldica.
Osservazione 5: lo
scaccato ha la sua armonica simmetria, ovviamente: ma è "statico", rigido, squadrato. La curva, si sa, "muove e smuove". Come smuovere la compostezza dello
scaccato classico, se non arrotondandolo?
Osservazione 6: lo
scaccato è concettualmente alla pari del
vajo: un tutto formato dalla giustapposizione di singoli senza soluzione di continuità. E così come le varianti del
vajo giobbano su un modo diverso di considerare il singolo elemento,
idem per le varianti dello
scaccato.
Osservazione 7: ma come si curva uno scacco?
Se ne "gonfiamo" in pari modo i quattro lati diventa un cerchio, o quasi.
E giustapporre cerchi (o quasi-cerchi) senza soluzione di continuità è operazione impossibile.
Deduzione finale: meglio "gonfiare" due lati opposti dello scacco, e "sgonfiare" gli altri.
Così gli scacchi "ricurvi" si giustappongono bene, e senza soluzione di continuità.
E le esigenze dell'araldica medievale (armonia e simmetria) sembrano assolutamente soddisfatte dal concetto di
scaccato ricurvo: una coppia di termini blasonici noti, semplici, facili.
Optime

vale