L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

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Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda Franco Benucci » venerdì 3 dicembre 2010, 15:26

adj ha scritto:Ho individuato alcune descrizioni di scudi (ovviamente di fantasia) nel poema Li Biaus Descouneus (Il bel cavaliere sconosciuto), di (pare) Renaut de Beaujeu, composto presumibilmente attorno al 1200 e tramandato da un manoscritto risalente probabilmente alla seconda metà del XIII secolo.

Cominciamo a tradurre come si deve e forse qualcosa di più si capirà...

Li Biaus Descouneus
Il bel sconosciuto

Et ses escus d'asur estoit, / D'ermine un lion i avoit.
E il suo scudo d'azzurro era, / d'ermellino un leone c'era

Que i porte un escu d'azon, / U d'ermine a un blanc lion;
Che vi porta uno scudo d'azzurro / dove d'ermellino c'è un bianco leone
(bianco è il leone, non l'ermellino; variante azon per la rima)

L'escu au col, qui vers estoit, / Autre devisse n'i avoit
Lo scudo al collo, che verde era / altra insegna non v'era
(verde pieno)

Un escu ot a l'uis devant; / li ciés fu d'or, li piés d'argent.
Uno scudo aveva all'uscio davanti / il cielo era d'oro, il piede d'argento

Amont sor son escu a or,
Amont sul suo scudo ha oro
(non il materiale dello scudo, ma il suo colore superficiale)

Ses escus a sinople estoit / Et mains blances par mi avoit;
Il suo scudo di sinopia era / e mani bianche in mezzo aveva
(qui sinopia sta per rosso, non ancora per verde, ma in variante 'nobile')

Covers d'un bon pale vermel, / Ainc nus hom ne vit son parel, / Par mi ot unes blances mains;
Coperto d'un palio vermiglio, / mai nessun uomo non vide il suo uguale / in mezzo aveva delle bianche mani
(anche qui una variante 'nobile' di rosso)
Franco Benucci
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda bardo » venerdì 3 dicembre 2010, 16:32

Mi pare di ricordare - vado a memoria - che nei Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer (fine XIV secolo) ci sia un racconto su tal cavaliere Sir Thopas in cui ad un certo punto si fa un elenco di tutto il vestiario del cavaliere, scudo compreso. [hmm.gif]

un saluto ;)

Luca
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Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda adj » venerdì 3 dicembre 2010, 16:35

Franco Benucci ha scritto:Cominciamo a tradurre come si deve e forse qualcosa di più si capirà...

Dovrebbe rivolgere le sue rimostranze al traduttore, Antonio Pioletti.
Come detto io ho riportato "il testo originale e la versione italiana pubblicati dalla Pratiche Editrice nel 1992". E avevo io stesso sottolineato alcune traduzioni un po' troppo "libere".
Molte delle sue osservazioni sulla traduzione mi paiono comunque ininfluenti per la diatriba in corso.
Su alcune altre faccio a mia volta qui di seguito delle contro-osservazioni.

Et ses escus d'asur estoit, / D'ermine un lion i avoit.
E il suo scudo d'azzurro era, / d'ermellino un leone c'era

Que i porte un escu d'azon, / U d'ermine a un blanc lion;
Che vi porta uno scudo d'azzurro / dove d'ermellino c'è un bianco leone
(bianco è il leone, non l'ermellino; variante azon per la rima)

Lo scudo è sempre lo stesso, perché appartenente al medesimo cavaliere.
L'ermellino non è qui un animale, ma una pelliccia (cioè uno smalto).
Avevo fatto notare l'incongruenza della seconda citazione: il leone è bianco o "d'ermellino"?
C'è probabilmente una ridondanza per sottolineare il fatto che l'ermellino è "molto" bianco, oltre che per probabili esigenze metriche.

Amont sor son escu a or,
Amont sul suo scudo ha oro
(non il materiale dello scudo, ma il suo colore superficiale)

Qui la sua traduzione è meno corretta: "Amont" non è nome proprio.
Guinglain qui fiert le Saigremort,
Amont sor son escu a or,

(Guinglain che colpisce Sagremor
sopra il suo scudo d'oro) (v. 6017-6018) (ho modificato io la traduzione)
"a" può essere tanto voce del verbo avere, come equivalere all'italiano "a" o anche a "di" (p.e. a grant bruit = di gran premura).
La concatenazione col verso precedente esclude che in questo caso possa trattarsi del verbo avere, a meno di voler forzare la traduzione in "Guinglain che colpisce Sagremor, che sul suo scudo ha oro", che peraltro non ha molto senso.

Ses escus a sinople estoit / Et mains blances par mi avoit;
Il suo scudo di sinopia era / e mani bianche in mezzo aveva
(qui sinopia sta per rosso, non ancora per verde, ma in variante 'nobile')

E chi ha parlato di verde?
adj
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda Franco Benucci » venerdì 3 dicembre 2010, 23:54

adj ha scritto:Dovrebbe rivolgere le sue rimostranze al traduttore, Antonio Pioletti.
Come detto io ho riportato "il testo originale e la versione italiana pubblicati dalla Pratiche Editrice nel 1992". E avevo io stesso sottolineato alcune traduzioni un po' troppo "libere".

Infatti, non ce l'avevo mica con lei, ma con quella traduzione troppo libera che induceva equivoci, come quello sull'oro, araldico o meno

Molte delle sue osservazioni sulla traduzione mi paiono comunque ininfluenti per la diatriba in corso.

Nessuna diatriba, solo una discussione, a cui queste citazioni portano pezze pro o contro le varie opinioni, anche le mie

Su alcune altre faccio a mia volta qui di seguito delle contro-osservazioni.

Ottimo, è così che procede la ricerca e la conoscenza, tutto il resto non serve

Et ses escus d'asur estoit, / D'ermine un lion i avoit.
E il suo scudo d'azzurro era, / d'ermellino un leone c'era
Que i porte un escu d'azon, / U d'ermine a un blanc lion;
Che vi porta uno scudo d'azzurro / dove d'ermellino c'è un bianco leone
(bianco è il leone, non l'ermellino; variante azon per la rima)
Lo scudo è sempre lo stesso, perché appartenente al medesimo cavaliere.
L'ermellino non è qui un animale, ma una pelliccia (cioè uno smalto).
Avevo fatto notare l'incongruenza della seconda citazione: il leone è bianco o "d'ermellino"?
C'è probabilmente una ridondanza per sottolineare il fatto che l'ermellino è "molto" bianco, oltre che per probabili esigenze metriche.

A parte le esigenze di rima, è chiaro che l'ermellino è inteso qui come pelliccia. Di fatto si avrà un leone bianco a macchiette nere

Amont sor son escu a or,
Amont sul suo scudo ha oro
(non il materiale dello scudo, ma il suo colore superficiale)
Qui la sua traduzione è meno corretta: "Amont" non è nome proprio.

Infatti mi ero posto il problema anch'io, solo che senza contesto non si capiva cosa fosse, quindi ho optato per una facilior, a torto come spesso accade

Guinglain qui fiert le Saigremort,
Amont sor son escu a or,

(Guinglain che colpisce Sagremor
sopra il suo scudo d'oro) (v. 6017-6018) (ho modificato io la traduzione)
"a" può essere tanto voce del verbo avere, come equivalere all'italiano "a" o anche a "di" (p.e. a grant bruit = di gran premura).
La concatenazione col verso precedente esclude che in questo caso possa trattarsi del verbo avere, a meno di voler forzare la traduzione in "Guinglain che colpisce Sagremor, che sul suo scudo ha oro", che peraltro non ha molto senso.

Direi piuttosto G., che ferisce S., sopra sul suo scudo ha oro, a meno che il contesto ancora più ampio non porti a preferire altre interpretazioni. Se questa interpretazione è corretta, potrebbe anche essere un capo d'oro, ma tutto il resto dello scudo? Oppure amont sor servono solo a far sillabe e vuol dire semplicemente 'sul', quindi oro pieno

Ses escus a sinople estoit / Et mains blances par mi avoit;
Il suo scudo di sinopia era / e mani bianche in mezzo aveva
(qui sinopia sta per rosso, non ancora per verde, ma in variante 'nobile')
E chi ha parlato di verde?

Nessuno, ma qualcuno poteva pensare al valore 'moderno' di sinople, quindi ho ritenuto opportuno chiarire, ma di nuovo non ce l'avevo con lei, perché mai avrei dovuto?
Franco Benucci
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda adj » sabato 4 dicembre 2010, 0:29

Mi scusi, è che l'attacco del suo post precedente sembrava, come dire, un po' "duro".

Rispondo ancora:

1) Perfettamente d'accordo sul fatto che il leone sia d'ermellino. La specifica di bianco quindi risulta ininfluente ai nostri fini (non mi pare che l'ermellino venga rappresentato con l'argento, anche se come pelliccia può usarsi sia come metallo che come colore).

2) Per la quesione dello scudo d'oro, mi rendo ben conto che da un singolo verso si possono trarre conclusioni non congruenti.
Per lo stesso motivo penso vada scartata anche la sua ultima ipotesi, cioè
"Guinglain, che colpisce Sagremor, / sopra sul suo scudo ha oro"
perché leggendo l'intero poema si sa che Guinglain è il cavaliere dallo scudo azzurro col leone d'ermellino.
Inoltre, ampliando ulteriormente il contesto, appare chiaro che lo scudo è quello colpito da Guinglain:
Es vos entre deus rens poignant
Guinglain qui fiert le Saigremort,
Amont sor son escu a or,
De la lance par tel desroi
Qu'il l'abati en un erboi;

Riporto la traduzione "ufficiale", non molto soddisfacente (e direi piuttosto libera):
Ecco al galoppo fra due schiere
Guinglain colpire Sagremor
sul suo scudo d'oro
con un così violento colpo di lancia
da abbatterlo sul prato; (v. 6016-6020)

Detto questo, non sono certo un esperto di antico francese (e dei suoi vari "dialetti") e terrei comunque presente che la lingua dell'epoca presenta molte di quelle che oggi sarebbero consideate ridondanze, o tautologie, o incongruenze.
Si potrebbe comunque pensare a un qualcosa del tipo "che colpisce Sagremor / in alto sul suo scudo d'oro": cioè sor indicherebbe semplicemente "sopra" o "sullo" scudo, mentre amont preciserebbe la posizione (in alto) del colpo ricevuto sul suddetto scudo.
E aggiungo che comunque, anziché "scudo d'oro" potrebbe leggersi "scudo dall'oro", come qualificativo (inteso nel senso in cui si può dire "fanciulla dalle bianche mani")

Con cordialità.
adj
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda Franco Benucci » sabato 4 dicembre 2010, 0:52

adj ha scritto:Mi scusi, è che l'attacco del suo post precedente sembrava, come dire, un po' "duro".
Perfetto, basta capirsi

Rispondo ancora:

1) Perfettamente d'accordo sul fatto che il leone sia d'ermellino. La specifica di bianco quindi risulta ininfluente ai nostri fini (non mi pare che l'ermellino venga rappresentato con l'argento, anche se come pelliccia può usarsi sia come metallo che come colore).

Si, dovremmo cercare casi più netti e meno cavillabili. Io mi riferivo in primis a fonti aralldiche, cioè stemmari con descrizione ("blasonatura"), o prosopografiche, pure con descrizione delle armi familiari, non a quelle letterarie, sempore ricche di trappole, esigenze metriche o stilistiche, ecc.

2) Per la quesione dello scudo d'oro, mi rendo ben conto che da un singolo verso si possono trarre conclusioni non congruenti.
Per lo stesso motivo penso vada scartata anche la sua ultima ipotesi, cioè
"Guinglain, che colpisce Sagremor, / sopra sul suo scudo ha oro"
perché leggendo l'intero poema si sa che Guinglain è il cavaliere dallo scudo azzurro col leone d'ermellino.
Inoltre, ampliando ulteriormente il contesto, appare chiaro che lo scudo è quello colpito da Guinglain:
Es vos entre deus rens poignant E vedi, tra le due [schiere] reni [del cavallo] pungendo,
Guinglain qui fiert le Saigremort, G. che colpisce S.
Amont sor son escu a or, in alto sul suo scudo d'oro
De la lance par tel desroi con la lancia, con un tale colpo
Qu'il l'abati en un erboi; che egli lo abbatté in un erbeto=prato

Riporto la traduzione "ufficiale", non molto soddisfacente (e direi piuttosto libera):
Ecco al galoppo fra due schiere
Guinglain colpire Sagremor
sul suo scudo d'oro
con un così violento colpo di lancia
da abbatterlo sul prato; (v. 6016-6020)

Detto questo, non sono certo un esperto di antico francese (e dei suoi vari "dialetti") e terrei comunque presente che la lingua dell'epoca presenta molte di quelle che oggi sarebbero consideate ridondanze, o tautologie, o incongruenze.
Si potrebbe comunque pensare a un qualcosa del tipo "che colpisce Sagremor / in alto sul suo scudo d'oro": cioè sor indicherebbe semplicemente "sopra" o "sullo" scudo, mentre amont preciserebbe la posizione (in alto) del colpo ricevuto sul suddetto scudo.

Direi che ha ragione, però allora va tolta la virgola dopo Saigremor, sempre da riferire all'editore/traduttore

E aggiungo che comunque, anziché "scudo d'oro" potrebbe leggersi "scudo dall'oro", come qualificativo (inteso nel senso in cui si può dire "fanciulla dalle bianche mani")

Eravamo partiti da qui, in fondo: escluderei senz'altro uno scudo d'oro nel senso di fabbricato con oro zecchino, quindi appunto d'oro nel senso araldico moderno "color oro": ma sarà oro bianco o oro giallo (o oro rosso)? ;)

Con cordialità.
Franco Benucci
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda adj » sabato 4 dicembre 2010, 1:10

Aggiungo un paio di esempi trovati altrove in giro per il nostro poema (e questa volta mi son preso la licenza di aggiustare in modo più letterale la traduzione).

1) sull'uso di "a" con significato di "di" (mi si passi il bisticcio)
A ciers esmaus fu tote ovree (di smalti preziosi fu tutta ornata) (v. 151)
A fin or fu ... (d'oro fino era ...) (v. 155)

2) Con il significato di "da/dalle":
C'est la Pucele as Blances Mains (è la fanciulla dalle Bianche Mani) (v. 1941)
(credo che "as" sia semplicemente il plurale "articolato" di "a")

3) Per finire, credo di aver trovato che l'espressione "amont sur" sia semplicemente un modo ridondante per dire "su/sopra":
Amont sor l'elme de l'espee
Li a donnee grant colee

(Sopra l'elmo, di spada
gli ha dato un gran colpo) (v. 471-472)

Sono poi d'accordo con lei che sarebbero da privilegiare fonti "araldiche" autentiche (come quella indicataci dall'ottimo fra') su quelle letterarie. Ma in fondo anche queste ultime rispecchiano - magari privilegiando il meraviglioso - gli usi dell'epoca. E, soprattutto, era quanto avevo per le mani sul momento... ;)
adj
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda Franco Benucci » sabato 4 dicembre 2010, 10:26

adj ha scritto:2) Con il significato di "da/dalle":
C'est la Pucele as Blances Mains (è la fanciulla dalle Bianche Mani) (v. 1941)
(credo che "as" sia semplicemente il plurale "articolato" di "a")

Sì, corrisponde a francese moderno aux. Più che "con il significato di" direi "che renderemmo in italiano con". Il significato è quello già descritto di 'à+les'. Idem per il caso precedente non riquotato: significa 'a', ma lo renderemmo con con o con di.

3) Per finire, credo di aver trovato che l'espressione "amont sur" sia semplicemente un modo ridondante per dire "su/sopra":
Amont sor l'elme de l'espee
Li a donnee grant colee

(Sopra l'elmo, di spada
gli ha dato un gran colpo) (v. 471-472)

Non ridonda, definisce meglio: In alto VIRGOLA sopra l'elmo VIRGOLA con la spada gli ha dato gran colpo.

Sono poi d'accordo con lei che sarebbero da privilegiare fonti "araldiche" autentiche (come quella indicataci dall'ottimo fra') su quelle letterarie. Ma in fondo anche queste ultime rispecchiano - magari privilegiando il meraviglioso - gli usi dell'epoca. E, soprattutto, era quanto avevo per le mani sul momento... ;)

Adesso vado a cercarle...

Intanto guardate questo, sia per i colori che per la terminologia delle pezze: anno 1667.

Immagine

Non dovrebbe essere difficile riconosce la "propagine" e quindi l'arma, ne abbiamo parlato proprio pochi giorni fa (e abbondantemente anni fa) in un'altra parte del Forum, poi semmai ve lo dico...
Franco Benucci
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda MMT » sabato 4 dicembre 2010, 17:43

Argomento senza dubbio interessante anche se noto una certa tendenza a voler spaccare il capello in quattro, cosa che spesso in araldica diventa rischiosa e si finisce a discutere senza considerare che gli stemmi spesso non erano realizzati o descritti da araldi ma anche da persone che li interpretavano con i loro occhi e le loro conoscenze.
Io in effetti mi trovo a concordare con quanto affermato da von Trotta, che saluto, "ma da questo a dedurne più generalmente che "oro e argento in araldica siano una una sorta d'invenzione e codificazione nobiliare tardiva" mi pare eccessivo".
Mi sembra poi curioso che in una materia grafica come l'araldica siano stati preferiti dei testi a delle immagini: insomma vi sono dei codici miniati, rintraccibili anche sul web e si trova l'uso dell'oro quanto quello "bianco" un esempio (purtroppo piccolo) lo riporto qui di seguito:

http://www.comune.genova.it/portal/temp ... 1ng14.psml

Infine sarebbe opportuno dare un'occhiata anche all'araldica inglese dei primordi, che forse ha conservato più fonti.
A mio avviso il fatto di usare tanto il giallo quanto l'oro ed il bianco al posto dell'argento deve discendere da un fatto di esigenze materiali: prima tra tutte il tipo di materiale da usare: non era certo semplice ed economico (!) tessere dell'oro in un vestito, al contrario era più alla facile usare della stoffa gialla, dipingere con la foglia d'oro aveva un suo costo ed una sua difficoltà, diversa certamente dal dipingere con il giallo e via dicendo. Inoltre non dimentichiamo che spesso il bianco è usato anche come colore al naturale: l'oca, per esempio, è quasi scontato che sia colorata in bianco, cioè al naturale, rispetto all'argento e così anche una colomba e via dicendo. Dobbiamo prendere necessariamente in considerazione questi motivi che sono sì marginali, come il costo di un materiale rispetto ad un altro, ma che in effetti ci introducono a pensare come pensavano gli artefici dell'epoca: non dobbiamo mai scordare che se vogliamo fare un discorso critico serio e scientifico dobbiamo necessariamente immedesimarci nel modo di pensare dell'epoca: questo è fondamentale.
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Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda MMT » sabato 4 dicembre 2010, 17:47

Aggiungo che spesso il bianco, o il giallo a seconda dei casi, poteva tornare comodo anche per un mero motivo pratico: se bisognava far spiccare un colore su un altro (ad esempio l'oro sull'argento, cosa che poi si è andata consacrando in una "consuetudine", spesso ignorata) chiaramente risalterà di più il giallo sull'argento o il bianco sull' oro, che ponendo due metalli riflettenti... oltre ad esservi il problema del concreto porre smalto su metallo e viceversa.
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Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 4 dicembre 2010, 17:55

Ben ritrovato, mio antiquo ;) discipulo.
MMT ha scritto:Argomento senza dubbio interessante anche se noto una certa tendenza a voler spaccare il capello in quattro, cosa che spesso in araldica diventa rischiosa

Parole sante.

(...)sarebbe opportuno dare un'occhiata anche all'araldica inglese dei primordi, che forse ha conservato più fonti.(...)

...guarda 8-) caso, la già menzionata fonte che blasona (a suo modo) gli scudi degli assedianti di Caerlaverock nell'anno 1300 era inglese...

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Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda adj » sabato 4 dicembre 2010, 19:46

MMT ha scritto:Mi sembra poi curioso che in una materia grafica come l'araldica siano stati preferiti dei testi a delle immagini

Direi che questo è dovuto a come era stato inizialmente posto il problema, con riferimento all'araldico idioma.
A mio avviso il fatto di usare tanto il giallo quanto l'oro ed il bianco al posto dell'argento deve discendere da un fatto di esigenze materiali.

Nel caso di pittura e codici miniati l'uso dell'oro è infinitamente maggiore di quello dell'argento: ecco allora che il rapporto oro/giallo risulterà assai più elevato di quello argento/bianco.
Ciò non toglie che magari si preferisse parlare araldicamente d'argento.
E le insegne reali erano altra cosa ancora, con l'ovvia differenza - fatta notare - tra un supporto metallico e uno di stoffa.
adj
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda Franco Benucci » domenica 5 dicembre 2010, 0:34

MMT ha scritto: noto una certa tendenza a voler spaccare il capello in quattro, cosa che spesso in araldica diventa rischiosa e si finisce a discutere senza considerare che gli stemmi spesso non erano realizzati o descritti da araldi ma anche da persone che li interpretavano con i loro occhi e le loro conoscenze.

Non si tratta di spaccare capelli, ma di capire cosa era un certo colore per chi lo usava, che fosse un addetto ai lavori o meno (e magari, ipotesi interessante, con differenze tra le due categorie)

Mi sembra poi curioso che in una materia grafica come l'araldica siano stati preferiti dei testi a delle immagini.
A mio avviso il fatto di usare tanto il giallo quanto l'oro ed il bianco al posto dell'argento deve discendere da un fatto di esigenze materiali: prima tra tutte il tipo di materiale da usare: non era certo semplice ed economico (!) tessere dell'oro in un vestito, al contrario era più alla facile usare della stoffa gialla, dipingere con la foglia d'oro aveva un suo costo ed una sua difficoltà, diversa certamente dal dipingere con il giallo e via dicendo.

Il discorso va rovesciato: proprio perché la realizzazione grafica dipende(va) da molti fattori (tecnici, economici, disponibilità materiale di pigmenti, ecc.) e può quindi dare luogo a molte sfumature cromatiche diverse ma non significative (cioè etiche ma non emiche: diversi punti di rosso, di verde e di blu, nero che a volte sembra marrone-bruno, e anche bianco più o meno argentato e giallo più o meno dorato), essa non può essere considerata attendibile quanto al valore di pertinenza che una certa tinta aveva agli occhi dei suoi fruitori e che era invece ben espresso nei testi descrittivi, dove tutti quei condizionamenti non erano influenti. Non dimentichiamo poi che le immagini sono un utile sussidio, esattamente come la biblia pauperum, ma appunto solo un sussidio: il concetto vero, proprio come la Bibbia vera, è quello scritto, cioè quello espresso verbalmente. Non è solo questione di "araldico idioma", ma della facoltà definitoria dell'essere umano, quella verbale appunto...

Infine sarebbe opportuno dare un'occhiata anche all'araldica inglese dei primordi, che forse ha conservato più fonti.

Cominciamo a occuparci di quella di casa nostra (anzi al plurale: delle nostre case, dalle Alpi alle Piramidi e dagli Appennini alle Ande, forse non è mica la stessa cosa dappertutto), che ne abbiamo che basta, sia come fonti che come gatte da pelare

Inoltre non dimentichiamo che spesso il bianco è usato anche come colore al naturale: l'oca, per esempio, è quasi scontato che sia colorata in bianco, cioè al naturale, rispetto all'argento e così anche una colomba e via dicendo.

Infatti abbiamo detto lasciamo da parte le pellicce (e i piumaggi), cioè tutto ciò che può essere considerato "al naturale", che fa caso a sè


adj ha scritto:Nel caso di pittura e codici miniati l'uso dell'oro è infinitamente maggiore di quello dell'argento: ecco allora che il rapporto oro/giallo risulterà assai più elevato di quello argento/bianco.

Sarà forse maggiore il valore assoluto delle occorrenze di oro/giallo rispetto a quelle di argento/bianco, ma a priori mi aspetterei che all'interno delle due classi cromatiche il rapporto metallo/colore sia analogo se non uguale

E le insegne reali erano altra cosa ancora, con l'ovvia differenza - fatta notare - tra un supporto metallico e uno di stoffa.

A prescindere dal fatto che normalmente gli scudi erano di legno e cuoio, materiali opachi, e non di metallo, salvo singoli dettagli strutturali (bordature, raggiere e umboni centrali, borchie, ecc.) e salvo eventuali casi eccezionali di laminatura più o meno integrale, non è neanche del tutto vero che le bandiere e i tessuti in genere fossero radicalmente distinti dagli scudi, sotto il profilo che ci interessa qui (cioè scudi con metalli e bandiere con colori). Se ce la faccio tra poco ve lo faccio vedere con esempi
Franco Benucci
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda Franco Benucci » domenica 5 dicembre 2010, 1:35

Intanto vi faccio notare i termini cromatici presenti nella stampa 1667 postata sopra (lasciando perdere la pelliccia bianca "al naturale"): mentre il tabernacolo-reliquiario della Vergine è "argenteo deaurato", non bianco e giallo, cioè è vero metallo, i "repaguli" obliqui sono "flavi e celestini": celestino è ovviamente una sfumatura di azzurro, senza specifica pertinenza, ma se andate a vedere cosa vuol dire flavius, trovate 'giallo, biondo, color oro' e di nuovo la sfumatura esatta (etica) non ha rilevanza, ciò che è pertinente (emico) è il campo cromatico (cioè il settore di spettro visivo) in cui ci si colloca, con un termine generico e valenze semantiche intercambiabili. Poi va da sè che chi vuole nobiltare leggerà 'oro' e chi vuole (o deve) essere realista leggerà 'giallo', anzi 'zallo'.

Purtroppo l'accesso alle fonti medievali che pensavo di consultare stamattina mi è stato precluso da un'improvvida modifica dell'orario di apetura della biblioteca che le conserva, quindi gli ulteriori esempi saranno per il momento tratti da un testo del 1560 che avevo sottomano: un capitolo delle Historiae de urbis Patavii antiquitate di B. Scardeone, dove troviamo i casi seguenti:
c. 335 fam. Transalgardi-Forzatè-Capodilista: "deinceps in memoriam tam praeclarae victoriae, posito vetere suo insigni, quod erat ex albo et viridi colore variatum, assumpsere sibi ex munere regio [si parla di Carlomagno] cervum rubeum, colore glauco, quod erat insigne ducis Langobardorum"
c. 375 fam. da Carturo: "antiquum Cartoriorum sepulchrum [...] ubi insigne scutum rubeum, linea interfectum alba"
c. 381 fam. da Conselve: "in memoriam tam praeclarae laudis [la vittoriosa partecipazione a un acrociata contro i Saraceni in Puglia], addidit gentilitio insigni stellam caelestis coloris, ut quod prius una tantum aurea stella nitebat, geminatio postea sidere familiae gloriam duplo auctum omnibus demonstraret" (non è detto il colore del campo)
c. 385 fam. Rossi: "insigne gentilitium hujus familiae duplici colore constabat, albo & rubro, quadrupliciter distinctum"
c. 386 fam. Curti: "hujus familiae insigne est dactylus virens cum fructu pensili, & radice effossa, & nuda in colore albo"
c. 390 fam. Rogati: "honoris causa datum [...] est, in suo gentilitio insigni aquilam auream in viridi colore deferre"

Sugli scudi dunque: metalli 2, colori 5 (oro-giallo 2-1, argento-bianco 0-4)

c. 394 levata dell'esercito da parte di Francesco Novello da Carrara (fine '300), raggruppato sotto cinque bandiere diverse:
"primum vexillum [...] sericum, colore caelesti, orbibus aureis ad mundi formam repletum [...];
alterum vexillum [...] coloris viridis, cum curro rubeo, & casside aethiope alato ornata [...];
tertium vero vexillum [...] cum cruce rubea in colore albo, & in quatuor angulis infra latera quatuor rubeis curribus distincta [...];
quartum vexillum rubeum cum scuto albo in medio, & in scuto curru rubeo, cum casside alata [...];
postremum autem vexillum [...] totum candidum, curru magno rubeo insignitum"

Anche sulle bandiere dunque: metalli 1 (oro), colori 3 (bianco)
Il campione è piccolo, ma mi pare comunque indicativo di una linea di tendenza, compresa la conferma che stoffe e supporti rigidi erano indifferenti nell'ammettere a volte un 'mobile' descritto col metallo.
Franco Benucci
 

Re: L' "invenzione" dell'argento in Araldica...

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 5 dicembre 2010, 12:22

Franco Benucci ha scritto:(...) Non dimentichiamo poi che le immagini sono un utile sussidio, esattamente come la biblia pauperum, ma appunto solo un sussidio: il concetto vero, proprio come la Bibbia vera, è quello scritto, cioè quello espresso verbalmente. Non è solo questione di "araldico idioma", ma della facoltà definitoria dell'essere umano, quella verbale appunto...

Giustissimo, caro Franco.
É il grande potere del logos, concetto che separa l'umano dal non umano, che anzi l'avvicina al divino, e che comprende estesi profondi significati.
Non per nulla, all'inizio della civiltà egizia una delle divinità maggiori era Ptah, il demiurgo che creava pensando le cose, e nominandole.

Gli stemmi, però, non sono nati dalla mente di Ptah; nè i blasoni sono nati dalla sua favella.

Al contrario, il medioevo ci pone un concreto dilemma: è nato prima l'uovo o la gallina?
Traducendo: prima lo stemma, o il blasone?
Traslando ancora: prima la trasmissione ereditaria del segno (e quindi lo stemma), e dopo la sua descrizione ad usi bellico-torneari-cortesi (e quindi il blasone)?
Ma qui ora stiamo ragionando tutti insieme sul segno verbale del blasone, e non su quello grafico dello stemma, quindi queste teorizzazioni sono un di più.


(...) Cominciamo a occuparci di quella di casa nostra (anzi al plurale: delle nostre case, dalle Alpi alle Piramidi e dagli Appennini alle Ande, forse non è mica la stessa cosa dappertutto), che ne abbiamo che basta, sia come fonti che come gatte da pelare

Giustissimo anche questo, mio caro amico.
Anzi, per tagliare la testa al toro, siccome (ribadisco) stiamo ragionando sui blasoni, se concordi andrei alla fonte scritta probabilmente più antica che l'araldica conosca.
Una fonte europea, sovranazionale, com'è la cultura di oggi e come fu quella entro cui nacque l'araldica.

Matteo di Parigi, Liber Additamentum dalla sua Chronica Majora, ms. Cotton Nero D.i. (in British Museum, Londra), redatto ante la sua scomparsa nel 1259 e con descrizioni blasoniche attribuite dalla critica a Matteo in persona.

Non mi sembra di aver rilevato che egli, per l'oro, usi termini diversi da "or" oppure "aureum" (e sue declinazioni).
Più mutevole è invece sull'argento.
Due esempi per tutti, tratti dal f. 170b:
- John de Bassingeburne: "scutum superius de gules, leo aureus; inferius scutum de albo, fesse de gules, aves de gules";
- Ralph Fitz Nicholas: "scutum de gules, pentafolium d'or, bordura escal' d'argent".

Bene :D vale
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