Replico esclusivamente al fine di rendere più esplicito il mio pensiero. Se non ce la faccio stavolta, desisto.
Lungi da me contraddire il sempre puntuale fra' Giovanni, trovo solo che qui sia stato citato a sproposito. Fra' Giovanni, riferendosi alla natura dell' Ordine, dice saggiamente che è "fondamentalmente ed irrinunciabilmente" un Ordine religioso, ma non si sogna di dire che lo sia esclusivamente. Ovverosia, la prima e la più importante delle caratteristiche dell' Ordine è la Fede: il membro, collaboratore, volontario dell' Ordine deve anzitutto e principalmente
pregare, pregare e pregare. Poi anche, ma in seconda istanza, fare volontariato, accompagnare i Signori Ammalati, presenziare alle funzioni, raccogliere fondi. Se prima, durante e dopo tutto questo non prega, non sta facendo il suo lavoro, vada pure in una delle tante Onlus, l' Italia ne é piena.
Il passaggio successivo del suo pensiero fa riferimento, a mio avviso, proprio al fatto che coloro i quali non hanno le caratteristiche per accedere all' Ordine (religiose anzitutto, ma anche di merito, di censo, di rispettabilità sociale) non le possono venire a cercare all' Ordine, il cui accesso si limita a sanzionare uno status quo che è pacificamente tale per tutti i consociati, quale che sia il ceto ed il rango.
E' ovvio che l' Ordine di san Giovanni sia anzitutto un Ordine della Chiesa, ma questo che cosa ha a che fare con il more nobilium? Lo SMOM definisce sé stesso come "tradizionalmente nobiliare", e ne ha ben diritto: questa qualificazione fa riferimento al fatto che lo SMOM, assieme al Teutonico, sia un Ordine
religioso e cavalleresco; l' assolvimento degli obblighi cavallereschi come intesi oggi, quindi abbondante beneficenza ed assoluta rispettabilità sociale dei suoi membri, ne rendono necessari dei criteri di ammissione. Che sono, come già detto, un indefinito melange di censo, reputazione, cultura eccetera. Ma questi naturalmente non bastano, essendo fondamentale l' aspetto religioso. Se ci fosse solo questo senza quelli, anzichè in una Onlus, suggerirei un terz' Ordine, che non avendo statutariamente caratteristiche cavalleresche non obbliga i suoi membri ad ottemperare al more nobilium.
Termino dicendo che si era partiti chiedendo di esplicitare quali fossero questi criteri riferiti al more nobilium, finendo poi per contestare in toto la categoria in quanto non esplicata oppure discrezionale, ravvedendo in questo un' alchimia per non permettere l' accesso all' Ordine a chi non fa parte di una presunta "cricca". Cambiare opinione è lecito, ma mi sembra che questo sia stato invece un esercizio dialettico per condurci su posizioni demagogiche e pseudodemocratiche riguardo un Ordine che democratico non è e non vuol essere (come la Chiesa cattolica, d' altra parte)

. Perfettamente consapevole che incorro nelle forbici della censura, farò un esempio pratico: un signore, laureato, di eccellente posizione economica, con una profesione prestigiosissima, largo benefattore e mecenate, con palazzo in città e villa settecentesca in campanga, insignito dei più alti Ordini dinastici e cattolici vive secondo more nobilium? Mah, in linea teorica sì, ma se poi racconta barzellette imarazzanti, bestemmia e coltiva per ragioni tutte sue amicizie extraconiugali....mah....fate voi. Forse è meglio lasciare un po' di discrezionalità
Andrea