Pasquale M. M. Onorati ha scritto:Gentili frequentatori del Forum, mi spiego meglio.
Non sono un classista, ma ritengo che lo slogan "liberté, égalité, fraternité" sia servito solo a sostituire un'intera classe al potere, la monarchia e l'aristocrazia dell'Ancien Régime con una nuova classe nobiliare di parvenu che, come ha detto il gentile Accademista, hanno saputo sfruttare il momento favorevole per levarsi materialmente davanti amici e nemici scomodi e prendere il loro posto a corte e tutto questo "alla faccia" del popolo francese che 70 anni dopo, sotto il regno del nipote del "Piccolo Caporale" di Ajaccio stava ancora in condizioni pietose, come testimonia il capolavoro denuncia di Victor Hugo, I Miserabili, scritto nel 1862.
Libertà, Uguaglianza, e Fratellanza non sono valori rivoluzionari, ma principi cristiani validi da 2000 anni. E scusate se è poco!!!!
Sono d'accordo con Lei, Sig. Onorati, ma è innegabile che Libertà, Fratellanza e Uguaglianza sono principi più volte calpestati anche dopo la venuta di Cristo, e che hanno trovato sempre maggiori consensi solo con l'illuminismo e, perchè no, anche dopo la - seppur cruenta - rivoluzione francese. Prima di allora di uguaglianza fra tutti gli uomini ve n'era ben poca, e la disuguaglianza non avveniva solo de facto, ma talvolta addirittura teorizzata: basti pensare a scrittori come Juan Gines de Sepùlveda, e le teorie sull'inferiorità dei nativi americani. Altri esempi più vicini a noi possono essere l'accesso alla magistratura a Milano, che, fino alla Rivoluzione Francese, era destinato alle famiglie appartenenti al patriziato (il nostro diritto del lavoro vigente parlerebbe di comportamento che "comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza...basata sulla razza, il colore, l'ascendenza", e quindi di discriminazione in contrasto col principio costituzionale di uguaglianza, Art. 43 D.L.vo n. 286/98), o ancora, il diverso trattamento applicato a persone appartenenti a diverse classi sociali in materia penale (mi sovvengono alla mente due episodi, relativi alla zona dove abito io: il primo, dove un Conte aveva, se non ricordo male, violentato una donna e fatto uccidere il suo fidanzato, e i parenti delle vittime non riuscirono a fargli scontare la pena prevista, episodio citato in un interessante articolo su Archivio Storico Lombardo, e il secondo riguardante un nobiluomo milanese che, il 6 luglio 1646, guidò un assalto ad una caserma, in cui furono feriti ufficiali e gabellieri, colpevoli di aver fermato senza giustificato motivo una sua carrozza, e non subì nessuna condanna).


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Forse in preda ai fumi di quella rivoluzione che " puzza - pardon , inizia sempre dalla testa ? "
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