Repressione del legittimismo postunitario

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Cronista di Livonia » mercoledì 30 giugno 2010, 18:44

Vedo che il vecchio frate è un pò permaloso e quindi non si risparmia qualche acidità, me ne dispiace, ma penso vi sia un malinteso di fondo, riproviamo. Per chiarirsi, qui si parlava di un confrono tra Regno di Sardegna e Regno delle Due Sicilie e delle relative ferrovie, banchieri, flotte, palazzi e quant'altro vi piaccia.

Da queste basi può il vecchio frate dirmi quanta parte della Lombardia, del Veneto e dell'Emilia si trovino nel Piemonte? E cosa ci possano mai entrare queste regioni e le loro pianure con le ferrovie sabaude pre-1859?

Il veccho frate saprà bene, ma lo riporto per chi è meno ferrato, che grosso modo 4/5 ergo ca. 80% della superfice della grande pianura che si estende nell'Italia settentrionale si trovano nelle Regioni di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e solo 1/5 in Piemonte.

Forse il vecchio frate ha letto male quello che si diceva qualche intervento più su e pensando che si confrontassero tutte le ferrovie del Nord con tutte quelle del Sud ha fatto un commento a sproposito, poco male, capita a tutti.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia

P.S. Non sono stato io a iniziare con le liste dei trionfi e dei prodigi di una parte d'Italia rispetto all'altra, ma questo conta ben poco, quel che conta è che una volta aperta una tale gara per cercare di dimostrare cose discutibili è inevitabile che si passi poi a portare dati tendenti a dimostrare il contrario.
Sul divertirsi, mi chiedo se qualcuno soffra veramente nello scrivere su queste pagine (ohibò forse a ben pensare c'è pure chi soffre veramente a scrivere certe cose...).
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Guido5 » mercoledì 30 giugno 2010, 19:47

Il mio sommesso parere è che questa discussione sia totalmente inutile, perchè ognuno dei partecipanti resta con la sua opinione ...

... e il mio sommesso parere è che "de la cerda" abbia trovato un modo elegante di dire che la discussione si è trasformata in un battibecco di ormai ben scarso interesse storico.

Ciao a tutti!
Guido5
GUIDO BULDRINI - Fides Salvum Fecit
Guido5
Amministratore
 
Messaggi: 5418
Iscritto il: mercoledì 4 maggio 2005, 16:16
Località: Roma

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Tilius » giovedì 1 luglio 2010, 7:27

Caro Guido, ci sono molti modi per far impantanare una discussione.
Uno di questi é cominciare a delirare tirando in ballo i banchieri genovesi del Seicento quando si sta parlando di 1860 e dintorni.
[clapping.gif]
Маурицио Тигльери
Immagine
Avatar utente
Tilius
Amministratore
 
Messaggi: 13094
Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2007, 19:35
Località: Gefürstete Grafschaft Tirol

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Carfi » giovedì 1 luglio 2010, 9:58

Tilius ha scritto:Caro Guido, ci sono molti modi per far impantanare una discussione.
Uno di questi é cominciare a delirare tirando in ballo i banchieri genovesi del Seicento quando si sta parlando di 1860 e dintorni.
[clapping.gif]


Acuta, logica e pertinente risposta.

Giuseppe Carfì di Serra Rovetto Boscopiano
“Per Aspera Ardua”
“Quando arrivi in Vetta ad un Monte, non fermarti, continua a salire”
Avatar utente
Carfi
 
Messaggi: 590
Iscritto il: venerdì 24 marzo 2006, 23:16

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 1 luglio 2010, 10:28

Caro Tilius,

quello e' un fringe benefit (l'impantanamento), in realta' la discussione aveva gia' perso di senso ben prima e ben prima dei Rotschild. I Rothschild c'entrano piu' o meno tanto quanto i banchieri genovesi del '500, '600 e '700 (esiste ancora, oggi 2010, la Banca Passadore a Genova, fondata nel 1888, quindi la tradizione seppur in declino non e' mai morta. I Grimaldi, potenti genovesi regnano ancora su Monaco ecc ecc, altro che glorie effimere come 30+ anni di presenza Rothschild di modesto successo).

Quando ho fatto notare che adottavo lo stile altrui nessuno ha battuto ciglio, quindi sembrerebbe vero ed allora forse sono proprio le asserzioni tipo Napoli capit mundi e Rothschild grandi banchieri napoletani e non aiutare una discussione scientifica.


Mi soffermo sulla discussione solo per aggiungere qualche dato che avevo promesso. Secondo i dati presentati negli atti di un recente convegno sullo sviluppo della Marina italiana risulta che nel 1830 la marina militare borbonica fosse 11a e quella sarda 12a al mondo, mentre per la flotta italiana nel 1861 risultava 5a al mondo come militare (dietro Gran Bretagna, Francia, Russia ed USA) e 4a come mercantile, sommando tutte le ex-marinerie preunitarie e le nuove costruzioni (un simpatico sito neoborbonico da cui il dottor Onorati sembra, ripeto sembra, trarre ispirazione scrive invece della flotta duosiciliana che era "Prima flotta mercantile in Italia (terza nel mondo) ", notevole discrepanza).
Lo stesso simpatico sito scrive cose come "Prima illuminazione a gas di città;" che e' vero solo relativamente all'Italia, in altro sito un poco piu' preciso ho trovato "Prima in Italia e terza al mondo", anche questo e' sbagliato, almeno per la "terza al mondo", piu' probabilmente ca. la trecentesima visto che l'Enciclopedia britannica da per presente l'illuminazione a gas in quasi tutte le citta' britanniche e molte americane prima dell'inaugurazione della stessa Napoli (ed anche Berlino, Hannover, Vienna e Parigi mi sembra la abbiano preceduta).

Il "tesoro" del Regno delle Due Sicilie risulta persino da fonte neoborbonica di 443,2 milioni di lire oro (e non 900+400 come qualcuno ha scritto poche pagina piu' indietro).

Insomma infarcire (magari involontariamente perche' mal informati) un discorso di dati inesatti, errati, falsi non aiuta certo a scoprire verita' "sepolte" per motivazioni politiche ed insabbia molto piu' di prima la verita' ed impantana del tutto il discorso se non si accetta la benche' minima osservazione di parte avversa a tali dati. Allora tanto vale parlare dell'influenza avuta da Annibale sull'unificazione italiana, altro che banchieri genovesi.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 1 luglio 2010, 11:04

Gentile Cronista,
qualche volta sarebbe gradito, almeno da parte del sottoscritto, che Ella riportasse i link delle fonti disponibili in rete su cui si fondano le Sue affermazioni, come fanno altri. Ho capito che Ella si sente il latore della "verità assoluta", ma non può pretendere che gli altri prendano per "oro colato" tutto ciò che afferma. Per me i Dogmi esistono solo nel campo della Fede; negli altri campi, come la storia, l'atteggiamento possibilista e quasi dubbioso, a mio avviso, deve caratterizzare ogni buon ricercatore, fino a prova contraria. Le domando, davanti a storici controcorrente come de' Sivo, Angela Pellicciari e Vittorio Messori, di cui spero abbia letto qualcosa, Le è venuto mai il "dubbio" che potessero avere ragione, almeno in parte?
Cordialmente.
PMMO
Fructum affert in patientia
Pasquale M. M. Onorati
 
Messaggi: 1820
Iscritto il: venerdì 4 giugno 2004, 17:34
Località: Caserta - Terra di Lavoro

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 1 luglio 2010, 11:55

Cronista di Livonia ha scritto: un simpatico sito neoborbonico da cui il dottor Onorati sembra, ripeto sembra, trarre ispirazione scrive invece della flotta duosiciliana che era "Prima flotta mercantile in Italia (terza nel mondo) ", notevole discrepanza...


Gentile Cronista,
non so a quale sito si riferisca.
La maggior parte delle cose che ho affermato nei precedenti post sono riportate qui:
http://www.realcasadiborbone.it/ita/arc ... rimati.htm.

Questo sito e la casa ex regnante a cui fa capo dovrebbero esserLe ben noti. Perchè non chiede spiegazioni a loro? Magari non gradiranno, ma certamente Le daranno una risposta.

Nel 1860 "Il Piemonte è[ra] arretrato di ferrovie" e lo stabilimento Ansaldo di Genova aveva "dinanzi a sè un bell' avvenire"; mentre il Reale opificio di Pietrarsa (Napoli) aveva già fabbricato, tra le altre cose, "la fregata a vapore Ettore Fieramosca, costrutta per intiero nell'opificio colle corrispondenti quattro caldaje di rame. La macchina a vapore di detta fregata è della forza di 300 cavalli ". Se non mi crede, può verificare direttamente sugli "Annali Universali di Statistica" pubblicati a MILANO proprio nel 1860 (cfr. http://books.google.it/books?id=iZAAAAA ... &q&f=false).
Penso che quella proprosta da me sia un'ottima fonte "di prima mano" su cui confrontarsi.
A presto.
PMMO
Fructum affert in patientia
Pasquale M. M. Onorati
 
Messaggi: 1820
Iscritto il: venerdì 4 giugno 2004, 17:34
Località: Caserta - Terra di Lavoro

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 1 luglio 2010, 12:14

Egregio Dottor Onorati,

vuole le fonti, ma non c'e problema, quante ne vuole, devo avere letto, sfogliato o consultato forse un centinaio di volumi e qualche decina di siti.
Vedo che non si fida della mia parola, certo, potrei essere un perfido mentitore, gia' mi e' stato detto qualcosa del genere in altra occasione, comunque se vuole toccar con mano vedro' di accontentarla.

Sul fatto che lei dubiti di qualcosa, mmh, ci siamo gia' trovati a discutere in troppe occasioni e non mis embar proprio di aver visto ombra di dubbio nelle sue parole relativamente a certi dati, magari colpa mia che ho letto male.

Inizio con i documenti di parte avversa da me rcentemente citati:

http://partitodelsud.blogspot.com/2010/ ... cilie.html

http://www.storialibera.it/epoca_contem ... %20Sicilie

Questi sono solo due dei vari elenchi, lievemente differenti tra di loro circolanti in rete sui primati del Sud.

http://www.vocedimegaride.it/html/primatidelregno.htm

Questo terzo sito ffre una lista in ordine cronologico.

Al di la' della legittima domanda su cosa conti come base per questi primati (il fatto che abbiano avuto luogo nell'area geografica delle Due Siclie? che siano stati voluti da un Sovrano che vi abbia regnato chiunque egli fosse? magari anche uNS avoia? dal fatto che siano stati realizzati da napoletani?) perche' almeno tre di questa ultima lista fanno capo all'Amministrazione napoleonica di Napoli (1807, 1812 e 1813) e non al legittimo governo in esilio a Palermo, viene da verificarne la correttezza ed il peso.

Per la correttezza e' abbastanza facile. Sono uno storico, non un tuttologo e quindi sono andato a campione, partendo da quelli piu' facili da verificare con i limitati mezzi (leggi documenti accessibili) di cui dispongo al momento. Prendiamo, per la sola veridicita' di quanto riportato, gli esempi che ho freschi in memoria, la flotta, l'illuminazione a gas ed il primo codice marittimo al mondo.
Si affermano due falsi ed una inesattezza (che fanno molto bello fintanto che non vengono scoperte).

Il primo falso - Lo Jorio, che fece un buon codice zavorrato da considerazioni che andavano al di la' di quanto commissionatogli, non scrisse affatto il "primo codice marittimo al mondo". Certo "l'odiato" sabaudo Azuni lo copio e si prese il merito, ma lo Jorio arrivo' ben dopo di altri. Leggendo un testo reperibile su Google Books "Collection de lois maritimes" di Jean Marie Pardessus vediamo che i primi codici sono di epoca antica (rodii o giu' di li') e che altri sono stati poi scritti nel medioevo (p.es il Consolato del Mare) e in epoche piu' recenti (Regole di Oleron e Leggi di Visby), ma anche volendo scartare i piu' antichi come "non veri codici in senso moderno" (e gia' questo e' discutibile) leggiamo al Tomo V Capitolo XXXI, pagg. 234-235, che, non solo il lavoro dello Jorio non fu mai utilizzato e che rimase quindi uan bella teoria chiusa in un cassetto, ma persino che nel 1819 il Regno delle Due Sicilie finira' per adottare il codice marittimo francese (mi sembra versione del 1809), che altro non era che una ripubblicazione del Codice francese voluto da Luigi XIV nel 1689, lavoro che precedeva quello dello Jorio di oltre 90 anni!
Qualcosa sui codici di diritto marittimo puo' leggere anche qui http://books.google.it/books?id=y94qiiR ... &q&f=false

e qui http://www.lonang.com/exlibris/kent/kent-42.htm#fn31u

Il secondo falso - "1860 Prima flotta mercantile e prima flotta militare d'Italia (seconda al mondo)" e qui per chi ne capisce un minimo viene subito al certezza che questi signori non abbiano ne le idee chiare ne dati validi. Per le flotte, tolti gli atti del recente (2009 o 2010) Convegno da me citato rimanderei a quello che era il principale testo di reiferimento dell'epoca per le marine militari "the navies of the world", reperibile su google books, ove l'autore confronta, nei capitoli I - IV, tutte la marine da guerra di un qualche peso esistenti nel 1859-60. Risulta verisismo che la marian duosiciliana fosse la prima d'Italia, am assolutamente non era la seconda al mondo visto che la precedevano di molto Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Russia e Spagna e Svezia, Olanda e Turchia avevano un certo margine su di lei, bene che vada potremmo dire che fosse la nona al mondo (il Convegno la indica come 11ma).
Link al libro in questione - http://books.google.it/books?id=JMRJAAA ... &q&f=false



L'inesattezza - 1. L'illuminazione a gas, leggiamo "1839 Prima citta' in Italia e terza in Europa dopo Londra e Parigi, con 350 lampade". Prima in Italia e' vero, seppur poi ampiamente e rapidamente superata da quelal di altre citta' italiane per estensione. Ma sulla terza in Europa proprio non ci siamo. Le offro nell'ordine

uno stralcio da Wiki " By 1823 numerous towns and cities throughout Britain were lit by gas."

Uno studio sullo sviluppo dell'illuminazione del gas a Napoli, da cui esce un misero quadro dello sviluppo industriale locale
http://www.aising.it/docs/ATTI%20II%20C ... 3-1192.pdf

e una fonte dal tedesco (date e citta'; sono chiari anche per chi non mastica il teutonico), http://www.udo-leuschner.de/basiswissen/SB100-01.htm, dove si legge che: In Deutschland war 1825 Hannover die erste Stadt, die eine Gasanstalt mit Straßenbeleuchtung vorweisen konnte. Ein Jahr später(1826, mia aggiunta per chiarire la data) wurde auch Berlins Prachtstraße "Unter den Linden" von Gaslaternen erhellt. 1828 folgten Dresden und Frankfurt, 1838 Aachen und Leipzig. 1850 verfügten bereits 26 deutsche Städte über Gasanstalten, darunter Stuttgart, Hamburg, Breslau, Düsseldorf, München und Mannheim.

C'era anche un articolo dell'Enciclopedia britannica che non riesco a ritrovare al momento, ma se mi sara' possible ritrovarlo provvedero' al piu' presto a pubblicarlo.

Sui milioni di lire oro spero vorra' prestare fede ai neoborbonici che scrivono 443,2 milioni sui loro siti.
La mia e' una disamina di solo alcuni punti, ma piu' che sufficiente a far venire seri dubbi. Comunque se volesse ulteriori elementi o riferimenti chieda pure non ho problemi, al di la' del tempo, a fornire altri.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia

P.S. vedo solo ora il suo secondo intervento, ma spero che con "ferrovie" si intendano "industrie per la lavorazione del ferro" direi piu' note come industrie siderurgiche, perche' se si intedono le "strade ferrate" si sta dicendo una cosa ridicola. leggero' e le faro' sapere.
Aggiungo che sugli stabilimenti moderni del Sud eed arretrati del Nord che sopravvissero solo grazie alla chiusura di quelli del Sud, cosi' potenti e concorrenziali, il Nord chiuse Pietrarsa perche' fallimentare, ma fece aprire i cantieri navali Pattison e Guppy di Napoli e la fabbrica d'armi Armstrong di Pozzuoli, altro che chiudere la concorrenza od impoverire il Sud distruggendo un magnifico tessuto industriale, ecco alcuni riferimenti:

http://digilander.libero.it/fiammecremi ... trarsa.htm

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?I ... hia=527468

http://www.rcm.napoli.it/bicentenario/poatingp.html
Ultima modifica di Cronista di Livonia il giovedì 1 luglio 2010, 12:24, modificato 1 volta in totale.
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Tilius » giovedì 1 luglio 2010, 12:17

Carissimi Tutti,
vi posso affermare che ci avete sfracellato l'anima con le lire-oro, i km di ferrovia piuttosto che col tonnellagio delle marina mercantile?

Un discorso che abbia un minimo di veridicità storica penso che vada al di là del "fare le pulci in tasca" al Piemonte piuttosto che alle Due Sicilie.
Che a Napoli avessero i forzieri pieni d'oro o che avessero le pezze al culo, cambia qualcosa in termini di legittimità storica e di visione storica in termini legittimisti o più in generale politici?
Che il Piemonte fosse avanzatissimo con le sue ferrovie e le sue industrie o che in questo non distasse più di tanto dagli altri Stati italiani (assestandosi tutti nelle ultime posizioni d'Europa... o almeno di quell'Europa che ambiva ad avere un qualche ruolo internazionale), cambia qualcosa nella visione principalmente politica che di questi fatti bisognerebbe avere?
Forse che il Piemonte in forza della sua industrializzazione avesse diritto di conquista assoluto e incontestabile?
Forse che la Due Sicilie avessero diritto a esistere o meno in forza della quantità di oro più o meno grande ammassata nei forzieri borbonici?
O del numero di navi più o meno consistente della sua marina, militare o mercantile che fosse?
State veramente sostenedo che la situazione politica che venne a determinarsi a cavallo fra anni '50 e '60 dell'800 (e che si risolse come tutti sappiamo, travalicando enormemente le più rosee aspettative degli uni, e del pari travalicando enormemente i più nefasti timori degli altri) può essere semplicisticamente ridotta alle (presunte) brame di bottino dei concupiscenti conquistatori/liberatori, piuttosto che ai (presunti) benifici di cui avrebbero graziosamente goduto i conquistati/liberati???

Ma non é questo il punto.

Duole piuttosto osservare come ancora oggi, anno di grazia 2010, ancora si difendano ad oltranza approcci storiografici alle vicende del Risogimento che possiamo eufemisticamente definire molto, molto, molto tradizionali(sti).
E questo da ambo le parti, ché gli atteggiamenti si sono sclerotizzati in rigidi schemi per entrambe le scuole di pensiero.

Il giochino "io ho più barchette di te, gne gne gne!" "...e io ho più trenini di te, gne gne gne!" é un giochino puerile a prescindere dalla parte che lo pratica.
E a prescindere dall'esattezza dei dati statistici sì enfaticamente strombazzati.
Da una parte e dall'altra.

Statemi bene,
T.
Маурицио Тигльери
Immagine
Avatar utente
Tilius
Amministratore
 
Messaggi: 13094
Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2007, 19:35
Località: Gefürstete Grafschaft Tirol

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Carfi » giovedì 1 luglio 2010, 12:31

gentile cav al merito di savoia, cronista di livonia. lei ha scritto:
"Il "tesoro" del Regno delle Due Sicilie risulta persino da fonte neoborbonica di 443,2 milioni di lire oro (e non 900+400 come qualcuno ha scritto poche pagina piu' indietro)".
Il qualcuno sarei, anzi sono io, e lei, tu, mi conosci benissimo, abbiamo fatto insieme un viaggio VT-RM, prima che partissi per l'est asiatico. perché scrivi qualcuno? per non offendermi, ma sai bene chi sono, e "offendi" con un qualcuno, me che mi picco di essere il signor nessuno ulissiano.
I dati di 1.300.000 lire oro, sono su qualsiasi testo di economia che gli studenti studiano al primo anno, e se ben ricordo sei proprio laureato ine economia, quindi dovresti ricordartelo.
ti invito ad avere più dubbi su tutto, e non a essere così dogmatico. i savoia hanno avuto un grande merito: di riunire, nel bene e/o nel male, l'intero stivale, ma da qui, a prendere per oro colata la vulgata propinataci per secoli, ce ne corre. non credi? il tutto con il massimo rispetto per la casara savoia, per quel galantuomo di Umberto II.
Ma la domanda secca che io avevo fatto: CHI GLIELO HA CHIESTO? (di andare armati nel sud Italia), non ha avuto risposta. Ricordiamoci la fine che fecero i Pisacane e gli altri 298, quando vollero sollevare il popolo contro il loro legittimo re!
stammi bene.

Giuseppe Carfì di Serra Rovetto Boscopiano
“Per Aspera Ardua”
“Quando arrivi in Vetta ad un Monte, non fermarti, continua a salire”
Avatar utente
Carfi
 
Messaggi: 590
Iscritto il: venerdì 24 marzo 2006, 23:16

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 1 luglio 2010, 12:59

Caro Giuseppe,

ho scritto qualcuno perche' cercavo di stemperare quelli che potevano essere toni ritenuti polemici. Mettere all'impersonale non significa voler disconoscere l'esistenza di un interlocutore, ma ampliare il discorso a piu' interlocutori.

Personalmente non ho nulla contro di te, mi sembra solo che il dato da te riportato, suppongo in perfetta buona fede e lo ho anche detto sopra che spesso i dati proposti sono proposti in buona fede, cozzi con quello proposto da piu' siti di parte neoborbonica. Comunque hai ragione molti di questi siti hanno dati imprecisi e se sbagliano possono farlo anche in difetto e non solo in eccesso.

Lo ho gia' detto piu' volte che non ho alcun motivo per fare una difesa a spada tratta della conquista del Sud da parte del Nord, quello che critico e' un certo modo di alcuni di fare la storia sulla base di dati discutibili (ed a volte assolutamente errati). Questo modo di fare la storia, se presentato bene, puo' risultare convincente per gente in perfetta buona fede.
Ti sarei semplicemente grato se tu potessi eventualmente darci conferma della cifra e della fonte tutto qui'.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Guido5 » giovedì 1 luglio 2010, 13:02

... ci sono molti modi per far impantanare una discussione. Uno di questi é cominciare a delirare tirando in ballo i banchieri genovesi del Seicento quando si sta parlando di 1860 e dintorni...

Caro "Tilius",
mi sembrava infatti di aver sentito qualcuno accennare a previste celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia ma, visto il peso che ha assunto in questo topic anche l'orografia della penisola, pensavo che si fosse deciso di allargare il periodo fino al Cenozoico (Alpi) e addirittura al Paleozoico (parte degli Appennini)... Chiedo venia.

Ciao a tutti!
Guido5
GUIDO BULDRINI - Fides Salvum Fecit
Guido5
Amministratore
 
Messaggi: 5418
Iscritto il: mercoledì 4 maggio 2005, 16:16
Località: Roma

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 1 luglio 2010, 14:21

Tilius ha scritto:Carissimi Tutti,
vi posso affermare che ci avete sfracellato l'anima con le lire-oro, i km di ferrovia piuttosto che col tonnellagio delle marina mercantile?

Un discorso che abbia un minimo di veridicità storica penso che vada al di là del "fare le pulci in tasca" al Piemonte piuttosto che alle Due Sicilie.
Che a Napoli avessero i forzieri pieni d'oro o che avessero le pezze al culo, cambia qualcosa in termini di legittimità storica e di visione storica in termini legittimisti o più in generale politici?
Che il Piemonte fosse avanzatissimo con le sue ferrovie e le sue industrie o che in questo non distasse più di tanto dagli altri Stati italiani (assestandosi tutti nelle ultime posizioni d'Europa... o almeno di quell'Europa che ambiva ad avere un qualche ruolo internazionale), cambia qualcosa nella visione principalmente politica che di questi fatti bisognerebbe avere?
Forse che il Piemonte in forza della sua industrializzazione avesse diritto di conquista assoluto e incontestabile?


Già... come non essere d'accordo...

Proprio in questi giorni mi è capitata sott'occhi una sintesi non priva di oggettività e pragmatismo redatta in anni "politicamente non sospetti" da un intellettuale tutto sommato "neutrale" come George Steiner che nel 1985 in un suo pezzo dal titolo "Nascita di una nazione" - recensione del "Cavour", di Mack Smith - scriveva sul New Yorker:
«L'unificazione dell'Italia sotto l'egida del Piemonte e della casa reale dei Savoia (...) era stata il risultato di una catena di fortune militari (quelle di Garibaldi), di manovre politiche in stile mafioso, di peculato finanziario ed eventi assolutamente fortuiti. In nessun caso il processo di unificazione fu frutto di una logica coerente. L'Italia rimane ancor oggi in molti aspetti fondamentali un precario amalgama di regioni profondamente diverse, animate da diffidenza reciproca o da mutua incomprensione.»

FJVT
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda fabrizio guinzio » giovedì 1 luglio 2010, 22:13

Constato che anche questa discussione è una miniera di notizie sia storiche che geografiche. Rispondendo a FJVT: sì, è vero quanto da te riportato. Ma è anche vero che la nazione italiana è una delle più autentiche, solide e antiche del pianeta, nonostante la tardiva riunificazione statale . La prima unità politica nazionale risale a Roma antica(madre non solo dell'Italia, sui libri di scuola spagnoli da me visionati la nascita della nazione spagnola viene attribuita alla conquista di Scipione il Maggiore, etc. per numerose altre), in latino o italico antico è il poema nazionale Eneide di Virgilio, ispiratore e maestro di Dante, tradotto in italico moderno o italiano da Annibal Caro, i versi virgiliani coronano il Monumento al Padre della Patria Vittorio Emanuele II in Roma. Il velletrano Ottaviano Augusto, "comandante italiano clementissimo"(Syme), stabilì confini nazionali e regioni. Comunque il nostro Paese ondeggia fra il particolarismo campanilistico(municipale provinciale regionale), il patriottismo etnico e la missione universalistica(un esempio di quest'ultima: quando venne a Roma Giuseppe II d'Asburgo - Lorena d'Austria, Imperatore del Sacro Romano Impero, i Romani lo accolsero festosamente gridando "ben tornato a casa tua!"; lo storico austriaco Friedrich Heer che racconta l'evento aggiunge che numerosissimi Romani ebbero il desiderio di sostituire l'amministrazione del Papa - Re con quella imperiale sacro - romana, circoscrivendo il potere temporale pontificio, peccato che il progetto non si sia realizzato!). Nonostante che oggi sembri avverarsi l'affermazione del mazziniano Crispi "la Monarchia ci unisce la Repubblica ci dividerebbe!", nel mio inguaribile ottimismo penso che non solo l'Italia resterà unita(pure i festeggiamenti andranno benissimo) ma che dovrà inevitabilmente unirsi anche l'Europa. Ciao,
fabrizio guinzio
 
Messaggi: 1826
Iscritto il: mercoledì 12 settembre 2007, 13:43
Località: fiumicino

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Cronista di Livonia » venerdì 2 luglio 2010, 5:18

Caro Tilius,

sono spiacente dello sfracellamento dell'anima, concordo parzialmente sul fatto che si stia continuando a rimestare su gli stessi argomenti senza trovare alcuna soluzione, pero' nonostante lo sfracellamento queste discussioni offrono spunti per approfondimenti sugli Stati preunitari, altrimenti "mai avrei saputo quanto poco sviluppato fosse il Regno dell Due Sicilie ed avrei avuto l'impressione che fosse veramente uno Stato moderno ed all'avanguardia" (scherzo, battutaccia e nulla piu').

Il punto e' che chi difende le 2 Sicile lo fa' sulla base di mirabolanti modernismi e ricchezze e tali affermazioni sono confutabili dati alla mano. Anche la fantastica ricchezza dell'agricoltura del Sud con milioni di capi e numeri elevati di capi per agricoltore e' un po' come il pollo di Trilussa, Fra'Eusanio ha chiamato in causa un certo Guareschi (chi sara' mai costui, ohibo'? forse quello che scriveva la storie di un certo Don Peppone, il prete comunista di un paesino del Sud? altra battuta, ma spero che mi si sia consentita visto che mi si e' quasi fatto passare per uno che di Guareschi non ha mai letto una riga), chimiamo in causa Ignazio Silone con il suo Fontamara, i contadini del Fucino, una delle aree piu' fertili del Sud vi sono raffiguranti come dei poveri miserabili, il loro "padrone" un noto principe povero di certo non era e non e'.
Concordo sul fatto che comunque gli Stati italiani non foosero esattamente la punta di diamante dello sviluppo tecnoclogico ed industriale europeo, am anche qui stando a certe affermazioni neoborboniche si vuol far credere qualcosa di diverso (terza citta', seconda flotta d'Europa, terzo Paese industrializzato ecc ecc) e trovo giusto ed onesto dire come stavano realmente le cose.

Al di la' di tutta questa sarabanda di dati ed argomentazioni. Il punto e' che le 2 Sicilie, per dirla drammaticamente "sono state sconfitte dalle ineluttabili forze della Storia, che ne hanno decretato l'inferiorita' di fronte agli avversari per incapacita' di sopravvivere al loro attacco". Anche la splendida Atene ha perso la guerra contro la feroce Sparta.

Il perdere una guerra non da' automaticamente ragione all'aggressore e non nega il diritto dell'aggredito a difendersi e cercare di sopravvivere, ma l'aggressore ha vinto e non ha effettuato la sistematica spoliazione del vinto, nonostante secondo le consuetudini dell'epoca fosse suo diritto, infatti la Francia sconfitta nel 1870 pago' 5 miliardi di franchi oro, cifra ben superiore a quella del presunto sacco nordico ai danni delle 2 Sicilie, alla Germania vittoriosa e questo pur senza subire alcuna debellatio.

Il punto e' che non si possono utilizzare criteri modernissimi per giudicare vicende di 70, 100 o 150 o piu' anni fa. Fu durante la riunione CSCE di Helsinki del 1975 che i Paesi d'Europa piu' USA e Canada concordarono sul fatto che non poteva/doveva piu' esservi alcun mutamento di frontiere in Europa che non fosse consensuale per cio' che riguardava tutti gli Stati coinvolti. Comunque pure questo accordo ha trovato modesta applicazione se pensiamo che gia' negli anni '90 la ex-Yugoslavia fu dilaniata da guerre che miravano proprio ad alterare quei confini che dovevano essere piu' o meno garantiti secondo l'accordo del 1975.
Come possiamo allora invocare certi principi per quanto e' acacduto nel 1859-61?
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia

P.S. anche se il giudizio sul Mack Smith come storico dato da un paio dei miei docenti universitari non e' esattamente esaltante, la parte finale dell'affermazione citata non e' del tutto campata in aria, riprende pero' una frase vecchiadi oltre 150 anni di un certo Principe tedesco al servizio dell'Austria, un certo Metternich "l'Italia e' un'esperessione geografica", ma questo a quanto pare lo sapevano anche Cavour, D'Azeglio ed altri esponenti delal classe politica del Regno "Abbiamo fatta l"Italia. Ora si tratta di fare gli italiani".
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

PrecedenteProssimo

Torna a Piazza Principale / Main Square



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 14 ospiti