Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

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Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 21 maggio 2010, 11:24

Premessa.

Prendere in considerazione la nobiltà civica rifacendosi ai criteri mutuati dalle leggi della Consulta Araldica del Regno, invece che alle consuetudini e dei diritti nobiliari precedenti, è errato e fuorviante. Non si può ignorare la concreta ed effettiva situazione storica vigente all’epoca, anche piuttosto remota, nella quale lo status nobiliare ebbe origine, va decisamente presa in considerazione la consuetudo loci, anche e soprattutto in riferimento al periodo nel quale fiorirono nobiltà personali e quindi familiari.

Per essere considerata nobile una comunità doveva vivere in città o borgo libero ( non soggetto né ad altra città, né a famiglie feudali) e godere giurisdizione sul contado circostante. Coloro che amministravano queste comunità, partecipando di tali prerogative di governo, possedevano quindi i requisiti essenziali perché potessero essere definite nobili, ciò a prescindere dall’esistenza o meno in elenchi familiari con obbligo d’iscrizione e l’essere oggetto di particolari trattamenti o qualifiche.

Viene spesso indicata quale conditio sine qua non per considerare nobile il consiglio cittadino e conseguentemente le famiglie di distinzione decurionale, la cosiddetta separazione dei ceti, la quale spesso fu riconosciuta o ignorata dalla legislazione regnicola in base sia ai singoli regolamenti statutari, sia a personalissimi criteri interpretativi, non di rado influenzati dai campanilismi delle commissioni regionali della defunta Consulta Araldica del Regno. Tuttavia, qualora i regolamenti statutari all’epoca dell’ingresso del membro alla civica magistratura , non avessero riportato chiari limiti di separazione tra i primi e i successivi ceti o fossero del tutto privi di tale distinzione,ciò non avrebbe pregiudicato affatto la nobiltà delle famiglie interessate.

Infatti “serrate” di civiche magistrature, istituzione di elenchi ufficiali e obbligo d’iscrizione, ebbero una funzione meramente restrittiva, quella di tutelare le casate di coloro che ottenuta, magari secoli prima, gradualmente lo status nobiliare, esercitando prerogative di potere all’interno di un consiglio cittadino o ricoprendo cariche di rilievo, decisero di tutelarsi “ blindando”il consiglio o limitandone efficacemente l’entrata di nuove famiglie.

L’assenza di queste forme limitative indica verosimilmente, che coloro che si sono avvicendati nel’esercizio delle supreme cariche della Magistratura civica e l’ autorità sovrana non ravvisarono la necessità di limitare nascita, sviluppo o aggregazione di ulteriori famiglie di civica nobiltà.
Già Bartolo di Sassoferrato sosteneva che l’appartenenza a un “ufficium”, in quanto allo stesso era legata la “dignitas”, portava alla “nobilitas”. M. Zorzi, afferma che prima della Serrata del Maggior Consiglio a Venezia “ la qualità di ”nobilis vir” veniva attribuita (…) a chi portava un nome antico ed illustre, collegato alla storia del ducato e della città, ma anche a chi ricopriva un ufficio pubblico di rilievo”.

Cormòns: un esempio particolare nel Friuli austriaco.

Con provvedimento datato 8 novembre 1460 Giovanni di Lurngau, rettore del conte di Gorizia, concesse l’istituzione nel borgo di Cormòns, un consiglio e alcuni uffici, nell’intento di sostituire e migliorare funzioni e prerogative dell’antico istituto della comunità di villaggio e delle estemporanee riunioni congiunte tra i nobili castellani e Vicinia borghigiana.

Gli appartenenti alla nobiltà già feudale ed i cittadini aventi requisiti di “bona fama , ovvero maschi,maggiorenni,non gravati da servitù o macchiati di infamia, furono elettori attivi e passivi di un consiglio ristretto e paritetico di dodici uomini “consiliarii e retori” , aventi pari dignità, eletti ogni anno . Essi si distinguevano per virtù ed autorevolezza, dovevano “ haver tanta actorità de far, veder et decider quala avrà ha et haveria tutta la vicinanza” . Con il medesimo criterio furono eletti coloro i quali dovevano ricoprire la carica di Podestà (in seguito con funzione anche di giudice , la massima in ambito civile) e due o più Camerari ovvero amministratori dei beni della Chiesa locale.

Il Consiglio dei XII, Podestà e Camerari detenevano quindi, nell’ ambito territoriale, il potere in campo dispositivo, esecutivo e giudiziario ( relativamente ai reati minori) e aveva quale unico referente dell’autorità comitale il gastaldo, in seguito il giurisdicente.
Si andò così configurando, oltre alla nobiltà antica di origine feudale, una ristretta e distinta cerchia di famiglie destinate, nel corso del tempo, ad alimentare con i propri membri la“magistratura”della comunità di Cormòns.

L’istituzione consigliare,confermata e rinnovata dal governo asburgico in successivi statuti sopravvisse , pur perdendo progressivamente poteri e prerogative, fino all’annessione nel Regno d’Italia al termine del primo conflitto mondiale. Indubbiamente si affermò nel borgo del Friuli austriaco una vera e propria aristocrazia, nel senso letterario del termine: governo dei migliori, forse anomalo ma autentico esempio di nobiltà civica.

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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Sigillum1 » lunedì 24 maggio 2010, 9:39

Caro Sergio e cari tutti, grazie per il tassello, molto interessante ed illuminante, che, insieme ai tanti altri che sono certo disponibili nella complessa e variegata storia dei nostri territori, studiati e purtroppo spesso non, contribuisce a meglio comprendere quanto di parziale, di casuale, di opinabile vi sia stato nel lavoro della Consulta araldica del Regno: ne abbiamo a lungo dissertato, spesso soltanto teoricamente (seppure con il sostegno della letteratura), ma nulla certo è più convincente e concreto della lettura del fenomeno nella storia di ciascun territorio che tu ci mostri. Ciao. Silvia
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 24 maggio 2010, 10:44

GENS VALERIA ha scritto: Premessa.

Prendere in considerazione la nobiltà civica rifacendosi ai criteri mutuati dalle leggi della Consulta Araldica del Regno, invece che alle consuetudini e dei diritti nobiliari precedenti, è errato e fuorviante. Non si può ignorare la concreta ed effettiva situazione storica vigente all’epoca, anche piuttosto remota, nella quale lo status nobiliare ebbe origine, va decisamente presa in considerazione la consuetudo loci, anche e soprattutto in riferimento al periodo nel quale fiorirono nobiltà personali e quindi familiari.



Cari Sergio e Silvia,

più che una premessa si tratta di un fondamento imprescindibile :D . Oggi è sbagliato dal punto di vista storico-giuridico fare riferimento solo ai regolamenti (storicamente durati lo spazio di un mattino) della Consulta Araldica del regno sabaudo piuttosto che al diritto e alle consuetudini nobiliari storiche, e se la Consulta può aver temporaneamente messo in sonno - ma non certo abrogato - i diritti e le consuetudini nobiliari previgenti che regolavano status originati in epoche ben più risalenti, ciò non vale, a maggior ragione, ora che anch'essa è finita nel dimenticatoio della Storia.

Saluti cordiali,

F.
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 24 maggio 2010, 19:10

Nel ringraziare la cara Silvia per le cortesi e incoraggianti espressioni nei miei confronti, approfitto per segnalare le fonti della mia ricerca, omesse [blush-anim-cl.gif] per la solita fretta:

“Cormòns nel Medioevo” di Donata Degrassi
“Vecchi Ricordi Cormonesi “ di Costantino Cumano
“ L’Archivio Storico del Comune di Cormòns , Inventario“ a cura di Lucia Pillon
Documenti di Stato sacramentale, Archivio della parrocchia S. Adalberto .



Non posso che approvare e fare mio il vontrottapensiero , anzi, siccome sono incurabilmente ed testardamente “polically incorrect”, desidero sottolineare il fatto che, a rigore di logica storico-giuridica,ricadevano sotto i regolamenti del Regno d’Italia esclusivamente i titolari delle 564 nobilitazioni ( o meglio concessioni ex novo di titoli ) dal 1861 al 1946 .
Per amor di precisione furono solo 278 fino alla fine dello stato liberale e 286 durante il regime fascista e nel periodo bellico.

E' mia ferma convinzione che tutte le situazioni di storica distinzione anteriori al 1861 ( 1866 e 1918 per il nord-est ) vadano considerate sotto la giurisdizione delle leggi nobiliari in vigore nei singoli stati nel periodo nel quale fiorì la "qualità" nobiliare.

Cordialmente :D
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 25 maggio 2010, 16:39

Sarebbe stato veramente grave se dopo il 1948 l'attività di studio araldica fosse terminata con la soppressione de facto della Consulta araldica dello Stato! Gli studiosi hanno continuato a studiare. L'elenco di città decurionali più aggiornato che conosco è quello presente nel "Manuale di Araldica" del Barbolani di Montauto(ho l'edizione marzo 2001), ma è ben lontano dalla completezza; mano a mano che scopro altre realtà comunali, le aggiungo a matita citando le fonti e la relativa documentazione(ma spesso e volentieri scopro anche che la Reale Consulta aveva già riconosciuto tali Comuni caso per caso, senza aver avuto la possibilità di redarre un elenco aggiornato, per ovvi motivi!). Esiste ed è stato pubblicato un elenco aggiornato con le ricerche più recenti? Ed aggiornato con tutti i singoli provvedimenti del ripetuto Ente araldico ufficiale statale? Ho aggiunto Cormòns, sto cercando eventuali riconoscimenti "consultivi" di famiglie locali, un caro saluto,
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 25 maggio 2010, 22:11

Caro Fabrizio,
l’interruzione di seri studi d’archivio nell’ambito storico giuridico riferito al patrimonio umano delle famiglie di distinzione decurionale ( ma non solo… basti pensare a quelle di nobiltà immemoriale ) sarebbe stata una vera iattura , che avrebbe lasciato il campo totalmente libero agli efficentissimi cacciatori di gonzi i quali, tramandandosi il mestiere da più di un secolo, creano disastri giocando su omonimie e assonanze cognominali.

Non conosco né la pubblicazione che citi né altre contenenti elenchi ma non posso che prendere atto della tua incrollabile fede negli elenchi della Consulta Araldica che, come ben sai, non condivido; né tantomeno accetto i criteri tuttora adottati da alcune associazioni private.

Bene [thumb_yello.gif] ha scritto Franz:
Oggi è sbagliato dal punto di vista storico-giuridico fare riferimento solo ai regolamenti (storicamente durati lo spazio di un mattino) della Consulta Araldica del regno sabaudo piuttosto che al diritto e alle consuetudini nobiliari storiche, e se la Consulta può aver temporaneamente messo in sonno - ma non certo abrogato - i diritti e le consuetudini nobiliari previgenti che regolavano status originati in epoche ben più risalenti, ciò non vale, a maggior ragione, ora che anch'essa è finita nel dimenticatoio della Storia.


Conservano per me tuttora una loro validità ed efficacia solo i parametri giuridici e storici che circoscrivevano nel tempo e nello spazio nascita e sviluppo del singolo “status” nobiliare.

Cordialissimi saluti :D
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 26 maggio 2010, 15:33

Penso che anche il settore filosofico trattatistico con i diversi pensieri e opinioni sia(e sia stato anche in passato, nel nostro foro sono stati postati pensatori di ieri e di oggi) giovevole all'araldica. Ma purtroppo nel settore filosofico(e matematico, inscindibili secondo il Galilei) annaspo; non solo per tali motivi ma il mio interesse sull'araldica la genealogia la storia di famiglia il mondo cavalleresco è sul piano sociologico storico giuridico, pratico e non teorico(non ho nessun mio pensiero nessuna mia teoria in tali argomenti e rispetto tutte le possibili immaginabili opinioni in materia). Non sono in grado di giudicare nè la Consulta araldica pubblica italiana di ieri nè gli Organi privati della Nobiltà italiana attuale; mi limito a studiare il fenomeno araldico tutto(incluso quello nobiliare) così come si è storicamente e sociologicamente manifestato e continua a manifestarsi, sul territorio, nel costume, nella pubblicistica(libri riviste articoli almanacchi - gotha etc.). Qualunque teoria, qualsiasi parametro sia retrostante ad un elenco dei Comuni nobili(e magari anche dei Feudi) italiani mi va più che bene, mi sembra utile per tutti, studiosi e appassionati("amateurs"), avere degli Elenchi aggiornati e documentati! Grazie per la segnalazione in argomento, contraccambio il saluto, ciao,
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 30 maggio 2010, 13:15

Aggiornare gli elenchi delle città e località investite di dignità nobiliare è un’impresa improba e destinata a produrre inconsapevolmente ingiustizie storiche, la già citata Consulta regnicola tralasciò intere province e regioni sulla base di svariati criteri, tra essi quello più tirato in ballo fu sicuramente la presunta assenza di netta separazione di ceto in seno ai Consigli decurionali.

Chi tra gli studiosi volesse prendersi la briga di studiare, con criteri moderni, la genealogia delle schiatte di antica distinzione, scoprirebbe un buon numero di famiglie appartenenti a nobiltà immemoriale e civica che, per loro scelta o per mancato riconoscimento, spesso reciproco, rimasero sulla riva dello Stige aristocratico, guardati a vista dal Cerbero di turno.

Cerco di spiegarmi meglio con un caso concreto:

Lo studioso Andrea Lercari in “Le Aristocrazie Cittadine” ci fa l’esempio di alcune famiglie genovesi tra le quali quella dei Capriata ( solo omonima di altra ascritta nel 1576).

Mattia d’Asburgo con decreto dato in Vienna 03/03/1613 concesse a Pietro Giovanni ed i fratelli Giovanni Stefano e Giovanni Tommaso, per se stessi e per i propri discendenti, maschi e femmine ai suoi figli ed ai discendenti la nobiltà del Sacro Romano Impero. Nel gennaio 1658 i discendenti Capriata, i quali vivevano a Genova more nobilium, erano imparentati con famiglie aristocratiche ed erano presenti negli elenchi genovesi degli aventi diritto alla nobilitazione.
Essi presentarono al Senato di Genova nel 1629 domanda di iscrizione alla nobiltà cittadina ma essa non fu presa in considerazione.

La mancata presenza dei discendenti nel Libro d’oro del Patriziato di Genova pregiudicò l’inserimento negli elenchi regionali della nobiltà del Regno d’Italia e conseguentemente nel libro d’Oro della Consulta araldica del Regno, dopo l’Unità.

Non so se la famiglia sia tuttora fiorente, ma dal punto di vista legislativo-nobiliare, come potremmo considerare i discendenti di questa distinta famiglia?

Non nobili: secondo i criteri del R.d.I.(Consulta araldica e contemporanee associazioni private ).

Non nobili: secondo i criteri delle leggi dello Stato preunitario, ovvero Repubblica di Genova.

Ma se ci decidessimo finalmente a prendere in considerazione le leggi nobiliari in vigore nei singoli stati e le autorevoli “fons honorum “ extraterritoriali, solo nel periodo preciso nel quale si formò lo “status”nobiliare, prescindendo dal susseguirsi degli inquilini del Palazzo, non avremmo dubbi:

I legittimi discendenti appartengono famiglia di storica e vera nobiltà .
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda fabrizio guinzio » lunedì 31 maggio 2010, 16:54

Il casato da te citato non ha mai conseguito la nobiltà patriziale del Comune di Genova, ma la nobiltà del S.R.I. sì e poteva essere assolutamente accolta dalla Consulta araldica(bastava gentile documentata richiesta) e la famiglia, se fiorente, è ascrivibile al privato CNI con quel titolo. Per quanto concerne la nostra nobiltà di comune, è impresa assolutamente necessaria per l'araldica nobiliare italiana avere l'elenco completo delle città; quello presente nel Barbolani di Montauto, basato sull'operato della Consulta(l'elenco di partenza di questo Ente è quello dell'araldista Carmine Arnone, quello finale non potè pubblicarlo, così come, pur avendo vietato ad un'associazione araldica privata di continuare a chiamare il suo gotha "Libro d'oro della Nobiltà italiana" per non creare confusione fra pubblico e privato non ha mai potuto pubblicare il suo poichè soppressa anzitempo), aggiornato al 2001 in base alle ricerche di studiosi, storici e araldisti, mi sembra il più esaustivo. Dopo nove anni, nel mio piccolo ho dovuto aggiungere solo Arcevia(leggendo la biografia di illustri architetti), Castelfidardo(grazie al nostro Francalancia!), in area romana, Usseglio in Piemonte e Cormòns in Friuli(grazie a te!). Il protagonista e anima della parte migliore della breve vita della Consulta è stato il Commissario del Re Antonio Manno, il suo Vocabolario Araldico Ufficiale pubblicato a cura della ripetuta Consulta è stato ristampato nel 1991con prefazione di Arrigo Pecchioli. Cosa positiva della Consulta pubblica(v'erano anche un Ufficio araldico della Presidenza del Consiglio, ancora esistente anche se "decurtato" dell'araldica familiare sia nobiliare che borghese, un ufficio araldico presso il ministero dell'interno ed un altro presso il ministero della grazia e della giustizia) era l'apertura verso l'araldica familiare borghese. Oggi, come si può constatare dal Libro del nostro Federico Bona e da altri volumi che si pubblicano l'attenzione è ancora maggiore di allora verso tutte le famiglie degne di nota, non incentrata solo su quelle godenti titolatura nobiliare. Ciao,
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 31 maggio 2010, 19:20

La realtà fu un bel più complicata da quella idilliaca che prospetti e dubito seriamente che il riconoscimento nobilare possa essere stato preso in seria considerazione per “gentile documentata richiesta”. anche se ignoro sia mai stata presentata.
Su di un'eventuale attuale ascrizione non mi pronuncio: si tratta di applicare privati regolamenti all'interno di un "club esclusivo" .

Riporto da G.C. Jocteau “ Nobili e nobiltà nell’Italia unita”

“La consulta Araldica fu costituita da un commissario del re e da consultori rappresentanti le diverse realtà preunitarie ed aveva il compito di stilare un elenco di famiglie in legittimo possesso di titolo”.

Veniva data la priorità pertanto, a quelle famiglie che risultavano con le carte in regola negli elenchi nobiliari della Repubblica di Genova ma la cosa non fu affatto pacifica neppure in seno all’ex-aristocrazia ligure.

” Non stupisce che sorgessero gravi ostacoli all’attività del nuovo organismo. Ad accentuarle provvide il primo commissario del re Alessandro Franchi Verney (…) per la sua giurisprudenza nobiliare particolare, talor rigorosa e forse troppo minuta.
Le procedure di riconoscimento richiedevano un rigoroso rigore documentario e potevano comportare costi non irrilevanti, nell’ordine di parecchie centinaia di lire.
Per di più gli scrupoli del solerte commissario del re protrassero talora per anni pratiche di famiglie illustri e notissime.

Se si aggiunge la diffusa ignoranza che i consultori mostrarono inizialmente ( [confused.gif]
anche in seguito n.d.r. ) verso realtà regionali diverse dalla propria si comprende come la nuova istituzione dovesse presto scontrarsi con l’indifferenza,l’esasperazione o l’ostilità di gran parte dell’aristocrazia”.

Antonio Manno fu un galantuomo, sebbene scalfito in minor misura dallo scandaloso commercio di nobilitazioni che ebbe massima attività i quei decenni con il Cibrario commissario regio .

Ti saluto cordialmente
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 2 giugno 2010, 22:28

Carissimo, le nobilitazioni o concessioni nobiliari sono sempre state anche(ripeto anche, ma tant'altro: considero le corone nobiliari un valore storico - spirituale) un fatto commerciale; figuriamoci poi le nobiltà civiche e patriziali pre - unitarie, definite dal Crollalanza nobiltà mercante e pure la nobiltà feudale era ampiamente concessa, sia dalle nostre repubbliche che monarchie, anche per meriti prevalentemente economici. Non la vedo poi così male, non credo proprio che la realtà nobiliare italiana sia la peggiore d' Europa: l'associazione rappresentativa della medesima è accolta nel continente europeo da tanto tempo e non mi risultano gravi problemi. Naturalmente oggi in Italia(ma non in Francia in Gran Bretagna etc.) è un fatto sociologico, non giuridico, ma non è la fine del mondo: la Repubblica di San Marino ha cambiato varie volte la legislazione in materia, idem la Francia, ma le nobiltà esistono ancora oggi. Secondo il Jocteau cosa dovrebbe fare la nobiltà italiana, francamente non lo ho capito; per quanto ne sappia io, l'aristocrazia italiana si sente pienamente rappresentata presso la CILANE, non mi risultano scissioni e/o gravi(anzi gravissimi) problemi come per esempio attualmente in Spagna(il Sovrano ha sospeso le nobiltazioni fino a data da destinarsi, perlomeno così mi hanno detto, pochi giorni fa che ero in Cartalogna, amici del posto). Contraccambio il saluto, ciao,
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 3 giugno 2010, 15:57

Caro Fabrizio,
spero che le nostre periodiche ed un po’ tediose discussioni sui soliti argomenti (Consulta araldica , CNI, CILANE) con ci procurino un’accusa di tentato omicidio per noia da parte di utenti e lettori occasionali, d’altra parte certamente non mi si addice l’abito del censore né del duro e puro difensore della cristallina moralità aristocratica, anche se il sangue mi induce ad un modestissimo ed impacciato tentativo difesa d’ufficio.

Che ci siano spesso state più o meno ubiquamente nobilitazioni per meriti di obolo alle languide casse statali è un dato di fatto storico inconfutabile ma il conferimento di titoli nobiliari condizionate da filantropiche elargizioni in beneficenza, mercanteggiate sulla base di tariffari non scritti, furono una prerogativa , alla fine del secolo XIX esclusivamente dell’Impero inglese e del Regno d’Italia ( gli Imperi centrali pare ne fossero immuni ) .

Non rivelo certo segreti: dal 1861 al 1900 ottennero titoli nobiliari italiani 49 banchieri e 35 industriali nella stragrande maggioranza con la collaudata modalità della beneficenza condizionata, dal 1900 al 1922 ci fu una frenata e sterzata d’orgoglio da parte degli organi preposti ( solo 5 industriali ) con il ventennio fascista ci fu un ulteriore esplosione di nobilitazioni dettata da criteri spesso politici . Colpisce il fatto che molto spesso sin dal 1861 i titoli venivano conferiti “motu proprio” dai sovrani Savoia su suggerimento di qualche influente ministro o alto postulante.

La pratica nobilitante “ sub condicione” “ era talmente meschina da suscitare una netta presa di posizione ( praticamente inascoltata ) da parte della Consulta Araldica, la quale, a qualche mese dalla morte di Cibrario , su proposta di Francesco Nobili Vetelleschi e Michele Amari manifestò un netto dissenso :

“ Considerando che i titoli gentilizi non possono essere naturalmente che ricompensa di alti servigi al Re ed alla Patria, e di eminenti atti di virtù si riteneva non potessero considerarsi tali le beneficenze fatte allo scopo di ottenere alcuno di essi titolo , perocché manca la spontaneità e gratuità dell’elargizione. (Infatti ) – si affermava- a far diminuire il pregio della nobiltà nulla contribuisce più del sapere come la medesima si possa conseguire col simulare un’azione generosa,la quale ne rappresenterebbe quasi il prezzo (…)”.

Consulta araldica .Verbali delle adunanze ,11^ adunanza 19/12/1871 .( CA Fascicoli familiari n°71) .


Francamente non so come la pensi il professor Joncteau , considera che la parte dell’intervento non virgolettato né in corsivo è ovviamente mia ,
non posso che ribadire ( spero per l’ultima volta ) alcuni dati di fatto :

il CILANE accoglie nel suo seno il CNI al quale sono iscritte alcune persone che godono la mia massima stima e considerazione.
il CNI accoglie parte della nobiltà italiana, è un associazione privata , un club con propri regolamenti di ammissione. Essa conferisce pareri sulla base di criteri mutuati dalle leggi del Regno che personalmente non ritengo né storicamente né legalmente adeguati.

Ciao
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda fabrizio guinzio » giovedì 3 giugno 2010, 21:08

Va bene ogni critica e pars destruens(abbiamo comunque una memoria non condivisa e purtroppo neppure accettata), ma la parte costruttiva, propositiva, qual'è? Per quanto ne sappia, quasi tutte le principali famiglie nobili italiane sono più o meno venute alla luce durante il Regno(quelle precedenti lo Stato unitario) sia tramite i suoi organi araldici che tramite ricerca storica di araldisti coevi; nella prefazione al Dizionario storico - blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane G. B. di Crollalanza ha scritto: omissis..."non pretendo di aver raccolto le armi di tutte le famiglie italiane...omissis... ma posso assicurare i lettori che la maggior parte di esse, e specialmente quelle che ànno una storica importanza, sono comprese nel mio lavoro, di completare il quale spetta a chi verrà dopo di me"...omissis. Nel nostro piccolo, cominciamo il lavoro. Grazie di aver contribuito con il Comune di Cormòns, ora bandite le chiacchiere e tabacchiere filosofiche su chi è più o meno nobile di chi che non ci dividono poichè pragmaticamente una corona nobiliare è una corona nobiliare e sinceramente a me se il discorso è quale è più corona e quale meno non mi interessa, lascio completamente a te e ad altri il dirlo, tornando in topic: quali sono le famiglie nobili locali, estinte e fiorenti? Solo su questi fatti araldici è il mio interesse, scusami se non sono precedentemente riuscito a farmi capire, ciao,
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 3 giugno 2010, 23:02

Carissimo , io posso avere ( e ho ) simpatie per un’ idea ed un tipo di nobiltà rispetto ad un altro , ed in questo non credo affatto di essere distruttivo!

Ti dirò… tutto sommato, furono “in primis” gli stessi sovrani a fare figli e figliastri !!!

Considera la Corte di Milano solo pochi decenni prima dell’annessione al Regno di Sardegna all‟epoca ovvero del viceregno dell‟arciduca Ferdinando (1754-1806) .

Questa era l’etichetta vigente per l' ammissione a corte come fu riportata da Felice Calvi fra i Documenti del proprio lavoro dedicato a Il Patriziato Milanese:

“In tre classi era divisa la nobiltà:

Art. 1. Nobiltà generosa; cioè li Patrizi, dottori del Collegio dei nobili Giurisperiti Conti e Cavalieri, e le famiglie di universalmente conosciuta antica, generosa, illustre Nobiltà.

Art. 2. Nobiltà araldica; cioè quelle famiglie che avanti il Tribunale araldico avevano provato, o furono valutate le prove presentate d‟una nobiltà pel corso, cioè predicati di onore, juspatronati, uso di stemma, parentela con famiglie veramente nobili [il corsivo è mio], matrimoni distinti, dovizioso patrimonio, e prese queste prove cumulativamente venivano dichiarate nobili.

[Art. 3.] Nobili diplomatici, cioè quegli individui che, mancando di prove a giustificare il loro aspiro alla nobiltà, ovvero per meriti personali ottennero dalla clemenza sovrana un titolo di Nobiltà.”
Lo stesso testo aggiunge pure:

“Le prime due nobiltà, erano ammesse alla Corte senza ostacolo;
la terza era bensì ammessa, ma non poteva né giocare né ballare, né sedere.”
:D ovvero appunto ... figli e figliastri!

..............................................................................

Ecco l'elenco che mi hai chiesto, salvo errori e possibili (e probabili ) omissioni :

Famiglie di antica nobiltà feudale presenti a Cormòns :

Sbruglio
Ungrispach
Floyaner
Donrberg
Strassoldo

Candido
Castellano ( Catelano)
Copmaul
Del Mestri
Flamio ( Flameus )
Formentini
Leonelli(s)
Locatelli
Manatus
de Martinis
Merclinus
Neuhaus ( Novocastro )
Ortolano
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 4 giugno 2010, 21:05

Carissimo Sergio, un enorme ringraziamento da parte mia! Penso proprio che possiamo benissimo intenderci; al 99 per cento ci dividono solo fraintendimenti, come diceva mia nonna materna: "talvolta parliamo tutt'uno e non ci capiamo". Il forum è utilissimo, ma pure riuscire ad incontrarsi di persona(ho chiarito qualche importante punto storico con il nostro Amministratore, nel foro sarebbe stato improbo, oltre che "off topic"). Spero tanto in una visita IAGI in Liguria Riviera di Ponente(oppure a Torino l'anno prossimo, ci sarà un bel programma!). Scusami per la "critica alla filosofia"(ho una zia prof. universtaria di tale materia, dovrei essere più cauto!), un caro saluto, ciao,
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