da Elmar Lang » lunedì 3 maggio 2010, 13:02
Salve,
giusta l'osservazione del Dr. Volpe a ricordarci che ciò che affermiamo qui rappresenta il nostro personale pensiero ed opinione; pensiero ed opinione che potrebbero anch'essere condivise da altri ma che non necessariamente sono quelle dello IAGi o delle altre associazioni rappresentate in questo Forum.
I miei commenti riguardo la Croce di Ferro di I Classe conferita a mio Padre nel 1942 e le "vicissitudini" che lui passò per il solo fatto di esprimere il suo diritto ad indossarle -essendone stato autorizzato dal Capo dello Stato- è comunque un interessante nota a margine in materia di storia della faleristica.
Nel fine-settimana sono stato a trovare mia madre ed ho fatto qualche ricerca nell'archivio di mio papà. Ho ritrovato alcune cose interessanti.
L'autorizzazione Presidenziale a fregiarsi della Croce di Ferro di I e II Classe è in data 20 Maggio 1970 (ciò chiarisce alcuni miei dubbi sulla data). Sino all'autunno del 1972, mio papà fu insegnante di IAS alla Scuola di Guerra di Civitavecchia e nessuno ebbe mai motivo di lagnarsi per il fatto che indossasse i nastrini (o le decorazioni "full size" in alta uniforme) delle Croci di Ferro, assieme alle altre sue onorificenze.
Nel Novembre 1972 prese servizio a Verona quale Presidente del Tribunale Militare Territoriale. Da principio, in udienza, si indossava l'"Alta Uniforme Ridotta", vale a dire sciarpa azzurra, sciabola ma solo i nastrini delle decorazioni; con il 1973, entrò in vigore l'alta uniforme con decorazioni "full size". Mio papà, come era normale, indossava -in uniforme- i nastrini o le decorazioni a seconda dell'occasione.
Quegli anni, che qualcuno ha definito "formidabili" erano invece molto difficili ed il ruolo che mio papà ricopriva aveva degli aspetti ed interpretazioni politiche che lui nemmeno immaginava. Per questo, i suoi superiori, convocatolo a Padova nel Gennaio 1973, gli fecero notare che il regolamento sull'uniforme non consentiva il porto di nastrini o onorificenze estere se non in presenza delle autorità dello stato che le conferì. Il superiore di mio padre, durante il colloquio, indossava i nastrini di un'onorificenza Vaticana e di una Francese, cosa che mio papà, tra il serio ed il faceto gli fece notare. In risposta, ebbe "Calabresi, mettiamola così, lei non indossi più le Croci di Ferro se non a norma del regolamento sull'uniforme". Trattandosi di un ordine (ancorché verbale, chè non si volle metterlo per iscritto), lui obbedì -pur amareggiato- e smise di indossare anche i soli nastrini delle decorazioni tedesche.
Il 13 Febbario 1973, durante un'udienza da lui presieduta, un soldato reo di infrazione al regolamento di disciplina era difeso da un noto avvocato proveniente dal Trentino, famoso per il suo attivo impegno politico. Questo legale, forse pensando ad altro, omise di portare a difesa del suo assistito un dato abbastanza importante, cosa che mio papà (che stava su la notte a studiarsi i fascicoli dei procedimenti, codici e commentarii alla mano) gli fece notare con un po' di ironìa. Il dato messo in evidenza fu sufficiente a mandar assolto il soldato. Fuori udienza, mio papà, prese da parte quest'avvocato e gli disse scherzosamente di spendere un po' più del suo tempo a studiarsi i fascicoli processuali, specie se tale studio poteva mandare assolti i suoi assistiti. Questi, evidentemente privo di sense of humour, se ne andò via schiumante di rabbia.
(...)
L'11 Marzo 1973, il quotidiano "Il Giorno" pubblicò a pag. 11 quest'articolo:
Interrogazione PSI:
croci nazi sul petto
d'un generale?
Roma, 10 marzo
L'onorevole Renato Ballardini
(PSI) ha presentato un'interro-
gazione alla Camera per sapere
<se consti al ministro della Di-
fesa che il 13 febbraio scorso il
generale Calabresi, presidente
del Tribunale militare di Verona,
ostentava durante l'udienza, in-
sieme ad altre decorazioni, due
vistose croci di guerra naziste>
e <se non ritenga che tale pro-
vocatoria esibizione riveli nel suo
autore il caparbio attaccamento
a concezioni che lo rendono in-
degno di presiedere un tribuna-
le che, pur militare, fa parte
della Repubblica italiana nata
dalla Resistenza>.
Purtroppo, il parlamentare socialista (che caso!... trentino come l'avvocato bonariamente "cicchettato" da mio papà), fu male informato da chi gli passò il suggerimento per l'interrogazione. Il 13 febbraio 1972, mio papà già non indossava più da oltre un mese, le Croci di Ferro. Ad ogni modo, il Ministro della Difesa (sbagliando) non diede mai risposta al drammatico quesito del Ballardini; quesito che il solerte parlamentare avrebbe potuto evitare se solo si fosse un po' meglio informato circa il tipo di decorazioni delle quali mio padre era legittimamente decorato e che portava (non "ostentava"). L'onorevole, ora venerabile per le sue tante primavere era, nel 1972, un dinamico 46enne con ogni mezzo per verificare la veridicità delle informazioni che riceveva. Ma tant'è, in quei formidabili anni, molti -per suppostamente difendere la democrazia- usarono metodi assai simili a quelli tipici dei regimi che dicevano di combattere (o, a seconda dei punti di vista, identici a quelli allora in uso in regimi da loro ritenuti faro di libertà e progresso).
Aver fatto qualche ricerca tra le carte di mio padre, mi ha permesso quindi di correggere certe imprecisioni cronologiche da me riportate in questa discussione. Fatto è comunque, che in conseguenza dell'interrogazione parlamentare, mio papà ricevette un rimprovero per aver indossato decorazioni straniere in infrazione del regolamento sull'uniforme (benché avesse ottemperato da tempo all'ordine/consiglio datogli dai suoi superiori e benché altresì nessuno -nell'ambito delle FF.AA.- osservasse più tale regola). Evidentemente, il divieto e conseguente punizione, avevano unicamente ragioni politiche, motivate purtroppo più che da rispettabili sentimenti patriottici, da astio personale e desiderio di vendetta a causa di una -piccola- figuraccia fatta in pubblico da un peraltro abile uomo di legge.
Unica voce fuori dal coro, il quotidiano veronese "L'Arena", che avuto notizia dell'interrogazione, volle approfondire e pubblicò il 4 aprile 1973 un interessante articolo che smentiva (portando fatti e circostanze) la forma e la sostanza dell'interrogazione. Il giornalista estensore dell'articolo, L. Perini, incuriosito dalla faccenda, chiese conto a mio papà, il quale candidamente gli disse di avere la coscienza a posto: era autorizzato dal Presidente della Repubblica ad indossare decorazioni conferitegli nel 1942 e la cui validità era confermata dal Cancelliere della Rep. Federale Tedesca. Inoltre, da tempo ottemperava all'ordine impartitogli espressamente di non indossare le Croci di Ferro, in virtù delle norme contenute nel regolamento sull'uniforme.
Morale, un ulteriore rimprovero (iscritto nelle note caratteristiche) per aver avuto contatti con la stampa senza avere inoltrato domanda per via gerarchica al Sig. Ministro della Difesa, tendente ad ottenere l'autorizzazione a rilasciare dichiarazioni di carattere militare ad organi di informazione.
Fu allora che -giustamente infuriato e divertito nello stesso tempo- smise di indossare, sull'uniforme, qualunque decorazione, salvo poi la sola MAVM, venendo ancora rimproverato formalmente, in quanto il regolamento sull'uniforme prevedeva che l'ufficiale indossasse tutte le onorificenze delle quali era insignito.
Qualcuno potrebbe definire la cosa kafkiana...
A presto,
E.L.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)