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fabio_grassi ha scritto:Pubblico qui, in un nuovo argomento e per dargli un miglior risalto, dopo il lungo dibattito in "Il Comune di Tufo cerca notizie", un estratto di un libro di un del Tufo nel quale questi cerca di spiegare l'origine della famiglia e dell'arma della stessa
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Pagine dalla 1 alla 4 di “HISTORIA DELLA ILLUSTRISSIMA FAMIGLIA DEL TUFO” del Giovan Battista Testa del Tufo, 1627, NAPOLI- dedicata al Signor Scipione del Tufo Barone della Terra di Tufo e Torrione
Per diligenza, e fatica, che da Noi s'è fatta in leggere i libri degli Archivi Reali, in rivolgere gli Autori dell'antiche Historie, non habbiamo potuto ritrovare, né haver certezza della vera origine di questa nobilissima Famiglia del Tufo in questo Regno di Napoli. Né di ciò maravigliar ci dobbiamo per ritrovarsi antichissima in Regno, che passa lo spazio di seicento anni, ò pure, come altri affermano di ottocento.
Vogliono dunque gli Autori delle Antiche Historie, che ritrovandosi il Regno di Napoli da diverse nazioni de'Barbari oppresso, e conculcato, soprangiungendovi la nation Normanda, e impadronendosene, ne cacciò tutte le altre. Affirmano, che il primo che, di questa natione vi venisse fosse Guglielmo chiamato per sopranome Ferrabac figlio di Tancredi Conte d'Altavilla, che fu figlio di Guglielmo Secondo, Qunto Duca di Normandia, descendente di Rollone, il quale avendo l'anno 1008, occupata la Puglia, se ne intitulò Conte.
L'opinione d'alcuni è, che con il detto Guglielmo vi passasse un Signore suo parente chiamato Hercole Monoboij valorosissimo Cavaliere e General Capitano dell'essercito, e che per la vittoria ottenuta contro Sanniti ne avesse rapportato in dono da Goglielmo la Terra del Tufo sita nella Provincia di Principato con altri feudi, e poderi, per lo qual dominio, e signoria del Tufo, come si scorge esser' anche avvenuto a molte altre delle più illustri, e nobilissime Famiglie di questo Regno, le quali presero il cognome, o ver casato, dalle Città, e Terre, che possedèrono, come l'Aquila, l'Avella, la Celana, la Diana, la Gambatesa, la Marzana, la Molise, la Sanseverina, e altre. Di maniera, che gli descendenti da Hercole non più Monoboij, ma Tufo furono cognominati. Questa opinione da tempo in tempo fino ai nostri giorni nostri s'è concimata, autorizzandoli anco con le identità dell'insegne, over armi. Poiché ritrovasi fino a questi nostri tempi questa famiglia di Monoboij in Francia, como anco la casa, over Famiglia, de Levis descendente dalla medesima casa de'Monoboij, e ambe d'un medesimo ceppo, della quale ne fù Filippo de Levis Arcivescovo d'Arli, e dal Sommo Pontefice Sisto Quarto l'anno 1483 creato Cardinale del titolo di San Pietro, e Marcellino, li quali Monoboij, e Levis in Francia usarono, e al presente usano per antica loro insegna tre bordature d'oro in campo nero, con un rastrello rosso a tre denti sopra la punta della bordatura superiore, la quale insegna continuatamente usarono gli discendenti di Hercole Monoboij in questo Regno, e l'istesso Hercole prima, e dopo, che s'ebbe mutato il suo cognome, over casato de Monoboij in Tufo, fino al tempo del Re Carlo Primo, dal quale havendo gli Tufi da quel magnanimo Re havuto per concessione tre gigli d'oro, e il rastrello a quattro denti, non solito concedersi se non solo a Cavalieri di gran qualità, e merito, lo giunsero sopra le due bordature, nel desimo campo nero, il quale continuarono sino alla venuta del Re Alfonso Primo d'Aragona detto il Magnanimo; sotto il dominio del quale, gli Tufi levarono dalle loro armi, ò ver insegne gli tre gigli, usando solo le due bordature d'oro, con il rastrello rosso a tre denti sopra la punta della prima bordatura superiore, come nella sepoltura di Fredina, ò pur Sinfredina del Tufo Contessa di Ieraci, in quella Città in Napoli in San Ligorio, nel sepolcro del Marchese di Genzano, in santa Restituta nel sepolcro di Gio. Vincenzo del Tufo, in sant'Agnello in quello di Don Flaminio Orfino Conte di Muro in mezzo alla detta Chiesa, in san Severino nella Cappella de' Conti della Saponara, in san Domenico nella Cappella de gli Rota, e in diversi altri luoghi.
da Fiore ha scritto: Piuttosto quel "sopra" la bordura superiore, cosa vorrà significare? Al di sopra, o proprio sovrapposta, come negli stemmi vescovili?
Peccato che della lastra sepolcrale di Fredina non si sia conservato lo stemma...Si possono recuperare almeno gli altri citati insieme a quello di Fredina?
fabio_grassi ha scritto:INTENDE SOVRAPPOSTO. LO ESPRIME ANCHE GRAFICAMENTE E LO SI PUO' VEDERE ALLA RELATIVA PAGINA DEL SITO COMUNE DI TUFO http://www.comunetufo.it.
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:fabio_grassi ha scritto:INTENDE SOVRAPPOSTO. LO ESPRIME ANCHE GRAFICAMENTE E LO SI PUO' VEDERE ALLA RELATIVA PAGINA DEL SITO COMUNE DI TUFO http://www.comunetufo.it.
Ti riferisci allo stemma stampato sul frontespizio del testo del 1627?
Scusa, ma il vecchio frate non è riuscito a trovarealtri stemmi...
Benevale
fabio_grassi ha scritto:Si stimatissimo padre, quello. Mi rivolgo ai suoi buoni uffici con altri esperti per il giallo sull'origine dei del Tufo e del mito della comune discendenza con i Levis.
Ne accenniamo qui in calce.
Ho trovato dei tali Monboy (ma non monoboiJ); D'or à quatre pals ondés de gueules, il che non c'entra.
Esatto: non c'entra affatto.
E qui elenco tutte le descrizioni delle arme dei Levi trovate, e pur non conoscendo affatto il francese non mi pare che ricordino quello dei del Tufo (fonte: http://euraldic.com/aarm_le.html):
A040 Levis D'or à trois chevrons de sable...
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Levis D'or à trois chevrons de sable... è già in linea col discorso.
La traduzione è: d'oro, a tre scaglioni di nero.
Smalti e figure che coincidono in pieno con le"nostre"...
!
perdono per l'ignoranza e la durezza di cervice, ma spero non di cuore.
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:Se avessi il piacere di sedere intorno a un tavolo con te, mi basterebbe un foglio e una matita per spiegarmimille volte meglio di così.
Benevale
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:Fra il lambello d'oro e quello di rosso, le fonti che abbiamo (anzi, hai) reperito quali ci danno come più antico?


QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
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