qualche giorno fa, ho finalmente ricevuto dall’editore un libro che credo debba essere sottoposto alla vostra attenzione.
Si tratta de Il cardinal Domenico Della Rovere, costruttore della cattedrale e gli arcivescovi di Torino dal 1515 al 2000.
E’ un’opera certamente interessante ed estremamente curata nell’edizione, ottima la carta, l’impaginazione e la cura dei particolari.
Il titolo è di per sé piuttosto chiaro, ma il sottotitolo svela l’ulteriore, specifico, motivo d’interesse: Stemmi, alberi genealogici e profili biografici.
Come dichiarato dagli autori questo libro costituisce certamente un ulteriore tassello per la compilazione del mosico storico della Chiesa di Torino. Nella sua presentazione Pier Giorgio Micchiardi, Vescovo Ausiliare e Vicario Generale, definisce con efficacia “medaglioni” i profili biografici e l’attività pastorale degli arcivescovi di Torino delineati in questo volume. Profili ed attività degli arcivescovi che gli autori hanno voluto descrivere tenendo conto del più generale profilo pastorale-religioso della diocesi.
I “medaglioni” sono quelli dei trentatrè arcivescovi (ed un amministratore) dell’arcidiocesi succedutisi dall’elevazione della diocesi di Torino al “rango” superiore nel 1515. Ma, come denuncia il titolo, il libro si sofferma anche su il penultimo vescovo, il cardinale Domenico Della Rovere, per esser stato l’artefice della costruzione del superbo duomo torinese. A Domenico seguì un altro vescovo roveresco, Giovanni Ludovico, anch’esso egualmente descritto nel libro per non lasciare un’inutile lacuna, e poi comincia la serie degli arcivescovi con un altro… Della Rovere!
L'araldica.
Quando mons. Micchiardi usò il temine “medaglione” fu certamente influenzato delle belle immagini dei ritratti dei prelati posti ciscuno a capo del proprio capitolo; ma questa non è la sola immagine proposta nel volume a decorare, ed a rievocare, la figura dell’arcivescovo.
Infatti, come preannunciato dal sottotitolo, si è dato il giusto rilievo anche allo stemma del prelato con una bella raffigurazione a colori e con la blasonatura. Gli stemmi non sono particolarmente grandi (ca. 4 cm), ma sono ben disegnati e godibilissimi (unico rammarico quel certo blù cobalto…).
Nella prefazione si da dettagliata spiagazione degli elementi esteriori dell’araldica ecclesiastica, utile alla lettura degli stemmi, soffermandosi anche sull’evoluzione del costume, come l’introduzione e la scomparsa delle corone nobiliari, come la presenza o meno di decorazioni cavalleresche. Naturalmente è presente anche lo stemma dell’arcivescovo che resse l’arcidiocesi in periodo napoleonico, uno stemma composto secondo i canoni piuttosto artificiosi introdotti dal monarca francese.
Mi piace sottolineare alcuni aspetti particolari della trattazione araldica.
Il primo va a merito (se posso permettermi
Da questo aspetto non posso che passare al secondo, intimamente connesso. Gli autori notano come fino al 1871 tutti gli arcivescovi di Torino siano stati di famiglia nobile e come a partire da Lorenzo Gastaldi, si siano succeduti nella cattedra di San Massimo, undici arcivescovi di cui uno solo di famiglia nobile. Ebbene, in ossequio alla tradizione ed alle disposizioni della Chiesa, anche questi arcivescovi si dotarono di uno stemma, stemma che viene definito nel libro come “personale”.
Questi stemmi personali sono interessanti perché mostrano le diverse modalità di creazione di uno stemma nuovo. Non sono mancati prelati che hanno acquisito l’arma di famiglie omonime (magari unite in partizione con un’altra), poi vi sono casi in cui sono entrati a far parte dell’arma elementi che potevano ricondurre a particolari Congragazioni o a determinati Ordini religiosi ai quali apparteneva il prelato, si notano anche gli stemmi composti con rappresentazioni agiografiche care al vescovo, con maggiore ricercatezza araldica e originalità non manca chi ha creato uno stemma alludente al cognome, o chi ha aggiunto elementi con i colori della propria città d’origine. Gli ultimi due arcivescovi, poi, hanno realizzato degli stemmi che rappresentano un sentire o un progetto pastorale (credo che il termine sia corretto), comune a più di uno stemma prelatizio realizzato negli ultimi anni. Stemmi sul cui significato il titolare potrebbe ampiamente dilungarsi senza suscitare un moto di ribellione in più d’uno studioso di araldica. Giustamente l’autore che ha curato la parte araldica riporta queste spiegazioni, in questo caso, dovute
Forse, considerato tutto, ciò la frase degli autori scritta nella prefazione: “certamente l’aspetto araldico è secondario nella vita e nell’attività pastorale di un vescovo, specialmente oggi, quando è inesistente il richiamo alla semplicità evangelica”, rimarca il valore di uno stemma che, pur privo dei preacquisiti caratteri storici può diventare strumento di comunicazione visiva di un messaggio che non è di stirpe ma di sentire, di programma. Quasi un’impresa in forma d’arma... se il paragone non è azzardato
Non vanno dimenticati gli alberi genealogici degli arcivescovi, utili anche per comprendere il contesto e le parentele degli antichi arcivescovi di Torino di origine nobile.
Detto tutto ciò, non mi resta che citare gli autori di questo prezioso volume: Giuseppe TUNIETTI, sacerdote, responsabile della Sezione storica dell’Archivio arcivescovile di Torino, professore di storia (che ha curato la parte storico-biografica), e Gianluca D’ANTINO cultore di araldica (che ha curato la parte araldica) che tutti noi abbiamo da tempo potuto apprezzare anche per i competenti interventi in questo Forum
Il libro può essere richiesto all’editore: EFFATA’ EDITRICE, Strada Saretto, 9/1 – 10060 Cantalupa (TO). Tel. 0121.35.34.52


si arriva in cielo