Arcivescovi di Torino: stemmi, alberi genealogici e non solo

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Arcivescovi di Torino: stemmi, alberi genealogici e non solo

Messaggioda antonio_conti » domenica 20 febbraio 2005, 2:42

Buongiorno a tutti,
qualche giorno fa, ho finalmente ricevuto dall’editore un libro che credo debba essere sottoposto alla vostra attenzione.
Si tratta de Il cardinal Domenico Della Rovere, costruttore della cattedrale e gli arcivescovi di Torino dal 1515 al 2000.
E’ un’opera certamente interessante ed estremamente curata nell’edizione, ottima la carta, l’impaginazione e la cura dei particolari.
Il titolo è di per sé piuttosto chiaro, ma il sottotitolo svela l’ulteriore, specifico, motivo d’interesse: Stemmi, alberi genealogici e profili biografici.
Come dichiarato dagli autori questo libro costituisce certamente un ulteriore tassello per la compilazione del mosico storico della Chiesa di Torino. Nella sua presentazione Pier Giorgio Micchiardi, Vescovo Ausiliare e Vicario Generale, definisce con efficacia “medaglioni” i profili biografici e l’attività pastorale degli arcivescovi di Torino delineati in questo volume. Profili ed attività degli arcivescovi che gli autori hanno voluto descrivere tenendo conto del più generale profilo pastorale-religioso della diocesi.
I “medaglioni” sono quelli dei trentatrè arcivescovi (ed un amministratore) dell’arcidiocesi succedutisi dall’elevazione della diocesi di Torino al “rango” superiore nel 1515. Ma, come denuncia il titolo, il libro si sofferma anche su il penultimo vescovo, il cardinale Domenico Della Rovere, per esser stato l’artefice della costruzione del superbo duomo torinese. A Domenico seguì un altro vescovo roveresco, Giovanni Ludovico, anch’esso egualmente descritto nel libro per non lasciare un’inutile lacuna, e poi comincia la serie degli arcivescovi con un altro… Della Rovere!

L'araldica.
Quando mons. Micchiardi usò il temine “medaglione” fu certamente influenzato delle belle immagini dei ritratti dei prelati posti ciscuno a capo del proprio capitolo; ma questa non è la sola immagine proposta nel volume a decorare, ed a rievocare, la figura dell’arcivescovo.
Infatti, come preannunciato dal sottotitolo, si è dato il giusto rilievo anche allo stemma del prelato con una bella raffigurazione a colori e con la blasonatura. Gli stemmi non sono particolarmente grandi (ca. 4 cm), ma sono ben disegnati e godibilissimi (unico rammarico quel certo blù cobalto…).
Nella prefazione si da dettagliata spiagazione degli elementi esteriori dell’araldica ecclesiastica, utile alla lettura degli stemmi, soffermandosi anche sull’evoluzione del costume, come l’introduzione e la scomparsa delle corone nobiliari, come la presenza o meno di decorazioni cavalleresche. Naturalmente è presente anche lo stemma dell’arcivescovo che resse l’arcidiocesi in periodo napoleonico, uno stemma composto secondo i canoni piuttosto artificiosi introdotti dal monarca francese.
Mi piace sottolineare alcuni aspetti particolari della trattazione araldica.
Il primo va a merito (se posso permettermi :D ) del curatore della parte araldica dell’opera. Egli ha omesso qualsiasi interpretazione in chiave simbolica degli stemmi dei prelati di famiglia nobile, di coloro che usarono, come arcivescovi, l’arma del loro casato. Evviva :!:
Da questo aspetto non posso che passare al secondo, intimamente connesso. Gli autori notano come fino al 1871 tutti gli arcivescovi di Torino siano stati di famiglia nobile e come a partire da Lorenzo Gastaldi, si siano succeduti nella cattedra di San Massimo, undici arcivescovi di cui uno solo di famiglia nobile. Ebbene, in ossequio alla tradizione ed alle disposizioni della Chiesa, anche questi arcivescovi si dotarono di uno stemma, stemma che viene definito nel libro come “personale”.
Questi stemmi personali sono interessanti perché mostrano le diverse modalità di creazione di uno stemma nuovo. Non sono mancati prelati che hanno acquisito l’arma di famiglie omonime (magari unite in partizione con un’altra), poi vi sono casi in cui sono entrati a far parte dell’arma elementi che potevano ricondurre a particolari Congragazioni o a determinati Ordini religiosi ai quali apparteneva il prelato, si notano anche gli stemmi composti con rappresentazioni agiografiche care al vescovo, con maggiore ricercatezza araldica e originalità non manca chi ha creato uno stemma alludente al cognome, o chi ha aggiunto elementi con i colori della propria città d’origine. Gli ultimi due arcivescovi, poi, hanno realizzato degli stemmi che rappresentano un sentire o un progetto pastorale (credo che il termine sia corretto), comune a più di uno stemma prelatizio realizzato negli ultimi anni. Stemmi sul cui significato il titolare potrebbe ampiamente dilungarsi senza suscitare un moto di ribellione in più d’uno studioso di araldica. Giustamente l’autore che ha curato la parte araldica riporta queste spiegazioni, in questo caso, dovute :!:
Forse, considerato tutto, ciò la frase degli autori scritta nella prefazione: “certamente l’aspetto araldico è secondario nella vita e nell’attività pastorale di un vescovo, specialmente oggi, quando è inesistente il richiamo alla semplicità evangelica”, rimarca il valore di uno stemma che, pur privo dei preacquisiti caratteri storici può diventare strumento di comunicazione visiva di un messaggio che non è di stirpe ma di sentire, di programma. Quasi un’impresa in forma d’arma... se il paragone non è azzardato :wink: .

Non vanno dimenticati gli alberi genealogici degli arcivescovi, utili anche per comprendere il contesto e le parentele degli antichi arcivescovi di Torino di origine nobile.

Detto tutto ciò, non mi resta che citare gli autori di questo prezioso volume: Giuseppe TUNIETTI, sacerdote, responsabile della Sezione storica dell’Archivio arcivescovile di Torino, professore di storia (che ha curato la parte storico-biografica), e Gianluca D’ANTINO cultore di araldica (che ha curato la parte araldica) che tutti noi abbiamo da tempo potuto apprezzare anche per i competenti interventi in questo Forum :P .

Il libro può essere richiesto all’editore: EFFATA’ EDITRICE, Strada Saretto, 9/1 – 10060 Cantalupa (TO). Tel. 0121.35.34.52
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Messaggioda antonio_conti » domenica 20 febbraio 2005, 13:58

Sono lieto di poter comunicare che gli stemmi disegnati nel bel volume di cui parlavo sono opera di Gianluca D'Antino, i cui meriti si accrescono ulteriormente :P .
Beato lo studioso di araldica che ha anche il dono di saper ben disegnare :!:

Antonio Conti
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Messaggioda Fabio7131 » domenica 20 febbraio 2005, 14:48

Ciao Antonio,

indicazioni sul prezzo?





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Messaggioda antonio_conti » domenica 20 febbraio 2005, 21:58

Caro Fabio,
qui occorrerà un piccolo sforzo. Il libro costa 46,48 €.
Come ho scritto in precedenza la cura dei materiali (la carta), e la felice scelta di "seminare" le quasi trecento pagine di immagini a colori (tra gli stemmi ed i ritratti dei prelati) ha certamente inciso sul prezzo di copertina.
Io l'ho acquistato e ne sono contento.

Cordialità

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grazie

Messaggioda Fabio7131 » lunedì 21 febbraio 2005, 14:02

Carissimo Antonio,

grazie mi sempra ancora un prezzo equo (l'altra settimana ho comprato araldica di Mondadori a 90 euro)

...ps il tuo libro è partito con la posta di questa mattina




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Re: Arcivescovi di Torino: stemmi, alberi genealogici e non

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 21 febbraio 2005, 17:45

antonio_conti ha scritto:...(omissis)...(unico rammarico quel certo blù cobalto…).

Il blu di Prussia, in effetti, è più indicato...

...(omissis)...Mi piace sottolineare alcuni aspetti particolari della trattazione araldica. Il primo va a merito (se posso permettermi :D ) del curatore della parte araldica dell’opera. Egli ha omesso qualsiasi interpretazione in chiave simbolica degli stemmi dei prelati di famiglia nobile, di coloro che usarono, come arcivescovi, l’arma del loro casato. Evviva :!:

Evviva sì, caro Antonio, ma lei lascia una domanda aperta: gli stemmi dei prelati che non provennero da analoghi casati, forse, sono invece simbolicamente interpretati? Auguriamoci di no! :roll:

Non sono mancati prelati che hanno acquisito l’arma di famiglie omonime (magari unite in partizione con un’altra),

:shock: ...acquisito? E in che maniera?

poi vi sono casi in cui sono entrati a far parte dell’arma elementi che potevano ricondurre a particolari Congragazioni o a determinati Ordini religiosi ai quali apparteneva il prelato, si notano anche gli stemmi composti con rappresentazioni agiografiche care al vescovo, con maggiore ricercatezza araldica e originalità non manca chi ha creato uno stemma alludente al cognome, o chi ha aggiunto elementi con i colori della propria città d’origine. Gli ultimi due arcivescovi, poi, hanno realizzato degli stemmi che rappresentano un sentire o un progetto pastorale (credo che il termine sia corretto), comune a più di uno stemma prelatizio realizzato negli ultimi anni.

...qui andiamo mille volte meglio! :wink:

Stemmi sul cui significato il titolare potrebbe ampiamente dilungarsi senza suscitare un moto di ribellione in più d’uno studioso di araldica. Giustamente l’autore che ha curato la parte araldica riporta queste spiegazioni, in questo caso, dovute :!:

Ovvio. Il lato estetico è un'altra cosa, e in questi casi purtroppo molto dipende anche dalla mano di chi ha poi materialmente realizzato il disegno dell'arma.

Forse, considerato tutto, ciò la frase degli autori scritta nella prefazione: “certamente l’aspetto araldico è secondario nella vita e nell’attività pastorale di un vescovo, specialmente oggi, quando è inesistente il richiamo alla semplicità evangelica”, rimarca il valore di uno stemma che, pur privo dei preacquisiti caratteri storici può diventare strumento di comunicazione visiva di un messaggio che non è di stirpe ma di sentire, di programma. Quasi un’impresa in forma d’arma... se il paragone non è azzardato :wink: .

Niente affatto azzardato, caro amico.

...(omissis)...Detto tutto ciò, non mi resta che citare gli autori di questo prezioso volume: Giuseppe TUNIETTI, sacerdote, responsabile della Sezione storica dell’Archivio arcivescovile di Torino, professore di storia (che ha curato la parte storico-biografica), e Gianluca D’ANTINO cultore di araldica (che ha curato la parte araldica) che tutti noi abbiamo da tempo potuto apprezzare anche per i competenti interventi in questo Forum :P .


Complimenti agli Autori, in particolare al collega.

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Re: Arcivescovi di Torino: stemmi, alberi genealogici e non

Messaggioda antonio_conti » lunedì 21 febbraio 2005, 20:27

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
antonio_conti ha scritto:...(omissis)...Mi piace sottolineare alcuni aspetti particolari della trattazione araldica. Il primo va a merito (se posso permettermi :D ) del curatore della parte araldica dell’opera. Egli ha omesso qualsiasi interpretazione in chiave simbolica degli stemmi dei prelati di famiglia nobile, di coloro che usarono, come arcivescovi, l’arma del loro casato. Evviva :!:

Evviva sì, caro Antonio, ma lei lascia una domanda aperta: gli stemmi dei prelati che non provennero da analoghi casati, forse, sono invece simbolicamente interpretati? Auguriamoci di no! :roll:

Non sono mancati prelati che hanno acquisito l’arma di famiglie omonime (magari unite in partizione con un’altra),

:shock: ...acquisito? E in che maniera?

poi vi sono casi in cui sono entrati a far parte dell’arma elementi che potevano ricondurre a particolari Congragazioni o a determinati Ordini religiosi ai quali apparteneva il prelato, si notano anche gli stemmi composti con rappresentazioni agiografiche care al vescovo, con maggiore ricercatezza araldica e originalità non manca chi ha creato uno stemma alludente al cognome, o chi ha aggiunto elementi con i colori della propria città d’origine. Gli ultimi due arcivescovi, poi, hanno realizzato degli stemmi che rappresentano un sentire o un progetto pastorale (credo che il termine sia corretto), comune a più di uno stemma prelatizio realizzato negli ultimi anni.

...qui andiamo mille volte meglio! :wink:





Caro fra' Eusanio,
ho usato il termine un po' generico di "acquisito" proprio per restare nel vago e non affermare cose che non conosco (aih me) :roll:
I quattro prelati che hanno composto nella propria arma anche l'arma di un'altra famiglia omonima, l'hanno fatto "ispirandosi" all'arma di questa seconda, questo è il verbo usato nel libro.
Personalmente non saprei dire se questa ispirazione ha comportato l'acquisizione dell'arma intera, dell'arma brisata, di una parte per il tutto o che altro. Guardando gli stemmi sarei propenso ad ipotizzare la prima ipotesi, al massimo la seconda, ma bisognerebbe confrontare l'arma del prelato con quella della famiglia omonima.
In tutti questi quattro casi, l'arcivescovo ha unito l'arma della famiglia nobile omonima con una rappresentazione agiografica, quasi sempre posta nalla partizione di destra di un'arma partita, comunque in posizione preminente.
Immagino che nel rapporto tra l'arcivescovo e la casa omonima ci sia stato un accordo sostanziale, o un lasciar fare piuttosto comune in questi casi. D'altra parte gli arcivescovi torinesi avevano come precedente "locale" quello dei Della Rovere di Vinovo che "acconsentirono" che il futuro Sisto IV utilizzasse un'arma uguale alla loro. Per rimanere in ambito papale c'è anche l'altro celeberrimo caso di papa Pio IV che usò l'arma degli omonimi de' Medici di Firenze con tanto di concessione del re di Francia. :shock:
Come son vari gli usi ed i costumi araldici... altro che normative e regolamenti :lol:

Cordialmente

Antonio Conti

PS
Ho avuto il piacere di presentare questo libro di Tunietti e D'Antino, senza che il nostro Gianluca sapesse nulla... Senza volerlo trascinare nel dibattito, potremmo comunque intendere che (come nelle presentazioni, quelle vere, dove io certo non sarei a presentare :oops: ), possa intervenire anche l'Autore per precisare qualcosa (magari senza sottolineare troppo le carenze dell'improvvisato presentatore :wink: ).
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 21 febbraio 2005, 20:35

É un discorso che merita approfondimento...

...che ne dice, caro Antonio: attendiamo l'Autore? :wink:

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Re: Arcivescovi di Torino: stemmi, alberi genealogici e non

Messaggioda antonio_conti » lunedì 21 febbraio 2005, 20:40

Ecco... a proposito delle carenze di cui sopra... dimenticavo
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
antonio_conti ha scritto:...(omissis)...Mi piace sottolineare alcuni aspetti particolari della trattazione araldica. Il primo va a merito (se posso permettermi :D ) del curatore della parte araldica dell’opera. Egli ha omesso qualsiasi interpretazione in chiave simbolica degli stemmi dei prelati di famiglia nobile, di coloro che usarono, come arcivescovi, l’arma del loro casato. Evviva :!:

Evviva sì, caro Antonio, ma lei lascia una domanda aperta: gli stemmi dei prelati che non provennero da analoghi casati, forse, sono invece simbolicamente interpretati? Auguriamoci di no!



... la domanda aperta...
L'Autore della parte araldica del libro sottolinea il perché della presenza di determinate rappresentazioni agiografiche, la cui collocazione nell'arma trova sempre una precisa motivazione come base della volontà del prelato committente. Naturalmente per le armi acquisite (o meglio a cui il prelato si è "ispirato"), l'Autore si attiene alla regola di darne l'esatta blasonatura senza addentrarsi in (perlopiù) inutili spiegazioni simboliche.
Quanto sia augura lei, caro fra' Eusanio è stato dunque già assolto :P

Cordialmente

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 21 febbraio 2005, 20:43

Non ne dubitavo, gentile amico.

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