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Mi autocito da :
viewtopic.php?f=6&t=10383&p=125270&hilit=Per
Gian Carlo Jocteau ("Nobili e nobiltà nell’Italia unita" ) :
"Prima e dopo l’unificazione non è dato di ritrovare una sola nobiltà italiana, seppure, come ovunque, stratificata al suo interno. Ne esistono invece diverse, definite dalle varie estrazioni statuali o comunali del passato, con tradizioni irriducibili, ruoli sociali ed economici estremamente differenziati” Legiucchiando qua e là ho trovato negli statuti pre-unituari alcune
“perle” che confermano quanto fosse variegata per non dire
pazza la
consuetudo loci nel caratterizzare le nobiltà civiche.
Se prendiamo in esame consuetudini e statuti di cinquantacinque città nei primi anni del Settecento ( delle quali ben 33 appartenevano ai domini pontifici ) e consideriamo le professioni più “bersagliate” in proposito di nobiltà: medicina , notariato e mercanzia vediamo come
la professione di
medico pregiudica la nobiltà in 17 località , non pregiudica in 28 , dipende dalle circostanze in 6.
Quella del
notaio pregiudica in 28 , non pregiudica in 16 , dipende dalle circostanze in 8.
Quella di
mercante pregiudica nobiltà in 33 città ,non pregiudica in 15 , dipende caso per caso in 5 località.
A complicare la situazione ci sono varie sfumature, ad esempio a Como prima del 1600 , mercanzia e notariato non pregiudicavano ma un secolo dopo la situazione era mutata sia perché l’esercizio nel notariato era abbracciato da gente di bassa condizione, sia perché l’arte della lana era decaduta. A Rimini la mercatura( tutta ) era aborrita oltre dai nobili anche dai semplici cittadini .
Ho citato
“L’idea della nobiltà in Italia , Secoli XIV-XVIII” di C. Donati