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angelofm ha scritto:Uno stemma ecclesiastico è in genere cimato dal cappello o berretta,
Il termine cappello prelatizio (che indica il copricapo di forma circolare, a larga tesa, ornato di due cordoni terminanti in un certo numero di fiocchi) può avere come suo sinonimo il termine galero. Quando parliamo di berretta stiamo intendendo il copricapo di forma approssimativamente cubica, dotato nella parte superiore di 3 (in alcuni casi 4) alette, e di un fiocco (non in tutti i casi), che assume diversi colori a seconda della dignità ecclesiastica. Questo secondo non è stato usato se non occasionalmente nel passato come timbro araldico.
di colore corrispondente alla dignità, guarnito di cordoni di seta dello stesso colore del cappello.
Per i cappelli vescovili (esattamente su questa tipologia verteva la domanda di angelo) parliamo di cordoni dello stesso colore del cappello. Anche se non mancano rare eccezioni. Mentre - lo ricordiamo per inciso e a scanso di equivoci - per i cappelli di altri prelati possiamo incontrare differenze tra il colore del cappello e il colore dei cordoni e fiocchi relativi. Questo limitandoci ai cappelli prelatizi del clero cattolico (per gli ornamenti di altre confessioni possiamo imbatterci anche in differenze cromatiche tra cordone e fiocco... ma questo basti).
I cordoni scendono ai lati del cappello a mo' di lemnischi, spesso ornati di uno o due nodi,
Nelle rappresentazioni degli ultimi secoli i nodi non sono quasi mai osservabili, a parte qualche infrequente (e non sempre felice) rappresentazione contemporanea eseguita col desiderio di imitare modelli tardo-medievali. Non è comunque ascrivibile ad essi alcun valore di segno distintivo, valore invece attribuito convenzionalmente al colore del cappello e dei fiocchi, oltre che al numero di questi ultimi.
e terminano con tre (fino alla dignità vescovile), quattro (arcivescovile) o cinque (cardinalizia) file di nappe: sei, dieci e quindici da ciascuna parte.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 

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L'uso caratteristico dei vescovi cinesi (pur con la sua variante) non deve qui meravigliare, dal momento che un quarto della popolazione di San Francisco è di origine cinese.
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