da Karl von Blaas » giovedì 3 febbraio 2005, 16:58
Buon Grimaldi,
La mia conoscenza su certe materie è “documentata” dalle mie pubblicazioni, che lei ovviamente non può conoscere. Certo non può essere desunta dai miei pochi interventi su questo forum, che mi rendo conto risultano spesso troppo concisi perché danno per presupposto alcune nozioni basilari della materia, che purtroppo debbo constatare che non tutti (sebbene molti) possiedono.
Io giudico il suo modo di moderare in base al suo modo di partecipare, ma forse mi sbaglio. Per quanto poi riguarda il tipo di persona che lei è, non si offenda ma non rientra tra le miei curiosità più pressanti.
Prosegue chiedendomi di redigere in pratica un trattatello di diritto nobiliare ed araldico, ovviamente in un topic magari di poche righe.......mentre sono usciti, anche recentemente, fior di trattati nobiliari, di centinai di pagine, delle quali molte sugli argomenti che lei chiede di chiarire.
Allora ben lungi da voler eseguire i suoi ordini e “documentare” la mia scienza, cercherò molto brevemente di “illuminarla d'immenso”.
Il “diritto alla stemma”, caro Grimaldi”, è un principio che, come ho già scritto, fu ribadito autorevolmente inter alia dal grande Bartolo, in quel passo del suo De insigniis et armis, scritto tra il 1355 ed il 1357, che ho riportato nel mio precedente intervento e che forse dovrebbe farsi tradurre.
Il Bartolo accomuna a tal punto il diritto allo stemma a quello al nome che arriva addirittura ad affermare che una brisura è in pratica un soprannome!!!! Pensi un po.....
Come lei ben saprà, ottimo Grimaldi, precedentemente all’”età delle codificazioni” positivistiche il diritto si basava quasi esclusivamente sulla dottrina interpretativa delle compilazioni romane dei grandi giuristi, come per l’appunto Bartolo, tanto che il suddetto principio del diritto allo stemma divenne pacifico e durante i secoli venne messo in discussione solamente nella misura in cui un principe od una autorità statuale particolarmente invadente ne ravvisò un prezioso capitolo delle entrare fiscali. Tanto è pacifico ai giorni d’oggi questo diritto che anche la maggior parte dei navigatori di questo forum lo da per scontato: badi bene non l’uso pacifico ma il diritto!
In merito alla distinta civiltà si potrebbero scrivere migliaia di pagine. Il mio intervento forse troppo conciso, come detto, probabilmente l’ha gettata in uno stato di confusione. Il concetto da me inizialmente espresso è il seguente: Bartolo scriveva nel trecento che lo stemma era un marchio di proprietà e che chiunque avesse da “marchiare” qualcosa lo poteva fare liberamente. Ovviamente il tutto era destinato a quella percentuale minima della popolazione che risultava “possidente”, ove per possidente si doveva intendeva non il contadino che possedeva mezzo ettaro di terra infertile, che aveva ben altro a cui pensare che a marchiare i suoi miseri metri quadrati di proprietà, ma il “borghese benestante” (termine da lei usato). Il “borghese benestante” del 1300 ricopriva una posizione sociale e giuridica che si potrebbe mutatis mutandis far coincidere al moderno concetto di “distinta civiltà”. Caro Grimaldi, siamo nel 1350 e non nel 900 d. C.!!! La tripartizione della società era stata già bella che sotterrata!
Lei poi mi chiede di spiegare al forum la differenza giuridica fra uso, consuetudine e diritto chiarendo il "diritto allo stemma". Caro Grimaldi, intuisco che lei vorrebbe arrivare ad affermare che il “diritto allo stemma” fosse in realtà un mero uso non tutelato. E’ qui che si sbaglia! Dando per scontato (si spera) che un diritto per essere tale deve essere tutelato o meglio tutelabile, lo stesso Bartolo dice che colui che utilizza uno stemma, propria authoritate, ha il diritto a che un altro non possa utilizzare uno stemma uguale che implichi una qualche confusione, soprattutto nell’attribuzione della responsabilità in merito ad alcuni atti illeciti. Dunque l’uso dello stemma risulta un diritto tutelabile, su impulso di parte, ovviamente!
Ora, caro Grimaldi, torni a moderare come meglio crede.