Tuniche pontificali e scomuniche

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Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » giovedì 26 novembre 2009, 23:26

In riferimento al seguente testo, anche esso relativo all'Archivio di Stato di Cagliari


sec. XV - 1483 novembre 26

Regesto:
Johan Fortesa, vicario generale dell'arcivescovo di Cagliari, ordina ad Anthonia Darill, Jame Aragall, Nicolau Roqua, Pere Cavaller, Pere Carnicer, questi ultimi tre mercanti, ed inoltre Johan Nadal, notaio, e Franci Aymerich, speziale, tutti abitanti del Castello di Cagliari, di consegnare entro sei giorni le tuniche bianche pontificali utilizzate per le messe celebrate nelle loro case, dovute da ciascuno di loro al procuratore del Capitolo della Cattedrale cagliaritana, prima che sia loro comminata la scomunica.

vorrei capire in che modo si debba intendere la frase "consegnare entro sei giorni le tuniche bianche pontificali" .
Che si intende esattamente per tuniche bianche pontificali?
Cercando sul web certamente si trova abbastanza a riguardo, ma in genere relativamente a liturgie diocesane e a esponenti delle diocesi, e non a situazioni come quelle del documento citato.
A prima vista sembra quasi che tali tuniche appartengano, o cmq siano usate temporaneamente, dalle persone ammonite.
Però poi si nota come tali persone siano notai, mercanti, speziali, e anche una donna.
Si fa cenno a Messe celebrate. Ma allora sono tuniche che si indossavano per assistere a tali Messe?
Ma poi perché tali Messe celebrate proprio in case private?
Le tuniche citate, anche se dal contesto sembrano di proprietà ecclesiastica, difficilmente erano indossate da persone diverse da quelle ammonite, perché altrimenti se esse fossero relative ad appartenenti al clero il celebrante porterebbe con se la propria tunica.
Altrimenti decine e decine di tuniche sparse in vari luoghi per uno o pochi celebranti?
E dunque vorrei capire a quali liturgie del XV sec. si riferisce tale documento. Anche questa citazione delle Messe celebrate in casa mi è nuova, che io ricordi.
E vorrei anche capire se era una prassi obbligatoria quella di emanare scomuniche ecclesiastiche anche per questioni minori tipo quella di restituire in ritardo una tunica (tunica che cmq appunto evidentemente apparteneva alla Chiesa, a prescindere da chi la indossava).
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 26 novembre 2009, 23:41

Gentile Salvennor,
probabilmente questi signori avevano in casa la cappella privata, come era uso in passato per tutte le famiglie di un certo livello sociale, e queste tuniche facevano parte del corredo del loro oratorio, ma, poichè la messa pontificale va celebrata solo in cathedra da un vescovo o un cardinale, ne venne richiesta la consegna entro 6 giorni, pena la scomunica, perchè, forse, loro facevano celebrare tali messe anche in privato e in assenza di un monsignore.
Riguardo, poi, alla pena minacciata, questa non mi sembra eccessiva, infatti, dobbiamo tenere conto del fatto che nella Messa si rivive, in modo incruento, il sacrificio cruento di Cristo, che si manifesta in Corpo e Sangue, perciò, da sempre e giustamente, la Chiesa detta regole rigorose per la celebrazione del più importante dei Sacramenti.
A presto.
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Ultima modifica di Pasquale M. M. Onorati il sabato 28 novembre 2009, 0:55, modificato 1 volta in totale.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » venerdì 27 novembre 2009, 20:25

Gentile Pasquale M. M. Onorati, La ringrazio per la risposta.
Ho capito, dunque nella situazione citata la scomunica non era inerente al ritardo della consegna delle tuniche pontificali, ma era il risultato, dettato dalle norme di diritto canonico, di un insieme di violazioni dello stesso da parte di più persone, cioè delle persone ammonite.
Sarebbe interessante capire le ragioni che avevano spinto tali persone a violare le norme che regolano tali liturgie.
Dunque non erano solo i Re, i vicerè e i feudatari ad avere la disponibilità di cappelle private. Anche i mercanti, notai e speziali a volte avevano tale disponibilità.
Cmq sempre in atti del genere ho letto di una minaccia di scomunica emanata in relazione ad un furto di un sella di proprietà di un Cavaliere aragonese, nel 400.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » sabato 28 novembre 2009, 13:30

Salvennor ha scritto: Cmq sempre in atti del genere ho letto di una minaccia di scomunica emanata in relazione ad un furto di un sella di proprietà di un Cavaliere aragonese, nel 400.


Sarebbe interessante sapere chi era e quanto contasse questo cavaliere e se svolgeva dei compiti per la Curia per comprendere il perchè di tale minaccia. Non dimentichiamo, poi, che fin quando il sentimento religioso delle persone era molto più forte di ora, la minaccia di scomunica fu un forte deterrente per mantenere l'ordine in una società in cui Dio, giustamente, era al primo posto.
A presto.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » sabato 28 novembre 2009, 14:57

Se non ricordo male tale Cavaliere era un certo Don Antonio De Sena. Gli avevano rubato una sella nella zona di CA.
Anzi, non era proprio aragonese, e il suo nome completo era Antonio Piccolomini De Sena; era una valido guerriero al servizio di Aragona, autore di alcune importanti vittorie (parliamo del XV sec. prima della stabilizzazione politica e amministrativa da parte del Regno di Aragona).
Dall'atto non si capisce se tale persona aveva stretti legami con la Curia o cmq con la Chiesa; però pare che la sua stirpe derivasse da un casato toscano, di Siena. Il cognome De Sena è ancora esistente in Sardegna, ma il ramo nobiliare non più (sempre che risponda alla realtà tale origine toscana).
E sempre a questo Cavaliere De Sena avevano rubato anche un cane, dalla descrizione nell'atto sembrerebbe un pregiato cane addestrato anche al combattimento.
Anche per questo fatto si legge una minaccia di scomunica.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Guido5 » sabato 28 novembre 2009, 16:19

Caro AntonMaria,
i Piccolomini erano senza dubbio senesi e quel "de Sena" credo che indichi la provenienza più che un cognome...

Ciao a tutti!
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » sabato 28 novembre 2009, 18:30

Guido5 ha scritto:Caro AntonMaria,
i Piccolomini erano senza dubbio senesi e quel "de Sena" credo che indichi la provenienza più che un cognome...

Ciao a tutti!
Guido5


Si, verissimo. In origine con De Sena indicarono, per quella famiglia proveniente dalla Toscana, il luogo esatto di provenienza, Siena.
E in seguito tale appellativo a volte sostituì il vero cognome Piccolomini.
Nei documenti a volte compare solo il vero cognome, a volte compare Piccolomini De Sena, e a volte compare solo De Sena o Sena, come per esempio si legge nella seconda metà del manoscritto seguente
http://www.araldicasardegna.org/storia_ ... lerato.htm

dove compare Sena, nella sezione dedicata a loro.
Cmq già da documenti antichi sembrerebbe che ciò che affermava tale famigliola giunta in Sardegna nella seconda metà del 300, e cioè che erano Piccolomini di Siena, probabilmente corrispondeva al vero.
Già da inizi 400 vennero generati un certo numero figli, i quali a loro volta generarono ciascuno altri figli; ma solo uno di essi fu investito ufficialmente di titolo nobiliare e di feudo. E gran parte della sezione, nel manoscritto citato, dedicata ai Sena è dedicata alla genealogia della persona nobilitata, anche se si fa cenno alla originaria condizione patrizia in patria.
E dunque gli attuali Dessena sardi potrebbero essere realmente discesi dagli altri rami non nobilitati, così come mi è capitato di leggere e sentire da qualche parte, anche da gente che porta tale cognome.
Cmq per ritornare al tema della scomunica, ho rilevato che i Piccolomini erano in origine guelfi, stretti alleati della Chiesa; e dunque il cavaliere in questione forse aveva stretti legami con la Curia.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda enza » sabato 28 novembre 2009, 22:07

Domanda di una curiosa: appartenevano alla stessa famiglia di papa Pio II ?
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » domenica 29 novembre 2009, 20:11

enza ha scritto:Domanda di una curiosa: appartenevano alla stessa famiglia di papa Pio II ?
Enza


Ma si riferisce al cavaliere Dessena citato più sopra?
Papa Pio II certamente apparteneva alla stirpe dei Piccolomini di Siena; anche sul web ci sono molte notizie a riguardo.
Per quanto riguarda i (Piccolomini) De Sena sardi sembrerebbe, anche dal punto di vista documentale, che anche essi appartengano alla stessa stirpe di Pio II.
Solo che il manoscritto stesso di cui sopra cita documenti risalenti a fine 300 e al 400, probabilmente oggi non più esistenti o dispersi.
E inoltre il mio parziale dubbio sulla effettiva origine dei De Sena era dettato anche dal fatto che in certi libri sui cognomi e secondo alcuni studiosi i De Sena o Dessena sardi sarebbero di origine iberica, giunti nell'isola sempre tra 300 e 400.
Come si rileva anche al link
http://books.google.com/books?id=NgpdAA ... ASSARI&lr=

Sembra strano che ci possano essere due gruppi di Dessena, con stesso appellativo appunto, ma con due origini diverse.
Ma potrebbe anche essere; infatti a inizi 500 visse nella zona di Sassari una certa Sibilla Dessena che nelle memorie dettate al figlio affermava la sua antica origine senese.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Rovelecca » mercoledì 2 dicembre 2009, 12:24

Salvennor ha scritto:vorrei capire in che modo si debba intendere la frase "consegnare entro sei giorni le tuniche bianche pontificali" .
Che si intende esattamente per tuniche bianche pontificali?
Cercando sul web certamente si trova abbastanza a riguardo, ma in genere relativamente a liturgie diocesane e a esponenti delle diocesi, e non a situazioni come quelle del documento citato.
A prima vista sembra quasi che tali tuniche appartengano, o cmq siano usate temporaneamente, dalle persone ammonite.
Però poi si nota come tali persone siano notai, mercanti, speziali, e anche una donna.
Si fa cenno a Messe celebrate. Ma allora sono tuniche che si indossavano per assistere a tali Messe?
Ma poi perché tali Messe celebrate proprio in case private?
Le tuniche citate, anche se dal contesto sembrano di proprietà ecclesiastica, difficilmente erano indossate da persone diverse da quelle ammonite, perché altrimenti se esse fossero relative ad appartenenti al clero il celebrante porterebbe con se la propria tunica.
Altrimenti decine e decine di tuniche sparse in vari luoghi per uno o pochi celebranti?
E dunque vorrei capire a quali liturgie del XV sec. si riferisce tale documento. Anche questa citazione delle Messe celebrate in casa mi è nuova, che io ricordi.
E vorrei anche capire se era una prassi obbligatoria quella di emanare scomuniche ecclesiastiche anche per questioni minori tipo quella di restituire in ritardo una tunica (tunica che cmq appunto evidentemente apparteneva alla Chiesa, a prescindere da chi la indossava).

Il regesto non è chiarissimo... "tuniche bianche pontificali": potrebbero essere dei camici o "albae", ovvero la lunga veste di lino indossata da vescovi, sacerdoti, diaconi e suddiaconi sotto gli altri abiti liturgici; il nome proprio dell'indumento è precisamente "alba", per cui chi ha compilato il regesto potrebbe essere stato tratto in inganno (e averlo considerato un aggettivo e non un sostantivo). Le persone destinatarie dell'ammonizione apparentemente sembrano detenere gli oggetti in modo illecito: a mio avviso potrebbe essere perchè chiunque poteva sì avere in casa un oratorio domestico (cioè la cappella privata) ma non era consentita la celebrazione della Messa senza l'esplicita autorizzazione e la benedizione del vescovo e la presenza di un altare dotato di "pietra sacra" (ovvero di una pietra quadrata in cui erano inserite alcune reliquie di santi, appositamente consacrata dal vescovo). Le albe potevano essere quindi di proprietà dei laici indicati, ma per l'uso da parte dei sacerdoti nel o nei loro oratori. I sacerdoti non avevano di norma indumenti liturgici propri, ma usavano quelli in dotazione alla chiesa o cappella (anche perchè gli indumenti erano considerati sacri, venivano benedetti con riti appositi e in quanto sacri non potevano essere trattati in modo "profano").
Va detto infine che prima del Concilio di Trento, la normativa riguardante la celebrazione della Messa era piuttosto fluttuante. Se ne celebravano un po' dappertutto, tanto che le rubriche arrivarono a proibire come luogo di celebrazione almeno le camere da letto... Un ottimo testo da conpulsare al riguardo è la Storia Liturgica di Mario Righetti (ed. Ancora, recentemente ristampata).
Quanto alle scomuniche, ne piovevano a dirotto per ogni minima infrazione: e ormai avevano la stessa forza sanzionatoria delle "grida" di manzoniana memoria. Il diritto comunque prevedeva gradi diversi di scomunica: da quella semplice (che qualunque prete poteva assolvere) a quella riservata al vescovo a quella papale.
Pocch parol, ma ciar e nètt.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » mercoledì 2 dicembre 2009, 16:00

Gentile Rovelecca, La ringrazio per le ulteriori considerazioni e delucidazioni in merito al quesito.
Dunque prima del Concilio di Trento la Messa a volte veniva celebrata in svariati luoghi (non tutti) anche se ovviamente rispettando varie e determinate regole.
Non lo sapevo; infatti per il documento d'archivio da me citato mi aveva sorpreso appunto anche il fatto delle Messe celebrate nelle case private (oltre che x es in castelli o palazzo feudale ecc.. ).
Interessante anche il riferimento alla "pietra sacra" richiesta per le cappelle; non ne ero al corrente, perlomeno per quanto riguarda la caratteristica inerente le reliquie.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Rovelecca » mercoledì 2 dicembre 2009, 20:09

Salvennor ha scritto:Dunque prima del Concilio di Trento la Messa a volte veniva celebrata in svariati luoghi (non tutti) anche se ovviamente rispettando varie e determinate regole. (...)
Interessante anche il riferimento alla "pietra sacra" richiesta per le cappelle; non ne ero al corrente, perlomeno per quanto riguarda la caratteristica inerente le reliquie.

Il Tridentino (e la legislazione liturgica successiva) intervenne con vigore proprio per contenere i numerosi abusi liturgici invalsi, che riguardavano sia il luogo che il tempo o la modalità della celebrazione: furono stabiliti numerosi obblighi proprio al fine di limitare le possibilità di celebrare la Messa ovunque. Tra queste norme vi era appunto anche l'obbligo della pietra sacra sulla quale celebrare. Essa in origine era costituita dall'intera superficie della mensa dell'altare, e poi, per ragioni di praticità fu fabbricata in dimensioni più ridotte non tanto per renderla trasportabile ovunque, ma perchè in questo modo un vescovo poteva consacrarne numerose in un unico rito (come previsto dal Pontificale), da far collocare poi negli altari che ne fossero sprovvisti. Il rito prevedeva la deposizione delle reliquie (preferibilmente dei martiri) nel "sepolcreto" (apertura al centro della pietra), che poi veniva sigillato con un coperchio in pietra e del mastice, e l'unzione della pietra con il sacro crisma ai quattro angoli e nel centro, dove venivano incise delle piccole croci. Nelle visite pastorali cinquecentesche si trova spesso l'indicazione di far ricostruire l'altare in pietra o in mattone, e di collocarvi la pietra sacra. Evidentemente le chiese in regola erano poche.
Pocch parol, ma ciar e nètt.
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Re: Tuniche pontificali e scomuniche

Messaggioda Salvennor » giovedì 3 dicembre 2009, 15:29

Gentile Rovelecca, La ringrazio per i vari ulteriori chiarimenti in merito al quesito e all'evoluzione della legislazione liturgica della Chiesa Cattolica.
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