Egregio Signor Onorati,
Pasquale M. M. Onorati ha scritto:io invece ho sempre sentito che la cultura, almeno in Italia, sia di un determinato colore politico a cui, a mio avviso, faccia comodo boicottare un film come Katyn.
temo che debba frequentare più gente e di diversi ambienti, non che abbiano ragione, ma purtroppo buona parte del Paese la pensa in modo molto diverso. Su Katyn l'attuale censura direi che è tutta di stampo capitalistico (la Russia non vede con piacere che le si sbattano in faccia i crimini sovietici e l'Italia è un Paese amico della grande Russia "democratica" di oggi).
Tornando in topic su Bronte ho un parere molto chiaro, eroici garibaldini accorsero in aiuto dell'ordine costituito e ... fucilarono le persone sbagliate (almeno in parte), errore giudiziario. Un film che si intitoli "Bronte - storia di un massacro" (per 5 fucilati? e dopo che i facinorosi insorti ne avevano fatti fuori qualcosa come una dozzina abbondante?) non mi ispira grande fiducia.
Su Gramsci, beh se le sue basi sono gramsciane, ahio, non andremo molto d'accordo (la mia stima del personaggio è nulla).
Comunque, al di là di alcune rivendicazioni proprie del Sud dell'Italia (Regno delle Due Sicilie per essere chiari) contro le propria classe dominante (quella locale dei nobili duosiciliani), tutta questa spasmodica aspirazione alla rivoluzione agraria non mi risulta ci fosse nemmeno tra le classi contadine, figuriamoci tra le classi dirigenti, generalmente composte di proprietari terrieri.
Abbiamo appena detto (poco più su) che per i plebisciti votò chi aveva il diritto di voto, che era ca. un 2% della popolazione. Ora mi risulta che in qualsiasi società il gruppo al potere sia in genere quello di vertice, quello costituito dalle classi sociali più ricche e potenti (è così anche oggi, figuriamoci nel 1860). Non dovremmo forse identificare quindi il gruppo dirigente della penisola in quel 2-2,5% di votanti?
E quel 2-2,5% di votanti non aveva forse affinità dal Nord al Sud, magari comune livello di censo e di educazione, medesima estrazione sociale (tant'è che moltissimi meridionali entrarono nel nuovo Parlamento ed il Sud ci donò Primi Ministri come Crispi, Di Rudinì, Orlando e Nitti) ? E questi avrebbero dovuto fare la rivoluzione agraria? ma avrebbero tradito se stessi! Altro che rivoluzione agraria tradita.
Certo nel Sud si cavalcò almeno in parte tale aspirazione durante la invitta marcia dei Mille, ma già da Bronte (quindi quasi da subito) si sarebbe dovuto capire che l'ordine sociale non sarebbe stato scardinato.
Non mi faccia dire cosa penso dell'affermazione gramsciana perchè è tutt'altro che simpatico, posso solo aggiungere che Gramsci ragionava da marxista moderato e con un'ottica maturata oltre 60 (se non più) anni dopo ed in un contesto totalmete stravolto (mai sentito parlare della Rivoluzione d'ottobre in Russia e dei suoi effetti o della vittoria della armate comuniste nella II Guerra mondiale e della propaganda annessa).
Cordialmente,
Il Cronista di Livonia