Il sole delle Alpi in Romagna.

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Il sole delle Alpi in Romagna.

Messaggioda antonio_conti » mercoledì 1 dicembre 2004, 19:05

Cari colleghi di studi,
desidero proporvi un questito.
In più di un elemento architettonico del palazzo dell’Arengo di Rimini (anche nell’ampliamento detto del Podestà) sono presenti alcuni emblemi particolari.
Disegni geometrici che oggi qualsiasi italiano identificherebbe con il simbolo di un certo partito politico, ma che in epoca medievale dovevano ovviamente significare o rappresentare qualche cosa d’altro che non il sole delle Alpi (http://www.prov-varese.leganord.org/doc/solealpi.htm).
Avevo dato a quell’immagine una valenza propriamente decorativa, fino a quando, domenica scorsa, durante una gita per il Montefeltro, ho visto gli stessi disegni affiancare un antico stemma della comunità di Monte Cerignone, stemma che fa bella mostra di sé in quella che ipotizzo sia l’antica casa comunale.
Stessi fregi, stesso tipo di localizzazione. C’è una qualche relazione secondo voi, che non sia semplicemente decorativa?

Ho chiesto al gentile Cravarezza di pubblicare due disegni dei fregi in questione.

Antonio Conti
Ultima modifica di antonio_conti il mercoledì 1 dicembre 2004, 23:54, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 1 dicembre 2004, 19:26

Caro Antonio,
si tratta certo dello stesso simbolo che troviamo (con motivazioni nient'affatto politiche, come del resto testimoniano gli smalti in cui è effigiato) nello stemma del comune di Stelvio (BZ):

Immagine, qui tratto dal sito http://www.araldicacivica.it

...vero? :wink:

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Messaggioda antonio_conti » mercoledì 1 dicembre 2004, 20:09

Esatto caro fra' Eusanio,
più esattamente, quelli ai quali mi riferisco hanno un bordo circolare proprio simile al simbolo della Lega Nord, ed in alcuni casi gli spicchi posti a stella sono anche presenti tra uno spicchio e l'altro a formare un anello interno al bordo...
Capirete meglio dalle immagini che ho maldestramente disegnato attaccando un trattoclip al compasso con lo scotch... pensare che una volta ero più bravino in disegno tecnico... ma usavo altri strumenti.

Accertato di che si tratta, quali osservazioni possono essere fatte? Era un elemento decorativo diffuso e basta?
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Messaggioda antonio_conti » mercoledì 1 dicembre 2004, 23:50

Troverete i miei preziosi disegnini all'indirizzo web:

http://www.ducatodiurbino.it/immagini_01.htm

Antonio Conti[/url]
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 2 dicembre 2004, 15:55

Gentile signor Conti,

da sempre sono un'attentissimo osservatore del simbolo del cosidetto "Sole delle Alpi" che mi piace e mi attrae molto, lo trovo molto evocativo.

Dunque io mi sono convinto che il simbolo diffusissimo in ambito alpino, ma non solo, ha avuto un successo così strepitoso proprio per la sua facilità di esecuzione di cui Lei stesso ci ha dato un brillante esempio. Un compasso, anche solo una forma circolare da ricalcare, qualche segno di matita ed ecco bell’e pronto il Sole delle Alpi con variazioni più o meno complesse (il bordo del cerchio, le foglie stesse ribordate etc.). In ambito alpino il “sole” è onnipresente sulle molte decorazioni di case, oggetti, mobili etc. che spesso realizzati in materiale ligneo ne facilitavano l’intaglio anche da parte di artefici non particolarmente dotati.

In ambito araldico, all’interno dell’arma ed in stemmi storici per intenderci, io non l’ho quasi mai incontrato. Vi sono naturalmente delle eccezioni qualche famiglia svizzera mi pare possa alzare questo simbolo nell’arma: a memoria, Le posso citare un esempio di fine '700 della famiglia Zinck di Flums nel canton San Gallo (che però riporta solo le sei foglie senza cerchio) e scorrendo vari stemmari cantonali qualcosa potrebbe risultare, tuttavia mi sembrerebbero degli usi episodici e, sopratutto, del tutto spoprorzionati alla diffusione ed alla popolarità che il “sole” ha invece come simbolo extra-araldico.

Le posso segnalare che ho riscontrato spessissimo un'abbinamento stemma+sole delle Alpi posto sempre fuori - sopra o sotto - lo scudo sentito quindi come una cosa differente. Insomma per concludere in base alle mie osservazioni ricondurrei questo simbolo ad una simbologia e ad un uso non araldici.

La presenza in stemmi è piuttosto recente; un sole delle alpi figura ad esempio nello stemma della giovane Provincia di Lecco.

Un saluto cordiale,

FJVT
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SOLE CELTICO

Messaggioda Grimaldi » giovedì 2 dicembre 2004, 16:26

Egregi signori,
vorrei solo aggiungere (bevendo un bel bicchiere di anti-acido per il citato partito) che il simbolo da voi ricordato (e che è stato impegnato politicamente) è il celebre "Sole celtico", ovvero la rappresentazione stilizzata del sole e dei suoi raggi da parte del popolo Celtico, che ha colonizzato l'Europa e vissuto anche in Nord Italia.
Io preferisco il sole che splende un pò più giù.
Con simpatia,
Grimaldi
 

Messaggioda antonio_conti » giovedì 2 dicembre 2004, 19:11

Gentili Sig.ri von Trotta e Grimaldi,
grazie per i vostri interventi.

In effetti i fregi sui quali ho proposto una discussione sono apposti accanto a raffigurazioni propriamente araldiche, sia a Rimini, sia a Monte Cerignone, mentre, come chi ha mostrato fra' Eusanio (oltre al caso citato da von Trotta) vi sono alcuni casi di utilizzo propriamente araldico.
L'ampia diffusione in ambito alpino potrebbe ricollegarsi in qualche modo alla presenza in Romagna. Infatti, leggendo l'intervento di von Trotta, mi è tornata alla mente la considerevole presenza di maestranze lombarde dedite alla costruzione di edifici sacri, civili e militari nel Montefeltro e nelle aree limitrofe.
Potrebbe essere questa la ragione dell'arrivo in Romagna di questo fregio.
Sta di fatto che i fregi in questione sono posti in posizioni tutt'altro che marginali e che a Rimini sono l'elemento più ricorrente, ed a Monte Cerignone sono l'unico elemento decorativo accanto allo stemma della Comunità.

Al Sig. Grimaldi dico che poteva risparmiarsi l'amaro calice, avevo citato l'uso politico di quel fregio solo per maggiore chiarezza in attesa di poter inserire i disegni... Portroppo l'antidoto alle idee oggi simboleggiate da quel fregio non è quello, ma questo è davvero un altro discorso.

Il revival celtico che ha avuto così grande successo in Italia, e non solo, è alla base dei sogni di molti novelli druidi (si veda quanto scritto nel primo sito che ho indicato)... ma a titolo di curiosità mi piacerebbe sapere se in effetti questo fregio è comune alle diverse aree "celtiche" europee.

Cordialmente

Antonio Conti
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 3 dicembre 2004, 18:41

Ho trovato in un sito riferibile alla Lega Nord un ampio brano contenuto in G. Oneto, “L’invenzione della Padania” Foedus Editore, che tratta in modo piuttosto ampio il simbolo argomento di questo Topic.

Al di là di qualche osservazione riconducibile alle idee politiche dell'A. che, mi pare, quà e là traspare - ma ricordiamo sempre che ogn’uno ha il diritto di avere legittimamente le proprie opinioni in materia - il testo mi sembra molto utile ad un approfondimento dell’argomento anche se non condivido con l'A. una esclusione così radicale della presenza del Sole delle Alpi su manufatti e monumenti “colti”, mentre mi paiono corrette le osservazioni in riguardo all’uso non-araldico di questo simbolo.
Un saluto cordiale.
FJVT 

«Da tempo è entrato nel favore popolare l’uso del cosiddetto “Sole delle Alpi” come simbolo della Comunità dei popoli padano- alpini. Graficamente il Sole è costituito da sei petali disposti all’interno di un cerchio il cui raggio fornisce la cadenzatura dell’intera costruzione.
Il segno è estremamente familiare e la sua presenza è tanto continua e quotidiana da farne forse dimenticare i molteplici significati più antichi e più profondi.
In realtà, esso è un autentico concentrato di simbologie dotate di grande forza: è infatti contemporaneamente sole, cerchio, ruota, fiore, segno religioso, e – naturalmente – sommatoria di valenze.
Il suo nome più usato ripropone il più evidente dei suoi significati: quello di segno solare.
Da sempre le rappresentazioni grafiche più diffuse sono un cerchio, un cerchio circondato da raggi, un cerchio con un punto centrale e la cosiddetta “ruota solare”, cerchio suddiviso in quattro parti (“croce celtica”), in sei, otto o più parti.
Nella tradizione celtica, il sole non rappresenta solo la luce e la brillantezza ma anche tutto ciò che è bello, piacevole e splendido. I testi gaelici indicano spesso il sole con la metafora “occhio del giorno”, in irlandese occhio si dice sul, termine bretone e padano (fonetico) che indica il sole.
È questo un legame che riporta a intriganti accostamenti con la simbologia cristiana (ma anche orientale) e nella quale il Cristo è spesso indicato come Sol justitiae o come Sol invictus.
Assai interessante è anche la coincidenza di una delle figurazioni del sole più comini e diffuse (cerchio con punto centrale) con un segno di rappresentazione femminile ( segno di sesso femminile, di fecondità, della Terra Madre) che riporta al fatto che il sole nelle lingue celtiche e germaniche (e in tutte le lingue indoeuropee antiche) sia di genere femminile.
Di derivazione solare è anche la rappresentazione della ruota, presente in tutte le simbologie più antiche. Esso si riposta al mondo del “divenire” e della creazione continua attorno a un centro immobile.
La sua forma circolare ricorda l’uroburos, simbolo dell’eterno ritorno o, in generale, dell’eternità.
Nelle dottrine magiche il cerchio ha una funzione di difesa dagli spiriti cattivi. Talune danze circolari (girotondo, rondò, ronde) possono essere considerate “cerchi danzati”, con origini apotropaiche spesso collegate con i festeggiamenti dei solstizi e con il sole.
Il legame solare della ruota è comunque evidente: nel solstizio d’estate ruote infuocate venivano fatte rotolare giù dai monti in un rito che ricorda la “ruota di fuoco” celtica e la sua doppia rotazione.
Alla ruota sono legati anche i diffusi simboli cristiani della “ruota della vita” e della “ruota della fortuna” (mai ferma ma sempre soggetta a mutamento), spessissimo rappresentata a sei raggi.
Legato alla ruota è il significato di rotazione che accumuna una vastissima gamma di segni antichissimi: dal triscele (triskel) alla svastica, soprattutto nella sua versione basca di Lau buru ( quattro raggi).
In questo caso la connessione con il nostro sol non è di tipo grafico ( il Sole delle Alpi non ha segni di rotazione) ma può essere ritrovata nel suo processo costruttivo che avviene mediante successive puntature del compasso sulla circonferenza che producono un doppio moto rotatorio: quello del compasso e quello della punta sulla circonferenza originaria.
In alcune culture locali, il Sol è anche chiamato “Fiore delle Alpi” o “Margherita a sei petali”per il suo aspetto che richiama rappresentazioni stilizzate di crisantemi o di fiori di loto che sono però – ancora una volta – simboli solari.
I fiori infatti simboleggiano l’energia vitale, la gioia di vivere, la fine dell’inverno.
Un corollario recente è quello che lega il Sol alla rappresentazione dei sei ceppi etno-linguistici che popolano la Padania: il Celto- italico (Piemontese, Ligure, Lombardo, Emiliano e Romagnolo), il Veneto, il Tedesco (Sudtiroler, Welschtiroler, Walzer ecc.), il Friulano, il Ladino (e Grigionese) e l’Occitano- Arpitano.
Risulta estremamente interessante considerare il tipo di uso piuttosto peculiare che ne è stato fatto e che denota una notevole costanza nel tempo e nello spazio.
Innanzitutto si deve notare che il Sol non ha mai avuto utilizzi “nobili”: esso non esiste nell’araldica nobiliare e se ne trovano tracce insignificanti su manufatti (architetture, monumenti, decorazioni, ecc.) aulici prodotti da culture dominanti.
La sua diffusione è invece incredibilmente massiccia e capillare nell’arte e nell’iconografia popolare: esso orna gli edifici modesti, decora i costumi popolari e – soprattutto – gli utensili e gli oggetti della vita quotidiana. Lo si ritrova costantemente ad esempio sugli stampi per il burro, sui mobili, sui finimenti degli animali e sugli attrezzi di lavoro con particolare rilevanza per tutti i manufatti che sono vitali per la vita della comunità.
Si può sicuramente con tutto ciò affermare che si tratta del segno più diffuso in Padania nella cultura subalterna, in quella cultura popolare contadina, montanara e artigiana che è ancora radicata e ricca che rappresenta il più forte e vitale tessuto connettivo del paese.
Anche per questo non ci può essere simbolo migliore del Sol per rappresentare un paese che ha sempre mantenuto la sua unità culturale anche sotto secolari divisioni politiche e culturali dominanti, spesso forestiere e imposte con la forza o con l’inganno.
Ora che questa terra sta faticosamente lottando per ritrovare la propria cultura più profonda, non può darsi sigillo più antico ricco e popolare di questo che significa luce, fecondità, e ritorno eterno alla propria tradizione e alle proprie radici più antiche.»
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Messaggioda antonio_conti » sabato 4 dicembre 2004, 0:54

Grazie per gli ultimi contributi,
dunque l'area di diffusione si allarga, scendendo dalle Alpi agli Appennini, e questo è già un fatto interessante.
L'interessante articolo propostoci da von Trotta ricalca ed approfondisce i punti che schematicamente riportava la pagina web che avevo segnalato. Dunque non araldica (questo sembrava chiaro, d'altra parte...), ma segno d'altro genere.
E' evidente l'intento di creare attorno a questo fregio un valore simbolico di riscatto (delle popolazioni oppresse ed emarginate), un simbolo che non a caso è proposto come alternativo al blasone, blasone che è invece proposto come simbolo dell'oppressione interna ed esterna. Come sappiamo su questo aspetto ci sarebbe parecchio da dire, ed in parte abbiamo già detto...
Questo aspetto popolare, che così esposto ha molto il sapore dell' invenzione della Padania, in qualche modo sembrerebbe trovare una rispondenza nei due casi che citavo. Il fregio si trova scolpito nei palazzi delle Comunità: palazzo dell'Arengo e del Podestà di Rimini e nell'ipotetica casa della Comunità a Monte Cerignone. Nei due casi romagnoli, comunque, i fregi sono scolpiti accanto a raffigurazioni araldiche.

Sulla valenza popolare e tradizionale in Romagna proverò ad informarmi presso il bellissimo Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna di Santarcangelo di Romagna, poi riferirò.

Cordialmente

Antonio Conti

PS
Prima che qualcuno mi faccia notare che Monte Cerignone si trova nelle Marche e non in Romagna, desidero dire che qui intendo Romagna nel senso dell'appartenenza tradizionale e culturale di quella parte delle Marche all'area romagnola, al di là delle diatribe ancora in corso sul Montefeltro in provincia di Pesaro Urbino o in provincia di Rimini.
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 6 dicembre 2004, 10:07

gentile signor Conti,

a proposito dell'articolo dell'Oneto sul Sole delle Alpi, il valore storico e popolare del simbolo non è affatto "un invenzione" come Lei pensa. Le posso garantire che nell'area pre-alpina ed alpina in Alta Italia, nel Tirolo del nord e del sud, in Svizzera e nelle regioni alpine francesi, il sole delle alpi è davvero un simbolo diffusissimo e raffigurato, dipinto, inciso su ogni dove dall'architettura colta, alla baita d'alpeggio, dall'attrezzo contadino al mobilio signorile; e questo da sempre (ho visto alcune stube di area retica del XV sec. con il soffitti "semitati" di soli delle Alpi).

Il manifesto che in questi giorni a Milano pubblicizza la fiera dell'artigianato raffigura due abili mani artigiane che intagliano uno splendido sole delle alpi, più complesso nella sua forma, ma riconducibile proprio a quell'archetipo.

Alcune belle pagine su questo simbolo - che io trovo splendido - Le potrà trovare anche in : "Decorazione a intaglio e ad alto e basso rilievo: simbolismo, funzionalità estetica, attualità e considerazioni per una ricerca in Valle d'Aosta" a cura di G. Priuli, Priuli e Verlucca Editori,

Un saluto cordiale.

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Messaggioda antonio_conti » lunedì 6 dicembre 2004, 14:23

Gentile von Trotta,
ci mancherebbe!
Non mettevo in dubbio l'originalità popolare di quel segno e nemmeno la sua diffusione. Mi limitavo a rilevare come, l'uso "politico" di un fregio così antico, rientri in un fenomeno di creazione di un mito (niente di meno che celtico, magari) della Padania come come entità storica o anche "solo" culturale.
Tutto qui.
Per esprimere questo concetto avevo preso a prestito il titolo del libro (che io non ho letto), ma che Lei ci ha gentilmente segnalato: "L'invenzione della Padania". Tutto qui.
Anzi, proprio per saperne di più, in ambito popolare romagnolo, sarà mia cura informarmi come ho annunciato.

Cordialmente

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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 6 dicembre 2004, 15:24

Ah ho capito, il "mito della Padania" etc.; un argomento spinoso purtroppo per gli impliciti e spinosi connessi politici (che io manterrei però, sia ben chiaro, in ambito culturale) argomento che esula dal topic in questione e che ci porterebbe a conclusioni immagino differenti visto che io ritrovo una "padanità" intesa come affinità storica, linguistica, etnografica, economica e culturale e fin'anco gastronomica (!) tra le genti e le regioni della valle padana, quella padanità stupenda narrata da Gianni Brera; cose più vicine e concrete senza scomodare i celti!
Ma come dice Lei questo è un altro discorso, ma un giorno ne sono certo, potremo anche farlo… vedrà!

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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 22 gennaio 2005, 13:22

A Ferentillo, in Umbria e molto più a sud della 'Padania', nella chiesa di San Pietro in Valle c'è un bellissimo altare in pietra, longobardo del VII sec. circa, ove è raffigurato numerose volte il 'sole celtico'. Siamo sicuri che sia proprio celtico? :D
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Messaggioda antonio_conti » sabato 22 gennaio 2005, 15:49

:roll:
Celtico non so... delle Alpi sicuro, ma sempre più anche degli Appennini :wink:

Ho dato un'occhiata a qualche sito su Ferentillo, mi sembra un posto molto bello!
Ho letto anche della presenza delle Mummie, un fenomeno evidentemente più frequente di quello che immaginavo. A Urbania, vicino a Urbino, si è verificato lo stesso fenomeno ed anche a Urbania è stato creato un museo piuttosto famoso. I defunti riesumati appartenevano tutti ad una confraternita, uno degli estinti è stato riconosciuto come uno dei priori (?) della stessa e fa bella mostra di sè rivestito dei vestimenta dell'antico sodalizio. :shock:

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 24 gennaio 2005, 18:56

Alessio Bruno Bedini ha scritto:A Ferentillo, in Umbria e molto più a sud della 'Padania', nella chiesa di San Pietro in Valle c'è un bellissimo altare in pietra, longobardo del VII sec. circa, ove è raffigurato numerose volte il 'sole celtico'. Siamo sicuri che sia proprio celtico? :D


...basta realizzare un cerchio, e al suo interno sei archi dello stesso diametro, con l'unica accortezza di posizionarli per bene... :shock:

...ed ecco che ognuno di noi diventa un celta! :twisted:

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