Garibaldi, l'Archivio Storico del Banco di Napoli e...

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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 6 agosto 2009, 4:11

Egregio Signor Onorati,

lei afferma cose che non sembrano trasparire dai documenti del Banco di Napoli

Pasquale M. M. Onorati ha scritto:Gentile Giubileum73, il Banco di napoli esiste dal lontano 1539 e Garibaldi ha solo contribuito a impoverirlo, non solo con i debiti del figlio da lui garantiti e non onorati, ma anche con i tanti prelievi forzati fatti all'epoca in cui era dittatore.
Garibaldi, purtroppo per noi, non "fece l'Italia" in modo disinteressato, come qualcuno ci vorrebbe far credere!


Ci vuole forse indicare da quale documento del Banco di Napoli risulti' che i prelievi forzati finirono nelle tasche di Garibaldi?

Lei continua a strillare contro Garibaldi ed a portare prove contro:

Pasquale M. M. Onorati ha scritto:avrebbe potuto vivere da benestante, non fosse stato per i figli - Ricciottì e Menotti -


Pasquale M. M. Onorati ha scritto:una torma di familiari, profittatori, parassiti,


che gli giravano attorno. Dove sarebbe l'interesse pecuniario di Garibaldi? Lei continua a dargli, subdolamente del ladro, ma non ha ancora presentato uno straccio di prova.

Sul fatto che il defunto Regno delle Due Sicilie fosse piu' povero di cassa dopo la guerra le vorrei fare presente, visto che sembra ignorarlo, che le guerre costano e che specie fino al tardo '800 gli eserciti vivevano in buona parte delle risorse del territorio dove si combatteva.
Vorrei pero' anche fare presente gli ingenti capitali stanziati per il suo sviluppo dopo l'Unita', sviluppo che procedette molto piu' rapido di prima.
Si confronti p.es. la crescita della rete ferrorviaria, prima dell'Unita' vi erano a seconda delle stime tra i 99 ed i 160 km di ferrovie nel Regno delleDue Sicilie e questo nei 21 anni dal primato ferroviario del 1839 ed a 5 anni dal nuovo programma di espansione ferroviaria voluto da Ferdinando II, con una crescita media annua di qualcosa come 4,5-8 km, dieci anni dopo si era arrivati a ca. 1500 (se ben ricordo) con una crescita annua di quasi 140-150 km.
E questo nonostante a Napoli vi fosse "il piu' grande stabilimento metalmeccanico d'Italia", quello di Pietrarsa. Il piccolo e povero Stato sabaudo (meno ricco e meno popoloso, con campagna dal clima piu' difficile e piu' povera e senza queste grandi industrie) aveva invece qualcosa come 1060 km di ferrovie (vedasi La storia delle ferrovie in Piemonte di Luigi Ballatore) ed era partito con almeno 5 anni di ritardo (1844), e pur dovendo importare locomotive dall'estero (forse perche' le usava realmente) aveva costruito una media di ca. 60 km di ferrovie l'anno, inclusa la Genova-Torino ed i collegamenti trasnalpini con Svizzera e Francia, tratte non proprio facili.
Cordialmente,

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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda giubileum73 » giovedì 6 agosto 2009, 8:11

Gentile Cronista di Livonia, l'atteggiamento ostile del sig. Onorati in merito alla vicenda, rasenta la brutta copia di qualche leghista con strani propositi di secessione ...........
Oppure è così legato alla dinastia borbonica da vedere "nero" ogni volta che si parla di chi ha contribuito alla sua disfatta ?
Ma dove andremo a finire ?
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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 6 agosto 2009, 11:14

giubileum73 ha scritto:Gentile Cronista di Livonia, l'atteggiamento ostile del sig. Onorati in merito alla vicenda, rasenta la brutta copia di qualche leghista con strani propositi di secessione ...........
Oppure è così legato alla dinastia borbonica da vedere "nero" ogni volta che si parla di chi ha contribuito alla sua disfatta ?
Ma dove andremo a finire ?


Gentile Giubileum73, il fatto di essere un convinto sostenitore della nostra bella Repubblica Italiana, non m'impedisce di guardare in modo critico la storia dell'Unità d'Italia, vera e propria annessione degli stati preunitari, ad opera del Regno di Sardegna, che non ebbe alcuno scrupolo a calpestare i diritti della Chiesa e dei meridionali per i propri interessi liberali, protestanti e massonici.
Riguardo, poi, ai miei presunti legami con i Borbone, IO non faccio parte di alcun ordine, nemmeno di quelli conferiti dai due rami dell'ex Casa Sovrana delle Due Sicilie e chi ha letto i miei messaggi sa che, personalmente, sono contrario al conferimento di onorificenze e titoli nobiliari da parte di Case non più regnanti. Per me, gli unici Borbone che contano, oggi come oggi, sono il Re di Spagna e il Granduca del Lussemburgo, in quanto la "Fons Honorum" di una famiglia reale (Borbone, Savoia, Asburgo Lorena, ecc.), a mio avviso, si estingue con la morte dell'ultimo Sovrano ( sul trono o morto in esilio). Mi scuso, con gli altri forumisti, per l' [offtopic.gif], ma non potevo lasciar cadere nel vuoto certe larvate illazioni sulla mia persona. A presto.
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Pasquale M. M. Onorati
 
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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 6 agosto 2009, 11:43

Egregio Signor Onorati,

inizio a preoccuparmi, la prima parte del suo intervento ... mi trova d'accordo!

Certo che il Regno di Sardegna procedette all'annessione, a volte piu' o meno pacificamente, altre chiaramente manu militari degli altri Stati preunitari. Mai detto o sostenuto il contrario. Certo che ci fu conquista, certo che vi fu importante ruolo svolto da massoni, certo che si distrusse il potere temporale dei Papi. Certo che il voto dei plebisciti e' in buona parte insignificante (non del tutto, infatti, per quanto potenzialmente piu' o meno manipolati, all'epoca l'elettorato attivo in Europa era diritto di una modesta percentuale della popolazione, quindi un 2% di votanti era un dato significativo, bisognerebbe pero' vedere se e quanti voti furono manipolati, difficilmente tutti, anche perche' la natura umana e' debole e spesso ci si schiera con il vincitore).

Pero' il Regno di Sardegna nella sua conquista muto' nome (vero che Vittorio Emanuele rimase "II", ma non vi fu piu' ne Regno di Sardegna ne stati sardi o sabaudi, ne impero sardo od altro, ma "Regno d'Italia" ed Umberto fu I anziche' IV) ed ebbe atteggiamento unificante (penso che le sia ben noto il generale Cialdini, ecco, non era esattamente piemontese).

Sugli interessi protestanti sarei molto piu' cauto. Cavour ando' a cercare benemerenze e benevolenza per il Regno di Sardegna durante la guerra di Crimea dove inizialmente le grandi potenze nemmeno lo volevano. Inoltre gli inglesi rifiutarono aiuti militari ai sardo-piemontesi, cosa che nel 1859 non fece il campione della Cristianita', difensore del Santo Padre, Napoleone III, che anzi pianfico' un diverso assetto dell'Italia e si ritrovo' "bruciato sul tempo" dalle mosse sabaude e che quindi anche se forse colluso con i massoni non condivideva il piano di un'Italia unita (quale che fosse la dinastia).

Lei non avra' legami con i Borbone (io si), ma ha un atteggiamento simile a quello che si riscontra tra certi neoborbonici (non tutti) e neomeridionalisti, con i cui pareri storici francamente non posso concordare. Questi pareri, mossi magari da un rispettabile desiderio di riscatto eccedono per molti versi quello che i dati ci mostrano ed una forzatura dei dati non e' un buon sistema per fare storia (cosi' come interpretazioni eccesivamente ampie di certi dati e questo me lo hanno insegnato molti anni fa mentre studiavo materie storiche all'Universita' e poi confermato quando sono passato a scrivere la mia tesi di laurea in Storia XYZ).

Non e' che il Regno delle Due Sicilie fosse il Balubistan (mi scuso con eventuali offesi, ma il termine serve a rendere l'idea), ma non era nemmeno perfetto e nonostante vari primati in molti campi soffriva di uno sviluppo perlomeno lento. Come gia' detto io mi ritengo un giobertiano, ma la storia mi ha lasciato indietro di circa 150 anni.

Non mi trovo molto d'accordo sul suo attacco "giacobino e scellerato" (e' una battuta non si offenda) agli Ordini dinastici. E' infatti antica tradizione che Principi deposti e loro eredi possano concedere gli Ordini della loro Casa ed essendo io pienamente reazionario e metternichiano (anche se un po' filo-sabaudo, lo so sono complicato) non posso che difendere tali Ordini e la loro continuazione.
Cordialmente,

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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda giubileum73 » giovedì 6 agosto 2009, 12:46

Gentile Cronista di Livonia, ai tempi della scuola avrei voluto aver Lei come professore di storia !!!
Non la prenda come una "lavata di faccia", ma ogni tanto è bello veder, leggere e sentir dare certe spiegazioni.

Grazie
giubileum73
 
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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 6 agosto 2009, 12:58

Gentile Signor giubileum73,

la ringrazio per il cortese apprezzamento. Come gia' detto sono uno storico dilettante (nel senso letterale del termine, ovvero colui che fa lo storico per diletto e non per profitto e non gia' nel senso piu' lato di incompetente), per passione e formazione sono sostanzialmente uno storico, per i casi della vita esercito altra professione.

Lo studio della storia per me e' ricerca della verita', del fatto, di cio' che e' accaduto. Naturalmente ciascuno ci mette un po' del proprio sentire e quindi volente o nolente interpreta un minimo i dati, la serieta' sta nel far parlare i dati nel loro contesto senza forzarli o distorcerli con un'ottica moderna. Non e' detto che ci riesca sempre, ma ci provo.
Cordialmente,

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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda giubileum73 » giovedì 6 agosto 2009, 13:04

Sarà piacevole disquisire temi storici con Lei, anche se non ferrato in materia.
A presto.
giubileum73
 
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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda adj » giovedì 6 agosto 2009, 14:37

Vorrei solo far presenti un paio di fattori:

- Le locomotive "comprate all'estero" dal Regno di Sardegna (le cui ferrovie a me risulta ammontassero a circa 850 km), furono comprate proprio dal Regno delle due Sicilie, che quindi così retrogrado non era.
- Alcuni storici sostengono che lo sviluppo ferroviario dopo l'unità fu sì notevole, ma unicamente in direzione nord-sud, trascurando i collegamenti interni all'ex regno borbonico, a differenza di quanto avvenne nel nord. Ora, a prescindere da interpretazioni malevole sul motivo di questa preferenza - di cui non è facile verificare l'attendibilità - rimane il dato di fatto di questa diciamo anomalia.
adj
 

Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 6 agosto 2009, 15:46

Cronista di Livonia ha scritto: Sugli interessi protestanti sarei molto piu' cauto. Cavour ando' a cercare benemerenze e benevolenza per il Regno di Sardegna durante la guerra di Crimea dove inizialmente le grandi potenze nemmeno lo volevano. Inoltre gli inglesi rifiutarono aiuti militari ai sardo-piemontesi, cosa che nel 1859 non fece il campione della Cristianita', difensore del Santo Padre, Napoleone III, che anzi pianifico' un diverso assetto dell'Italia e si ritrovo' "bruciato sul tempo" dalle mosse sabaude e che quindi anche se forse colluso con i massoni non condivideva il piano di un'Italia unita (quale che fosse la dinastia).


Gentile Cronista,
innanzitutto sono contento che, almeno su qualcosa ci troviamo finalmente d'accordo. Riguardo agli interessi protestanti e anticattolici, mi permetto di ricordarLe i tanti vescovi e ben 8 cardinali, tra cui il futuro papa Leone XIII, incarcerati dai Savoia negli anni del "Risorgimento" e, ancora, il pastore protestante al seguito dei Bersaglieri che nel 1870, subito dopo la "Breccia di Porta Pia", distribuì gratuitamente ai romani centinaia di bibbie protestanti.
Riguardo a Napoleone III, i "servigi" della Contessa di Castiglione e il "sacrificio" dei Savoiardi e dei Nizzardi (in questo, povero Garibaldi!), regalati insieme con le loro terre alla Francia, poterono di più delle richieste di aiuto del beato Pio IX che, solo per quello che ha passato nei suoi 33 anni di pontificato, meriterebbe di essere già santo.

Lei non avra' legami con i Borbone (io si), ma ha un atteggiamento simile a quello che si riscontra tra certi neoborbonici (non tutti) e neomeridionalisti, con i cui pareri storici francamente non posso concordare.


Anche i neoborbonici e i neomeridionalisti non mi stanno simpatici perchè tendono a distorcere la storia per fini politici e, ultimamente, hanno progetti assurdi, finalizzati, a loro dire, alla secessione del sud dal resto d'Italia. A Maggio, ad una messa, seguita da una conferenza, per commemorare i 150 anni dalla morte di S.M. Ferdinando II, alcuni di loro pretendevano di sostituire il tricolore issato sulla facciata del luogo che ospitava l'evento con la bandiera delle "Due Sicilie". Questo si che è anacronistico oltre che stupido, a mio avviso!

Non e' che il Regno delle Due Sicilie fosse il Balubistan (mi scuso con eventuali offesi, ma il termine serve a rendere l'idea), ma non era nemmeno perfetto e nonostante vari primati in molti campi soffriva di uno sviluppo perlomeno lento. Come gia' detto io mi ritengo un giobertiano, ma la storia mi ha lasciato indietro di circa 150 anni.


L'Errore dei Borbone e degli altri stati italiani preunitari fu quello di non creare una confederazione (e purtroppo nemmeno una vera alleanza) tra gli stati cattolici con a capo il Papa (in questo penso che siamo d'accordo); confederazione dalla quale sarebbe rimasto fuori il Regno di Sardegna, viste le sue politiche totalmente anticlericali, almeno a partire dal 1850. Cavour contrastò fortemente questo progetto del Gioberti, che andava contro la sua politica di conquista e perciò il Neoguelfismo rimase solo una bella teoria campata in aria (in questo, probabilmente Ella non è d'accordo con me).
Grazie per l'attenzione.
Fructum affert in patientia
Pasquale M. M. Onorati
 
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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Cronista di Livonia » venerdì 7 agosto 2009, 5:10

Egregi Signor Onorati ed adj,

sono ben lieto anche io che finalmente ci si trovi d'accordo su qualcosa e forse persino su molto (magari non su tutto, ma questo e' normale e comprensibile).

Iniziero' dalle "note ferroviarie".
Certo, il Regno di Sardegna compro' varie locomotive, direi sette se ben ricordo, dal Regno delle Due Sicilie, prodotte tutte a Pietrarsa. Questo testimonia come lo stabilimento in se fosse senz'altro in grado di produrre, inoltre il fatto che queste locomotive fossero comprate a Napoli e non in Inghilterra fa pensare che fossero piu' convenienti dal punto di vista del costo o perlomeno disponibili sul mercato. Il punto del costo e' probabilmente da attribuirsi ai costi di trasporto (si pensi che all'epoca le navi stazzavano al massimo qualche migliaio di tonnellate, trasportare una locomotiva non era ne facile ne economico, prenderla da piu' vicino poteva convenire anche parecchio) e forse alla manodopera piu' a buon mercato.

Il punto pero' e' - ma se il Regno delle Due Sicilie era in grado di produrre locomotive per l'esportazione (quindi almeno di discreta qualita') perche' la sua rete ferroviaria era cosi' sottosviuppata?

La rete ferroviaria di un ricco Stato di quasi 120.000 kmg era una modesta frazione di quella di un povero Stato di circa 60.000 kmq? qualcosa non torna nella pretsa d'essere il Paese piu' sviluppato.

Sull'estensione delle rispettive reti ferroviarie devo dire che ho trovato diversi valori contrastanti. Per il Regno delle Due Sicilie ho trovato 99, 160 e 187 km per il Regno sardo ho trovato sia 850 che 1060 km, ma dato che il secondo valore (1060 km) e' confermato da un recente studio (da me citato) di Luigi Ballatore del 2002 ho optato per quello, ma anche prendendo i due valori piu' favorevoli al Regno del Sud siamo a 187 contro 850, quasi 1 a 5 con anni di anticipo e vantaggio tecnologico!
Non me ne farei un vanto.

Passando ai punti sollevati dal Signor Onorati direi che

I Savoia non possono essere ritenuti solo ed esclusivamente mangiapreti, certo arrecarono grave nocumento allo Stato della Chiesa, distrussero l'autorita' temporale del Santo Padre e quant'altro, ma fecero (per esprersso desiderio di Re Carlo Alberto) confermare la religione Cattolica come religione di Stato (tollerando gli altri culti conformemente alle leggi).
Se cerca altri espisodi di intolleranza verso alti prelati le posso citare quello dell'arcivescovo di Torino, Franzoni, che,collare del'Annunziata, fu carcerato dal sovrano. Senz'altro ve ne furono altri, ma non furono i Re di Napoli a tassare i beni eccelsiastici nel 1741 (altro primato vantato dai neomeridionalisti, non vi vedo tutto questo vanto, ma pazienza)?
Un pastore protestante? e cosa dovevano fare fucilarlo? I Savoia hanno avuto in casa per secoli una minoranza protestante (i valdesi), cosi' come a Napoli c'erano gli ebrei.
Certo non sara' stato simpatico vedere un pastore protestante distribuire Bibbie in Roma conquistata, ma conoscendo i romani penso che siano cadute nel vuoto.

Napoleone III aveva tutto un altro programma per l'Italia post-1859, cerchero' di trovare i riferimenti documentali al piu' presto, ma grosso modo si vedeva protettore o garante di una "confederazione italica" di tre Regni, Nord, Centro e Due Sicilie, piu' Stato della Chiesa nel Lazio, con il Pontefice come Presidente della confederazione. Quello che dice lei e' esatto, ma non completo.

Mi complimento con lei per la sua fermezza in occasione della manifestazione in memoria di Re Francesco II, devo dire che onorando un sovrano di tempi passati non avrei visto male sventolare, per l'occasione, le due bandiere affiancate (il Tricolore odierno e la bianca bandiera con le armi delle Due Sicilie). Pero' vede c'e una differenza di approccio tra i suoi primi scritti in questa discussione e quelli successivi e dai primi si poteva (evidentemente erroneamente) immaginare una sua diversa opinione in materia.
La ringrazio per il chiarimento.

Sulla parte conclusiva del suo intervento sono piu' d'accordo di quanto lei immagini. Lo Stato sabaudo e' stato "inorientato" (termine volutamente preso dalla situazione dell"Austria-Ungheria dopo il 1866) dalla fine del '500, con la cessione della Bresse e del Bugey, con il consolidarsi della monarchia francese e con la forza militare all'epoca praticamente invincibile degli svizzeri, una dinastia marziale come quella sabauda poteva guardare solo verso "Oriente" (Sud-Est in realta'), veros l'Italia, per espandersi. Che Cavour fosse interprete e realizzatore di questa politica e' indiscutibile, ma proprio per questo e' anche indiscutibile una "scelta italiana" di Casa Savoia sin da tempi antichi.

Il discorso sarebbe ancora lungo ed interessante e se desidera possiamo provare a continuarlo ulteriormente, ma per un "post" mi sembra che abbia gia' detto a sufficienza e preferisco lasciare spazio ad eventuali repliche.
Per il resto devo dire che dovessimo incontrarci dovrei proprio invitarla a bere alla salute del Neoguelfismo e penso che su questo ci troveremmo pienamente d'accordo.
Cordialmente,

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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda Salvennor » venerdì 7 agosto 2009, 9:34

Ma forse il divario che esisteva, relativamente allo sviluppo ferroviario ottocentesco, tra il Regno di Sardegna e il Regno delle Due Sicilie è imputabile più a precise scelte economiche e strategiche delle rispettive dirigenze, e non tanto a fattori di supremazia tecnologica o a differenze di potenzialità produttiva. Anzi, nel Sud Italia la produttività agricola era mediamente maggiore di quella del Nord, per ovvi motivi climatici. In realtà il Sud aveva, certamente potenzialmente ma anche di fatto materialmente localmente, una discreta capacità scientifica, tecnologica e industriale, capacità atta ad un'eventuale sviluppo ferroviario di tutto rispetto. In realtà può essere che la dirigenza del Regno del Sud decise di proposito di limitare lo sviluppo della propria rete ferroviaria a circoscritte e determinate zone, il giusto necessario per mantenere e controllare un certo livello economico (x es nella zona di Napoli e altre zone determinate), ma in modo tale che vaste zone territoriali rimanessero isolate "il giusto necessario". E ciò forse per motivi politici e sociali, ma anche molto probabilmente per rendere più difficili i collegamenti nell'eventualità di un conflitto militare contro altri Stati. In pratica per rendere più difficile una conquista militare su vasta scala, e favorire così anche una eventuale guerriglia di resistenza. Anche se però certamente tale condizione non ha impedito la fine del Regno delle Due Sicilie. Cmq a riprova di tale concetto, si nota che in vari Stati lo scartamento delle linee ferroviarie fu deliberatamente "personalizzato"; però solo entro certi limiti tali strategie possono essere determinanti. Ma cmq magari il motivo del limitato sviluppo ferroviario nel Sud è diverso dai motivi che ho riportato; è solo una teoria.
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Re: Garibaldi e l'Archivio Storico del Banco di Napoli

Messaggioda adj » venerdì 7 agosto 2009, 12:06

Gentile Cronista,

sono anch'io ben felice che il confronto stia prendendo una piega meno polemica e che, anzi, ci si possa trovare d'accordo su diverse questioni.

Faccio solo notare che l'episodio del protestante che distribuiva bibbie, ha un sapore che consente una lettura decisamente anticattolica - e non solo in opposizione al potere temporale del Papa - della presa di Roma: come viene tramandato il fatto - al limite del leggendario anche per l'epopea valdese, ma con indubbi elementi di veridicità - il colportore (o secondo altre fonti 2 colportori) entrò a Roma per la breccia di porta Pia all'immediato seguito dei bersaglieri, trasportando le bibbie su un carretto trainato da un cane chiamato "Pio nono", il cui nome pare apparisse in bella evidenza sulla sua groppa.

Cordiali saluti.
adj
 

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Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » sabato 8 agosto 2009, 14:25

Gentili Cronista,
sono veramente contento che almeno su qualche punto possiamo trovarci d'accordo. Non è mia intenzione distruggere la "storia d'Italia", ma solo fare chiarezza su alcuni punti controversi, come, appunto, il processo d'unificazione e il ruolo che ebbe Garibaldi in quest'opera. Sicuramente Garibaldi e Casa Savoia ebbero il merito di fare l'Unità d'Italia, su questo "non ci piove", ma quello che mi lascia perplesso, e non sono il solo tra gli storici dilettanti e non, è il modo con cui venne raggiunto tale scopo. Il fine, a mio avviso, non giustifica mai i mezzi, ed è su questi ultimi che possiamo continuare a discutere, per questo ho cambiato leggermente nome a questa discussione. Così, forse, non rischieremo di andare troppo facilmente [offtopic.gif] .
Cordialmente.

PS Il labaro dei Borbone era presente in Chiesa, ma i neoborbonici volevano sostituirlo al tricolore che sventolava sull'edificio che ospitava il convegno.
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Re: Garibaldi, l'Archivio Storico del Banco di Napoli e...

Messaggioda Cronista di Livonia » lunedì 10 agosto 2009, 11:55

Gentili Signor Onorati e adj,

ringrazio entrambi per i maggiori dettagli. Avevo letto e dimenticato l'episodio del cane Pio nono, concordo decisamente brutto, purtroppo il cattivo gusto e la maleducazione spesso restano impuniti (anche quando come in questo caso sconfinano nell'oltraggio piu' orrido e sacrilego).
Mi sono tornate alla mente altre due occasioni di scontro tra "italiani" e pontifici a Roma nell'ultima parte dell'800, la statua a Giordano Bruno ed il tentativo di buttare in Tevere la salma del Santo Padre durante il traserfimento notturno.

Insomma i brutti episodi (e stiamo usando un eufemismo) non mancarono, questo e' vero, pero' non si puo' nemmeno condannare l'intero Stato sabaudo, vi furono Sovrani, Ministri piu' vicini a S.R.C. cosi' come lo fu' gran parte della popolazione.
Persino il "feroce" Re Vittorio Emanuele II si mostro' riluttante ad entrare in Roma conquistata e ci mise un po' evitando di farlo alla testa delle truppe vittoriose e senza portarle ad abbeverare i cavalli in Piazza San Pietro (come invece avrebbe voluto fare qualcun'altro anni dopo con quelli dei cosacchi).

Sui mezzi, beh, dobbaimo anche calarci nell'epoca, non possiamo giudicare solo secondo un metro europeo odierno, ricordiamoci infatti che all'epoca la guerra era vista sostanzialmente come un normale sistema per risolvere le dispute tra Stati. Erano anni in cui von Clausewitz e de Jomini teorizzavano l'arte della guerra e le societa' erano molto piu' marziali di oggi.

Sul ruolo di Garibaldi sono d'accordo che possa non piacere (massone, simil-brigante rovesciatore di Sovrani legittimi, rivoluzionario, gia' repubblicano, non e' che proprio mi faccia impazzire), ma tutto sommato era uno che rischiava sempre la propria vita per le cause nelle quali credeva, erano un buon combattente (forse, azzardo, il piu' vittorioso generale italiano dell'epoca) e tutto sommato pur potendo fare il sacco delle Due Sicilie per arricchirsi non lo fece. Certo e' possible che altri si siano arricchiti grazie a lui, ma considerato che come amministratore certo non brillava c'e' anche da chiedersi se non sia stato raggirato.

Sul "sacco del Sud" non intendo affatto negare i dati sulle casse borboniche e duo-siciliane, ma ricordiamoci che nei primi 10-12 dall'unificazione furono realizzati qualcosa come 1400-1500 km di ferrovie nell'ex-Regno delle Due Sicilie (in gran parte a capitale privato, ma su concessione dello Stato che poi fini' per riscattarle quasi tutte) il cui costo e' possibile stimare, anche se solo approssimativamente, in 140-150 milioni di lire dell'epoca, cifra pari ad un terzo delle Lire-oro nelle tasche/banche delle Due Sicilie nel 1860, non e' poco. Non ho dati sulle strade, sui porti e su altre infrastrutture, ma anche li' furono fatti molti lavori come quelli dell'Arsenale militare di Taranto (1883-1889, per un importo di 9,3 milioni).
Certo la conquista vi fu', vi furono molto probabilmente anche speculatori e malversatori, ma con tali e tanti investimenti in infrastrutture difficilmente si puo' ritenere che si sia voluto fare il "sacco del Sud" o che questo fosse il progetto della classe dirigente sabauda. E questo e' solo uno dei vari punti a sostegno di un'azione unificatrice dell'Italia.

I mezzi usati sono deprecabili in un'ottica moderna, ma nell'ottica dell'epoca direi che Cavour, vistosi "bidonato" da Napoleone III con Villafranca (che sostanzialmente negava quanto concordato a Plombieres, si vedano le due lettere di Cavour una a Napoleone II e l'altra a Vittorio Emanuele II, si differenti, ma non antitetiche, in "il carteggio Cavour-Nigra") si accorse di poter "bidonare" a sua volta Napoleone III e stravincere e colse l'occasione al volo.
Bismarck fece cose simili in Germania ed anche li' vari Sovrani legittimi ci rimisero il trono, Hannover, Assia elettorale, ecc, nonostante alcune critiche (di contemporanei di Bismarck) a questa politica, con il metro dell'epoca era ritenuta abbastanza normale ed accettabile. D'altronde lo Czar pensava a liberare i popoli balcanici oppressi dai turchi, Napoleone III pensava alla "Gloire" della Francia ed a liberare gli italiani oppressi dall'Austria e cosi' via ed il tutto mediante la guerra.
Cordialmente,

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Re: Garibaldi, l'Archivio Storico del Banco di Napoli e...

Messaggioda paolorodolfo » giovedì 20 agosto 2009, 0:54

Dopo un periodo di assenza torno sul forum e leggo delle interessanti discussioni come questa, relative ad una questione che mi sta molto a cuore.
Qualche mese fa il mensile "storia in rete" pubblicò una mia lettera nella quale auspicavo, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, una serena discussione sugli avvenimenti che portarono la penisola a diventare uno stato unitario evitando, da una parte la tronfia retorica risorgimentale che ha fatto oramai il suo tempo, e dall'altra una voglia di rivincita che sta raggiungendo livelli paradossali, altrettanto condannabili, per coloro che sono interessati alla Storia con la S maiuscola.
Probabilmente queste polemiche nascono anche dalla vecchia presentazione dell'unificazione italiana quale frutto delle aspirazioni dei Popoli che con i "plebisciti" intesero dimostrare all'Europa la loro volontà unitaria. Oramai solo gli sprovveduti credono alla favola dei plebisciti, l'unità si è fatta con una conquista militare, può piacere o no ma la realtà è questa. Insistere sui difetti e sui pregi dei protagonisti di quegli avvenimenti non è molto utile se non nel voler riportare ad un livello "umano" persone considerate dei semidei, ma senza divenire poi dei "censori" accaniti.
La vera unità noi l'abbiamo costruita durante la Prima Guerra Mondiale, con un sacrificio immane, ed è per quel sacrificio che dividerci accanitamente come in certi post si è letto servirà solo ai nostri vicini europei, per ridere di noi.
Cerchiamo di mantenere la serenità. che non è incompatibile con la ricerca storica.
Paolo Rodolfo Carraro
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