lei afferma cose che non sembrano trasparire dai documenti del Banco di Napoli
Pasquale M. M. Onorati ha scritto:Gentile Giubileum73, il Banco di napoli esiste dal lontano 1539 e Garibaldi ha solo contribuito a impoverirlo, non solo con i debiti del figlio da lui garantiti e non onorati, ma anche con i tanti prelievi forzati fatti all'epoca in cui era dittatore.
Garibaldi, purtroppo per noi, non "fece l'Italia" in modo disinteressato, come qualcuno ci vorrebbe far credere!
Ci vuole forse indicare da quale documento del Banco di Napoli risulti' che i prelievi forzati finirono nelle tasche di Garibaldi?
Lei continua a strillare contro Garibaldi ed a portare prove contro:
Pasquale M. M. Onorati ha scritto:avrebbe potuto vivere da benestante, non fosse stato per i figli - Ricciottì e Menotti -
Pasquale M. M. Onorati ha scritto:una torma di familiari, profittatori, parassiti,
che gli giravano attorno. Dove sarebbe l'interesse pecuniario di Garibaldi? Lei continua a dargli, subdolamente del ladro, ma non ha ancora presentato uno straccio di prova.
Sul fatto che il defunto Regno delle Due Sicilie fosse piu' povero di cassa dopo la guerra le vorrei fare presente, visto che sembra ignorarlo, che le guerre costano e che specie fino al tardo '800 gli eserciti vivevano in buona parte delle risorse del territorio dove si combatteva.
Vorrei pero' anche fare presente gli ingenti capitali stanziati per il suo sviluppo dopo l'Unita', sviluppo che procedette molto piu' rapido di prima.
Si confronti p.es. la crescita della rete ferrorviaria, prima dell'Unita' vi erano a seconda delle stime tra i 99 ed i 160 km di ferrovie nel Regno delleDue Sicilie e questo nei 21 anni dal primato ferroviario del 1839 ed a 5 anni dal nuovo programma di espansione ferroviaria voluto da Ferdinando II, con una crescita media annua di qualcosa come 4,5-8 km, dieci anni dopo si era arrivati a ca. 1500 (se ben ricordo) con una crescita annua di quasi 140-150 km.
E questo nonostante a Napoli vi fosse "il piu' grande stabilimento metalmeccanico d'Italia", quello di Pietrarsa. Il piccolo e povero Stato sabaudo (meno ricco e meno popoloso, con campagna dal clima piu' difficile e piu' povera e senza queste grandi industrie) aveva invece qualcosa come 1060 km di ferrovie (vedasi La storia delle ferrovie in Piemonte di Luigi Ballatore) ed era partito con almeno 5 anni di ritardo (1844), e pur dovendo importare locomotive dall'estero (forse perche' le usava realmente) aveva costruito una media di ca. 60 km di ferrovie l'anno, inclusa la Genova-Torino ed i collegamenti trasnalpini con Svizzera e Francia, tratte non proprio facili.
Cordialmente,
Il Cronista di Livonia

, ma non potevo lasciar cadere nel vuoto certe larvate illazioni sulla mia persona. A presto.