Dopo aver indicato alcuni esempi a me noti,
torno alla questione di partenza: 260,00 € per la riproduzione (all'interno di uno studio da pubblicare) di un sigillo già edito.
Mi si dirà che con quella cifra lo studioso tal dei tali può pubblicare piu di un sigillo... ma... se lo sventurato ricercatore dovesse pubblicare dieci sigilli di dieci musei o archivi diversi, a quella tariffa, pagherebbe la bella cifra di 2.600,00 €, leggi cinque milioni di Lire
A me sembra assurdo.
In attesa di sapere se voi avete altri esempi di tariffe utili per un confronto, riporto qui di seguito la lettera che scrissi al sindaco di Padova ed all'Assessore alla cultura di quel Comune il 19 luglio scorso...
Signor Sindaco,
ho ricevuto quest’oggi la cortese risposta del Direttore dei Musei e delle Biblioteche del Comune di Padova, dottor
(...), lettera che avrà ricevuto anche lei ed anche l’Assessore alla Cultura.
Il Direttore, giustamente, richiama l’applicazione della delibera della Giunta Comunale n. 2002/102 del 15/02/02, che altro deve fare?
Mi rivolgo quindi, ancora, alle competenti autorità politiche dell’Amministrazione comunale di Padova, a lei Sindaco ed all’Assessore alla cultura, per ribadire lo sconcerto già espresso nella mia lettera precedente.
La lettera del direttore, infatti, esprime il dato di fatto delle deliberazioni del Comune, ribadendo come queste rientrino nelle competenze dell’Amministrazione Comunale.
Ancora una volta torno ad invitarla (ad invitare le competenti autorità), a riconsiderare le disposizioni richiamate dal dottor Banzato, al fine di renderle più aderenti alle finalità proprie dei beni culturali.
Non vi è alcun dubbio che, specialmente dopo la c.d. Legge Ronkey, si sia venuto ad affermare il principio che i fruitori dei beni culturali debbano contribuire al mantenimento dei beni culturali pagando per i servizi resi da coloro che sono stati chiamati a custorirli (a custodire un patrimonio della collettività);
ma è evidente come questo principio debba essere finalizzato allo scopo ultimo della fruizione del bene, scopo al quale è finalizzata la conservazione.
Nella fruizione rientrano anche gli strumenti destinati alla divulgazione della conoscenza dei beni culturali, e tra questi strumenti rientra certamente le pubblicazione di opere a stampa.
Alla luce di tutto ciò, credo sia assolutamente necessario prevedere una modulazione delle tariffe in modo tale da non impedire la fruizione bel bene culturale, ancor più se pubblico.
Ecco perché appare consono prevedere tariffe diverse per diversi tipi di pubblicazione. La discriminante del lucro (specialmente al giorno d’oggi) appare assolutamente insufficiente, direi fuorviante.
Per quanto riguarda, poi, l’esenzione dal pagamento dei diritti per la pubblicazione ‘per attività scientifica personale o di studio’ comunque gratuita, mi sfuggono quali siano concretamente i paramentri per l’esenzione.
In definitiva, torno a chiedere la revisione della citata delibera della Giunta Comunale, al fine di agevolare la più ampia diffusione possibile della conoscenza del patrimonio culturale, magari prevedendo scaglioni di tariffe più aderenti con la realtà dell’uso finale.
Il ricercatore free lance, che a proprie spese apporta un contributo alla conoscenza della storia o della storia dell’arte, non può essere l’unico penalizzato a fronte di quanti fanno (quando la fanno) ricerca con fondi pubblici, ed a fronte dei forti investimenti imprenditoriali di importanti di case editrici.
Il dottor
(...) scrive che altri enti applicano tariffe più alte, desidererei sapere quale ente pubblico richiede oltre mezzo milione di lire per la pubblicazione di una, dico una, fotografia a colori di un sigillo (peraltro non inedito), all’interno di un volume che varrà stampato in mille copie circa e venduto ad un prezzo di circa 15,00 €.
Mi auguro di avere presto un riscontro dall’Amministrazione comunale di Padova, e naturalmente mi auguro che questo sia positivo per le esigenze della cultura del nostro Paese.
Distinti saluti
Antonio Conti
Dopo varie sollecitazioni da parte mia ho ricevuto, quale unica risposta, una telefonata dall'assessore che ha sostanzialmente ribadito che non c'è intenzione di modificare il tariffario distinguendo il tipo di pubblicazione. Resta evanescente la tipologia di pubblicazione soggetta ad esenzione: "per attività scientifica personale o di studio e comunque non a scopo di lucro".
Che ne pensate?
Tra le tante crociate possibili io credo che vada condotta una bella crociata contro questi atteggiamenti di talune Pubbliche Amministrazioni!
Antonio Conti
