Salvennor ha scritto:In riferimento all'ultimo post: Ma, x es, come la mettiamo con situazioni nelle quali da un capostipite notaio e possidente terriero, trasferitosi in un certo comune, viene generata una ampia discendenza dove x es solo uno dei figli prosegue la carriera notarile, mentre gli altri gestiscono le loro quote di proprietà? Situazione iniziale che si ripercuote sulle generazioni successive, e considerando anche le crisi economiche-agricole solo alcuni rami mantengono le proprietà iniziali, e magari dopo alcune generazioni alcuni discendenti si trasferiscono in altre zone. Io x es so di circa 22 famiglie attuali che discendono da un capostipite nato solo 120 anni fa, e quest'ultimo aveva 4 fratelli e 3 sorelle. E il padre di questi ultimi era proprietario di molti terreni, circa 60 ettari, e a sua volta discendeva da un nonno notaio (ma lui non lo era). E ora so che parte delle proprietà iniziali sono ultraframmentate tra i discendenti, addirittura in maniera allucinante (tipo un terreno di 500 mq da una parte, un terreno di 25 mq con 2 alberi da un'altra, una striscia di 200 mq in altra zona, e così via). Quì è sempre accaduto così, ci sono zone frammentate confinanti con proprietà (più recenti) più vaste. E nelle zone citate nei post precedenti come viene interpretata dal punto di vista della tipologia di ceto, tale condizione appena descritta? È probabile che accadesse anche li. In pratica delle varie famiglie con stesso cognome discendenti dal capostipite, venivano aggregate al patriziato solo quelle che avevano mantenuto la condizione iniziale? Di solito i vari statuti civici si orientavano in tal modo, mi pare di capire.
Non proprio, quantomeno perchè non mi sembra che la frammentazione delle possidenze fosse così esasperata come neille tue ricerche, quantomenoi per l'ambito un cui mi muovo io: Stato della Chiesa ed in modo specifico le Marche.
In genere la condizione economica non era una dato molto rilevante. Esistevano dei limiti di censo oltre il quale era necessario rimanese, ma non erano mai proibitivi.
Stessa cosa vale per le professioni: l'importante era essere dei possidenti, anche se non si esercitava alcuna professione in particolare.
Provo a farti un esempio stupido ed inventato:
La famiglia di mio fratello viene accolta tra le primarie della mia città e siccome nella mia città vigeva un governo di tipo aristocratico la sua famiglia o meglio, nucleo familiare, era considerato nobile. Siamo prima dell'invasione francese di fine '700, quindi in pieno antico regime.
Mio fratello era un medico laureato ed aveva tutte le caratteristiche per poter far parte del primo ceto perchè i suoi avi (e quindi i miei) le avevano.
Mio fratello è stato aggregato perchè ha fatto istanza al governo cittadino.
Se io facessi istanza allo stesso modo, anche se facessi il possidente (che voleva dire campare con le rendite delle proprietà possedute, non solo e non per forza agricole) e avessi piccole rendite non paragonabili a quelle di mio fratello è quasi automatico che io venga aggregato comunque.
Se ribaltassi il discorso delle professioni, ovvero mio fratello possidente e aggregato ed io non aggregato e medico, è quasi automatico che verrei aggregato anche io.
Ciò perchè l'essere possidente non implica l'essere per forza ricco e ciò vale anche per l'eessere una primaria famiglia di un centro abitato con governo aristocratico. Ciò che conta sono i requisiti di ereditarietà delle cariche comunali ed il vivere more nobilium, ovvero avere parentele con famiglia che godono certi privilegi ecc ecc.
Tutto ciò però è valido quando solo se uno resta possidente, perchè se retrocede così tanto da dover metter su bottega e cominciare ad esercitare un attività artigianale allora la cosa cambia.
