FP ha scritto:Comunque da questa lunga discussione possiamo trarre un bilancio positivo:
1) Abbiamo accertato che non vi furono mai provvedimenti avversi allo sviluppo della Nobiltà Civica nelle terre libere dello Stato della Chiesa, perchè Leone XII parlò semplicemente di luoghi in cui poteva essersi sviluppata distinzione dei ceti.
2) Abbiamo accertato che i due pilastri della Nobiltà Civica sono:
a) Distinzione dei ceti
b) Ereditarietà delle cariche
3) Abbiamo accertato che l'ordinamento nobiliare italiano non è avverso al trattamento di Nobile per i discendenti di consiglieri di primo grado, anziani, priori e gonfalonieri delle terre libere, come da antica prassi pontificia, ma che anzi lo favorisce, essendo la nobiltà in primis uno status e poi un titolo. Abbiamo poi evidenziato come, per la più distinta posizione che le città hanno occupato nello Stato della Chiesa, possiamo accettare la dicitura "Nobile di" per queste ultime e tenere "per noi" quella di Nobile semplice o al massimo "Nobile in" per i membri del primo ceto delle terre libere, come da elenchi degli eleggibili redatti da Legazioni e Delegazioni.
4) Possiamo altresì affermare che nello Stato della Chiesa lo stemma di una famiglia di Nobiltà Civica di una terra libera non era concesso da un provvedimento sovrano, ma veniva creato e utilizzato in modo pacifico dalla famiglia stessa.
Resterebbe da chiedersi se il CNI o il SMOM accetterebbero di riconoscere il titolo di Nobile a famiglie di reggimento coi requisiti che abbiamo evidenziato. Da quanto ho letto o sentito i riconoscimenti di Nobiltà Generosa da parte del SMOM avvenivano proprio in virtù di queste premesse; evidentemente l'aver esercitato le cariche anzidette costituiva la vera prova diretta di nobiltà della famiglia, corredata poi da quelle indirette di Jus Patronatus, fidecommessi, matrimoni illustri, tenore di vita ecc.
In assoluto sì, l'aver ricoperto cariche specifiche, con specifico ed ereditario accesso è senz'altro la principale delle caratteristiche che doveva avere una famiglia!!!

...il padre di quel Pietro, di nome Raffaele, nel 1812 venne eletto d'ufficio Consigliere Comunale ed incluso tra quelli eletti nel 1810. Il padre di Raffaele, Domenico, fu Consigliere coi francesi nel 1798, 1808 e 1810. Nel 1812 venne proposto come Consigliere direttamente dal Podestà e col Gov. Pontificio fu Consigliere nel 1816 su nomina del Prefetto della Sacra Consulta a norma dell’art. 153 del M.P. del 6.7.1816 di Papa Pio VII 