Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » sabato 2 maggio 2009, 17:55

FP ha scritto:
...casomai accadde l'esatto contrario per le Terre, nelle quali poteva (e non doveva!) nascere una nobiltà locale...e dove nacque non vi fu alcun riconoscimento dal R.I.


Guarda, il fatto stesso che il M.P. di Leone XII parli di luoghi e non solo di città con separazione dei ceti è tutto dire; mai vi fu un editto che vietò alle terre di possedere nobiltà civica, questo è chiaro. ....ma è un tuo pensiero o ne sei a conoscenza? Mi sembra molto strano che un pontefice abbia emanato un editto del genere. Se però lo ha fatto il R.I. allora il discorso cambia! ;)
Ma riguardo le città che tu dici essere riconosciute già dal papa, puoi spiegarmi esattamente cosa vuoi dire? Mi riferisco al rango di civitas sì, ma non solo. Perchè ancora non mi è chiaro [dev.gif] A mio avviso tu parli di riconoscimenti del titolo di civitas, non riconoscimenti del diritto di possedere nobiltà civica!!! [yikes.gif] La cosa mi sembra ben diversa! Tu stesso l'hai detto! Sì, l'ho detto, anche se il 95% delle civitas pontificie aveva nobiltà civica prima dell'avvento francese.In definitiva voglio sapere: c'è mai stato un editto papale che dicesse "TU, CITTA' DI VATTELAPESCA, HAI DIRITTO DI AVERE UNA NOBILTA' CIVICA"??? In questi termini credo di no, ma per motivi "sottili" che provo a spiegarti di seguito.* E se si, sei sicuro che questo valga PER TUTTE le città che POI sono state riconosciute come CITTA' NOBILI dalla Consulta del R.I??? Questo è il nocciolooooooo!!! [arf2.gif] [jump.gif] [notworthy.gif] [thumbup.gif]
PERCHE', SE COME PENSO NON E' AFFATTO COSI', allora abbiamo ragione noi...Checché ne abbia detto la Consulta...
TI RICORDO ANCORA:
ALATRI, CITTA' DA TANTI SECOLI, QUINDI SECONDO IL TUO DIRE "CITTA' RICONOSCIUTA COME TALE DAL PAPA", NON FU MAI RICONOSCIUTA COME CITTA' NOBILE DALLA CONSULTA DEL R.I.!!!
Che faticaccia, veramente! [stretcher.gif]


* Bisogna andare a leggere cosa c’è scritto nelle varie bolle, brevi ecc. di pontefici, cardinali e legati che nei secoli hanno costituito, confermato, modificato gli articoli statutari di città e terre in merito alle magistrature e ai consigli.
Ovvero: andare a vedere se si utilizzasse il termine “nobile” come facciamo noi o ppure, come credo io, bastasse l’approvazione degli articoli statutari in cui si trattava dei requisiti necessari per far parte delle magistrature e dei consigli affinchè vi fosse l’accettazione della locale nobiltà.
Io credo infatti che nei documenti pontifici in materia non si utilizzasse la terminologia odierna per la nobiltà civica, fosse essa patriziato o semplice nobiltà, si trattasse di civitas o terre.
Io seguo ciò che dice lo Zenobi in “Ceti e potere nella Marca pontificia”, cioè che <<il sostantivo “nobile”, divisa la società in ceti organicamente separati, prima che il titolo, stava ad indicare lo status del soggetto, cioè la sua posizione all’interno dell’ordinamento anche in rapporto agli individui delle altre classi>>....ovvero che quando si parla di nobiltà civica bisogna togliersi dalla testa la dicotomia nobiltà=titolo nobiliare, che è sbagliata e fuorviante, in questo contesto perchè la nobiltà civica come laintendiamo noi deriva da una serie di requisiti che andavano a comporre lo status nobiliare della famiglia, non il titolo.

In sintesi: se possedevi i requisiti di separazione di ceto, svolgimento di determinate funzioni pubbliche in via ereditaria, se vivevi more nobilium (il che non voleva tanto dire essere per forza ricchi, quanto vivere come coloro che hanno le tue stesse caratteristiche familiari ed essere con loro imparentato, il godere poi cappellanie, benefici, e tutto il resto) allora eri conseguentemente un nobile perchè avevi quel dato status sociale.
Se un pontefice, anche senza usare il termine nobile (come, ti ripeto, credo he avvenisse), sancisce, approva, modifica degli statuti comunali o anche solo degli articoli, dove si tratta di questi argomenti è implicita la sua accetazione degli stessi.
La questione è ostica per noi comuni mortali come lo è stata per tanti altri studiosi come lo Zenobi proprio perchè in quei secoli si ragionava molto diversamente da adesso, specialmente in queste materie...e questo discorso del termine di nobile nei documenti ne è la prova
;)
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 2 maggio 2009, 18:49

RFVS ha scritto:ovvero che quando si parla di nobiltà civica bisogna togliersi dalla testa la dicotomia nobiltà=titolo nobiliare, che è sbagliata e fuorviante, in questo contesto perchè la nobiltà civica come laintendiamo noi deriva da una serie di requisiti che andavano a comporre lo [b]status nobiliare della famiglia, non il titolo.[/b]
In sintesi: se possedevi i requisiti di separazione di ceto, svolgimento di determinate funzioni pubbliche in via ereditaria, se vivevi more nobilium (il che non voleva tanto dire essere per forza ricchi, quanto vivere come coloro che hanno le tue stesse caratteristiche familiari ed essere con loro imparentato, il godere poi cappellanie, benefici, e tutto il resto) allora eri conseguentemente un nobile perchè avevi quel dato status sociale.
Se un pontefice, anche senza usare il termine nobile (come, ti ripeto, credo he avvenisse), sancisce, approva, modifica degli statuti comunali o anche solo degli articoli, dove si tratta di questi argomenti è implicita la sua accetazione degli stessi.
La questione è ostica per noi comuni mortali come lo è stata per tanti altri studiosi come lo Zenobi proprio perchè in quei secoli si ragionava molto diversamente da adesso, specialmente in queste materie...e questo discorso del termine di nobile nei documenti ne è la prova[/color] ;)


Mi trovi perfettamente d'accordo , Riccardo ! [thumb_yello.gif]
Se ne discuteva in un topic di qualche settimana fa :

viewtopic.php?f=6&t=8688&hilit=patriziato&start=15

"La Nobilitazione è stata sempre considerata dai giureconsulti come un atto sovrano col quale si dichiara Nobile chi lo è già, per la posizione sua sociale,per la serie di antenati viventi, more nobilium, per le parentele contratte, per i beni posseduti.
Il Sovrano (o il Papa-Re n.d.r.) non può creare Nobili, ma dichiara, ossia riconosce tali, coloro che hanno i requisiti per esserlo, e il Brevetto di Nobilitazione in questo caso, altro non era anticamente che un atto valevole a far ritenere Nobile, senza contestazione,una Famiglia o un individuo, perché godesse dei privilegi spettanti al Ceto Nobile"

....(omissis)...Il volere fare della Nobiltà un titolo, come quello di Barone o di Conte, che in certi Paesi era inerente al possedimento di feudi ed in altri era spesso conferito ad honorem sul cognome, è un errore grossolano, nel quale purtroppo s'incorre anche al dì d'oggi. Altro errore inerente a questo, è il conferire la Nobiltà personale, perché chi è Nobile trasmette col sangue la Nobiltà ai discendenti“.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda San Marco » sabato 2 maggio 2009, 19:36

Gentile Gens Valeria non son del tutto in sintonia su quanto da lei riportato:
" Altro errore inerente a questo, è il conferire la Nobiltà personale, perché chi è Nobile trasmette col sangue la Nobiltà ai discendenti ".
Forse Napoleone aveva in parte ragione.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 2 maggio 2009, 22:09

San Marco ha scritto:Gentile Gens Valeria non son del tutto in sintonia su quanto da lei riportato:
" Altro errore inerente a questo, è il conferire la Nobiltà personale, perché chi è Nobile trasmette col sangue la Nobiltà ai discendenti ".
Forse Napoleone aveva in parte ragione.



Il pensiero ( che ho fatto mio) è quello riportato da un articolo del nob. Alessandro Scala in un suo articolo di un secolo fa :
Nobiltà non è titolo ma qualità”. Il ragionamento grosso modo è questo :

Il conferimento della Nobiltà può ritenersi un provvedimento mancante di base e perciò erroneo, perché se quel complesso di attributi che costituiscono la Nobiltà non c’è , il Sovrano non può assolutamente crearlo , se invece le caratteristiche e le qualità si fossero già concretate e quindi la Nobiltà esisteva di fatto ( Nobiltà trasmessa con il sangue quindi Generosa , dal verbo “generare” ) il decreto di conferimento sarebbe stato intempestivo e quindi senza senso.

In poche parole il Sovrano che concede Nobiltà (di Brevetto) va a creare d’imperio un titolo, dando per scontate situazioni antecedenti inesistenti.

Cerco di spiegarmi meglio , San Marco , con un esempio della “nostra” comune cultura lagunare :
a Venezia si entrava nella nobiltà per cooptazione del Patriziato con doppio voto , non certo per nomina dogale , ed i titoli presenti nei territori della terraferma , precedentemente alla “dedizione”es. nobile , conte , venivano semplicemente confermati se esistevano i requisiti e se gli interessati avessero fatto giuramento di fedeltà .

Tornando allo Stato Pontificio , la Nobiltà era sempre stata ritenuta qualità e non titolo.
Solo dopo il 1929, i Pontefici adattandosi all’andazzo “ moderno”si diedero a considerare quello di Nobile "titolo" da poter conferire ( sebbene avulso dallo stato precedente ).

Estremizzando al massimo questo ragionamento sarei addirittura tentato di considerare legittimato ( ovviamente in ambito privato ) il trattamento di nobile a chi , discendendo da nobilità più o meno antica mantenga uno stato " more nobilium" , come scriveva Riccardo anche in assenza di riconoscimenti "ufficiali" diciamo... post unitarii.
Ma questa è tutta un'altra storia [hmm.gif]
Spero di non aver complicato le idee [wink_smilie.gif]
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 1:57

Io seguo ciò che dice lo Zenobi in “Ceti e potere nella Marca pontificia”, cioè che <<Il sostantivo “nobile”, divisa la società in ceti organicamente separati, prima che il titolo, stava ad indicare lo status del soggetto, cioè la sua posizione all’interno dell’ordinamento anche in rapporto agli individui delle altre classi>>


Benissimo!E' proprio quello che voglio dirti. Non c'è un palese richiamo al titolo di Nobile in alcun editto papale per lo Stato della Chiesa.

...ma è un tuo pensiero o ne sei a conoscenza? Mi sembra molto strano che un pontefice abbia emanato un editto del genere. Se però lo ha fatto il R.I. allora il discorso cambia! ;)


Ma guarda che io ho solo scritto:

Guarda, il fatto stesso che il M.P. di Leone XII parli di luoghi e non solo di città con separazione dei ceti è tutto dire; MAI VI FU un editto che vietò alle terre di possedere nobiltà civica, questo è chiaro.


Il M.P. di Leone XII parla solo di comunità e dei consigli da formarsi con le nuove norme, come già ti ho scritto, senza distinguere tra città e terre:

Art.155 I Consigli di ogni Comunità dovranno essere composti di classi di persone di ugual numero. Le prime di patrizi o nobili, ove sono, oppure di famiglie più distinte, le seconde di cittadini.

Le circolari riportate sul libro digitalizzato su google libri che ti ho segnalato chiariscono poi che l'unica distinzione operata nel M.P. di Leone XII consiste solo in luoghi in cui esiste separazione dei ceti e luoghi in cui non esiste separazione.
Che poi NON VI FU MAI
(forse hai letto male prima e ti è sfuggito il MAI, riveditelo! [dev.gif] ) un editto che vietò alle terre di possedere nobiltà civica nello Stato della Chiesa l'hai detto anche tu qualche post fa:

Domanda: Esistono regolamentazioni papali rigorose circa le nobiltà civiche nello Stato della Chiesa, ossia c'è un editto pontificio che escluda categoricamente le terre libere come sedi di nobiltà civiche e che sancisca criteri inconfondibili per il riconoscimento di una Nobiltà Civica?
Risposta tua: No, non esiste. La diversità tra Civitas e Terre circa l’ufficialità della loro nobiltà civica venne fatta solo dal R.I.


Comunque io sono d'accordo con il Nobile Alessandro Scala...nobiltà è anzitutto qualità, status...la creazione "tout court" del titolo di "Nobile di" relativo ad una città è tutto sommato irrilevante e un "di" in più mi sembra un orpello, la cui sanzione sia facilmente aggirabile con la dizione "Nobile in" per i luoghi che il R.I. non ha riconosciuto per suo arbitrio
[cheers.gif]
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 2:07

Morale della favola: patrizio, nobile di o semplicemente nobile, una persona appartenente al primo ceto di una comunità non infeudata, sia essa terra o città, con separazione dei ceti ed ereditarietà delle cariche appartiene alla NOBILTÀ, ove con questo termine si intende status privilegiato che dà poi diritto al titolo di Nobile. Donde un Mario Rossi appartenente a detto ceto può ben definirsi Nobile Mario Rossi; neanche il diritto nobiliare italiano glielo impedirebbe!
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 2:23

Ah Riccardo, dimenticavo di parlarti dell'altra questione!

In base al breve del 26 settembre 1820 di Pio VII, il matrimonio era mezzo all’acquisto della nobiltà del coniuge per la moglie non nobile solo per speciale concessione sovrana; e per il marito non nobile di una moglie nobile purché egli avesse giustificato di avere la di lui famiglia una rendita stabilita; perdeva la nobiltà chi avesse preso una moglie che avesse portato pubblica nota di infamia all’onor suo o per altra guisa fosse ignominiosa ed abbietta.

Quindi anche se un tuo antenato non era nobile, ma comunque aveva una rendita, il suo matrimonio con una nobildonna gli garantiva lo status e dunque la qualifica di nobile. Tant'è che il Capitano Fedele Ottaviani, Priore di Filettino, una volta sposata Prassede Conti, Nobile di Anagni, fu ascritto in quella mastra nobile.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » domenica 3 maggio 2009, 9:34

FP ha scritto:
Io seguo ciò che dice lo Zenobi in “Ceti e potere nella Marca pontificia”, cioè che <<Il sostantivo “nobile”, divisa la società in ceti organicamente separati, prima che il titolo, stava ad indicare lo status del soggetto, cioè la sua posizione all’interno dell’ordinamento anche in rapporto agli individui delle altre classi>>


Benissimo!E' proprio quello che voglio dirti. Non c'è un palese richiamo al titolo di Nobile in alcun editto papale per lo Stato della Chiesa.

...ma è un tuo pensiero o ne sei a conoscenza? Mi sembra molto strano che un pontefice abbia emanato un editto del genere. Se però lo ha fatto il R.I. allora il discorso cambia! ;)


Ma guarda che io ho solo scritto:

Guarda, il fatto stesso che il M.P. di Leone XII parli di luoghi e non solo di città con separazione dei ceti è tutto dire; MAI VI FU un editto che vietò alle terre di possedere nobiltà civica, questo è chiaro.


Il M.P. di Leone XII parla solo di comunità e dei consigli da formarsi con le nuove norme, come già ti ho scritto, senza distinguere tra città e terre:

Art.155 I Consigli di ogni Comunità dovranno essere composti di classi di persone di ugual numero. Le prime di patrizi o nobili, ove sono, oppure di famiglie più distinte, le seconde di cittadini.

Le circolari riportate sul libro digitalizzato su google libri che ti ho segnalato chiariscono poi che l'unica distinzione operata nel M.P. di Leone XII consiste solo in luoghi in cui esiste separazione dei ceti e luoghi in cui non esiste separazione.
Che poi NON VI FU MAI
(forse hai letto male prima e ti è sfuggito il MAI, riveditelo! [dev.gif] ) un editto che vietò alle terre di possedere nobiltà civica nello Stato della Chiesa l'hai detto anche tu qualche post fa:

Domanda: Esistono regolamentazioni papali rigorose circa le nobiltà civiche nello Stato della Chiesa, ossia c'è un editto pontificio che escluda categoricamente le terre libere come sedi di nobiltà civiche e che sancisca criteri inconfondibili per il riconoscimento di una Nobiltà Civica?
Risposta tua: No, non esiste. La diversità tra Civitas e Terre circa l’ufficialità della loro nobiltà civica venne fatta solo dal R.I.



Comunque io sono d'accordo con il Nobile Alessandro Scala...nobiltà è anzitutto qualità, status...la creazione "tout court" del titolo di "Nobile di" relativo ad una città è tutto sommato irrilevante e un "di" in più mi sembra un orpello, la cui sanzione sia facilmente aggirabile con la dizione "Nobile in" per i luoghi che il R.I. non ha riconosciuto per suo arbitrio
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Chiedo perdono. Lo sai che è successo? Che mi sono dimenticato di leggere la "i" di MAI...che quindi è diventato un MA ( [bangin.gif] )...da lì avevo inteso che poteva essere una tua ipotesi o che poteva davvero esistere un editto del genere di cui non ero a conoscenza !!! E' il turbinio di informazioni, domande e risposte. Come non detto. Questione chiusa. Sulle restanti parti di questo tuo post è ovvio che sono in totale accordo ! [clapping.gif]
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » domenica 3 maggio 2009, 9:45

FP ha scritto:Ah Riccardo, dimenticavo di parlarti dell'altra questione!

In base al breve del 26 settembre 1820 di Pio VII, il matrimonio era mezzo all’acquisto della nobiltà del coniuge per la moglie non nobile solo per speciale concessione sovrana; e per il marito non nobile di una moglie nobile purché egli avesse giustificato di avere la di lui famiglia una rendita stabilita; perdeva la nobiltà chi avesse preso una moglie che avesse portato pubblica nota di infamia all’onor suo o per altra guisa fosse ignominiosa ed abbietta.

Quindi anche se un tuo antenato non era nobile, ma comunque aveva una rendita, il suo matrimonio con una nobildonna gli garantiva lo status e dunque la qualifica di nobile. Tant'è che il Capitano Fedele Ottaviani, Priore di Filettino, una volta sposata Prassede Conti, Nobile di Anagni, fu ascritto in quella mastra nobile.


Interessante questione, caro Franz. In sintesi: se una donna non nobile sposava un nobile le serviva la concessione sovrana per aver diritto alla nobiltà; se un uomo non nobile sposava una donna nobile, garantendo il requisito della rendita, acquisiva il diritto alla nobiltà, ma anche in questo caso era necessaria la concessione sovrana?
Mi viene in mente un caso simile, anche se non identico per il solo fatto che riguarda la classe di cittadinanza e non quella nobile. Una mia famiglia parente, i Tini, proprio per avere certe qualità e per essere legati a famiglie già della cittadinanza di Assisi, negli anni '70 del 1700 vi vennero ascritti a loro volta. Poi nel 1808 (guarda caso, Prima Restaurazione Pontificia :D ) ottennero anche la nobiltà civica di Gualdo Tadino, ma questa è un'altra storia!)
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 12:18

Se un uomo non nobile sposava una nobildonna non aveva bisogno della concessione sovrana per ottenere la qualifica di Nobile. Probabilmente se dimostrava di avere la rendita garantita e presentava domanda alle Magistrature veniva aggregato di diritto senza sovrano assenso, come ti ho presentato nell'esempio dell'Ottaviani.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » domenica 3 maggio 2009, 14:03

FP ha scritto:Se un uomo non nobile sposava una nobildonna non aveva bisogno della concessione sovrana per ottenere la qualifica di Nobile. Probabilmente se dimostrava di avere la rendita garantita e presentava domanda alle Magistrature veniva aggregato di diritto senza sovrano assenso, come ti ho presentato nell'esempio dell'Ottaviani.


Sì, doveva essere così. In Assisi ne ho trovato traccia anche per l'aggregazione alla cittadinanza. L'esempio che ti avevo fatto sui Tini, scusa, è errato poichè si riferisce invece alla famiglia Carpinelli un cui esponente, nel 1793, in quanto figlio di una Pierleoni (famiglia che in quella data faceva parte della cittadinanza di Città di Castello e nel 1826 ebbe titolo di Conte di S. Donino e la nobiltà civica di Città di Castello nel 1828...proprio post M.P. di Leone XII ;) ), venne aggregato alla cittadinanza di Assisi!

Ti faccio una domanda io, alla quale non ho trovato ancora risposta:
Fino a quando l'ordinamento municipale nobili + cittadini di Leone XII fu utilizzato?
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 14:31

RFVS ha scritto:Ti faccio una domanda io, alla quale non ho trovato ancora risposta:
Fino a quando l'ordinamento municipale nobili più cittadini di Leone XII fu utilizzato?


Anch'io me lo sono chiesto, ma non so cosa rispondere. Su questo saggio di Squarti Perla http://www.cnicg.net/pdf/spscn.pdf trovo che l'ultimo provvedimento in fatto di amministrazione comunale è proprio quello di Leone XII, del 21-12-1827. Da quello che ho trovato nei vari consigli comunali di Filettino, però, le famiglie di reggimento furono abbastanza rimpiazzate da altre certamente non nobili e neanche di distinta civiltà; trovo in verità dei "parvenue" quali i Caraffa, assurti ai massimi gradi della Magistratura. Alcune delle poche famiglie di primo ceto, che ebbero il potere in maniera ereditaria all'inizio del secolo, si trasferirono altrove o consumarono le loro ricchezze, come i Pesci, Nobili di Città della Pieve.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 14:47

Comunque da questa lunga discussione possiamo trarre un bilancio positivo:

1) Abbiamo accertato che non vi furono mai provvedimenti avversi allo sviluppo della Nobiltà Civica nelle terre libere dello Stato della Chiesa, perchè Leone XII parlò semplicemente di luoghi in cui poteva essersi sviluppata distinzione dei ceti.
2) Abbiamo accertato che i due pilastri della Nobiltà Civica sono:
a) Distinzione dei ceti
b) Ereditarietà delle cariche
3) Abbiamo accertato che l'ordinamento nobiliare italiano non è avverso al trattamento di Nobile per i discendenti di consiglieri di primo grado, anziani, priori e gonfalonieri delle terre libere, come da antica prassi pontificia, ma che anzi lo favorisce, essendo la nobiltà in primis uno status e poi un titolo. Abbiamo poi evidenziato come, per la più distinta posizione che le città hanno occupato nello Stato della Chiesa, possiamo accettare la dicitura "Nobile di" per queste ultime e tenere "per noi" quella di Nobile semplice o al massimo "Nobile in" per i membri del primo ceto delle terre libere, come da elenchi degli eleggibili redatti da Legazioni e Delegazioni.
4) Possiamo altresì affermare che nello Stato della Chiesa lo stemma di una famiglia di Nobiltà Civica di una terra libera non era concesso da un provvedimento sovrano, ma veniva creato e utilizzato in modo pacifico dalla famiglia stessa.

Resterebbe da chiedersi se il CNI o il SMOM accetterebbero di riconoscere il titolo di Nobile a famiglie di reggimento coi requisiti che abbiamo evidenziato. Da quanto ho letto o sentito i riconoscimenti di Nobiltà Generosa da parte del SMOM avvenivano proprio in virtù di queste premesse; evidentemente l'aver esercitato le cariche anzidette costituiva la vera prova diretta di nobiltà della famiglia, corredata poi da quelle indirette di Jus Patronatus, fidecommessi, matrimoni illustri, tenore di vita ecc.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » domenica 3 maggio 2009, 15:00

Interessanti questi estratti dal noto "Nobiltà delle Marche" http://web.tiscali.it/ARALDICA/predicato.htm:

Molti patriziati ne ebbero anche a risentire per la discutibile tesi della non esistenza del ceto patrizio in molte città, anche se di prima e seconda categoria, (come Montalto , tipico esempio di titolatura assegnata storicamente non esatta, in cui fu riconosciuta solo nobiltà e non patriziato) oltre al mancato riconoscimento del rango di città ad alcuni paesi certamente meritevoli per la distinzione dei ceti e gli statuti da sempre applicati (tipico esempio di Monterubbiano che rimase esclusa dal novero delle città aventi nobiltà per effetto del Motu Proprio del 21.12.1827, pur mostrando statuti comprovanti separazione di ceti). "La questione era (ed è tuttora) da farsi soltanto sulla interpretazione della possibilità o no, della esistenza di una "nobiltà generica" in quei centri abitati di cui fosse (o sia) discutibile, secondo gli insegnamenti del "diritto comune" e senza espliciti riconoscimenti o concessioni da parte delle autorità imperiale o pontificia (in caso di creazione di sedi vescovili) la natura di "Città". Ora, sembra (e ci accostiamo quindi all’opinione del Muratori) che, in caso di dubbio, potesse essere sufficiente dimostrare che, in queste località la Costituzione amministrativa locale, statutaria o di privilegio, ammetteva, di diritto (o forse anche di fatto), la separazione effettiva dei ceti sociali a norma delle consuetudini vigenti e consone allo spirito pubblico e giuridico del tempo. Bastava insomma che vi fosse una distinzione tra popolari o plebei (o rustici o coloni o sudditi feudali ecc.) e non plebei (o cittadini o nobili, o burgenses o curtiisii o proprietari di terreni ecc.). Occorreva poi che il centro fosse almeno un castrum, o una pieve e non fosse infeudato, (salva in questo caso la separazione personale di determinate famiglie, soprattutto cittadine). Coloro che non erano considerati plebei avevano quindi radicata in sè una "presunzione" (o un inizio) di "nobiltà semplice generica", (soggetta ad essere perduta, se non si mantenevano i requisiti originari) e valutabile a tutti gli effetti, per quanto essa fosse tale da doversi integrare con gli altri elementi che la tradizione ed il diritto richiedevano in materia di “prove“ nobiliari vere e proprie. Tutto ciò appare logico anche sotto l’aspetto giuridico quando si pensi che la Nobiltà (anteriormente a concezioni moderne che ritengo errate) era valutata come condizione di vita e non come titolo (cioè come dignitas) per il quale occorreva sempre un conferimento da parte di un ente o di una persona munita di giurisdizione e di sovranità (attuale) o, quanto meno, di autonomia. Questi enti sovrani o autonomi che potevano conferire titoli, in via esclusiva, non potevano invece che "riconoscere" la nobiltà semplice dopo che essa si fosse maturata in un congruo lasso di tempo. Comunque dal loro riconoscimento non dipendeva la consistenza della condizione nobiliare che poteva sussistere autonomamente anche in elementi residenti in questi centri minori. [...]

INCREDIBILE come Monterubbiano, da sempre autonomo e con suoi orgogliosi statuti con distinzione dei ceti, non sia stato riconosciuto come città nobile dalla Consulta solo perchè ancora "terra" nel 1861..!Basta guardare il palazzo comunale per rendersi conto dello sbaglio madornale: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Monte ... munale.jpg
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » domenica 3 maggio 2009, 16:56

FP ha scritto:
RFVS ha scritto:Ti faccio una domanda io, alla quale non ho trovato ancora risposta:
Fino a quando l'ordinamento municipale nobili più cittadini di Leone XII fu utilizzato?


Anch'io me lo sono chiesto, ma non so cosa rispondere. Su questo saggio di Squarti Perla http://www.cnicg.net/pdf/spscn.pdf trovo che l'ultimo provvedimento in fatto di amministrazione comunale è proprio quello di Leone XII, del 21-12-1827. Da quello che ho trovato nei vari consigli comunali di Filettino, però, le famiglie di reggimento furono abbastanza rimpiazzate da altre certamente non nobili e neanche di distinta civiltà; trovo in verità dei "parvenue" quali i Caraffa, assurti ai massimi gradi della Magistratura. Alcune delle poche famiglie di primo ceto, che ebbero il potere in maniera ereditaria all'inizio del secolo, si trasferirono altrove o consumarono le loro ricchezze, come i Pesci, Nobili di Città della Pieve.


Questo l'ho notato abbastanza anche a Castelfidardo, ma per esempio in Assisi nel 1872, la situazione era ancora piuttosto stabile.

Su 30 persone componenti magistratura+consiglio:

10 erano di famiglie (Fiumi, Sermattei, Bindangoli, Pucci, Falcinelli, Bovi, Loccatelli) con nobiltà più o meno datata.
13 sono famiglie ascritte alla cittadinanza, una delle quali (Modestini, già Giovannini) era nobile a Bevagna
Sulle famiglie di 4 persone (Pronti, Ferrani/Ferroni, Carnellini/Carnullini e Cerboni) non ho notizie.
Su 3 persone con cognome Rossi ho dei dubbi: è probabile che appartengano tutti alla famiglia di cittadinanza che sin dal 1802 godette anche nobiltà in Spoleto.
RFVS
 
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