Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

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Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » venerdì 1 maggio 2009, 0:54

Cari amici,
ho bisogno di tutte le vostre conoscenze per capire, definitivamente, l'argomento Nobiltà Civica. Poniamo di essere nel XVIII secolo, in una "terra" non infeudata dello Stato della Chiesa che abbia uno statuto che preveda la separazione dei ceti; ipotizziamo, quindi:
- Che in detta terra non si consenta l'ammissione in Consiglio dei ceti popolari e che il priore, o il gonfaloniere, o il sindaco, sia scelto solo tra i Consiglieri di Primo Ceto.
- Che in generale la Magistratura, composta dagli Anziani o dagli Officiali, possa essere composta solo da Consiglieri di Primo Ceto o eventualmente da un moderato numero di Consiglieri di Secondo Ceto o Ceto Cittadinesco.
- Che la carica di Consigliere Comunale sia ereditaria.
- Che la terra in questione abbia la qualifica di "Magnifica Comunità".
Una nota: nello Stato della Chiesa, come risulta da innumerevoli documenti a partire dal XV secolo, ottenevano la qualifica di Nobili i membri delle Magistrature di tutte le città e terre, trasmettendola agli eredi, anche perchè in molte città e terre la carica di Consigliere era ereditaria.
E ora, in riferimento a quanto esposto, le domande:
1) E' nobiltà civica solo quella delle Magistrature delle città nominate espressamente dal papa città sedi di patriziato o nobiltà civica?
2) La qualifica di Magnifica Comunità era data solo a luoghi in cui esisteva Nobiltà Civica?
3) Se esistono nobiltà civiche solo nelle città e per giunta nelle città nominate dal papa, perchè innumerevoli città sono state riconosciute dal SMOM o dalla Consulta Araldica del R. d'Italia come sedi di patriziato e nobiltà civica anche senza che il papa le dichiarasse città nobili?
4) Esistono regolamentazioni papali rigorose circa le nobiltà civiche nello Stato della Chiesa, ossia c'è un editto pontificio che escluda categoricamente le terre libere come sedi di nobiltà civiche e che sancisca criteri inconfondibili per il riconoscimento di una Nobiltà Civica?
5) Prescindendo da SMOM, Consulta, criteri seguiti e veri e/o presunti riconoscimenti, poteva un uomo del Primo Ceto o Prima Classe, aggregato alla Magistratura di una terra libera dello Stato della Chiesa, con tutti i requisiti detti sopra, divenuto Sindaco o Gonfaloniere o Priore nel XVIII mettere avanti al suo nome il titolo di Nobile, com'era prassi nello Stato della Chiesa e trasmetterlo ai discendenti?
6) E nel caso in cui era il proprio suocero ad essere Sindaco, Priore o Gonfaloniere di una terra libera dello S. della Chiesa, si poteva far ricorso al Breve Apostolico del 1820 di Pio VII, nel quale si diceva che la qualifica di Nobile poteva essere acquisita da un marito non nobile che sposasse una nobile solo dimostrando di avere una rendita garantita?
Ecco, se il discorso Nobiltà Civica è ostico solamente perchè nello Stato della Chiesa non esisteva una regolamentazione inoppugnabile (chiedo a chiunque di citarmene i passi nero su bianco, se esiste), neanche una circolare, allora i vari riconoscimenti di "città nobile" da parte di SMOM e Consulta Araldica valgono quello che valgono. Se fosse così, anche se spero di no, ci sarebbero da distinguere fermamente legalità ed eticità, perchè o riconosciamo tutte le città e terre libere che, operando distinzione dei ceti ed essendo Magnifiche Comunità, con cariche ereditarie, possedevano de facto nobiltà civica oppure non possiamo riconoscere "a pioggia", ossia lavorare con una volubilità che ha ben poco di etico.
Mi raccomando, ho bisogno di tutte le vostre argomentazioni, però per favore qualsiasi cosa scriviate citatemi la "fonte diretta", in maniera tale da costruire un asserto inattaccabile scientificamente. E' importante!
Grazie a tutti per l'attenzione. Vi aspetto con ansia.
Cari saluti,
FP
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » venerdì 1 maggio 2009, 9:48

Vedo di rispondere alle tue domande.

1) Se ti riferisci a “nobiltà civica” ufficializzata e riconosciuta dal Regno d’Italia (R.I. per brevità) allora devi fare riferimento solo e soltanto all’elenco delle civitas che ottennero il riconoscimento della loro nobiltà dal Regno d’Italia. Tutte le altre civitas, pontificie e non, e di conseguenza tutte le terre che non fanno parte di quell’elenco non ebbero riconosciuta la propria nobiltà dal R.I. e quindi le famiglie che, in quelle civitas e terre non riconosciute, ma dove esistette nobiltà civica, non figurano tra le famiglie nobili del R.I.

2) Su questa qualifica di “Magnifica Comunità” ci sarebbe da approfondire e suppongo che esuli totalmente dal discorso Civitas&Terre (quindi dal discorso Nobiltà Civica riconosciuta o no).

3) Non è assolutamente così. Il discorso del Papa vale per lo Stato Pontificio, ma la nobiltà civica nacque in molte (non tutte, bada bene!) civitas e terre di tutta Italia, nonostante la concentrazione maggiore fosse nel Centro-Nord, per motivi lunghi e complessi che non è possibile stare a discutere qui. Da ciò ne consegue che non soltanto il Papa poteva riconoscere la presenza di nobiltà civica o meno in una civitas o terra.
Lui lo faceva nel suo stato, gli altri nel loro...il R.I. su tutto il territorio nazionale.

4) No, non esiste. La diversità tra Civitas e Terre circa l’ufficialità della loro nobiltà civica venne fatta solo dal R.I. Nello Stato Pontificio, tra civitas e terre non v’era differenza per questo argomento. Le uniche differenze di sostanza, di peso direi, erano nei rapporti di dipendenza che esistevano tra civitas-Governo Pontificio e Terre-Governo Pontificio. Tra l’altro proprio l’assenza di regolamentazioni ufficiali rigorose in materia sono tra le cause del caos sull’argomento, soprattutto nello Stato Pontificio.

5) Sì che poteva e se ti leggi lo Zenobi ne troverai conferma con numerosi esempi. Ovviamente tutto il discorso dipende dai soliti statuti comunali.

6) Non conosco questa questione quindi, ribalto la padella e ti chiedo io spiegazioni.


Dato che vuoi le fonti eccole:

Squarti-Perla A., Titoli e Nobiltà nelle Marche, Acquaviva Picena 2002
Zenobi B.G, Ceti e potere nella Marca pontificia, Bologna 1976
Idem, Le “Ben regolate città”, Roma 1994
Idem, Dai governi larghi all’assetto patriziale, Urbino 1979

e tutta la ricchissima bibliografia dei testi dello Zenobi.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » venerdì 1 maggio 2009, 9:51

....uhhh...che faticaccia risponderti...ogni volta metti a dura prova le mie vacillanti conoscenze.... [bangin.gif] [thumbup.gif]

...è in assoluto, penso, l'argomento più ostico e complesso di tutta la materia nobiliare. [ranting2.gif]
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » venerdì 1 maggio 2009, 11:58

RFVS ha scritto:3) Non è assolutamente così. Il discorso del Papa vale per lo Stato Pontificio, ma la nobiltà civica nacque in molte (non tutte, bada bene!) civitas e terre di tutta Italia, nonostante la concentrazione maggiore fosse nel Centro-Nord, per motivi lunghi e complessi che non è possibile stare a discutere qui. Da ciò ne consegue che non soltanto il Papa poteva riconoscere la presenza di nobiltà civica o meno in una civitas o terra.
Lui lo faceva nel suo stato, gli altri nel loro...il R.I. su tutto il territorio nazionale.

Allora intanto grazie mille per le risposte! [king.gif] Però hai frainteso quello che ti ho detto, perchè non ho mai pensato che il papa dovesse riconoscere tutte le città italiane per considerare queste ultime "piazze nobili"...Ci mancherebbe!Siccome parlavo di Stato della Chiesa allora mi sono riferito al papa...

5) Sì che poteva e se ti leggi lo Zenobi ne troverai conferma con numerosi esempi. Ovviamente tutto il discorso dipende dai soliti statuti comunali.

Veramente, che io sappia, era proprio il Governo Pontificio ad appellare Sindaci, Priori e Gonfalonieri di città e terre libere come Nobili e che quindi si impegnava a riconoscere la nobiltà di questi e dei loro figli e discendenti ;) La questione dello Statuto vale per la separazione dei ceti, ma non credo che nella maggioranza (bada bene, parlo di maggioranza, non di totalità) delle città e terre troveremo, nello Statuto stesso, una norma che regolamenti l'attribuzione del titolo di Nobile ai membri delle Magistrature. Ah comunque io volevo fonti dirette, non indirette, però grazie lo stesso :D Evidentemente ciò conferma che non esiste regolamentazione pontificia in materia di Nobiltà Civica delle città e terre dello Stato della Chiesa
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » venerdì 1 maggio 2009, 12:17

FP ha scritto:
RFVS ha scritto:3) Non è assolutamente così. Il discorso del Papa vale per lo Stato Pontificio, ma la nobiltà civica nacque in molte (non tutte, bada bene!) civitas e terre di tutta Italia, nonostante la concentrazione maggiore fosse nel Centro-Nord, per motivi lunghi e complessi che non è possibile stare a discutere qui. Da ciò ne consegue che non soltanto il Papa poteva riconoscere la presenza di nobiltà civica o meno in una civitas o terra.
Lui lo faceva nel suo stato, gli altri nel loro...il R.I. su tutto il territorio nazionale.

Allora intanto grazie mille per le risposte! [king.gif] Però hai frainteso quello che ti ho detto, perchè non ho mai pensato che il papa dovesse riconoscere tutte le città italiane per considerare queste ultime "piazze nobili"...Ci mancherebbe!Siccome parlavo di Stato della Chiesa allora mi sono riferito al papa...

Ok. Sì, scusa, ho capito male, però sulla scorta di quanto mi dici allora non capisco la domanda

5) Sì che poteva e se ti leggi lo Zenobi ne troverai conferma con numerosi esempi. Ovviamente tutto il discorso dipende dai soliti statuti comunali.

Veramente, che io sappia, era proprio il Governo Pontificio ad appellare Sindaci, Priori e Gonfalonieri di città e terre libere come Nobili e che quindi si impegnava a riconoscere la nobiltà di questi e dei loro figli e discendenti ;) La questione dello Statuto vale per la separazione dei ceti, ma non credo che nella maggioranza (bada bene, parlo di maggioranza, non di totalità) delle città e terre troveremo, nello Statuto stesso, una norma che regolamenti l'attribuzione del titolo di Nobile ai membri delle Magistrature. Ah comunque io volevo fonti dirette, non indirette, però grazie lo stesso :D Evidentemente ciò conferma che non esiste regolamentazione pontificia in materia di Nobiltà Civica delle città e terre dello Stato della Chiesa


No, infatti negli statuti no c'era una regolamentazione delle titolazioni, però l'ereditarietà dei posti nella magistratura e/o nel consiglio era conditio sine qua non, per il potersi fregiare del titolo e di conseguenza per l'accettazione dello stesso da parte degli organi di governo superiori, che ne sancivano, così, utilizzandolo, un riconoscimento.

Per le fonti dirette non è così semplice. la materia a così complessa che le fonti dirette per il tuo caso dovresti trarle in loco mentre per gli studi storici in merito rifarti, appunto, a studiosi come lo Zenobi ed altri, che comunque, hanno svolto ricerche non solo bibliografiche nel senso stretto del termine, ma anche e direi soprattutto archivistiche: Se ti faccio l'elenco delle denominazioni archivistiche presenti tra le fonti consultate dallo Zenobili nei suoi libri (io ne ho soltanto 3 e sono in attesa del quarto e del quinto, ma tra saggi, volumi e a rticoli ne ha scritte a decine!!), non finisco più.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » venerdì 1 maggio 2009, 18:26

Ok. Sì, scusa, ho capito male, però sulla scorta di quanto mi dici allora non capisco la domanda


Allora, io intendevo dire: come mai molte città sono state riconosciute, nei secoli, dal SMOM o dalla cessata Consulta Araldica come sedi di nobiltà civica anche senza che per esse vi fosse "autorizzazione papale" a fregiarsi col titolo di Nobile di quella città?
O meglio: esistono città autorizzate dal papa a fregiare le proprie Magistrature col titolo di "Nobile di ..."? E se esistono, quante sono rispetto al totale delle città effettivamente riconosciute dal SMOM o dal R.I.?
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » sabato 2 maggio 2009, 11:02

FP ha scritto:
Ok. Sì, scusa, ho capito male, però sulla scorta di quanto mi dici allora non capisco la domanda


Allora, io intendevo dire: come mai molte città sono state riconosciute, nei secoli, dal SMOM o dalla cessata Consulta Araldica come sedi di nobiltà civica anche senza che per esse vi fosse "autorizzazione papale" a fregiarsi col titolo di Nobile di quella città? ....Degli esempi?
O meglio: esistono città autorizzate dal papa a fregiare le proprie Magistrature col titolo di "Nobile di ..."? Direi tutti i centri abitati elevati al rango di civitas !! E se esistono, quante sono rispetto al totale delle città effettivamente riconosciute dal SMOM o dal R.I.?


Di seguito ti riporto tutte le civitas trattate più o meno dallo Zenobi e che corrispondono a tutte le civitas dei domìni pontifici.
Da un veloce raffronto con l'elenco delle città riconosciute dal R.I. potrai capire quali sono di più e quali meno.


LEGAZIONI (Bologna, Ferrara e Romagna)

Bertinoro
Bologna
Cento
Cervia
Cesena
Comacchio
Faenza
Ferrara
Forlì
Forlimpopoli
Imola
Ravenna
Rimini
Sarsina

DUCATO DI URBINO

Cagli
Fossombrone
Gubbio
Pennabili
Pergola
Pesaro
San Leo
Sant’Angelo in Vado (già Tiferno Metaurense)
Senigallia
Urbania (già Casteldurante)
Urbino

MARCA E CAMERINO

Ancona
Ascoli
Camerino
Cingoli
Civitanova
Corinaldo
Fabriano
Fano
Fermo
Filottrano (già Monte Filottrano)
Jesi
Loreto
Macerata
Matelica
Montalto
Numana
Osimo
Ostra (già Montalboddo)
Recanati
Ripatransone
Sanseverino
Tolentino
Treia (già Montecchio)

UMBRIA

Amelia
Assisi
Bevagna
Cascia
Città della Pieve
Città di Castello
Foligno
Narni
Nocera Umbra
Norcia
Perugia
Rieti
Spello
Spoleto
Terni
Todi
Trevi

PATRIMONIO, CAMPAGNA E MARITTIMA, ROMA

Acquapendente
Alatri
Albano
Anagni
Bagnoregio (già Bagnorea)
Benevento
Corneto
Ferentino
Frascati
Frosinone
Montefiascone
Nepi
Orte
Orvieto
Palestrina
Piverno
Pontecorvo
Roma
Ronciglione
Segni
Sezze
Subiaco
Sutri
Terracina
Tivoli
Tuscania (già Toscanella)
Velletri
Veroli
Vetralla
Viterbo


Ti ricordo che gli studi dello Zenobi sono collocati per lo più a monte della caduta dell'antico regime (fine XVIII secolo), perchè dopo, anche con la restaurazione le cose cambiarono un po' ed infine il grande cambiamento avvenne con Leone XII nel 1827.
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » sabato 2 maggio 2009, 11:18

Grazie, allora però documenti in cui il papa scrive espressamente che quelle città potevano avere un ceto nobile riconosciuto non ce ne sono?Cioè ci sono solo documenti in cui il pontefice insignisce una terra del titolo di città e questo può bastare allo scopo di riconoscere, automaticamente, una nobiltà civica?Perchè questo è il punto...
Ad ogni modo Alatri, benché civitas riconosciuta dal romano pontefice da sempre, non ottenne il riconoscimento della Consulta Araldica e come Alatri ce ne sono diverse. Quindi basta da sola la qualifica di civitas per avere una nobiltà civica? Apparentemente no, ma per alcune città forse è bastato! Allora cosa dobbiamo pensare?
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » sabato 2 maggio 2009, 12:32

FP ha scritto:Grazie, allora però documenti in cui il papa scrive espressamente che quelle città potevano avere un ceto nobile riconosciuto non ce ne sono? Certo che ci sono ! Cioè ci sono solo documenti in cui il pontefice insignisce una terra del titolo di città e questo può bastare allo scopo di riconoscere, automaticamente, una nobiltà civica? No, i pontefici, nel corso dei secoli, dovevano "deliberare" sugli statuti delle civitas e quindi approvarli o meno, anche nei singoli articoli ! I documenti ci sono sì!!! Perchè questo è il punto...
Ad ogni modo Alatri, benché civitas riconosciuta dal romano pontefice da sempre, non ottenne il riconoscimento della Consulta Araldica e come Alatri ce ne sono diverse. Quindi basta da sola la qualifica di civitas per avere una nobiltà civica? No non bastava, e questo valeva anche nello Stato Pontificio prima dell'avvento francese di fine '700. Apparentemente no, ma per alcune città forse è bastato! Cioè "è bastato" ? a che civitas ti riferisci? Mi sembra strano, gli statuti comunali delle civitas dovevano essere approvati dal pontefice. Allora cosa dobbiamo pensare?
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » sabato 2 maggio 2009, 13:04

Beh sappiamo di molte città in cui negli statuti non c'era una separazione così netta dei ceti, come Loreto. Loreto era civitas, ma non per questo aveva nobiltà (tant'è che lo disse l'amministrazione stessa della città!)...Ma fu riconosciuta...
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » sabato 2 maggio 2009, 14:30

FP ha scritto:Beh sappiamo di molte città in cui negli statuti non c'era una separazione così netta dei ceti, come Loreto. Loreto era civitas, ma non per questo aveva nobiltà (tant'è che lo disse l'amministrazione stessa della città!)...Ma fu riconosciuta...


Bhè...in realtà la costituzione della nobiltà a Loreto è tra le più anomale e tarde di tutto lo Stato Pontificio, ma per un semplice motivo. La città è sorta assieme al santuario e la popolazione è rimasta indissolubilmente legata alle sorti di esso per secoli e secoli.
Lo Zenobi, nell'opera Dai governi larghi all'assetto patriziale tratta in modo approfondito 6 casi particolari di civitas, tra i quali Loreto. Provo a fare un mini-sunto dei fatti salienti:

1565: solo in questa data Loreto viene inclusa tra le comunità immediate subiectae, ovvero libere e dipendenti solo dal Governo Pontificio. Prima era sottoposta a Recanati, in principio come villa, poi come castrum.

Tra 1586 ed '89 vengono stabilite (da Sisto V) le strutture fondamentali per il sostentamento e l'amministrazione della comunità. In quest'anno vennero anche nominati, dal Cardinale Protettore Antonio Gallo, i 52 consiglieri che, da statuto, dovevano di lì in poi costituire il reggimento cittadino, nonchè sette persone che amministrassero la città in via provvisoria.
Sisto V, con breve del 1588, divide i consiglieri in 4 gradi, dei quali il primo dava i membri del magistrato. Non vi si acenna a rango sociale, salvo che siano ideonei al ruolo. idem per il Consiglio di Credenza.
Nel 1613, sempre il Cardinale Gallo decretò che i dottori figli di cittadini, poichè la qualità di cittadino coincideva con la carica di consiglier, dovessero essere aggregadi di diritto tra i gonfalonieri...il tutto sempre a composizione mista, senza specifiche su nobili o meno.
Il periodo di vera costituzione della città, in tutto ciò che la riguarda, termina nel 1620.
Dopo un primo rafforzamento del gruppo dei gonfalonieri, con l'andare del tempo, e specialmente nel 1700, la loro posizione si indebolì notevolmente, tanto che è da escludere il modulo aristocratico.
Nel 1776 infatti Loreto risponde di non poter presentare nobili al SMOM poichè non v'era un Magistrato nobile.

Questa situazione democratica, non lo scrive lo Zenobi, ma lo immagino io in base a ciò che accaduto nei secoli, deve essere durata fino al 1827. Leone XII stabilì che le civitas dovevano essere rete da un ceto di nobili ed uno di cittadini. Loreto, anche se non aveva mai avuto nobiltà, era pur sempre una civitas e suppongo proprio che sia stato questo il momento in cui venne creato, di sana pianta, un ordine di nobili in base alle disposizioni papali.

E' ovvio che, in seguito, questo ordinamento, poichè stabilito comunque da un pontefice, anche se in epoca recente e con presupposti pressochè nulli, venisse riconosciuto dal R.I.

Casi simili, ovvero di terre elevate città tardissimo ('800 inoltrato) o in cui la serata nobiliare avenne molto tardi ve ne sono diverse, ma per tutte ci fu l'avvallo pontificio, questo è certo!
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » sabato 2 maggio 2009, 16:32

Leone XII stabilì che le civitas dovevano essere rette da un ceto di nobili ed uno di cittadini.


Non è esattamente così. Leone XII disse che i consigli di ogni comunità (senza distinzioni tra città e terre) dovevano essere composti per metà da membri del ceto nobile o patrizio, ove fossero, oppure da persone di distinta civiltà e per l'altra metà da membri del ceto civico. La differenza tra civitas e terra appare, in questo, di assoluta non rilevanza. Le circolari successive specificano che nei luoghi (non solo città) in cui esiste separazione dei ceti si deve procedere con particolari modalità nella formazione dei consigli, in quanto la nobiltà deve avere le prerogative che conosciamo. Quindi non possiamo assolutamente dire che ci fosse differenza tra nobiltà civiche nelle città e nelle terre immediate subiectae proprio sulla scorta del Motu Proprio di Leone XII. Per questo, se qualcuno ha da obiettare riguardo il diritto dei discendenti di sindaci, priori, gonfalonieri, anziani e consiglieri di primo grado delle terre immediate subiectae in cui si effettuava distinzione dei ceti e vigeva l'ereditarietà delle cariche dello Stato della Chiesa di fregiarsi del titolo di Nobile, porti almeno una fonte diretta (editti ecc.) che mi smentisca categoricamente. Siccome so che molto probabilmente queste fonti non esistono e che Legazioni e Delegazioni Apostoliche nominarono negli elenchi come Nobili sindaci, priori, gonfalonieri, anziani e consiglieri di primo grado delle terre immediate subiectae dello Stato della Chiesa, nulla osta (neanche leggi del R.I., che erano anche abbastanza lineari ed esaustive, benché all'atto pratico siano state applicate in maniera opinabile dalla Consulta Araldica) ai loro discendenti di fregiarsi, almeno, della qualifica di Nobile. Per le circolari da me citate vedi:

http://books.google.it/books?id=Sn0uAAA ... t&resnum=3
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda RFVS » sabato 2 maggio 2009, 16:57

FP ha scritto:
Leone XII stabilì che le civitas dovevano essere rette da un ceto di nobili ed uno di cittadini.


Non è esattamente così. Leone XII disse che i consigli di ogni comunità (senza distinzioni tra città e terre) dovevano essere composti per metà da membri del ceto nobile o patrizio, ove fossero, oppure da persone di distinta civiltà e per l'altra metà da membri del ceto civico. La differenza tra civitas e terra appare, in questo, di assoluta non rilevanza. Le circolari successive specificano che nei luoghi (non solo città) in cui esiste separazione dei ceti si deve procedere con particolari modalità nella formazione dei consigli, in quanto la nobiltà deve avere le prerogative che conosciamo. Quindi non possiamo assolutamente dire che ci fosse differenza tra nobiltà civiche nelle città e nelle terre immediate subiectae proprio sulla scorta del Motu Proprio di Leone XII. Per questo, se qualcuno ha da obiettare riguardo il diritto dei discendenti di sindaci, priori, gonfalonieri, anziani e consiglieri di primo grado delle terre immediate subiectae in cui si effettuava distinzione dei ceti e vigeva l'ereditarietà delle cariche dello Stato della Chiesa di fregiarsi del titolo di Nobile, porti almeno una fonte diretta (editti ecc.) che mi smentisca categoricamente. Siccome so che molto probabilmente queste fonti non esistono e che Legazioni e Delegazioni Apostoliche nominarono negli elenchi come Nobili sindaci, priori, gonfalonieri, anziani e consiglieri di primo grado delle terre immediate subiectae dello Stato della Chiesa, nulla osta (neanche leggi del R.I., che erano anche abbastanza lineari ed esaustive, benché all'atto pratico siano state applicate in maniera opinabile dalla Consulta Araldica) ai loro discendenti di fregiarsi, almeno, della qualifica di Nobile. Per le circolari da me citate vedi:

http://books.google.it/books?id=Sn0uAAA ... t&resnum=3


Hai ragione sulla specifica di civitas circa Leone XII e sul resto del discorso non ho nulla da dire, sai bene che la penso anche io al tuo stesso modo. [cheers.gif]

Per Loreto non so cosa dire, sono certo che l'assetto aristocratico del governo cittadino non fu mai utilizzato nè tantomeno sancito dall'alto fino alla caduta dll'antico regime.
Resterebbe da appurare l'accaduto durante le restaurazioni ottocentesce, in sequenza: 1799-1808; 1815-1831.
La seconda delle restaurazioni direi che è fondamentale perchè copre i pontificati di Pio VII (che emanò un M.P. nel 1816 in cui vi erano articoli specifici sulle amministrazioni comunali) e quello di Leone XII.

Sarebbe interessante poter controllare il M.P. del 6.7.1816 di Pio VII e vedere che dice.

Comunque, sul tuo discorso circa eventuali città senza nobiltà civica che però ottennero riconoscimento dal R.I. posso dire poco. Nei miei studi non ne ho mai incontrate. Loreto deve aver avuto sicuramente la costutuzione di un ceto nobile, secondo me o durante la prima restaurazione o nella seconda, ma comunque prima del M.P. di Leone XII. Ritengo quindi che non ci siano città non riconosciuta dal pontefiche che ricevettero riconoscimento dal R.I.
...casomai accadde l'esatto contrario per le Terre, nelle quali poteva (e non doveva!) nascere una nobiltà locale...e dove nacque non vi fu alcun riconoscimento dal R.I.
RFVS
 
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » sabato 2 maggio 2009, 17:10

...casomai accadde l'esatto contrario per le Terre, nelle quali poteva (e non doveva!) nascere una nobiltà locale...e dove nacque non vi fu alcun riconoscimento dal R.I.


Guarda, il fatto stesso che il M.P. di Leone XII parli di luoghi e non solo di città con separazione dei ceti è tutto dire; mai vi fu un editto che vietò alle terre di possedere nobiltà civica, questo è chiaro.
Ma riguardo le città che tu dici essere riconosciute già dal papa, puoi spiegarmi esattamente cosa vuoi dire? Perchè ancora non mi è chiaro [dev.gif] A mio avviso tu parli di riconoscimenti del titolo di civitas, non riconoscimenti del diritto di possedere nobiltà civica!!! [yikes.gif] La cosa mi sembra ben diversa! Tu stesso l'hai detto!
In definitiva voglio sapere: c'è mai stato un editto papale che dicesse "TU, CITTA' DI VATTELAPESCA, HAI DIRITTO DI AVERE UNA NOBILTA' CIVICA"??? E se si, sei sicuro che questo valga PER TUTTE le città che POI sono state riconosciute come CITTA' NOBILI dalla Consulta del R.I??? Questo è il nocciolooooooo!!! [arf2.gif] [jump.gif] [notworthy.gif] [thumbup.gif]
PERCHE', SE COME PENSO NON E' AFFATTO COSI', allora abbiamo ragione noi...Checché ne abbia detto la Consulta...
TI RICORDO ANCORA:
ALATRI, CITTA' DA TANTI SECOLI, QUINDI SECONDO IL TUO DIRE "CITTA' RICONOSCIUTA COME TALE DAL PAPA", NON FU MAI RICONOSCIUTA COME CITTA' NOBILE DALLA CONSULTA DEL R.I.!!!
Che faticaccia, veramente! [stretcher.gif]
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Re: Il titolo di "magnifica comunità" e la nobiltà civica

Messaggioda FP » sabato 2 maggio 2009, 17:23

Comunque ti confermo che a Filettino c'era separazione dei ceti e che, dal 1816 al 1828, il titolo del capo della Magistratura era Gonfaloniere e solo successivamente Priore. La separazione dei ceti funzionava, secondo una lettera dell'economo Fedele Ottaviani del 1806, Nobile di Anagni e mio parente, esattamente come a Castelfidardo, con la divisione in quattro ceti.
In tutta la Campagna e la Marittima, che corrispondono all'incirca alle attuali province di Frosinone e Latina, solo 14 luoghi non erano soggetti all'autorità feudale!!!Quindi non credo la nobiltà possa definirsi quel "fenomeno di massa" di cui taluni studiosi hanno parlato...
Esisteva un Governatore, detto anche Podestà o Pretore, che controllava l'operato della Magistratura e quest'ultima aveva alcuni privilegi, come ad esempio quello di sedere in banchi riservati nella Collegiata. Se un Sindaco (come si chiamava il capo della Magistratura prima del 1816) si dimetteva doveva necessariamente subentrare il proprio figlio; anche la carica di Consigliere era ereditaria.
Ultima modifica di FP il domenica 3 maggio 2009, 2:14, modificato 3 volte in totale.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
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