Pesci, nobili di Città della Pieve

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » mercoledì 15 aprile 2009, 19:59

MMT ha scritto:Forse la differenza principale è che nelle terre potevano assurgere -prima di Leo. XII- alla magistratura anche borghesi...!?


Direi di no, quantomento stando agli studi dello Zenobi.

Esistevano infatti delle Terre che fino al 1827 avevano un ordinamento patriziale chiuso e rigido al pari delle città.
Ed anche sulla differenza tra Città e Terre ci sarebbe da disquisire molto.
Addirittura vi erano città senza alcuni dei requisiti per poter godere di tale rango ed al contrario vi erano terre in possesso di tali requisiti che non assursero però al rango di città.

Comunque, fondamentalmente, Zenobi afferma che, a parte la differenza che sussisteva nell'essere nobiltà riconosciute quelle delle città e non riconosciute quelle delle terre, non vi fosse alcun altro tipo di differenza tra le due. Ovviamente questo vale per il raffronto tra città e terre con ordinamento patriziale chiuso e ben regolato dagli statuti comunali.

se mi date qualche giorno vedo di riportarvi un elenco di queste terre, relativo però soltanto alle Marche, poichè in questa regione si sono concentrati gli studi dello Zenobi, proprio perchè vi erano moltissime terre che praticavano restrizioni ferre per l'aggregazione al governo comunale.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » mercoledì 15 aprile 2009, 22:53

Io rimango comunque del parere che la nobiltà delle famiglie sia da valutare caso per caso e che l'aggregazione nelle Magistrature costituiva nobiltà per l'aggregato, pei suoi familiari e pei suoi parenti collaterali.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FML » giovedì 16 aprile 2009, 0:05

Gentili amici,
relativamente all'argomento dibattuto riporto alcuni interessanti passi tratti dall'opera Storia di Filettino (vol. II; Biblioteca di Latium; Anagni, 1989) scritta dal compianto sacerdote e storico locale Filippo Caraffa: "Francesco Pesci, nato a Filettino l'11 aprile 1820, era figlio di Giuseppe e di Costanza Marianecci, quest'ultima originaria di Lanuvio. Apparteneva a una distinta famiglia di Filettino, ricordata frequentemente nei documenti del Cinquecento. Il nonno Gioacchino, era stato un attivo mercante di campagna del Lazio, il ceto più attivo nella vita economica dello Stato Pontificio e si può considerare come il fondatore della potenza economica della famiglia. In una nota del 1741 delli benestanti di Filettino è messo fra i più ricchi del paese. (...) Francesco morì il 24 settembre 1898, nella sua casa di Filettino. Fu sepolto nella tomba di famiglia, nella quale esiste ancora l'iscrizione. A Filettino è ricordato con due epigrafi: la prima sul lavabo in alabastro per i sacerdoti, nella sacrestia di San Bernardino, e la seconda sul pilastrino in pietra che termina il muro del pianerottolo esistente sotto la scala che prta alla chiesa. Ecco il testo: CURA ILL.MI D.NI FRANCISCI PESCI HUIUS MUNICIPII PRAESIDIS AN. 1850. Il titolo di "nobile o patrizio di Città della Pieve appare nell´epigrafe sepolcrale di Giuseppe Pesci (+ 1855). Ritengo che questo titolo sia stato concesso a Giuseppe da Pio IX, per le sue benemerenze politiche ed economiche verso la città di Albano. La medesima cosa si è verificata per un´altra famiglia di Filettino, quella di Filippo De Cesaris, trasferitosi ad Alatri e resasi benemerita dello Stato Pontificio, per cui Pio IX, il 5 luglio 1870, diede a Filippo De Cesaris, gonfaloniere di Alatri per alcuni anni, il titolo di conte, da trasmettere agli eredi."

Ferrante M.L.

P.S.: Ti rammento, caro Francesco, che nella prima metà del sec. XIX la famiglia Ottaviani di Filettino, nella persona del dott. Fedele, si imparentò con un ramo anagnino dei Conti, rappresentato da Prassede, e non con quello dei Duchi di Poli.
"Gli Israeliti si accamperanno ciascuno vicino alla sua insegna con i simboli dei casati paterni" (Numeri 2,2)
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » giovedì 16 aprile 2009, 8:57

Io sono in qualche modo d'accordo con Zaccheo e ti ripeto ciò che già a suo tempo ti dissi.

Devi studiare gli statuti comunali di Filettino, possibilmente quelli vigenti ante 1827.
Dopo questa data tutto cambiò, infatti.

Ci tengo poi a precisare che i miei discorsi fanno riferimento a Bandino Giacomo Zenobi, i cui studi sulla nobiltà delle terre sono esclusivamente rivolti a quei cewntri abitati che prevedevano nello statuto comunale un ordinamento di tipo patriziale, più o meno restrittivo...ma sottolineo e ripeto ancora, da statuto!!!

Cioè...non ci si può basare sui discorsi dei matrimoni contratti con altri nobili e sulla separazione dei ceti, che da sola non basta a creare un ceto nobiliare definito e regolamentato.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » giovedì 16 aprile 2009, 13:16

Grazie a tutti per le risposte. Cercherò gli statuti e vi farò sapere [cheers.gif]
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » giovedì 16 aprile 2009, 13:20

sì sì...secondo me lì troverai tutte le risposte ai tuoi dubbi... [cheers.gif]

tienimi aggiornato...lo sai che la cosa mi interessa...anche se già lo Zenobi ha contribuito a farmi capire molte cose [notworthy.gif]
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 18 aprile 2009, 0:07

Cari amici,
chiaramente il tempo per trovare gli statuti ancora non l'ho avuto. Ricordo però che negli incartamenti della Delegazione Apostolica di Frosinone, per il Comune di Filettino, c'era un'interessante copia di una delibera della fine del Seicento dell'amministrazione comunale di Filettino e mi sembra di ricordare che vi si facesse riferimento allo Statuto Comunale. In particolare si parlava di "erbagione" e di pecore. In quel periodo, infatti, Filettino ebbe il culmine della sua importanza, arrivando addirittura ad avere una popolazione di 7000 persone. Se non vado errato, per qualche tempo ebbe anche il Gonfaloniere e non il Priore, forse a riprova del fatto che "ufficiosamente" era considerata una città. Ora tralasciando questo io mi chiedo una cosa. Alatri è una città molto antica, che può vantare il titolo di "civitas" da sempre. Un'oligarchia di famiglie ha sempre retto la città e addirittura durante lo scisma d'occidente (1378-1417) Onorato Caetani vi cattura quaranta nobili. Com'è possibile che la sua nobiltà civica non sia stata riconosciuta? Eppure Alatri fu una città e presenta nel suo centro storico molti palazzi di famiglie ritenute nobili...Da quanto so, peraltro, furono riconosciute città che da statuto non avevano la separazione dei ceti [hmm.gif]
Ciao,
Francesco
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 18 aprile 2009, 0:40

Le seguenti località, anche se riconosciute dalla Consulta Araldica, non figurano tra le città e le terre che lo Zenobi cita come luoghi con separazione dei ceti:

Acquapendente
Civitacastellana
Cori
Montefiascone
Nepi

Mah! [nonono.gif]
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 18 aprile 2009, 1:04

Segue una lunga serie delle città e terre incluse dalla Consulta Araldica nell'elenco di quei luoghi che ebbero patriziato e nobiltà civica ma che in realtà lo Zenobi non classifica tra quelle aventi separazione dei ceti:

Civitanova Marche
Force
Loreto
Verucchio
Modigliana
Sassoferrato
Gualdo Tadino
Gubbio
Norcia
Lugo
Spello
Cento
Comacchio

Come mai così tante città "riconosciute" che, sembra dire lo Zenobi, non hanno sul proprio statuto l'oligarchia patriziale?
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » sabato 18 aprile 2009, 11:12

FP ha scritto:Cari amici,
chiaramente il tempo per trovare gli statuti ancora non l'ho avuto. Ricordo però che negli incartamenti della Delegazione Apostolica di Frosinone, per il Comune di Filettino, c'era un'interessante copia di una delibera della fine del Seicento dell'amministrazione comunale di Filettino e mi sembra di ricordare che vi si facesse riferimento allo Statuto Comunale. In particolare si parlava di "erbagione" e di pecore. In quel periodo, infatti, Filettino ebbe il culmine della sua importanza, arrivando addirittura ad avere una popolazione di 7000 persone. Se non vado errato, per qualche tempo ebbe anche il Gonfaloniere e non il Priore, forse a riprova del fatto che "ufficiosamente" era considerata una città. Ora tralasciando questo io mi chiedo una cosa. Alatri è una città molto antica, che può vantare il titolo di "civitas" da sempre. Un'oligarchia di famiglie ha sempre retto la città e addirittura durante lo scisma d'occidente (1378-1417) Onorato Caetani vi cattura quaranta nobili. Com'è possibile che la sua nobiltà civica non sia stata riconosciuta? Eppure Alatri fu una città e presenta nel suo centro storico molti palazzi di famiglie ritenute nobili...Da quanto so, peraltro, furono riconosciute città che da statuto non avevano la separazione dei ceti [hmm.gif]
Ciao,
Francesco



No. Non c'entrano riconoscimenti "ufficiosi": A quei tempi o si era civitas o non lo si era.
La presenza del Gonfaloniere o del Priore è semplicemente dovuta al fatto che il governo delle terre, quantomeno quelle dove vi era una separazione di ceti, era di fatto identica a quella delle civita, con gli stessi organi aventi più o meno gli stessi nomi. Ecco perchè a Filettino vi era il Gonfaloniere come nelle civitas [thumb_yello.gif]

Veniamo al discorso centri abitati (li chiamo così perchè non vorrei fare confusione con comune termine di città ordierno ;) ) dello Zenobi.

per quanto riguarda le civitas (con questo sì, intendo le città in senso antico ;) ) del tuo elenco è molto probabile che lo Zenobi, trattando l'argomento sempre prima della caduta dell' ancien regime, non le abbia citate poichè elevate a civitas dopo la restaurazione, quando però le cose erano già piuttosto diverse da prima del 1797.
Anche io mi ero posto la tua stessa domanda. Come mai alcune civitas non sono trattate dallo Zenobi?
Di alcune posso confermarti quanto ho scritto poco sopra.

Acquapendente
Civitacastellana
Cori
Montefiascone
Nepi
Civitanova Marche
Force (ne accenna, ma devo ritrovare il punto per capire cosa ne dice)
Loreto (è trattata dallo Zenobi ed è stata riconosciuta nonostante nel 1776, durante la ricognizione fatta dal SMOM, dichiarò di non avere nobiltà poichè mai ebbe praticato separazione dei ceti)
Verucchio
Modigliana
Sassoferrato
Gualdo Tadino (non ne tratta poichè elevata civitas nel 1833)
Gubbio (di Gubbio ne parla eccome, ma è inserita nel Ducato d'Urbino e non nella Provincia dell'Umbria)
Norcia (non so spiegarmi perchè non ne tratti dato che credo sia stata elevata civitas nel XVIII° secolo)
Lugo
Spello (non ne tratta poichè elevata civitas nel 1829)
Cento
Comacchio

sulle città e terre romagnole, laziali, e marchigiane di cui non ho detto sinceramente non so che dirti. Vedo di approfondire un po' e trovare qualcosa.

al più presto, intanto, se riesco, ti dico di Force.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 18 aprile 2009, 11:20

Sinceramente, Riccardo, rimango molto perplesso!Loreto, per esempio, sarà stata una città bella e ricca ma dichiarò espressamente di non avere nobiltà [confused.gif] ...e fu riconosciuta. Force, ho controllato ora, non fu riconosciuta, ma comunque inclusa nell'elenco di quei comuni revisionati dalla Consulta.
A Castelfidardo, da quanto ho appreso, c'era distinzione di ceti da statuto. Espressamente che cosa diceva lo statuto in merito?
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » sabato 18 aprile 2009, 12:39

La questione, Franz, lo sai, non è semplice, anzi! è più che complessa, come più che complessa era la situazione dello Stato Pontificio ante 1800.
Nonostante tra le varie città, tra le varie terre e tra di loro vifossero numerose affinità, negli usi, nei costumi, nelle denominazioni degli organi di governo, etc, etc...all'atto pratico gnuno si regolava a modo proprio.
E così trovi il caso di Loreto e Numana (cui a ccadde cosa identica a Loreto) e tanti altri casi particolari.
Vi erano città in cui esistevano due gradi di nobiltà: i patrizi ed i nobili.
Altre in cui vi era un solo grado definito di nobili e non sempre questa diversità si riscontrava tra città più importanti e meno importanti, come sarebbe logico pensare.
Vi erano terre con statuti più che restrittivi, molto più di alcune città. Prendi il caso di Treia (di questi casi particolari, ovvero Loreto, Numana, Treia, Montalboddo/Ostra, Filottrano e Corinaldo, lo Zenobi ne tratta in modo approfondito nel libro "Dai governi larghi all'assetto patriziale")

Castelfidardo, come tutte le civitas e terre, era inquadrata nelle comunità immediate subiectae, ovvero direttamente dipendenti dal governo dello Stato Pontificio.
Questa era la grande distinzione tra le comuntà libere e quelle assoggetate ad un signore (castra e villae), fosse esso una famiglia od una comunità cittadina.
In modo particolare era nel rango delle Terre Parvae, e faceva parte del terzo grado delle comunità.
Gli statuti stampati nel 1588 avevano ancora tracce del vecchio ordinamento popolare ed antimagnatizio, caratteristico dei secoli XIII e XIV.
A cavallo tra 1600 e 1700 la magistratura era costituota solo dal primo ceto civico ed addirittura nel 1742 il bussolo di reggimento viene rinnovato formando le cosiddette “palle d’oro”, ovvero gli involucri destinati all’elezione in magistratura solo dei consiglieri di primo grado.
La separazione di ceto a Castelfidardo non ebbe una nascita ben definita (e ciò non solo a Castelfidardo), ma divenne stabilita e definitiva nel tempo, secondo la prassi.
Inizialmente si ebbe una cospicua contrazione del numero dei consiglieri, che portò ad evitare il rimpiazzo dei consiglieri del quarto, del terzo e in molti casi anche del secondo grado.
Ad inizio ‘700 appunto, la magistratura divenne un tutt’uno con i consiglieri di primo grado e si ebbe l’esclusione definitiva del quarto grado civico (il popolo) dal consiglio.
[I gradi del consiglio corrispondevano a quelli della popolazione: nobili, civici, artieri, contadini.]
Si ebbe poi la dratica riduzione dei consiglieri dagli iniziali sessanta a soli trenta nella seconda metà del 1700.
A fine ‘700, pur di non aggregare al primo grado di consiglio cittadino (quindi al ceto nobile) gli artieri, poiché non era possibile aggregare nuovi membri dal ceto civico, ormai troppo esiguo, si aggregarono i nobili forestieri già iscritti nel bussolo dei consiglieri onorari.
Nel 1793 occorse una riforma per l’estrema esiguità dei nobili e soprattutto dei civici.
Nonostante il Governatore della Marca si esprima a favore di aggregazioni di artigiani comodi ed idonei e di contadini, il consiglio cittadino rimane fermo nella sua chiusura di ceto.
Si aggregarono infatti nobili forestieri come già era stato proposto anni prima.
Marchese Giacomo Quarantotti Pignotti (Loreto)
Conte Monaldo Leopardi (Recanati), ancora minorenne !!!
Conte Volumnio Gentilucci (Recanati)
Conte Gaudenti (Osimo)
Angelo Ghirardelli (Filottrano)

Il Gentilucci ed il Ghirardelli erano di famiglie originarie di Castelfidardo, ma diramate anche altrove.

Sempre nel 1793 diviene statutaria l’aggregazione solamente di famiglie civili, con netta esclusione di artigiani/artisti e contadini. Si dispose però, come soluzione di riserva che, se questa decisione statutaria fosse stata respinta o non gradita nel tempo, si sarebbe dovuto fare il Consiglio di Cernita previa approvazione della Sacra Consulta.
Alla restaurazione del Governo Pontificio (1801) dopo l’interruzzione francese dal 1798 al 1801, accadde proprio che con l’ausilio della Sacra Consulta furono avanzati di grado artigiani e contadini poiché i civici erano divenuti troppo pochi.

come vedi l'argomento è un po' complesso e necessita di lunghi discorsi e riflessioni ;)
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » lunedì 20 aprile 2009, 0:58

Allora, ti dico quello che trovo scritto nelle varie adunanze consiliari di Filettino, che, come Castelfidardo, era comunità di terzo grado. Nel verbale del 24 settembre 1843 trovo che:

[...] dovendosi rinnovare pel futuro bienno la terna pel nuovo Priore, mentre col cessare dell'anno va a compiere la sua qualifica l'Ill.mo Sig.e Ladislao Pesci (Nobile di Città della Pieve) è necessario che si proceda alla formazione di essa terna giusta il disposto dalla Legge Edittale del luglio 1831, ed altre istruttive circolari [...] facoltizzativo a procedersi a questo coll'avvertenza di far figurare in terna le persone della 1°Classe dei Consiglieri Possidenti, anche estranei dal Consiglio Comunale, ma che siano idonei a sostenere l'onorevole incarico

Dunque, la Magistratura a Filettino è composta da quattro membri. Il capo di essa è il Priore, che può essere scelto solo nella 1° Classe dei Consiglieri Possidenti. Gli altri tre Magistrati devono essere per 2/3 scelti fra i Consiglieri Possidenti Nobili o di Distinta Civiltà e solo 1/3, eventualmente, tra gli altri cittadini non viventi di rendita ma non esercenti impieghi bassi; tutti i membri della Magistratura sono detti Anziani.
Detto questo, vorrei fare dei semplici sillogismi. La Nobiltà Civica è, nello Stato della Chiesa, composta da coloro che divengono Magistrati Civici in città e terre libere, i quali trasmettono lo status nobiliaris ai discendenti. Se i comuni nascono per combattere la tirannia feudale, di certo la nobiltà dei loro Magistrati nasce dall'esercizio della carica e si perpetua nei discendenti ad perpetuum; gli stessi esercitano le cariche pubbliche ricoperte dagli avi. Dire che in età moderna alcune città e terre si dotarono, ex arbitrio, di uno statuto che dividesse i ceti è come dire che le Magistrature di alcune comunità abbiano voluto tutelare il loro privilegio secolare, che era nato però dall'aggregazione di un individuo nei tempi in cui la Magistratura civica non aveva "chiusura di tutela"! Quindi è un po' il solito dilemma: prima l'uovo o la gallina?E quindi, nacque prima la genuina Nobiltà Civica, scaturente dall'esercizio delle supreme cariche della Magistratura, o la separazione dei ceti che la "tutelasse"? Il Moroni non fa una piega: il titolo di Nobile si dà alle famiglie che detengono il potere della magistratura in maniera esclusiva da secoli, in ogni città e terra libera, a prescindere dallo statuto. Se così non fosse, quale sarebbe la motivazione del fatto che decine di città, senza traccia di separazione dei ceti nello statuto, siano state riconosciute dalla Consulta? Io credo proprio che, come accadeva a Castelfidardo, il fatto di accettare nella Magistratura solo i Consiglieri di Primo Grado e quindi i membri della 1°Classe dei Consiglieri Possidenti e solo eventualmente un numero precisato di Consiglieri della 2°Classe dei Consiglieri di Ceto Cittadinesco, escludendo totalmente gli esercenti arti vili e meccaniche (come si faceva a Filettino da sempre), era considerato già prova di separazione dei ceti (Zenobi docet). Se così non fosse allora Loreto, Numana, Modigliana e decine di altre città avrebbero impropriamente ottenuto un riconoscimento della loro Nobiltà Civica, giacché l'Ordinamento Nobiliare del Regno d'Italia cita:

Art. 20
Il titolo di patrizio o di nobile di una città si può riconoscere quando consti che si era radicato in una famiglia appartenente a un Collegio, Corpo o Ceto civico o decurionale che, secondo le antiche legislazioni, attribuiva ai suoi componenti e ai rispettivi discendenti il patriziato o la nobiltà.
[...] Fermi gli accertamenti già approvati dal Regio Governo, la Consulta, su proposta delle Commissioni araldiche regionali, accerta l'originaria esistenza degli antichi Collegi, Corpi o Ceti civici o decurionali di patriziato o di nobiltà e le particolari norme dalle quali era regolata la iscrizione e successione dei loro componenti.[...]

Essendo queste le premesse, quali che siano i parametri seguiti nello specifico dalla Consulta per riconoscere determinate città, se per Loreto sono bastate le prove (esclusione di parte della 2° classe dalla Magistratura ed esclusione totale di 3° e 4° classe) di cui sopra e non fu tenuto conto dell'assenza di separazione dei ceti nello statuto, allora tanto basta anche per qualsiasi altra terra o città libera che potesse già solo (solidamente) provare di escludere la 3°, la 4° e addirittura parte della 2° classe dalla Magistratura Civica. [thumb_yello.gif]
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » lunedì 20 aprile 2009, 9:56

Il tuo ragionamento non fa una piega e difatti anche lo Zenobi nelle sue decine di studi sull'argomento dice più o meno le stesse cose...poi, purtroppo, sappiamo ciò che ha combinato la Consulta Araldica del Regno d'Italia [yikes.gif] e, di conseguenza, quel famoso e tanto malnato, articolo della Costituzione della Repubblica [nono.gif]

Ti consiglio però, per le tue ricerche, di rifarti sempre al periodo pre-napoleonico, come infatti fa anche lo Zenobi, che non era certo uno sprovveduto ;)
Diciamo che tranne gli anni 1798-1801, puoi star tranquillo entro la fine del 1827, ma gli anni seguenti li lascerei decisamente perdere. Non ti dimenticare del Motu Proprio di Leone XII, proprio del 1827, che cambiò dsecisamente la situazione in materia di nobiltà cittadine. Da quella data in poi, le aggregazioni, i "riconoscimenti", i reintegri etc. etc. dovevano passare dagli organi di governo dello Stato Pontificio.

Per Castelfidardo sì, le cariche della Magistratura, ovvero il Gonfaloniere ed i Priori (che tra l'altro erano definiti Magnifici Domini Priores), erano riservate esclusivamente ai membri del primo ceto civico, il ceto nobile al quale, ante 1798 appartenevano le seguenti famiglie (tratto da B.G. Zenobi, Ceti e potere nella Marca pontificia, 1976):
Bartolini (Nob. di Loreto), Bertoni, Carelli, Ciccolini (Patr. Maceratesi, Nob. Romani, Marchesi), Federici, Filippi, Fiorani, Gentilucci (Nob. di Recanati, Conti, aggreg. anche a Montecassiano), Ghirardelli (Nob. di Cingoli), Leopardi (Nob. di Racanti, Conti di S. Leopardo), Lepretti (Nob. di Recanati), Massimi, Massucci (Nob. di Osimo, Loreto e Recanati), Quarantotti-Pignotti (Marchesi, Nob. Romani, etc.), Rinaldi, Riccardini (Patr. di Sanseverino e Nob. di Ancona), Sabbatini, Sciarra (secondo me è Sciava; Nob. di Numana), Silva (Nob. di Osimo, Ancona e Loreto), Tassetti, Tomassini (Nob. di Recanati ed Osimo, aggr. anche a Montelupone, di cui erano originari), Uguccioni (Marchesi e patr. di Ancona), Vigentini, Ziani.

In Consiglio entravano invece sia appartenenti al primo ceto (nobile), che al secondo (civico).
I membri del terzo (artieri) e del quarto (contadini) vi erano esclusi.

[thumb_yello.gif]
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » lunedì 20 aprile 2009, 12:45

RFVS ha scritto:Il tuo ragionamento non fa una piega e difatti anche lo Zenobi nelle sue decine di studi sull'argomento dice più o meno le stesse cose...poi, purtroppo, sappiamo ciò che ha combinato la Consulta Araldica del Regno d'Italia [yikes.gif] e, di conseguenza, quel famoso e tanto malnato, articolo della Costituzione della Repubblica [nono.gif]

Parli della XIV Disposizione?


Non ti dimenticare del Motu Proprio di Leone XII, proprio del 1827, che cambiò dsecisamente la situazione in materia di nobiltà cittadine. Da quella data in poi, le aggregazioni, i "riconoscimenti", i reintegri etc. etc. dovevano passare dagli organi di governo dello Stato Pontificio.

Si infatti, ma il fatto che le aggregazioni passassero attraverso l'approvazione del Governo Pontificio non poteva essere maggiore garanzia?Io ho trovato esclusioni da parte del Governo per mancanza di requisiti e, al contempo, pareri favorevoli del tipo "E' uomo a cui si riuniscono Ottime qualità personali e senza eccezioni" per membri della 1° Classe.

In Consiglio entravano invece sia appartenenti al primo ceto (nobile), che al secondo (civico).
I membri del terzo (artieri) e del quarto (contadini) vi erano esclusi.

Esattamente quello che ti ho descritto per Filettino. Tuttavia sia prima che dopo il 1827 trovo a Filettino solamente le seguenti famiglie del 1° Ceto che occupano l'Anzianato e a turno anche la carica di Priore/Gonfaloniere:

Arquati (già di antichissima nobiltà in Arquata del Tronto), Bonifazi, Caraffa, Cerrocchi, De Cesaris (Nobili di Alatri e Conti, con l'elezione a Gonfaloniere del Cav. Filippo de Cesaris), Del Grosso, Giovannoni, Latini, Marfoli, Mattocci, Neri, Ottaviani, Palizza, Pesci (Nobili di Città della Pieve), Pompilj, Spagnoli

Comunque, a mio avviso, la Consulta riconobbe quelle terre e città in grado di fornire documentazione probante la distinzione dei ceti nelle aggregazioni. [cheers.gif] [king.gif]


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