Pesci, nobili di Città della Pieve

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 4 aprile 2009, 13:09

Cari amici,
potreste riportarmi quanto è scritto sullo Spreti riguardo questa famiglia?
Grazie!
Saluti,
F.P.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda Antonio De Battisti » sabato 4 aprile 2009, 15:28

Gentile FP,
lo Spreti riporta quanto segue.
Pesci
Arma : D'azzurro al leone d'oro tenente fra le branche anteriori un pesce al naturale.
Dimora : Roma

Questa famiglia fu aggregata alla nobiltà di Città della Pieve nell'anno 1842 in persona di LADISLAO e GIUSEPPE.
La famiglia è iscritta nell' El.Uff.Nob.Ital. col titolo di nobile di Città della Pieve (mf), in persona dei fratelli FILIPPO e RANIERO, di Giuseppe, di Gioacchino, di Giuseppe, nonchè di ROMOLO, di Francesco, di Giuseppe, coi figli GOFFREDO e VALERIA.

Cordialmente
ADBdT
Antonio De Battisti
 
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » sabato 4 aprile 2009, 15:38

....ma sono gli stessi Pesci originari di Pofi e dintorni e che si unirono anche alla famiglia Maiolica, originaria di Cannara e Nobile di Foligno, dando vita appunto ai Pesci-Maiolica ?
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 4 aprile 2009, 18:09

Grazie per le risposte!Dunque questi Pesci sono originari di Città della Pieve e si stabilirono a Filettino (Frosinone) in tempi remoti. A Filettino Ladislao e Giuseppe Pesci, citati dallo Spreti, ricoprirono la carica di Priore. Nella Cappella dell'Annunziata, presso S.Maria di Filettino, rilevo inoltre delle lapidi che ricordano il Ten. Col. Filippo Pesci (*06-11-1882 +28-11-1961) e suo fratello Raniero, figlio di Giuseppe e Ranieri Maria Pesci, figlio di Raniero. Sono venuto a sapere del tutto casualmente del loro titolo di Nobili di Città della Pieve. Sinceramente non so come mai vennero aggregati a quella nobiltà, dato che non abitavano più in quella città.
A questo punto mi sorge un interrogativo. L'aver avuto nella propria famiglia membri che ricoprirono le massime cariche della magistratura civica di una "terra" (come fu Filettino, perchè non fu mai insignita del titolo di città, anche se dal 1602 apparteneva alla Camera Apostolica e non era infeudata) per diverse generazioni, riconosceva o no una certa nobiltà, quantomeno personale?Negli elenchi della Delegazione Apostolica di Frosinone, Francesco Pesci, parente dei suddetti e Priore anch'egli del Comune di Filettino, era indicato come "di condizione Nobile".
Rispetto alle "terre" com'era l'organizzazione dell'amministrazione comunale?
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » sabato 4 aprile 2009, 18:48

...ma questi Pesci che da Città della Pieve vennero ad abitare a Filettino sono gli stesso Pesci che da Pofi si spostarono a Foligno?

Tra 1840 e 1845 Giovanni Pesci, che sarà Sindaco di Cannara, sposerà Caterina Feltri-Maiolica (figlia di Pietro Feltri e della nobile Caterina Maiolica). E' da questo matrimonio che avranno origine, appunto, i Pesci-Maiolica.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 4 aprile 2009, 18:56

Ne avevamo parlato ma non saprei dirti...forse è tutta un'altra famiglia...
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FML » sabato 4 aprile 2009, 19:43

Caro Francesco,
i Pesci di Filettino hanno uno stemma ben differente da quello descritto nell'opera dello Spreti in merito alla famiglia nobile di Città della Pieve. Da cosa deduci che tra le due famiglie omonime sussista un collegamento genealogico?

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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » domenica 5 aprile 2009, 1:19

L'ho appreso dalle parole di Don Alessandro, storico parroco di Filettino. Del resto se confronti i nomi e le date lo Spreti parla esattamente dei Pesci di Filettino.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FML » lunedì 6 aprile 2009, 0:53

Caro Francesco, non conosco dettagliatamente la genealogia dei Pesci di Filettino (pur avendo con essi una lontanissima parentela). Quello che mi lascia perplesso è il fatto che l'arma innalzata da almeno tre secoli da questa famiglia laziale è diversa da quella descritta dallo Spreti relativamente all'omonima stirpe nobile di Città della Pieve.

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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda MMT » venerdì 10 aprile 2009, 18:26

tanto più se poi i personaggi sono gli stessi: non ha molto senso in effetti che lo stesso Giuseppe, dico per dire, usasse a Città della Pieve uno stemma e a Filettino un altro...
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » sabato 11 aprile 2009, 0:07

Sinceramente non so cosa dirvi, vi riporto solamente quello che mi hanno riferito.
Piuttosto volevo soffermarmi con voi su una questione interessante, che in passato abbiamo cercato di discutere senza troppi riferimenti precisi.
Gaetano Moroni, nel suo "Dizionario di erudizione storico ecclesiastica", afferma che la nobiltà che scaturiva dall'esercizio dell'Anzianato (o Magistratura) nelle terre (non infeudate) dello Stato della Chiesa, così come nelle città, era la medesima. Moroni afferma che, essendo le leggi che regolavano la divisione in ceti nel consiglio comunale (dal pontificato di Leone XII solo due, nobile e cittadinesco) uguali sia nelle città che nelle terre (il Moroni dice anche che si soleva indicare come terra anche una città che non era sede episcopale), la nobiltà civica che ne derivava era la medesima. Del resto, con l'articolo 158 del Motu Proprio di S.S. Leone XII, viene sanzionata l'ereditarietà della carica di consigliere comunale, sia nelle città che nelle terre. Inoltre, in città e terre, i priori o gonfalonieri e gli anziani, avevano il privilegio di indossare una toga senatoria in velluto nero con fiocchi e una berretta.
Arrivo alla domanda: c'era dunque una normativa pontificia che distingueva nettamente la nobiltà civica delle città da quella delle terre?Se si potreste citarne integralmente il passo?Il Moroni dice che ciò avveniva per mera consuetudine.
Se, come penso, la differenza di questi tipi di nobiltà civica (tra l'altro previsti dal Massimario S.M.O.M., come dettomi in passato) consisteva solamente nel fatto che le città possedevano un "collegio nobiliare" e un "libro d'oro" e davano ai loro amministratori il titolo di "Nobile di" piuttosto che "Nobile", allora mi sembra piuttosto riduttivo.
Un'altra cosa che volevo avere ben chiara è se un Nobile civico, per dirsi tale, doveva necessariamente discendere da un Anziano/Magistrato/Priore o se bastava un membro della sua famiglia, magari uno zio o un fratello, per considerarsi aggregata tutta la famiglia. Chiedo questo alla luce del fatto che, estinguendosi un tale, si assisteva frequentemente all'aggregazione di cugini, nipoti ecc. che portassero lo stesso cognome, senza distinzione.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda MMT » sabato 11 aprile 2009, 1:21

Carissimo Francesco,
intanto bisogna distinguere il patriziato e la nobiltà civica dal titolo di nobile semplice. Io ritengo che nelle terre infeudate potesse in effetti nascere una sorta di nobiltà autoctona che mari veniva anche considerata effettivamente di carattere generosa dagli ordini cavallereschi e quindi accettata. A questi secondo me si riferisce il titolo semplice di nobile, distinguendolo così da quello di nobile di o patrizio di, appunto scaturenti solo in quelle determinate città, non solo libere, ma riconosciute dall'autorità sovrana di poter avere dei seggi e delle piazze chiuse e dei libri d'oro. Ovviamente la ricerca andrà fatta caso per caso.
Discorso differente per l'aggregazione dei collaterali. I sindaci o i gonfalonieri prima di venire eletti venivano inseriti nella "zona nobile" della popolazione spesso anche con tutta la loro famiglia. Dipende quindi caso per caso. Addirittura ci furono casi in cui la Consulta Araldica sollevò obiezioni (Marche) per il riconoscimento di un titolo di nobile di ereditario, prevedendo anche il fatto che potesse essere ad personame (siamo nell'800). Per farla breve: anche qui bisogna vedere anche come era considerata la famiglia in generale: di solito anche i cugini dell'insignito del gonfalonierato venivano inseriti nella "terna nobile" del primo ceto.
Spesso capitava invece che finissero nel secondo ceto, ma essendo sempre considerati nobili (con tanto di titoli)!!! Non chiedermi il perchè ma così mi è capitato di riscontrare.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda RFVS » sabato 11 aprile 2009, 11:08

Franz, io ti consiglio gli studi di Bandino Giacomo Zenobi, in assoluto i migliori e più approfonditi sull'argomento.

Riguardano le Marche e, quindi, non la tua zona d'interesse, ma la situazione dello Stato Pontificio era abbastanza uniforme.

Purtroppo è un argomento difficile da discutere scrivendo. Occorrerebbero pagine pagine e pagine e tanto tanto tempo per scrivere.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda FP » mercoledì 15 aprile 2009, 1:23

Vi riporto per intero i passi essenziali del Moroni (1852):

[...] Dissi a Nobile che l'occupare i seggi delle principali magistrature sempre recò lustro alla persona e alla famiglia, tanto più che i corpi municipali aggregano alla loro nobiltà e cittadinanza gli estranei in segno di particolare considerazione. Dichiarai pure che si diviene nobile anche per l'esercizio delle onoranze pubbliche, del decurionato e cariche civili, colla graduazione relativa. [...] Alla parola e titolo Nobilibus il Colucci fece questa nota: "Osservo che al Magistrato delle Terre anche da persone graduate e in carica, com'era il Malatesta nel secolo XV e prima e dopo ancora, coma da migliaia di tali documenti apparisce, si dava comunemente il titolo di Nobili, nella stessa guisa che si dava ai magistrati delle Città". Cosa che al presente cagionerebbe grande ammirazione presso taluni individui di qualche Città, dove si pensa che questo titolo sia una privativa delle sole Città. Eppure la condizione di esse Terre di que' tempi era la stessa che quella de' tempi nostri, e come oggi le Città sono distinte dalle Terre, così egualmente allora si ditinguevano, senza pregiudizio però dei titoli che a ciascuna si competeva di nobiltà rispettiva. E a dir vero qual sarebbe mai la ragione, per cui si volesse ciò contrastare alle Terre in concorrenza colle Città e per cui le sole Città se ne vorrebbero stare con una tal privativa? [...]


Dunque esisteva Nobiltà "civile" anche nelle Terre. Del resto, porto l'esempio di Filettino, assistiamo all'elezione a priore di Ladislao e Giuseppe Pesci che nel 1842 otterranno l'aggregazione alla nobiltà di Città della Pieve e saranno iscritti nell'elenco dei "possidenti eligibili" di Filettino come Nobili (nello Stato della Chiesa questi elenchi dovevano presentare la qualifica di Nobili, ove spettasse, solo in caso di luoghi con separazione netta dei ceti). Oltre al caso dei Pesci si assiste a matrimoni delle famiglie della magistratura di Filettino con altra nobiltà laziale, come il caso dei Cerrocchi coi Bisleti, Nobili di Veroli e Rieti e degli Ottaviani coi Conti, Duchi di Poli. Altro indizio è che le famiglie della magistratura non contraevano mai matrimoni diseguali e anzi si imparentavano sempre tra di loro.
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Re: Pesci, nobili di Città della Pieve

Messaggioda MMT » mercoledì 15 aprile 2009, 18:29

Forse la differenza principale è che nelle terre potevano assurgere -prima di Leo. XII- alla magistratura anche borghesi...!?
Comunque è emblematico il fatto che questi Pesci si siano poi fatti aggregare al patriziato di Città della Pieve.
MMT
 
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