da FP » sabato 11 aprile 2009, 0:07
Sinceramente non so cosa dirvi, vi riporto solamente quello che mi hanno riferito.
Piuttosto volevo soffermarmi con voi su una questione interessante, che in passato abbiamo cercato di discutere senza troppi riferimenti precisi.
Gaetano Moroni, nel suo "Dizionario di erudizione storico ecclesiastica", afferma che la nobiltà che scaturiva dall'esercizio dell'Anzianato (o Magistratura) nelle terre (non infeudate) dello Stato della Chiesa, così come nelle città, era la medesima. Moroni afferma che, essendo le leggi che regolavano la divisione in ceti nel consiglio comunale (dal pontificato di Leone XII solo due, nobile e cittadinesco) uguali sia nelle città che nelle terre (il Moroni dice anche che si soleva indicare come terra anche una città che non era sede episcopale), la nobiltà civica che ne derivava era la medesima. Del resto, con l'articolo 158 del Motu Proprio di S.S. Leone XII, viene sanzionata l'ereditarietà della carica di consigliere comunale, sia nelle città che nelle terre. Inoltre, in città e terre, i priori o gonfalonieri e gli anziani, avevano il privilegio di indossare una toga senatoria in velluto nero con fiocchi e una berretta.
Arrivo alla domanda: c'era dunque una normativa pontificia che distingueva nettamente la nobiltà civica delle città da quella delle terre?Se si potreste citarne integralmente il passo?Il Moroni dice che ciò avveniva per mera consuetudine.
Se, come penso, la differenza di questi tipi di nobiltà civica (tra l'altro previsti dal Massimario S.M.O.M., come dettomi in passato) consisteva solamente nel fatto che le città possedevano un "collegio nobiliare" e un "libro d'oro" e davano ai loro amministratori il titolo di "Nobile di" piuttosto che "Nobile", allora mi sembra piuttosto riduttivo.
Un'altra cosa che volevo avere ben chiara è se un Nobile civico, per dirsi tale, doveva necessariamente discendere da un Anziano/Magistrato/Priore o se bastava un membro della sua famiglia, magari uno zio o un fratello, per considerarsi aggregata tutta la famiglia. Chiedo questo alla luce del fatto che, estinguendosi un tale, si assisteva frequentemente all'aggregazione di cugini, nipoti ecc. che portassero lo stesso cognome, senza distinzione.
~ Tua vivimus luce ~