da San Marco » sabato 11 aprile 2009, 19:22
Il Brancaleone Doria che aveva sposato Eleonora di Alborea non è il personaggio citato nel XXXIII canto dell' Inferno dal Sommo Poeta, ma il discendente di quel Branca, ancora vivo al momento della stesura della Divina Commedia nel 1300 circa, fatto unico all' interno dell' opera.
« Tu 'l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
elli è ser Branca Doria, e son più anni
poscia passati ch'el fu sì racchiuso».
«Io credo», diss' io lui, «che tu m'inganni;
ché Branca Doria non morì unquanche,
e mangia e bee e dorme e veste panni».
«Nel fosso sù», diss' el, «de' Malebranche,
là dove bolle la tenace pece,
non era ancora giunto Michel Zanche,
che questi lasciò il diavolo in sua vece
nel corpo suo, ed un suo prossimano
che 'l tradimento insieme con lui fece.
a distendi oggimai in qua la mano;
aprimi li occhi». E io non gliel' apersi;
e cortesia fu lui esser villano.
Ahi Genovesi, uomini diversi
d'ogne costume e pien d'ogne magagna,
perché non siete voi del mondo spersi?
Da Wikipedia:
Branca Doria, come avrebbe fatto piacere fosse a Dante, non era ancora morto nel 1300, anno in cui si svolge la Commedia, ma la sua anima era precipitata all'Inferno non appena compiuto il peccato, mentre un diavolo faceva vivere nel mondo il suo corpo. In seguito Dante scrive anche un'amara invettiva contro Genova, per aver trovato un suo concittadino tra i peggiori peccatori.
Dante aveva probabilmente incontrato Branca Doria quando si erano trovati entrambi presso l'imperatore Enrico VII (Arrigo VII) di Lussemburgo, venuto in Italia; Dante vi si trovava per i suoi ideali, Branca Doria per interessi feudali; presso pare che in quell'occasione Branca Doria avesse schiaffeggiato il grande Poeta. Una versione cinquecentesca narra invece come Dante, alla corte di Arrigo VII, venisse aggredito violentemente dagli sgherri di Branca Doria per qualche maldicenza che in vena poetica aveva fatto con l'imperatore; l'avversione del Poetae a Branca era dovuta anche al fatto che il primo alla corte dell'imperatore era dedito a esporre le sue idee politiche, mentre Branca agiva nell'ombra e mutava a suo favore tali leggi e principi manipolando direttamente la debole volontà del sovrano che in Genova ospitava nelle sue case (nel Borghetto dei Doria, attorno alla piazza San Matteo).