Ordini Cavallereschi e Chiesa cattolica

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Ordini Cavallereschi e Chiesa cattolica

Messaggioda antonio_conti » martedì 16 novembre 2004, 16:07

Buongiorno a tutti,
chi di noi non si è imbattuto nelle pluricitate prese di posizione della Chiesa cattolica a proposito degli Ordini riconosciuti?
Se non erro quelle prese di posizione, pubblicate anche sull'Osservarore Romano, erano giustamente volte a screditare (nel senso di togliere credito), organizzazioni para-cavalleresche che spesso possono trarre in inganno ignari cittadini un po' sprovveduti.
Eppure capita di vedere pubblicate sul web immagini di cerimonie di Ordini non rientranti tra quelli (unici) riconosciuti dalla Chiesa, alle quali partecipano con funzioni attive sacerdoti e prelati di S.R.C.
Perché?
Recentemente si sono richiamati i sacerdoti alla necessità di essere "autorizzati" dai superiori per le loro apparizioni in televisione, nulla di tal genere è stato fatto per le cerimonie di Ordini che la Chiesa non riconosce?

PS
La mia domanda deve essere intesa come tale, non come un giudizio.

Antonio Conti
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 14 dicembre 2004, 16:22

Antonio Conti ha scritto:Buongiorno a tutti,
chi di noi non si è imbattuto nelle pluricitate prese di posizione della Chiesa cattolica a proposito degli Ordini riconosciuti?
Se non erro quelle prese di posizione, pubblicate anche sull'Osservarore Romano, erano giustamente volte a screditare (nel senso di togliere credito), organizzazioni para-cavalleresche che spesso possono trarre in inganno ignari cittadini un po' sprovveduti.
Eppure capita di vedere pubblicate sul web immagini di cerimonie di Ordini non rientranti tra quelli (unici) riconosciuti dalla Chiesa, alle quali partecipano con funzioni attive sacerdoti e prelati di S.R.C.
Perché?
Recentemente si sono richiamati i sacerdoti alla necessità di essere "autorizzati" dai superiori per le loro apparizioni in televisione, nulla di tal genere è stato fatto per le cerimonie di Ordini che la Chiesa non riconosce?

PS
La mia domanda deve essere intesa come tale, non come un giudizio.


Il topic mi era sfuggito e l'ho notato solo grazie alla segnalazione odierna del sig. Conti.

In effetti non si può non rispondere alla domanda senza dare un giudizio. :D E credo sia anche normale rispondere che se esistono delle regole, chi non le rispetta si mette ovviamente fuori dalla retta via. :? :?

A voi le conclusioni.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 14 dicembre 2004, 16:33

Gentili Signori,
è inevitabile, come ben affermato dal signor Bedini, non effettuare anche un giudizio. Io penso che persone che ricoprono ruoli sociali e soprattutto rappresentano un'istituzione, come ad esempio un sacerdote, siano tenuti, al di là dei regolamenti, ma per semplice intelligenza e opportunità politica, a richiedere informazioni prima di accettare inviti o prima di apparire in pubblico in occasioni particolari e con determianti personaggi o organizzazioni non meglio specificate. Pertanto, quando ricevono degli inviti da associazioni, ordini cavallereschi et similia, dovrebbero prima informare la loro diocesi e chiedere il consenso, come del resto dovrebbero fare, ad esempio, i militari (prima di accettare un invito ufficiale, dovrebbero chiedere il permesso ai loro superiori, proprio perchè, andando in divisa, rappresentano l'istituzione).
Purtroppo non tutti pensano ai risvolti politici e sociali dei loro gesti, anche della loro semplice presenza e chi è in malafede può approfittarne.
La Cheisa dovrebbe certamente essere più ferrea con chi trasgredisce tali norme, perchè ad andarci di mezzo poi è l'Istituzione.
Cordialmente
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Messaggioda assoro » mercoledì 15 dicembre 2004, 1:25

Caro Signor Tomaso,

ha ragione.........ma si è mai posto la domanda perchè molti alti prelati
(monsignori,vescovi,cardinali) partecipano a queste manifestazioni.......?
io si e mi son dato delle risposte.......
grazie

assoro
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Messaggioda Michele Baroncini » mercoledì 15 dicembre 2004, 10:10

assoro ha scritto:Caro Signor Tomaso,

ha ragione.........ma si è mai posto la domanda perchè molti alti prelati
(monsignori,vescovi,cardinali) partecipano a queste manifestazioni.......?
io si e mi son dato delle risposte.......
grazie

assoro


Caro signor Giuseppe,

a dire il vero io me la sono posta più e più volte... ma senza mai riuscire a dare una spegazione plausibile a tanta superficialità e, talora, ingenuità da parte di doversi esponenti di rilievo di SRC... :?

Secoli di storia per creare un'immagine... e pochi momenti di dabbenaggine per deturparla... :cry:

Credo tuttavia di essere giunto anch'io a delle conclusioni personali... che però mi piacciono molto poco 8) .

...sarei lieto, ove questo sia possibile senza ingenerare spiacevoli polemiche, di conoscere le Sue... :P

cordialmente

Michele
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Messaggioda antonio_conti » mercoledì 15 dicembre 2004, 14:30

Buongiorno,
ringrazio i Signori Bedini, Cravarezza, Assoro e Baroncini per essere intervenuti in questo topic altrimenti destinato a rimanere tristemente vuoto.
Rilevo dunque un certo disagio ed un "non detto" che lascia supporre giudizi non proprio positivi.

Se gli Ordini cavallereschi sono materia molto vicina alla Chiesa, ed alle Chiese, io credo che queste dovrebbero riservare più attenzione concreta al fenomeno.
Dopo avere inserito questo topic ebbi modo di vedere (accedendovi dal sito Iagi) un comunicato della Segreteria di Stato del Vaticano (http://www.icocregister.org/ss27apr2004it.htm), un documento chiaro, forse non sufficiente.

Cordiali saluti

Antonio Conti
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Messaggioda pierfe » mercoledì 15 dicembre 2004, 14:48

antonio_conti ha scritto:Dopo avere inserito questo topic ebbi modo di vedere (accedendovi dal sito Iagi) un comunicato della Segreteria di Stato del Vaticano (http://www.icocregister.org/ss27apr2004it.htm), un documento chiaro, forse non sufficiente.

Cordiali saluti

Antonio Conti


Il documento è chiaro e non pone dubbi di alcun genere. E' scritto allo stesso modo dal 1935, ma ci sono persone che non vogliono leggere ed evitano di capire.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 15 dicembre 2004, 15:36

Caro Pierfelice,
il documento è chiarissimo, ci mancherebbe. Io però mi permetto di proporre alla Santa Sede una maggiore valutazione degli Ordini cavallereschi che nella storia sono stati approvati e sono tuttora floridi, con bolle pontifice (Santi Maurizio e Lazzaro, Costantiniano et cetera). Insomma, la Chiesa dovrebbe effettuare una sorta di "certificazione", mi si perdoni il termine, ed approvare o meno quegli storici ordini approvati a loro tempo e che tuttora sono sotto il Gran Magistero di una determinata dinastia. Lasciare volutamente questi equivoci, consigliare ai diplomatici di accettare solo ordini nazionali o riconosciuti dalla Santa Sede e poi allo stesso tempo accordare un cardinale al ramo napoletano del costantiniano (che dalla lettera sembrerebbe "non approvato"), penso sia solo dannoso. Ripeto, secondo me sarebbe sufficiente un controllo da parte della Santa Sede a quegli ordini approvati da bolla pontificia se effettivamente, ancora oggi, seguono negli statuti e nelle investiture, quei valori e ideali morali e sociali che portarono all'approvazione a loro tempo con bolla pontificia. Una volta controllati tali ordini e "certificati", si potrebbero inserire in una specie di elenco di ordini riconosciuti dalla Santa Sede. Questo servirebbe, in primis, a stringere maggiormente l'unione tra gli storici ordini cavallereschi e la Santa Sede e allo stesso tempo a controllarli nel mantenimento dei valori della cristianità ed in secundis a fugare ogni tipo di dubbio sugli ordini veri e quelli fasulli.
Cordialmente
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Messaggioda Ardashir » lunedì 27 dicembre 2004, 18:05

T.G.Cravarezza ha scritto:Caro Pierfelice,
il documento è chiarissimo, ci mancherebbe. Io però mi permetto di proporre alla Santa Sede una maggiore valutazione degli Ordini cavallereschi che nella storia sono stati approvati e sono tuttora floridi, con bolle pontifice (Santi Maurizio e Lazzaro, Costantiniano et cetera). Insomma, la Chiesa dovrebbe effettuare una sorta di "certificazione", mi si perdoni il termine, ed approvare o meno quegli storici ordini approvati a loro tempo e che tuttora sono sotto il Gran Magistero di una determinata dinastia. Lasciare volutamente questi equivoci, consigliare ai diplomatici di accettare solo ordini nazionali o riconosciuti dalla Santa Sede e poi allo stesso tempo accordare un cardinale al ramo napoletano del costantiniano (che dalla lettera sembrerebbe "non approvato"), penso sia solo dannoso. Ripeto, secondo me sarebbe sufficiente un controllo da parte della Santa Sede a quegli ordini approvati da bolla pontificia se effettivamente, ancora oggi, seguono negli statuti e nelle investiture, quei valori e ideali morali e sociali che portarono all'approvazione a loro tempo con bolla pontificia. Una volta controllati tali ordini e "certificati", si potrebbero inserire in una specie di elenco di ordini riconosciuti dalla Santa Sede. Questo servirebbe, in primis, a stringere maggiormente l'unione tra gli storici ordini cavallereschi e la Santa Sede e allo stesso tempo a controllarli nel mantenimento dei valori della cristianità ed in secundis a fugare ogni tipo di dubbio sugli ordini veri e quelli fasulli.
Cordialmente



Concordo con l'opinione del signor Cravarezza: purtroppo il documento presentato dal Signor Degli Uberti non risolve ma, in un certo qual modo, elude alcuni nodi spinosi che da tempo tribolano la vita del cavalierato cristiano, come la famosissima scissione dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, di cui fattualmente entrambi i rami sono riconosciuti ed appoggiati da Cardinali della Santa Chiesa Cattolica, situazione questa che, finchè non si giungerà ad un auspicabile chiarificazione del problema, non finirà di ingenerare polemiche e scarsa chiarezza (anche se, forse, la stessa pubblicazione di un testo come quello di Alfonso Maria Dettina del 2003 può essere un segnale positivo).

Relativamente alla domanda posta dal Signor Conti, temo che la risposta possa stare anche nel disinteresse o, con rispetto parlando, dell'ignoranza con cui molti Ecclesiastici e financo Eminenti Cardinali si rapportano alla materia nobiliare e premiale. Chi non ricorda la foto di S.E.R. il Cardinale Tonini ad una manifestazione di una "pretendente al trono", fra l'altro promotrice allo stesso tempo di ordini cavallerschi cristiani e di logge massoniche? E, se non vogliamo rimanere nell'ambito eletto dei porporati, si sprecano i Vescovi ed i presbiteri coinvolti, loro malgrado, in operazioni di legittimazione involontaria di ordini inesistenti e di nobili da operetta.

Se, forse, si dedicasse nell'ambito dei Seminari, qualche lezione all' araldica o alla di storia dei legami fra Santa Romana Chiesa e il mondo equestre\premiale, si potrebbero avere sacerdoti più consapevoli della liceità o illiceità delle iniziative sopra descritte, cosa che allo stato attuale, stante l'ovvietà che un presbiterò abbia ben altro di cui occuparsi oltre all'araldica e alle discipline correlate, è totalmente ignorata.
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Messaggioda pierfe » lunedì 27 dicembre 2004, 18:13

Ardashir ha scritto:Concordo con l'opinione del signor Cravarezza: purtroppo il documento presentato dal Signor Degli Uberti non risolve ma, in un certo qual modo, elude alcuni nodi spinosi che da tempo tribolano la vita del cavalierato cristiano, come la famosissima scissione dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, di cui fattualmente entrambi i rami sono riconosciuti ed appoggiati da Cardinali della Santa Chiesa Cattolica, situazione questa che, finchè non si giungerà ad un auspicabile chiarificazione del problema, non finirà di ingenerare polemiche e scarsa chiarezza (anche se, forse, la stessa pubblicazione di un testo come quello di Alfonso Maria Dettina del 2003 può essere un segnale positivo).


Mi spiace ma non sono d'accordo con quanto scrive.
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio non è riconosciuto dalla Santa Sede come Ordine cavalleresco dal 1924, quando sospese (allora provvisoriamente) il cardinale patrono.
Purtroppo ci sono cardinali di Santa Romana Chiesa che appoggiano anche sedicenti Ordini cavallereschi.
La Santa Sede è chiaro riconosce come Ordini cavallereschi solo il SMOM e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e lo dice dal 1935.
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Messaggioda Ardashir » lunedì 27 dicembre 2004, 19:01

pierfe ha scritto:Mi spiace ma non sono d'accordo con quanto scrive.
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio non è riconosciuto dalla Santa Sede come Ordine cavalleresco dal 1924, quando sospese (allora provvisoriamente) il cardinale patrono.
Purtroppo ci sono cardinali di Santa Romana Chiesa che appoggiano anche sedicenti Ordini cavallereschi.
La Santa Sede è chiaro riconosce come Ordini cavallereschi solo il SMOM e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e lo dice dal 1935.
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Gentilissimo Signor Degli Uberti,

sul fatto che la Chiesa Cattolica riconosca unicamente i due ordini summenzionati come ordini cavallereschi siamo, credo, perfettamente d'accordo.

E' vero però che occorre esaminare non solo la teoria ma anche la prassi, e la prassi segnala come lampante dato di fatto che, a prescindere dal pronunciamento del 1935, Cardinali e numerosi Vescovi e presbiteri hanno continuato ad aver parte attiva in quegli ordini dinastico\premiali (il Costantiniano di Napoli e di Parma, quello dei Santi Maurizio e Lazzaro e svariati altri) che, pur non essendo riconosciuti come "ordini cavallereschi" dalla Santa Sede, avevano avuto, nella storia, indubbi riconoscimenti pontifici a causa della loro matrice religiosa.
Ancora, non sono mancati, l'abbiamo già detto in diversi, membri anche eminenti della gerarchia ecclesiastica che hanno avuto a che fare in vari modi con ordini cavallereschi fittizi e dalle dubbie radici storiche.

A questo punto la questione è la seguente: o la Santa Sede promuove regolamentazioni più strette per quei sacerdoti che desiderino accostarsi o far parte di codesti ordini (sul modello della proposta del signor Cravarezza, che mi sembrava conformarsi alla prassi burocratica di base diocesana della Chiesa) o ci si rassegna ad avere un nucleo di pochi a conoscenza della normativa della Santa Sede mentre la maggior parte degli ecclesiastici e dei laici continuano a ritenere gli ordini cavallereschi cattolici poco meno di un centinaio (infatti sfido chiunque a trovare preparato un "normale" presbitero sulla distinzione fra ordini cavallereschi approvati dalla Santa Sede, dinastico premiali o associazioni laiche di stampo cavalleresco).

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda pierfe » lunedì 27 dicembre 2004, 20:56

Ardashir ha scritto:
pierfe ha scritto:Mi spiace ma non sono d'accordo con quanto scrive.
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio non è riconosciuto dalla Santa Sede come Ordine cavalleresco dal 1924, quando sospese (allora provvisoriamente) il cardinale patrono.
Purtroppo ci sono cardinali di Santa Romana Chiesa che appoggiano anche sedicenti Ordini cavallereschi.
La Santa Sede è chiaro riconosce come Ordini cavallereschi solo il SMOM e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e lo dice dal 1935.
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Gentilissimo Signor Degli Uberti,

sul fatto che la Chiesa Cattolica riconosca unicamente i due ordini summenzionati come ordini cavallereschi siamo, credo, perfettamente d'accordo.

E' vero però che occorre esaminare non solo la teoria ma anche la prassi, e la prassi segnala come lampante dato di fatto che, a prescindere dal pronunciamento del 1935, Cardinali e numerosi Vescovi e presbiteri hanno continuato ad aver parte attiva in quegli ordini dinastico\premiali (il Costantiniano di Napoli e di Parma, quello dei Santi Maurizio e Lazzaro e svariati altri) che, pur non essendo riconosciuti come "ordini cavallereschi" dalla Santa Sede, avevano avuto, nella storia, indubbi riconoscimenti pontifici a causa della loro matrice religiosa.
Ancora, non sono mancati, l'abbiamo già detto in diversi, membri anche eminenti della gerarchia ecclesiastica che hanno avuto a che fare in vari modi con ordini cavallereschi fittizi e dalle dubbie radici storiche.

A questo punto la questione è la seguente: o la Santa Sede promuove regolamentazioni più strette per quei sacerdoti che desiderino accostarsi o far parte di codesti ordini (sul modello della proposta del signor Cravarezza, che mi sembrava conformarsi alla prassi burocratica di base diocesana della Chiesa) o ci si rassegna ad avere un nucleo di pochi a conoscenza della normativa della Santa Sede mentre la maggior parte degli ecclesiastici e dei laici continuano a ritenere gli ordini cavallereschi cattolici poco meno di un centinaio (infatti sfido chiunque a trovare preparato un "normale" presbitero sulla distinzione fra ordini cavallereschi approvati dalla Santa Sede, dinastico premiali o associazioni laiche di stampo cavalleresco).

Cordiali saluti


Ma lei seriamente crede che la Chiesa e il Clero abbiamo nel 2005 ancora interesse a fare uno studio sugli ordini cavallereschi ed i sistemi premiali con tutti i problemi che assillano l'umanità?
I nostri studi sono limitati a poche migliaia di persone nel mondo... troppo poco perchè un organizzazione come la Chiesa dia peso ad uno sparuto numero di ... "appassionati".
Quindi cerchiamo di essere seri noi e insegnare agli altri la verità e la serità per evitare che si ripetano frodi come è capitato di recente nella Diocesi di Piacenza.
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Messaggioda Michele Baroncini » martedì 28 dicembre 2004, 10:27

Cari Amici,

per quel che possa contare la mia opinione di modesto appassionato e studioso di cose cavalleresche, ritengo che la posizione fortemente pragmatica e disincantata del dott. degli Uberti sia l'unica via possibile per fare un po' di chiarezza (a beneficio dei profani o di chi da poco s'è accostato alla materia) nella composita e spesso oscura dimensione degli OOCC e delle c.d. Associazioni d'ispirazione cavalleresca.

E non è certo indicativo il suffragio che "sedicenti" OOCC possono ricevere (e di fatto spesso ricevono) da prelati di rango più o meno elevato di SRC.

Dopotutto, così come insegna la dottrina cattolica romana, esiste il "libero arbitrio"... che è libertà di perseguire la salvezza con le opere... ma, inevitabilmente, anche libertà di... sbagliare! :wink: Una libertà di cui godono in egual misura ecclesiastici e laici! :P

E' un fatto che, alquanto spesso, autorevoli esponenti di SRC siano "elapsi in errore" nel giudicare in ordine alla recognitio e alla conseguente legittimità e rilevanza per l'ordinamento canonico di società umane che rivendicano per se stesse lo status di OC.

Sono propenso a ritenere (o forse a voler ritenere? :twisted: ) che, nella gran parte dei casi, l'errore debba imputarsi a semplice e umana (benchè, nella fattispecie, reprensibile) ignoranza della materia cavalleresca da parte dei soggetti coinvolti.

Da una prospettiva eminentemente storica una tale situazione appare senza dubbio censurabile essendo inequivocabilmente suscettibile di arrecare pregiudizio, oltre che all'immagine di SRC, a quegli OOCC regolarmente recogniti dall'ordinamento ecclesiastico e, di per ciò stesso, legittimati nella loro coerenza storica.

Riguardando tuttavia al problema sotto un profilo più "pratico" (avendo quindi riguardo ai problemi che afferiscono alla dimensione della politica ecclesiastica) si deve ritenere pienamente condivisibile la tesi del dott. degli Uberti... la problematica da noi qui prospettata si colloca inevitabilmente (e giustamente) a uno degli ultimi posti nella gerarchia delle priorità programmatiche e politiche della Chiesa.

C'è poco da fare dunque... qui occorre essere "più realisti del re".
:wink: Non possiamo seriamente pensare che la Chiesa investa a fondo perduto il proprio tempo inseguendo un obiettivo certamente meritevole da un punto di vista storico-culturale, ma assolutamente sterile sul piano della prassi, sul piano del livello di riscontrabilità nell'ambito della realtà fattuale!

Quindi assumiamoci noi (perchè no?) il gradito e importante compito di fare chiarezza a riguardo... la serietà, la preparazione e la pacatezza di tutti i membri di questo forum di discussione fanno ben sperare nel risultato! :P

a presto

Michele
Ultima modifica di Michele Baroncini il martedì 28 dicembre 2004, 18:00, modificato 3 volte in totale.
Michele Baroncini
 

Messaggioda antonio_conti » martedì 28 dicembre 2004, 12:00

Buongiorno,
evidentemente il tema che avevo proposto non era completamente privo di interesse, come era apparso originariamente essendo rimasto per un mesetto senza nemmeno una risposta...
Ringrazio naturalmente tutti gli intervenuti nella discussione.

Mi è parso di capire che la Chiesa Cattolica (nel nostro caso) si è assunta da secoli il ruolo di legittimare gli Ordini cavallereschi ed oggi (da tempo...) ne riconosce solo alcuni.
La Santa Sede ha preso posizione più di una volta sull'argomento formulando inviti piuttosto espliciti, e ribadendo il suo riconoscimento per alcuni Ordini.

A fronte di tutto ciò diversi prelati sembrano condividere (diciamo) aspetti della vita di Ordini, preudo-Ordini, associazioni di stampo cavalleresco, che sono evidentemente escluse dal riconoscimento della Santa Sede e 'contro' le quali (non so se il termine è giusto) si è pronunciata mettendo in guardia i suoi fedeli.

A giustificazione di tutto ciò mi è parso di cogliere le seguenti considerazioni:
a) l'uomo è peccatore;
b) gli uomini di chiesa sono sovente a digiuno di cose cavalleresche;
c) la Chiesa ha ben altro di cui occuparsi;
d) non bisongna negare il conforto religioso a nessuno.

Spero di non banalizzare, ma devo rilevare:
a) che la prima considerazione è piuttosto relativa e non giustificativa di comportamenti sbagliati. L'uomo pecca e deve fare i conti con se stesso, ma qui stiamo parlando di comportamenti che hanno un rilievo pubblico, sociale. Il peccato non è rilevante.
b) che il cd parroco di campagna che si veda arrivare in chiesa un drappello di fedeli in abiti cavallereschi non possa negare loro una messa, posso certamente capirlo, allo stesso modo una foto in compagnia non si nega a vessuno, ma quando si vedono prelati con insegne di stampo cavalleresco il discorso cambia. Costoro non possono giustificarsi con l'ignoranza. Nel dubbio dovrebbero astenersi, credo.
c) che la Chiesa abbia cose più importanti di cui occuparsi è certamente vero, ma tutto è relativo. Il compito storico che ha assunto ed ha mantenuto nei secoli in materia dovrebbe consigliare una scelta piuttosto semplice: occuparsene o non occuparsene. Cito un esempio positivo: l'Arcidiocesi di Urbino, laddove il nuovo Arcivescovo ha introdotto la presenza dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, prima completamente assente. La Chiesa ha il tempo, se vuole, di occuparsi di queste cose.
d) l’ultima osservazione ha certamente un suo fondamento, ma apparte il caso del parroco di campagna, credo che esistano tempi e modi per assicurare il conforto religioso, senza aver come conseguenza l’evidente legittimazione di qualcosa che, per la loro posizione, i prelati di SRC non dovrebbe legittimare.

A proposito, sono molto interessato ad avere una definizione di “associazioni laiche di stampo cavalleresco”.

Cordialmente

Antonio Conti
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Messaggioda Michele Baroncini » martedì 28 dicembre 2004, 17:07

Antonio Conti ha scritto:A proposito, sono molto interessato ad avere una definizione di “associazioni laiche di stampo cavalleresco”.


Ben detto, caro Antonio! :P Mi associo senz'altro al Suo interesse!

Certo che, a riguardo, nessuno potrà favorirci meglio del dott. degli Uberti provo tuttavia a fare qualche mia congettura nell'attesa di una definizione tecnica.

Ritengo si possano ammettere in tal predicato quelle società umane che, pur presentando un tempo i requisiti tipici e fondanti degli OOCC (organizzazione secondo una regula religiosa o di matrice religiosa e Missione morale o materiale cui tendere costantemente) nonchè una preterita connotazione cavalleresca (erano in passato OOCC da una prospettiva effettuale e giuridica, avendo ricevuto una recognitio da chi era in grado di conferirla... quindi da uno dei portatori delle "due spade": Papa o Imperatore. Quest'ultimo poteva agire direttamente o per interposizione di altro soggetto, come avveniva nel caso in cui a riconoscere un OC fosse un'autorità sovrana che si ponesse in rapporto di alterità con quella imperiale pur restando ad essa soggetta da una prospettiva storico-politica) abbiano poi perduto per intervento autoritativo o per desutetudine una tale primigenia base referenziale.

Un caso significativo mi pare essere quello dell'Ordine Militare di San Michele dell'Ala (Other Institutions of Chivalric character) ricostituito da dom Duarte di Braganza all'interno di una Real Irmandade (Confraternita religiosa). Questo comporta che l'ammissione a detto OC sia un onoreficenza interna all'Irmandade (un sistema premiale interno) e non il riconoscimento di un'autorità sovrana o precedentemente dotata di sovranità.

Nel caso specifico è accaduto che l'Ordine avesse perduto per desuetudine (prolungato non uso del diritto... quindi forse, più correttamente, decadenza) il primitivo carattere cavalleresco (per diversi anni non esercitò attività alcuna pur essendo stato restaurato, a quanto si dice, nel 1848 a seguito di un altro precedente lungo periodo d'inattività). Se consideriamo quindi che, durante il notevole periodo d'inattività dell'Ordine, è subentrata una modificazione dell'assetto costituzionale in senso repubblicano, appare chiaro come il capo della casa reale portoghese non fosse più in grado di ricostituire l'Ordine (avrebbe, al limite, potuto continuare a conferirlo se il suo carattere cavalleresco non si fosse estinto per le sopraesposte ragioni... restano infatti a disposizione delle ex case regnanti solo quegli Ordini che erano nella disponibilità delle stesse quando ancora eran dotate di sovranità).

Sensibilmente diverso (anche se non molto) il caso dell'ordine di S. Giorgio di Borgogna... ricostituito dall'avente diritto come associazione cultural-venatoria.

A questo tipo di società si addice senz'altro la definizione di associazioni d'ispirazione cavalleresca. Toglierei l'attributo "laico" cui ricorreva il collega Antonio. Mi sembra incongruo... considerato che, dato il carattere essenzialmente religioso-cristiano degli OOCC, nessuno di questi si potrebbe definire "assolutamente" laico e, conseguentemente, non lo si potrà fare neppure con le associazioni d'ispirazione cavalleresca.

Tutt'al più, credo, si potrà distinguere fra Ordini con classi di professi e Ordini che ne sono privi... in oggni caso poi gli OOCC riconosciuti avranno soggettività giuridica (non necessariamente personalità) per il diritto canonico.

Sperando di non esser stato troppo indigesto o nebuloso porgo cordiali saluti :P

Michele
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