Invio qui sotto la Biografia di Ottavio Gigli, Nobile di Sezze e Patrizio di Anagni (coniugato con Cecilia Bartolini Salimbeni).
CENNI BIOGRAFICI DI OTTAVIO GIGLI
Ottavio Gigli nacque nel 1816 da Domenico e Giuditta Troyse Barba. Compì gli studi letterari sotto la guida del filologo Pietro Dal Rio. Il Gigli stesso, nella lettera indirizzata ai suoi elettori politici il 20 febbraio 1867, scriveva: «Terminati gli studi dell’Università, volsi l’anima alle lettere ed all’istruzione educativa del popolo: nelle lettere predilessi la storia e la nostra lingua che studiata nelle pure fonti diffondeva col pensiero il vincolo più caro della nostra nazionalità. Come fattori della nostra futura redenzione politica, tenni due modi di giovare alla patria: pubblicai con miei studi e confronti più di 70 volumi di scrittori classici, diffusi a migliaia giornali popolari (1) , promossi e fondai in grandissimo numero scuole serali» (2) .
Nel 1848 – quando Pio IX convocò le camere legislative – venne eletto deputato di Sezze e segretario della presidenza del Collegio dei Deputati (3). Fu chiamato dal Ministro dell’Interno Pellegrino Rossi a direttore dell’Ufficio di Statistica dello Stato Pontificio (4). Dopo l’assassinio del Rossi e la fuga del papa a Gaeta, Ottavio Gigli seguitò ad occuparsi di politica. Il governo provvisorio venne affidato a Monsignor Carlo Emanuele Muzzarelli, figura di prete liberaleggiante ed intimo amico del Gigli (come attestato dal fitto carteggio tra i due conservato all’interno del fondo). Il 9 febbraio 1849 venne quindi proclamata la Repubblica Romana, il cui governo fu affidato a Armellini, Saffi e Mazzini, e venne eletta un’Assemblea Costituente, tra i cui membri figurava anche Ottavio Gigli.
Visti gli stretti rapporti personali intercorsi coi triumviri Saffi ed Armellini e la sua carica di costituente, Gigli visse in prima persona i concitati mesi della Repubblica Romana. Nella lettera sopraccitata ricordava: «Mi studiai di rafforzare la politica che voleva l’Italia libera dallo straniero e questa politica volli renderla accetta al popolo col giornale «L’Unione», da me fondato e diretto» (5).
L'avventura della Repubblica Romana, tuttavia, si concluse prematuramente il 4 luglio 1849, quando le truppe francesi, al comando del generale Oudinot, irruppero nelle sale dell'Assemblea Costituente, ordinandone lo scioglimento.
Una volta tornato al potere papa Pio IX, la sua collera s’abbatté sul Gigli: vennero imme-diatamente revocati gli incarichi affidatigli e venne imprigionato in Castel Sant’Angelo. Vincenzo Gioberti – che lo ebbe per amico e lo sostenne in tante delle sue iniziative letterarie e politiche – non appena venne a conoscenza della sua prigionia, nell’ottobre del 1850 scrisse una lettera al milanese Daelli, informandolo circa l’intenzione di aprire in suo favore una sottoscrizione «in riconoscenza de’ suoi rari meriti verso le lettere italiane». Vi si legge, tra l’altro: «Premendomi di ajutare in qualche modo quell’uomo egregio e sventurato del Gigli ho pensato che sarà facile il farlo con una sottoscrizione. […]. Non mancherà di trovare molte firme presso i letterati per un benemerito della lingua nostra e presso i liberali per un martire della libertà Italiana ed un prigioniero di Pio IX» (6). Dopo alcuni mesi trascorsi nelle carceri pontificie, grazie all’intercessione di Monsignor Muzzarelli, Gigli venne scarcerato e mandato in esilio.
Costretto pertanto ad abbandonare Roma, egli si ritirò nella sua villa di Quarto Fiorentino, nei pressi di Firenze, dove si dedicò interamente ai suoi studî. Qui – nel 1861 – sposò la nobildonna fiorentina Cecilia Bartolini Salimbeni.
Ingegno versatile, il Gigli si occupò di lettere (di particolare rilievo i suoi studî su Franco Sacchetti e Dante Alighieri), d’arte (la sua collezione privata comprendeva numerosi capolavori, tra cui un bozzetto originale de «La Pietà» di Michelangelo) e di ferrovie (nel 1846 pubblicò uno studio per la costruzione delle strade ferrate nello Stato Pontificio (7); fondò e diresse per pochi mesi nel 1847 il giornale «La locomotiva: giornale per gli azionisti delle strade ferrate italiane e d'altre società industriali») (8.).
La sua fama rimase tuttavia legata soprattutto alla sua incessante opera educativa, iniziata in gioventù con la fondazione dei primissimi asili infantili a Roma. A tal proposito, nella lettera sopraccitata il Gigli scriveva: «Fondai in Castello un asilo rurale per l’infanzia che fu il primo in Toscana, e con l’esperienza di una riforma economica per quattro anni, vidi possibile il moltiplicarsi di altri consimili e vi posi mano fondando un’Associazione Nazionale con questo scopo, di cui si fecero con me iniziatori gli illustri e benemeriti Gino Capponi, Bettino Ricasoli, Carlo Matteucci, Terenzio Mamiani» (9) . Fu estimatore e amico di Ferrante Aporti, apostolo degli asili infantili, che nel 1846 gli dedicò la nuova edizione del suo trattato di pedagogia (10) . Nel 1862 s’impegnò nell’incremento dell’Associazione nazionale per la fondazione degli asili rurali per l’infanzia, di cui divenne segretario; nel 1866 ricevette dall’Istituto Filotecnico Nazionale un diploma ed una medaglia d’oro «per aver promosso in Italia l’istituzione degli Asili Infantili Rurali, primo gradino di soda istruzione popolare»; nel dicembre del 1868 venne nominato a far parte del Comitato comunale per gli asili-scuole di Firenze, presieduto da Giuseppe Civinini (11); nel 1870 fu tra i fondatori a Firenze dell’Associazione Italiana per l’Educazione del Popolo (12) .
Ottavio Gigli morì il 7 giugno 1876 a Firenze. Sulla lapide che ancor’oggi lo ricorda nel cimitero di Trespiano si legge: «Le classiche lettere amò e coltivò con esquisito gusto e instancabilità esemplare, italo di mente e di cuore, propugnatore operoso e benefico della infantile istruzione».
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NOTE bibliografiche
(1) Cfr. Il tiberino: giornale artistico, letterario, istruttivo, con varietà, Roma (1843-1845); L’artigianello: letture morali, religiose ed istruttive per servire alle scuole notturne di religione e alle famiglie, Roma (1845-1848); L’Unione, Roma (1847); Le arti del disegno, Firenze (1861); Letture serali per il popolo: giornale di educazione e istruzione morale e civile, Firenze (1863-1867).
(2)Lettera «Ai miei elettori politici» del 20 febbraio 1867 in Archivio Storico INDIRE, Fondo Gigli, s.s.
(3) Cfr. Luigi Carlo Farini, Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850 - Vol. II, Le Monnier, Firenze 1853.
(4) Cfr. Dell’Officio Centrale di Statistica. Rapporto del direttore Ottavio Gigli all’Assemblea Costituente Romana, Società Editrice Romana, Roma 1849.
(5) Ai miei elettori politici, cit.
(6)Lettera di V. Gioberti a G. Daelli del 10 ottobre 1850 in Archivio Storico INDIRE, Fondo Gigli, s.s.
(7) Cfr. Ottavio Gigli, Progetto nazionale della società Principe Cosimo Conti, del Principe Tommaso Corsini e di Marco Minghetti per le strade ferrate nello Stato Pontificio, col quale gli utili si dividono a tutto beneficio del popolo che può prendervi parte col risparmio giornaliero di baiocchi cinque e mezzo, Tipografia de’ Classici Sacri, Roma 1846.
(8.) L’interesse di Ottavio Gigli alle ferrovie ed ai sistemi ferroviarî non era immotivato. Si rammenti infatti che con l’ascesa di Pio IX nello Stato Pontificio erano stati avviati una serie di lavori pubblici al fine di diminuire la disoccupazione ed era stato dato inizio alla costruzione di alcune brevi tratte ferroviarie. Cfr. Giuseppe Devincenzi Bernardi, Delle strade ferrate italiane massime per rispetto alle presenti condizioni del Mediterraneo: lettera ad Ottavio Gigli, Stamperia del Vaglio, Napoli 1848; Rapporto di Ottavio Gigli all’adunanza della Società della Strada Ferrata da Parma alla Spezia, Le Monnier, Firenze 1860.
(9) Ai miei elettori politici, cit.
(10) Cfr. Ferrante Aporti, Manuale di educazione ed ammaestramento per le scuole infantili, Tipografia della Svizzera Italiana, Lugano 1846.
(11) Del succitato comitato facevano parte anche l’avvocato Alessandro Paoletti ed il medico francese Claude Henry Amédéé Chambion (consigliere comunale di Sesto Fiorentino, il quale nell’aprile del 1867 aveva partecipato alla votazione per l’acquisto, da parte del Comune, di venti azioni dell’Associazione nazionale degli asili rurali per l’infanzia, la società che aveva promosso nel 1862 la fondazione, a Castello, del primo asilo rurale toscano). Cfr. Sergio Goretti, Claude Henry Amédéé Chambion: un medico francese a Sesto Fiorentino in
http://www.bibliotecacircolante.it/ 1869/articoli/claudechambion.html..
(12) Cfr. Titoli accademici e diplomi del Cav. Ottavio Gigli in Archivio Storico INDIRE, Fondo Gigli, s.s.
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Le notizie sono state raccolte e cortesemente inviatemi dal Dott. Juri Meda
Istituto Nazionale di Documentazione per l'Innovazione e la Ricerca Educativa (INDIRE)
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che qui ringrazio pubblicamente.
