
per quanto riguarda il colore dell'uniforme del S. Gregorio, vi faccio vedere una scansione del figurino di un Cavaliere dalla pubblicazione che accompagna il breve pontificio (ediz. 1929), per eventuali raffronti:

Moderatori: Novelli, Lambertini, Mario Volpe, Tilius, nicolad72



Antesterione ha scritto:In effetti anch'io avevo notato il collo extra large![]()
Per quanto riguarda il colore... buono a sapersi! La pensavo un po' più scura...
Le decorazioni ecclesiastiche.
Gli ordini concessi direttamente dal Sommo Pontefice sono considerati ordini cavallereschi o meglio ordini di merito statuale, comparabili a quelli degli altri Stati. Essi vogliono remunerare i servizi alla Chiesa, alla Santa Sede e allo Stato della Città del Vaticano, e vengono usati negli scambi diplomatici, per onorare i Capi di Stato e di Governo in occasione di visite ufficiali; differentemente da questi ordini esistono altre decorazioni concesse da Chiese che possono non essere considerate come equivalenti a quelle concesse dal Romano Pontefice non solo nella sua capacità spirituale, ma anche nella sua posizione temporale di sovrano dello Stato della Città del Vaticano. Queste decorazioni nel 1998 per la prima volta vennero inserite nel Registro Internazionale degli Ordini Cavallereschi (ICOC) con la denominazione di "Ecclesiastical Decorations", quali sistemi premiali delle Chiese Uniate in comunione con la Santa Sede, delle Chiese Ortodosse Orientali, o dell’Arcivescovo di Canterbury "primus inter pares" della Comunione Anglicana. Il motivo di questo inserimento che è stato ripetuto nel Registro 2006 è dovuto al fatto che abbiamo assistito in questi anni ad un aumento sostanziale nel numero delle decorazioni ecclesiastiche che vengono indossate erroneamente in società, mentre il loro uso dovrebbe essere limitato solo all’interno della Chiesa che le ha istituite, sia durante le cerimonie religiose o sociali, o quando è presente qualche autorità di quella Chiesa, o durante la visita alle loro autorità. Va ribadito che queste Decorazioni Ecclesiastiche possiedono piena validità come "riconoscimenti o onori di merito" ma solo all’interno delle rispettive Chiese che le hanno istituite. È il caso di ricordare che le decorazioni date dalle Chiese Uniate in comunione con la Santa Sede, e quelle dei Patriarchi delle Chiese Ortodosse hanno uno speciale status: non sono ordini cavallereschi - essendo la cavalleria un’istituzione secolare - ma riconoscimenti di Chiesa i cui nomi, titoli e decorazioni, spesso imitano quelli degli Ordini di Stato o degli Ordini Pontifici, unicamente commemorando i santi, e le tradizioni sacre delle Chiese Ortodosse. I Patriarchi della Chiesa Ortodossa non godettero storicamente di una qualche autorità temporale indipendente, anche se le autorità turche talvolta delegarono loro alcuni poteri temporali. Il Patriarca Ecumenico "primus inter pares" nella Chiesa Greca, era fino al 1453 nominato usualmente dall’Imperatore - a differenza del Pontefice Romano - e non rivendicò mai il diritto all’investitura della dignità imperiale. I capi delle varie Chiese Ortodosse, sia quelle in comunione col Patriarca di Costantinopoli che con la Chiesa Cattolica Romana, si divisero in vari riti, ciò nondimeno godono uno stato particolare e speciale ed è in virtù di questa condizione storica che hanno fondato numerosi riconoscimenti ecclesiastici che sono caratterizzati come Ordini ed imitano anche i titoli cavallereschi, anche se dovrebbero usare solo termini generici di premio che non ricordassero gli Ordini Statuali. Sarebbe molto meglio vedere queste Decorazioni Ecclesiastiche divise nel gradi di Croce d’Oro, d’Argento e Bronzo, o magari - per premiare l’altissimo merito - anche di Gran Croce (d’Oro, d’Argento e di Bronzo), anziché nei soliti gradi usati dagli Ordini di merito di Stato quali: Cavaliere, Ufficiale, Commendatore, Grand’Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce, termini con i quali non hanno nessuna ragione storica o di opportunità. Mi piace qui evidenziare una particolarità rappresentata dal caso dell’Ordine Patriarcale di Sant’Ignazio d’Antiochia che viene concesso a Roma e non dalla sede del Patriacato. Da qualche tempo a questa parte anche Arcidiocesi, Diocesi, Abbazie della Chiesa Cattolica e delle Chiese Orientali o giurisdizioni di Chiese Protestanti istituiscono i loro sistemi premiali locali, che sebbene legittimi come premi per riconoscere il merito dei loro fedeli non devono certo imitare gli Ordini di Stato, e devono ricordare che la loro validità è solo all’interno della giurisdizione ecclesiastica dell’autorità che li ha creati. Ovviamente non dobbiamo considerare ai fini dell’inserimento nel Registro quelle organizzazioni, spesso create come iniziativa puramente privata, che si collocano di conseguenza sotto la "protezione" di una Sede Patriarcale o di un "Arcivescovato", perchè la protezione è un attributo della sovranità che nessuna di queste sedi attualmente possiede. O la miriade dei "selfstyled" patriarchi, metropoliti, esarchi, arcivescovi, vescovi, ed addirittura antipapi che hanno istituito le loro grottesche decorazioni ecclesiastiche al solo scopo di fare soldi puntando sulla megalomania e la sciocca attitudine umana all’apparire.
Alberto Casirati ha scritto:I colori prescelti per il mantello dell'Ordine Patriarcale di S. Ignazio d'Antiochia non sono frutto di casualità né di imitazione. Sono invece, e naturalmente, quelli dell’iconografia cristiana sacra, che sin dal medioeveo raffigura molto spesso il Salvatore, vero Dio e vero uomo, con tunica rossa e blu. Il primo colore simboleggia la divinità del Cristo, il secondo la sua umanità. Ecco dunque che il mantello dell’Ordine (destinato a chi è chiamato a conformarsi sempre più al Salvatore ed in piena sintonia con uno dei fini dell'Ordine, l'esaltazione del Sacrificio del Redentore sulla croce) è blu (richiamo anche all’umanità del cavaliere) con il collo di velluto rosso (in memoria sia del Sacrificio del Redentore sia del martirio del secondo Vescovo della Chiesa in Antiochia).
Sul lato sinistro reca ricamata la croce patriarcale ed è chiuso da due fermagli tondi dorati raffiguranti una testa di leone, in ricordo delle modalità del martirio del Santo, uniti da una catenella dorata.
L'insegna dell'Ordine è costituita da una croce patriarcale smaltata di rosso sorretta da un nastro rosso, con riferimento evidente sia al Sacrificio del Redentore sia al sangue versato dal Santo Martire.

Fabio Gig ha scritto:Alberto Casirati ha scritto:I colori prescelti per il mantello dell'Ordine Patriarcale di S. Ignazio d'Antiochia non sono frutto di casualità né di imitazione. Sono invece, e naturalmente, quelli dell’iconografia cristiana sacra, che sin dal medioeveo raffigura molto spesso il Salvatore, vero Dio e vero uomo, con tunica rossa e blu. Il primo colore simboleggia la divinità del Cristo, il secondo la sua umanità. Ecco dunque che il mantello dell’Ordine (destinato a chi è chiamato a conformarsi sempre più al Salvatore ed in piena sintonia con uno dei fini dell'Ordine, l'esaltazione del Sacrificio del Redentore sulla croce) è blu (richiamo anche all’umanità del cavaliere) con il collo di velluto rosso (in memoria sia del Sacrificio del Redentore sia del martirio del secondo Vescovo della Chiesa in Antiochia).
Sul lato sinistro reca ricamata la croce patriarcale ed è chiuso da due fermagli tondi dorati raffiguranti una testa di leone, in ricordo delle modalità del martirio del Santo, uniti da una catenella dorata.
L'insegna dell'Ordine è costituita da una croce patriarcale smaltata di rosso sorretta da un nastro rosso, con riferimento evidente sia al Sacrificio del Redentore sia al sangue versato dal Santo Martire.
Per fare maggiore chiarezza è bene ricordare che quello Costantiniano non è un mantello, bensì il cappotto dell'uniforme dell'Ordine, che è militare. Solo recentemente il cappotto Costantiniano (in mancanza dell'uso corrente dell'uniforme) è utilizzato quale abito da Chiesa o da Cerimonia.
Per questo motivo mi sento di potere agevolmente affermare, con tutta tranquillità, che capi uguali (o comunque molto simili) al cappotto Costantiniano sono solamente delle mere imitazioni di quest'ultimo, che costituisce l'originale.
Belle le teorie sui colori, ma mi sembra alquanto inverosimile che "Ordini" non militari possano avere avuto in passato un cappotto da uniforme simile in tutto e per tutto (tranne per la Croce) a quello Costantiniano. Per affermare il contrario sarebbe bene mostrare foto o disegni d'epoca a sostegno di quanto dichiarato.
P.S. La fodera dell'imitazione Costantiniana è rossa, pertanto uguale a quella Costantiniana-Spagnola.
equites ha scritto:Sarebbe possibile visionare una foto più dettagliata della divisa verde che si nota?
Quanto al mantello di quest'Ordine: visto dal suo lato destro, per foggia e colori utilizzati ricorda molto un altro ordine già presente in quelle terre nei secoli passati. Ora il punto è: si tratta di una libera "ispirazione" o di una ancor più libera "interpretazione" del sarto di turno che aveva un pò di panno bleu de roi da consumare?
equites ha scritto:E' assolutamente "sostanziale" invece, gentile sig. Giacinto.
In questo Forum si studiano (anche) gli ordini cavallereschi e non da poco tempo, così come non da poco tempo (anzi, da molti anni) la "Commissione internazionale permanente per lo studio degli ordini cavallereschi" fornisce informazioni precise su tutti gli Ordini Cavallereschi ed i sistemi premiali universalmente riconosciuti come validi.
L'Ordine Costantiniano di San Giorgio, prescindendo dalla disputa sul suo magistero ha una vita di almeno 1000 anni e le immagini di cavalieri che vestono la sua divisa o solamente il suo cappotto sono diffuse in tutto il mondo da secoli.
Ora scopriamo che i neo insigniti di un sistema premiale di cui la stessa AIOC si è occupata (come ho ricordato in un precedente intervento) vestono un mantello che è assolutamente identico a quello indossato dai cavalieri (veri cavalieri, in questo caso) membri di un ordine cavalleresco diffuso da secoli in tutto il mondo. Per giunta tale mantello è identico a quello indossato dai Cavalieri Jure Sanguinis del suddetto Ordine Costantiniano, così da generare ulteriore confusione in un osservatore superficiale o non preparato.
Le "romantiche" motivazioni che avrebbero spinto ad usare un mantello di foggia e colore assolutamente identici a quello di un vero ordine cavalleresco (lo ripeto perchè non possano esserci dubbi) sono state adeguatamente e facilmente confuntate da altri.
In definitiva credo che da quanto sopra emerga chiaramente quanto sostanziale e niente affatto formale sia tutta la questione. Peraltro sono convinto che tutti i frequentatori del Forum abbiano ormai tratto le loro personali conclusioni da tutta la vicenda, per cui parlarne ancora mi sembra assolutamente inutile.

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