da Davide Shamà » lunedì 10 novembre 2008, 21:57
ricevo questa comunicazione dal dott. Giorgio Mirti della Valle:
MIRTI FRANGIPANE – MIRTI della VALLE
A chiarimento di quanto è stato riportato sul sito “ I Nostri Avi” sui Mirti Frangipane, a seguito di approfondimento della materia, dovrà evidenziarsi la fondatezza di quanto scritto nella sua opera dallo Zazzera ( Della Nobiltà in Italia- edito Napoli 1615, vol. II, Frangipane detti Mirti in Regno ) da cui risulta che il ramo dei Frangipane che risiedevano in Terracina, a causa delle lotte per il dominio della città, si posero a capo di una fazione alzando come impresa “il mirto”, contro altra fazione che alzava come impresa “ la rosa”. Quest’ultima scacciò da Terracina i Frangipane che si trasferirono a Napoli dove si identificarono con il nome dell’insegna “il mirto” simboleggiato nello stemma. Lo storico Scipione Ammirato nell’opera: “ Delle Famiglie Nobili Napoletane” (edito a Firenze nel 1580, vol. 1 , pag. 14) tra le famiglie nobili presenti a Napoli così scrive:
“I Mirti mostrano essere i Frangipane Romani, ma venuti ultimamente da Terracina”, così confermando quanto scritto dallo Zazzera.
Infatti Anello e Nicolò Frangipane, nipoti del primo Nicolò signori di Astura, si insediarono nel rione di San Giovanni Maggiore in Napoli ed in un atto del 1390 rogato dal Notaio Stefano di Gusto risulta che acquistarono una vasta proprietà presso la città di Caiazzo. In tale atto si legge: “ Anellus et Nicolaus Fraipane detti Mirteii ex civitate Terracinae ecc…” dove viene evidenziato il cognome Mirti.
Anello morì in battaglia lasciando il figlio Giovanni che nel 1421 troviamo”cameriere” della regina Giovanna e da quest’ultimo deriverà la linea dei Mirti passati ad Eboli e quindi in altre località dell’Italia centro-meridionale (Puglia-Abruzzi), come sarà trattato.
Nicolò (fratello di Anello) procreò Paolo che con Cornelia Embriachi, generò Cecco, Pietro, Giuliano e Vitale. Mentre Cecco e Pietro risiedettero a Napoli, Giuliano (nominato nel 1472 Vescovo di Caiazzo- vedi la iscrizione sul palazzo Mirti a Caiazzo) e Vitale passarono a Caiazzo. Quest’ultimo ebbe Alessandro (vescovo di Caiazzo nel 1529) e Pietro il quale generò Fabio (vescovo di Caiazzo nel 1537, governatore delle Marche e quindi di Perugia e di Bologna, ecc..) e Silvio, da cui nacque Ottavio (vescovo di Caiazzo nel 1572, e arcivescovo di Taranto nel 1605, governatore di Bologna nel 1587). Mons. Ottavio morì nel 1612 a Taranto, tumulato nella cattedrale di S. Nicola, sul sepolcro è scolpita l’arma dei Frangine inquartata con l’albero del mirto. Infatti come si rileva nello stemmario conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli (x a.42) manoscritto del XVII secolo, l’arma dei Mirto Frangipani è presente tra le famiglie nobili extra sedile di Napoli: “inquartato nel I e nel IV: troncato nel 1° d’azzurro ai leoni controrampanti d’oro con un pane d’argento tra le zampe anteriori, nel 2° d’azzurro alle tre bande d’oro; nel II e III d’oro all’albero del mirto sradicato nodrito di verde”.
Nello stemmario si rinviene anche l’arma dei Frangipnae (senza l’inquarto di Mirti) tra le famigli estinte nel sedile di Portanova. Trattasi dei discendenti di Pietro Frangipane, dei signori di Astura che, unitamente al fratello Giovanni, consegnò nel 1268 Corradino di Svevia agli Angioini e passato a Napoli fu infeudato di Pelosa, Terracosa, Ponte e Tragnito ed aggregato al seggio di Portanova.
A tale proposito dovrà ricordarsi che lo stemma dei Frangipane, con “Leone” circa nel 1155, a seguito di matrimonio, aggiunge nell’arma una campagna rossa carica di tre bande d’oro, così pure risulta nell’arma dei Frangipane di Astura dove Giorgio, circa nel 1350, rappresenta nello stemma una campagna caricata di “sbarre d’oro e vermiglie (sic)”, per la parentela con la famiglia Madaleni (nel testo dello Zazzera lo stemma è raffigurato con bande e non con sbarre, inoltre ha una fascia al centro).
Ecco le ragioni per cui nello stemma dei Mirto Frangipane si rinviene la campagna caricata di tre bande (o troncato).
Quanto scritto dal Melchiori sull’aggiunta del cognome Mirti da parte di un Anniballe Mirto Frangipane nel 1586 non ha alcun fondamento né un costrutto logico, indubbiamente è un errore di interpretazione di quanto allora è successo da parte del Melchiori. Infatti già nel 1492 nella lapide posta sul palazzo Mirti Frangipane di Caiazzo, è citato Giuliano Mirteus vescovo di Tropea e Caiazzo, per non citare l’atto del 1390 del notaio De Gusto che indica i Frangipane come detti Mirtei e lo scritto dell’Ammirato che nel 1580 indica la famiglia Mirti come discendente dai Frangipane venuta da Terracina. Annibale Mirti Frangipane, residente a Napoli discenderebbe da Pietro di Paolo di Nicolò, attraverso Fazio, Francesco, Antonio coniugato con Giulia Mirti e risulta sposato con Vittoria Mirto Frangipane, del ramo discendente da Vitale di Paulo di Nicolò, attraverso Pietro, Silvio (sposato a Laura della Gatta). Questo Annibale pose in disuso il cognome Frangipane e usò solo il cognome Mirti da qui l’interpretazione che fu Annibale a cognomizzarsi Mirti. Infatti il figlio don Placido nel registro del Convento dei Padri Teatini in Roma risulta solo con il cognome “Mirti”.
Passando all’altro ramo dei Frangipane detti Mirti discendenti da Anello (che da Terracina passò a Napoli con il fratello Nicolò), vedremo che da Giovanni (cameriere della regina Giovanna), discenderebbero Anello, Masello (vescovo di Capua nel 1441), Vinciguerra (infeudato nel territorio di Eboli) e Giovanni.
Questi ultimi passarono ad Eboli ed alzarono come stemma “l’albero del mirto in campo d’oro”, come risulta nello stemmario della biblioteca nazionale di Napoli tra le famiglie nobili di Eboli e si appellarono con il solo cognome Mirto. Il figlio di Anello Junior, Nicola fu nominato dal Re Ferdinando d’Aragona maestro di campo e familiare domestico e per i suoi meriti in battaglia gli concesse il feudo dell’Olmo nelle Filette, (pertinenza dell’Università di Eboli) come si rileva da quanto scritto dal Pacichelli (Il Regno di Napoli in prospettiva - ed. Napoli 1703, vol. 1 pag. 217 /218) e da altri autori.
Il bar. Nicola ebbe più figli tra i quali Giovanni che si ritiene fosse lui passato a Teramo al seguito del Duca d’Atri, signore (maritali nomine) di Eboli (vedi Brunetti- Originali Storie di Teramo- biblioteca De Mei Chieti; Palma – Storia Ecclesiaste e Civile Diocesi di Teramo- ecc...) da cui i Mirti d’ Abruzzo, Giuliano (vescovo di Ruvo), e Bernardino (primogenito) da cui Gianfrancesco (vescovo di Ruvo) ed Andrea, che si ritiene fosse lui passato in Puglia a seguito dello zio Giuliano, vescovo di Ruvo, (vedi G. Mercadante- Altamura Nobilissima, ed. 1996 Brindisi, pag, 272, nel testo :”lo scudo di tipo seicentesco riporta nel campo l’arma dei Mirti: l’albero di mirto con due leoni controrampanti e di sotto tre bande”), da cui i Mirti di Altamura nonché Carlo che ebbe Orazio anch’esso Vescovo di Ruvo (vedi anche l’Ughelli Ittalia Sacra per tutti i Vescovi Mirti).
Relativamente allo stemma di questo ramo di Eboli dovrà notarsi che, contrariamente a quanto fatto nelle linee dei Mirti di Napoli e di Caiazzo in cui l’arma dei Frangipane fu inquartata con l’albero del mirto, seppure originariamente fu posto nello stemma il solo albero del mirto, nei primi del XVI sec. sui palazzi, nelle cappelle e sulle lapidi sepolcrali della famiglia Mirti di Eboli compare l’arma dei Frangipane con al posto dei pani l’albero del mirto (arma che si rinviene anche sul duomo di Ruvo: “all’albero del mirto sostenuto da due leoni controrampanti su una campagna caricata di tre bande” - a seconda dei rami i colori dei metalli e degli smalti variano - vedi Longobardi- Eboli Cronaca e Storia – tipografia Eboliana a.1938, pagg. 190-195; Di Gerardo e Manzone – Eboli Storia e Leggenda – Spinelli Editore, pagg. 102,108 e 151).
Per rispondere al quesito se i Mirti d’Abruzzo oggi Mirti della Valle discendono dallo stesso ceppo dei Frangipane, dovrà osservarsi che la tradizione familiare ricorda che siano passati dal napoletano in Abruzzo. Alcuni autori (Brunetti, Palma, ecc…) hanno scritto che cittadini di Eboli si trasferirono a Teramo al seguito del duca d’Atri Andrea Matteo III Acquaviva che aveva sposato donna Caterina della Ratta ereditiera della signoria di Eboli, il quale avendo nelle sue mire di estendere il suo dominio su Teramo come avevano tentato i suoi predecessori, fece in modo che persone di nobile rango a lui devote da Eboli passassero a Teramo per assecondare il suo disegno che poi non ebbe successo. Tra questi cittadini di Eboli, data la corrispondenza del periodo storico si ritiene che ci fosse Giovanni Mirti che con la famiglia passò a Teramo.
Comunque, la conferma di questo passaggio a Teramo da parte dei Mirti sarebbe data dallo stemma (identico a quello dei Mirto di Eboli nel sec. XVI, senza i monti che sono stati messi nel secolo XVII dopo l’acquisto di feudi montani), dalla stessa iscrizione del cognome Mirto o de Mirto sugli atti pubblici e privati, che nel secolo XV indicava con certezza lo stesso ceppo familiare e dalla concomitanza e ricorrenza dei nomi propri dei discendenti di Teramo e Tossicia che si propongono in continua successione (Giovanni, Nicola, Giovanfrancesco, ecc...) con quelli dei Mirto di Eboli, nonché da altri elementi confermativi tra cui quello che i Mirti di Abruzzo erano già nobili prima del trasferimento a Teramo, dove non risultavano presenti prima del XVI secolo.