Sigillum1 ha scritto:Cari tutti e caro Luca, il tema che ci proponi è molto interessante, ed intervengo per questo, anche se non ho purtroppo alcun contributo serio da offrirvi: avevo letto soltanto Guelfi Camaiani e non gli avevo dato gran credito...le leggende sui capi di fazione sono molto diffuse. Puoi fornirmi le referenze bibliografiche o documentarie relative alla relazione che citi? Potrebbero essere un buon punto di partenza, insieme forse alla cronachistica locale, forse in primis quella ravennate, se ho compreso bene la localizzazione del fenomeno, che sarebbe di età moderna...giusto? Grazie e ciao. Silvia
Cara Silvia,
grazie per essere intervenuta: nella mia breve frequentazione del forum, ho avuto modo di leggere ed apprezzare diversi tuoi interventi.
Venendo a noi, il virgolettato che ho inserito si riferisce a quanto avevo scritto nel "topic" "Ho perso il.......capo"; il materiale cui ho attinto è composto principalmente dal lavoro de canonico teologo Luigi Balduzzi di Bagnacavallo, che, corrispondente della Regia Commissione Araldica per la Romagna, e appassionato studioso di storia bagnacavallese, ha pubblicato, nella seconda metà del XIX° secolo, diversi lavori su Bagnacavallo, tra cui la genealogia di alcune famiglie.
Nello specifico la maggior parte degli spunti relativi al dibattito in corso sono stati presi dalla memoria "Dei Conti Gajani di Bagnacavallo", pubblicata nel "Giornale Araldico Genealogico Diplomatico", anno III, 1875; oltre al materiale a stampa vi è poi tutta la documentazione manoscritta del Balduzzi, conservata, assieme al lavoro di altri studiosi e appassionati, presso il Fondo Piancastelli, nella Biblioteca di Forlì: una vera e propria miniera di storia romagnola, dalla quale ha attinto Cesarina Casanova per i suoi contributi pubblicati su "Storia di Bagnacavallo", vol. 2.
Cito anche la relazione fatta dal Ghislieri, pubblicata all'interno di "La Romagna nel cinquecento", di Angelo Turchini, Il Ponte Vecchio, 2003, vol.2, dove sono presenti diversi altri documenti contemporanei che citano nomi, fatti ed avvenimenti delle lotte di fazione romagnole in età moderna.
Negli stemmi delle famiglie ravennati ghibelline che ho riportato non è presente il capo con le stelle, anche se sulla loro appartenenza politica non vi è alcun dubbio, e Ravenna fu sicuramente il centro da cui partirono le moderne lotte di fazione in Romagna; sempre dalla relazione del Ghislieri si deduce che le parti presero gli antichi nomi di guelfi e ghibellini, ma erano più che altro definizioni di comodo che poco avevano a che vedere con gli schieramenti politici tradizionali medievali.
Trovo anche che mentre i guelfi potevano contare sull'appoggio degli Este, i ghibellini potevano contare sulla protezione del Granduca di Toscana.
L'utilizzo del capo con le stelle è sicuramente di età moderna; infatti tornando ai Gaiani di Bagnacavallo, il Balduzzi, che ne descrive lo stemma "di azzurro con tre stelle d'oro nel capo, un braccio vestito di rosso con pestello d'oro in mano movente dal lato destro nel mezzo, ed una fiamma di rosso alzantesi dalla punta dello scudo..............e un'aquila nera per cimiero", dice che "in antico però sembra a me che non debba essere stata precisamente così [l'arma], e che le stelle e la fiamma sieno a ritenere aggiunte di tempi a noi più vicini", concludendo, da alcuni stemmi scolpiti nelle sepolture di famiglia, che "l'arme in antico fosse o con un sol braccio con pestello, o con quattro braccia affrontate a due per due, separando una fascia le superiori dalle inferiori".
Risalendo le prime notizie della famiglia, secondo il Balduzzi, alla metà del XV° secolo, è dunque certo che le stelle furono aggiunte nel XVI° secolo, in piena lotta di fazione, con un preciso significato politico.
Azzardo: e se fossero riferite a qualche ordine cavalleresco, o pseudo tale, o a qualche consorteria di ispirazione politica ghibellina, nel senso moderno del termine?
Ciao a tutti,
Luca Bagnoli.
perdentis non possum, placidus didignor, bagnoli ego sum.