da Franz Joseph von Trotta » lunedì 29 novembre 2004, 13:49
Gentile Signor Grimaldi,
sebbene non sia forse quel “chi di dovere” da lei atteso, spero mi perdonerà se mi permetto di offriLe alcuni spunti alle osservazioni del Suo ultimo intervento.
Le corone civiche dell’araldica della Repubblica Italiana attualmente sono ancora regolate dagli articoli 95, 96 e 97 del R.D. del 7 giu. 1943 n. 652 che, indifferentemente recitano al loro inizio’inizio:
«la corona della Provincia (a meno di concessione speciale) è formata …»;
«la corona di Città (a meno di concessione speciale) è turrita …»;
«la corona di Comune (a meno di concessione speciale) è formata …».
La norma quindi è ben chiara nel prevedere una eventuale variazione a quell’uniformità grafico/araldica nelle corone civiche che non piace né a me né a Lei. Gli stemmi “anomali” che hanno destato la Sua attenzione andrebbero studiati caso per caso nelle relative pratiche araldiche che hanno determinato la loro concessione dove vi dovrebbe essere motivata la ragione della “concessione speciale” per la corona diversa da quella prevista.
Detto questo, si deve serenamente considerare come dato incontrovertibile che l’araldica oggi come in passato, per i morivi più disparati, è basata su usi di fatto e situazioni pratiche che travalicano e ignorano la norma. Piaccia o meno, tutta la storia dell’araldica è un continuo esempio di regolamenti burocratici imposti dall’alto bellamente ignorati, e mi permetto di considerare che, il bello dell’araldica forse è anche questo.
Un celebre araldista Lorenzo Caratti di Valfrei ha saggiamente concluso che l’araldica « è senz’altro una disciplina regolata da leggi e da cosuetudini, ma, soprattutto, è il regno dell’eccezione».
Sulle altre Sue considerazioni non entro in merito per evitare inutili off-topic su temi "non araldici" anche se, detto tra noi, ne condivido e comprendo lo spirito tranne per la situazione della lingua napoletana che non mi pare affatto dispregiata, ma anzi sempre molto celebrata sui media, nella canzone, nel teatro, nella filmografia etc. (le lingue locali maltrattate e dimenticate sono ben altre) e, soprattutto, nell’invito all’esilio (e perche mai?) per chi eventualmente abbia motivi di critica verso lo stato attuale delle cose.
La saluto cordialmente.
Franz Joseph von Trotta.
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar