Egregio collega,
la ringrazio per la precisazione sul sommacco, pianta che non conoscevo: la domanda mirava soprattutto a sincerarci se anche il testo del blasone fosse gravato di pecche come il disegno, oppure no. Il tono della domanda era comunque serio, come è seria la posizione da tenersi nei confronti di testi ufficiali (quali sono gli Statuti comunali) quando trattano di araldica.
Anch'io sto conducendo come Lei un progetto sull'araldica civica italiana di un certo impegno, e di Statuti ne ho letti tanti: quando si arriva al paragrafo dei "segni distintivi", è come aprire la classica porta socchiusa dei film gialli. Si trova di tutto

: i più diligenti si limitano a citare il D.P.R. di concessione, con tanto di data e testo originale fra virgolette(ammesso e non concesso che questo sia intellegibile

, e fatti salvi i refusi di trascrizione); i più pudici parlano di stemma "storicamente in uso", senza aggiungere altro e lasciandoci a bocca asciutta. Fra questi estremi vibra un universo di pena: "descrizioni araldiche", "figure in forma di stemma", "stemmi a forma di scudo", e altre castronerie assortite, accompagnate da "blasoni"
fai da te da far accapponare la pelle. É difficile trovare blasoni scritti di sana pianta ed
araldicamente bene. Con un ulteriore risvolto negativo: chi capisce poco o nulla di araldica, leggendo tali castronerie ne capisce ancor meno di prima, e se la prende con
"queste cose ridicole e inutili che sono gli stemmi":evil: ! Ed ecco che la nostra scienza, incolpevole

del reato ascrittole, diviene duplice vittima di tutta la situazione!
Lei non è affatto pignolo: se un colore in araldica è chiamato "azzurro", va blasonato così, non "blu", "celeste", "azzurrino" o che ne so. Nessuno si sognerebbe di dire che le "linee programmatiche" su cui si fonda l'attività di un Pubblico Ufficiale equivalgono alle "intenzioni politiche", o agli "scopi istituzionali", o che ne so. Eppure, queste terminologie ci si guarda bene dall'usarle, e si è molto precisi nel definirle. Perché non deve essere lo stesso anche per lo stemma comunale, che certo non è il primo dei pensieri di un Comune, ma che ne è
comunque il simbolo?
Un araldista deve essere pignolo: l'araldica è un'arte, ma è anche una scienza, e come tutte le scienze ha una terminologia, ed un rigore che necessita di esattezza. Se l'araldica perdesse la sua precisione, diverrebbe uno dei tanti generi di espressione grafica che già esistono, dignitosissimi e rispettabilissimi, ma privi di una terminologia e di un metodo peculiari che invece la nostra scienza ha.
Colgo l'occasione per complimentarmi

del suo sito di stemmi civici italiani, curato con passione e ottimamente presentato: ce ne vorrebbero di più, per noi araldisti, di siti come questo.
Bene

vale